{"id":31533,"date":"2020-09-07T06:25:16","date_gmt":"2020-09-07T04:25:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=31533"},"modified":"2020-09-07T06:26:27","modified_gmt":"2020-09-07T04:26:27","slug":"tapirage-larte-che-usava-le-rane-per-cambiare-il-colore-dei-pappagalli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=31533","title":{"rendered":"Tapirage, l&#8217;arte che usava le rane per cambiare il colore dei pappagalli"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/F6mb1fpPGTA\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Poisonous-Dart-Frog-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31536\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Poisonous-Dart-Frog-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Poisonous-Dart-Frog-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Poisonous-Dart-Frog-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Poisonous-Dart-Frog.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel folklore di molte popolazioni indigene del Brasile e il resto dell&#8217;America Meridionale, ricorre una storia. Del mostro antropofago e distruttore di villaggi, che al residuo diradarsi delle nebbie dovute al miracolo della creazione, camminava minacciosamente sulla Terra, per distruggere e perseguitare l&#8217;umanit\u00e0. Almeno finch\u00e9 i nostri antichi alleati per nascita, gli uccelli, non si misero assieme per contrastarlo, beccando e torturando le sue carni finch\u00e9 di esso non rimasero soltanto gli organi e le ossa. In un banchetto che avrebbe condotto a conseguenze inaspettate: perch\u00e9 la bestia senza nome (oppure, a seconda dei punti di vista, dotata di un numero eccessivo di nomi) possedeva anche il dono di una pelliccia dagli innumerevoli colori, che per la mimesi magica che governa simili processi naturali, si trasfer\u00ec alle piume dei suoi aguzzini. Cos\u00ec i pi\u00f9 veloci e scaltri tra i volatili, come i pappagalli e gli uccelli del paradiso, trangugiando quel pasto furono immediatamente trasformati nell&#8217;espressione del variopinto caleidoscopio volatile che ammiriamo tutt&#8217;ora. Mentre corvi, merli e tordi, ritardando la loro venuta, dovettero rinunciare a una simile catarsi, potendo contare solamente sulle proprie ali per distinguersi dal popolo legato alla <em>dura lex<\/em> della gravit\u00e0.<br>Per questo l&#8217;etnia indios dei Tupi, divisa in innumerevoli trib\u00f9 cannibali e perennemente in guerra tra di loro nelle giungle dell&#8217;Amazzonia, aveva sempre ammirato gli psittacidi come una manifestazione del princ\u00ecpio divino sulla Terra, cercando per quanto possibile di assomigliarli. Grazie all&#8217;applicazione tecnica dell&#8217;<em>ars plumaria<\/em>, quel vasto corpus di conoscenze per lo pi\u00f9 ben custodite ed oggi largamente dimenticate, che permettevano di assemblare i prestigiosi copricapi e mantelli indossati, a turno, da sciamani, guerrieri e capi villaggio, con il duplice obiettivo di affascinare il prossimo e incutere timore nei propri nemici. Eppure anche nella ricerca di un simile obiettivo cos\u00ec prossimo alla sacralit\u00e0, la mentalit\u00e0 dell&#8217;uomo \u00e8 ad un tal punto tesa verso la realizzazione di un&#8217;ideale superiore da portare a pretendere sempre il livello ulteriore, l&#8217;assoluta perfezione dei dettagli anche a discapito della ragionevolezza ereditata dai suoi avi. Cos\u00ec nacque, per quanto ci \u00e8 dato di capire in questo campo tutt&#8217;altro che approfondito, la misteriosa tecnica del <em>tapirage<\/em>, come venne chiamato dal primo scopritore francofono Charles-Marie de la Condamine ( 1701-1774) a partire dal termine in lingua galibi <em>tapir\u00e9<\/em> (rosso). Un sistema al tempo stesso crudele ma estremamente efficace, o almeno cos\u00ec si dice, la cui cognizione raggiunse il Settentrione e l&#8217;Occidente grazie alla scoperta e classificazione di una particolare specie di rane. Quelle che la cognizione generalista tende ad associare ai veleniferi batraci della punta di freccia (<em>poison dart frog<\/em>) bench\u00e9 possiedano una secrezione della propria pelle sensibilmente meno letale, appartenendo nei fatti al genere <em>Dendrobates<\/em>, piuttosto che il comparabilmente pi\u00f9 temibile <em>Phyllobates<\/em>. Ed in particolare ad una specie tanto vistosa e comune da poter venire considerata come un&#8217;antonomasia di questa gen\u00eca non pi\u00f9 lunga di 5 cm, che il celebre naturalista del XVII secolo Georges Cuvier scelse di chiamare, per l&#8217;appunto, <em>D. tinctorius<\/em>. Alla presa di coscienza di uno spietato e crudele segreto, prototipo dei sacrifici compiuti verso la ricerca di quel principio umanamente irrinunciabile della bellezza ad ogni costo&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Tapirage-headdress.