{"id":31815,"date":"2020-10-20T06:27:49","date_gmt":"2020-10-20T04:27:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=31815"},"modified":"2020-10-20T06:32:43","modified_gmt":"2020-10-20T04:32:43","slug":"lisola-invasa-dalle-renne-verso-il-ciglio-di-un-crepuscolo-incipiente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=31815","title":{"rendered":"L&#8217;isola invasa dalle renne verso il ciglio di un crepuscolo incipiente"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Io8pNQSesS0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31819\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Secondo i cultori dell&#8217;ipotesi extraterrestre, l&#8217;umanit\u00e0 sarebbe mera conseguenza di uno sconosciuto esperimento interstellare. Il frutto derivante dal passaggio delle Ere, di una mera semina sopra un terreno fertile, tra il suolo e l&#8217;atmosfera di questo pianeta, al fine di osservare i nostri metodi e comportamenti evolutivi. Davvero improbabile, non sembra anche a voi? In che modo tali esseri a noi superiori, e soprattutto per quale ragione, avrebbero dovuto prendersi la briga di affrontare tutto questo&#8230; Ed lo stesso quesito che in ultima analisi, in presenza di una tale inclinazione, avrebbero potuto porsi gli abitanti con le corna di un luogo remoto degli Oceani a noi ragionevolmente conosciuti. Bench\u00e9 un tale sito emerso sia per ovvie ragioni una scoperta piuttosto recente, non antecedente al 1778 quando il tenente Synd della Marina Militare Russa scorse, durante i suoi viaggi nell&#8217;Artico, un luogo dove non avrebbe dovuto essenzialmente esisterne alcuno; nel punto mediano tra le coste dell&#8217;Alaska e quelle della Siberia orientale, 300 Km ad ovest dell&#8217;isola di Nunivak, 370 a sud di St. Lawrence e 425 a nord dell&#8217;arcipelago di Pribilof. E a molti giorni di navigazione, dal pi\u00f9 vicino luogo abitato dagli umani, che del resto non avrebbero avuto alcuna ragione di recarsi fino a quella sottile striscia lunga 51 Km e con un&#8217;elevazione massima di 449 metri. Fatta eccezione per un piccolo avamposto sperimentale della Compagnia russo-americana, che ebbe breve vita a seguito del 1809, e dopo allora fino al cambiamento della situazione in essere, causa l&#8217;avanzamento progressivo della tecnologia. Fast-forward verso l&#8217;epoca della seconda guerra mondiale: per l&#8217;esigenza di disporre di un sistema di radionavigazione del tipo LORAN, con tanto di antenna svettante sopra le distese prive d&#8217;alberi di un tale sito distante, un gruppo di 10 addetti dalle forze armate statunitensi sbarcano presso le spiagge di quella che era stata battezzata, gi\u00e0 da tempo ormai, l&#8217;isola di San Matthew. Soldati scelti non per la loro abilit\u00e0, addestramento ed elevato morale, bens\u00ec per la resilienza necessaria a sopravvivere in totale solitudine presso uno dei confini pi\u00f9 remoti della Terra. E accompagnati, come fune di salvataggio, da uno speciale quanto raro tipo di assicurazione: la chiatta contenente un numero di esattamente 29 renne, prelevate direttamente dall&#8217;isola di Nunivak.<br>Ora, il piano non aveva evidenti punti deboli: dopo tutto nonostante l&#8217;assenza di alberi, la distante San Matteo\/Matthew poteva fare affidamento su un aspetto alquanto verdeggiante nonch\u00e9 rigoglioso, in parte anche dovuto a una straordinaria biodiversit\u00e0 di muschi e licheni, con quasi 150 specie vegetali costantemente intente a replicar se stesse, offrendo una potenziale fonte di cibo per gli erbivori almeno in apparenza sostenibile <em>ad infinitum<\/em>. Ma non creature onnivore come i loro traghettatori e nuovi proprietari, che avrebbero cos\u00ec potuto per gli anni a venire fare affidamento sulla dispensa quadrupede perfettamente affine al gusto estetico di Babbo Natale. Una spada di Damocle destinata a pendere sulle povere creature ungulate almeno fino al 1944, verso la fine della seconda guerra mondiale, quando la stazione LORAN fu giudicata non pi\u00f9 necessaria e quindi abbandonata al suo destino. Esattamente come le renne provenienti dalle terre d&#8217;Occidente, di cui in ultima analisi, neppure una era stata uccisa per supplire a una mancanza di derrate. Se questo fosse un semplice racconto sull&#8217;interdipendenza delle specie e l&#8217;inadeguatezza di quest&#8217;ultime a nuove condizioni dell&#8217;esistenza, saremmo gi\u00e0 giunti al triste epilogo di una vicenda senza conseguenze realmente degne di nota. Ma poich\u00e9 la vita non \u00e8 niente, se non adattabile e potentemente intenzionata a ricercare la prosperit\u00e0 futura, nulla a questo punto avrebbe mai potuto pi\u00f9 frapporsi tra le renne e il loro ultimo obiettivo, i licheni. Cos\u00ec in assenza dell&#8217;unico (potenziale) predatore, l&#8217;invadente bipede armato di fucile mitragliatore, esse iniziarono a moltiplicarsi a una velocit\u00e0 inaspettata. Seguono anni di silenzio, in assenza di ragioni per recarsi fin quass\u00f9, finch\u00e9 nel 1957, esattamente 13 anni dopo che occhi umani si erano posati per l&#8217;ultima volta in questo luogo, il biologo statunitense Dave Klein non sbarc\u00f2 sulle gelide spiagge assieme al suo assistente Jim Whisenhant. Permettendo ai due, una volta completate le operazioni di sbarco, d&#8217;iniziare il processo che li avrebbe portati a contare, nei giorni a venire, una quantit\u00e0 approssimativa di 1.300 simili di Rudolph, l&#8217;apripista di Natale. E ci\u00f2 sarebbe stato, a conti fatti, null&#8217;altro che l&#8217;inizio del panico a venire&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/rg1LjewxO9I\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-Explorers-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31816\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-Explorers-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-Explorers-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-Explorers-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-Explorers.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Andy Johnson \u00e8 il naturalista e produttore associato ai Cornell Labs che si sta occupando, negli ultimi anni, di documentare la situazione faunistica dell&#8217;Isola di San Matteo. Dove neanche il suono di un singolo campanello, ricorda il passaggio di animali in grado di trainare slitte magiche presso i confini della stratosfera.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Immaginate a tal proposito un macigno perfettamente tondeggiante, che qualcuno abbia trasportato fin sopra il declivio di un&#8217;alta collina. Di per se stessa, causa l&#8217;inclinazione favorevole del fato, totalmente priva di asperit\u00e0 o di ostacoli fino alla valle antistante. Che cosa dovremmo aspettarci dal pesante orpello, a questo punto, di diverso dal raggiungimento del suo ultimo obiettivo gravitazionale?<br>Una volta completata la spedizione, mirata all&#8217;acquisizione di dati sulla variegata situazione faunistica dell&#8217;isola, che includeva numerose specie d&#8217;uccelli migratori ed anche altri mammiferi, tra cui i pi\u00f9 grandi erano la volpe artica ed arvicole simili a dei pika, Klein sal\u00ec nuovamente a bordo dell&#8217;imbarcazione col suo seguito, facendo il necessario ritorno alla civilt\u00e0. Passa senza nessun tipo di eventi, a questo punto, un intero periodo di ulteriori 6 anni, per un totale di 19 dall&#8217;abbandono umano dell&#8217;isola di San Matteo. Quando finalmente il naturalista, ora uno stimato professore presso il Fairbanks Institute di Biologia artica dell&#8217;Universit\u00e0 dell&#8217;Alaska, trova il tempo e l&#8217;occasione di fare ritorno presso questo luogo oltre i confini del mondo stesso. Per trovarsi ad annotare, sul suo incredulo taccuino, una situazione che potremmo definire in bilico sul ciglio dell&#8217;Apocalisse finale. Klein scopre infatti la presenza complessiva di oltre 6.000 renne, per una densit\u00e0 stimata di 47 al miglio quadro. I licheni della tundra, perfettamente adattati al proprio clima d&#8217;appartenenza, avevano reagito bene alla consumazione insostenibile di un tale assedio, incrementando in modo esponenziale il proprio intento riproduttivo. Ciononostante, dal punto di vista del futuro di una situazione tanto estrema, nessuno avrebbe saputo realmente pronunciarsi sul suo futuro prossimo, men che meno l&#8217;ipotesi di una continuativa sussistenza. Di nuovo gli scienziati lasciarono questi luoghi, per un tempo, tuttavia, dalla durata inferiore. Qualcuno avrebbe potuto a questo punto ritenere, non del tutto senza una ragione, che un certo biologo dell&#8217;Universit\u00e0 si fosse appassionato alla questione e fu cos\u00ec che Klein, ancora una volta, fece ritorno all&#8217;isola oggetto di quell&#8217;imprevista sovrappopolazione. Erano trascorsi, questa volta, soltanto tre anni ma per l&#8217;effetto che avevano avuto, avrebbe potuto trattarsi di un&#8217;eternit\u00e0. Scheletri di renna dominavano il paesaggio, mentre soltanto 42 esemplari restavano in bilico su zampe malferme, di cui 41 femmine ed un maschio dalle corna sbilenche, probabilmente frutto di un accoppiamento tra consanguinei e proprio per questo, incapace di riprodursi. I licheni invece, tutto considerato, stavano piuttosto bene, cos\u00ec come gli uccelli, le volpi, le arvicole e tutto il resto.<br>Che cosa aveva ucciso, dunque, le 6.000 renne dell&#8217;isola di San Matteo? Diversi specialisti s&#8217;interrogarono sulla questione, senza mai giungere a una conclusione soddisfacente, almeno finch\u00e9 i climatologi Martha Shulski e John Walsh non vennero coinvolti nella ricerca, direttamente dall&#8217;iniziatore della stessa presso l&#8217;Istituto Artico di Fairbanks. Attraverso la raccolta e l&#8217;analisi dei dati a disposizione, quindi, il team arriv\u00f2 alla presa di coscienza di una situazione precedentemente insospettata. Fronti d&#8217;aria gelida si erano infatti concentrati nell&#8217;inverno tra il 1963 e 64 proprio sopra il Paradiso irraggiungibile dei cervidi settentrionali, con una pressione atmosferica paragonabile a quella di un uragano di categoria 3. Le temperature toccarono brevemente i -57 gradi Celsius per poi assestarsi attorno ai -40, mentre i venti soffiavano insistentemente fino alla velocit\u00e0 di 38 Km\/h. Assediate dal terrificante gelo dell&#8217;inverno, come tanto spesso capitava anche alle loro cugine dell&#8217;isola di Nunivak, le povere renne fecero del loro meglio per riuscire a consumare una ragionevole quantit\u00e0 di licheni. Ma erano semplicemente troppe, soprattutto con buona parte dei loro originali pascoli semi-rocciosi sepolti sotto la neve, per riuscire nell&#8217;impossibile impresa. E l&#8217;epilogo di una simile storia, ahim\u00e9, gi\u00e0 lo abbiamo conosciuto.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/EsbgDO9hqus\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-Fauna-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31817\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-Fauna-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-Fauna-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-Fauna-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/10\/St-Matthews-Island-Fauna.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Piccoli, adattabili, resistenti. C&#8217;\u00e8 niente che i roditori non possano fare? Eccetto resistere al richiamo del formaggio nella trappola fatale, s&#8217;intende. Ma sopravviveranno anche a questo&#8230;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Almeno un paio d&#8217;importanti lezioni possono essere tratte dalla tragica vicenda delle renne dell&#8217;isola di San Matteo; non il tipo di vicenda, immagino, che piacerebbe particolarmente ai fautori di una particolare politica e visione positivista per l&#8217;avvenire. Tanto per cominciare, la riconferma pratica e chiaramente comprensibile, un po&#8217; come nella novella oggettivista della Fattoria degli Animali, delle teorie economiche di Thomas Malthus. Secondo cui una crescita esponenziale della popolazione, senza l&#8217;equivalente aumento matematico delle risorse disponibili, non pu\u00f2 che portare alla povert\u00e0 ed in conseguenza di questa, successivamente, la rovina. <br>Ed a seguire di questo, l&#8217;importanza fondamentale di disporre di una possibile via d&#8217;uscita. Il cosiddetto &#8220;piano B&#8221; Poich\u00e9 anche se le cose sembrano andare per il meglio, pu\u00f2 bastare l&#8217;insorgere di una situazione dalle origini per cos\u00ec dire naturali e totalmente inaspettate, per cambiare istantaneamente la posta in gioco. Eventi che potremmo identificare come improvvise variazioni del clima, se fossimo delle renne. O nel nostro pi\u00f9 sofisticato e reattivo caso di esseri umani, anche l&#8217;insorgere improvviso di una pandemia. Tutte le isole, dopo tutto, hanno una quantit\u00e0 finita di tesori. Non tutti dei quali, risultano accessibili con semplici vanghe sotto il segno del pirata. A volte occorre scavare ancor pi\u00f9 a fondo, per immaginar l&#8217;inevitabile portata della verit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo i cultori dell&#8217;ipotesi extraterrestre, l&#8217;umanit\u00e0 sarebbe mera conseguenza di uno sconosciuto esperimento interstellare. Il frutto derivante dal passaggio delle Ere, di una mera semina sopra un terreno fertile, tra il suolo e l&#8217;atmosfera di questo pianeta, al fine di osservare i nostri metodi e comportamenti evolutivi. Davvero improbabile, non sembra anche a voi? 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