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"285\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Tapirage-headdress-500x285.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31537\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Tapirage-headdress-500x285.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Tapirage-headdress-768x437.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Tapirage-headdress.jpg 1300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Gli splendidi e variopinti copricapi precolombiani dell&#8217;area sudamericana hanno sempre faticato a guadagnarsi una percezione idonea nell&#8217;immaginario contemporaneo, venendo spesso relegati agli angoli pi\u00f9 ombrosi dei musei. Forse perch\u00e9 ne esistono cos\u00ec pochi autentici, causa l&#8217;inerente fragilit\u00e0 del loro materiale di partenza.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La tecnica del tapirage fu chiamata dai primi <em>conquistadores<\/em> portoghesi <em>contrafeitos<\/em>, perch\u00e9 si riteneva erroneamente che avesse la finalit\u00e0 di vendere i pappagalli delle specie pi\u00f9 comuni, come se fossero delle creature eccezionalmente rare e proprio per questo, preziose. Mentre le trib\u00f9 dei Tupi erano solite metterla in atto o almeno cos\u00ec si dice, alla piena luce del giorno, come parte di un sistema folkloristico e tradizionale in grado di costituire un filo ininterrotto attraverso le distanti generazioni. La pratica, almeno in parte ritualistica ed infusa di un qualche tipo di significato religioso, consisteva quindi nel prendere un pappagallo di dimensioni medio-grandi, generalmente appartenente al genere dalla lunga coda degli <em>Ara<\/em>\u00a0ed addomesticarlo fin dalla giovane et\u00e0. Finch\u00e9, essendosi guadagnati la sua fiducia, gli indios iniziavano a strappare le sue piume rosse, gialle e blu tentando di limitare il danno e la sofferenza per l&#8217;animale, per poi cospargere le risultanti ferite di un qualche tipo d&#8217;unguento. Quale fosse l&#8217;origine di tale sostanza, \u00e8 rimasto lungamente un mistero per la scienza, vedendo la coesistenza di ipotesi secondo cui dovesse avere una precisa provenienza vegetale, provenendo dall&#8217;olio della pianta <em>dende<\/em> (il dente di cane) piuttosto che sangue fuoriuscito dalle uova di tartaruga o di coccodrillo, o ancora il grasso estratto dalle carni dell&#8217;ormai raro delfino rosa dell&#8217;Amazzonia (<em>Inia geoffrensis<\/em>). Mentre la fonte pi\u00f9 utilizzata nell&#8217;intero areale di pratica per tale tecnica ragionevolmente occulta, restavano proprio le rane <em>D. tinctorius<\/em>, che non venivano neppure uccise al fine di estrarre il veleno, quanto letteralmente strofinate sul malcapitato pappagallo come fossero una sorta di grottesco pennello. Con il risultato di cambiare non soltanto il colore delle piume destinate a ricrescere per prime in luogo di quelle rimosse, bens\u00ec tutte quelle che sarebbero cresciute in tale sito per l&#8217;intera vita futura dell&#8217;uccello. Rosso, giallo ed arancione, soprattutto, verso l&#8217;ottenimento di un sistema di sfumature e armonie letteralmente inimmaginabili prima dell&#8217;epoca industriale, conferite in oggetti straordinariamente delicati, il cui destino era quello inevitabile dell&#8217;usura. E questo nonostante l&#8217;estrema cura con i loro utilizzatori erano soliti trattarli, dato il tempo straordinariamente lungo necessario a poter disporre di un pezzo fatto e finito, senza arrecare eccessive sofferenze o causare la morte dei preziosi pappagalli &#8220;modificati&#8221;.<br>Su cosa effettivamente tutto ci\u00f2 implicasse ad un livello biologico, la scienza si \u00e8 spesso interrogata portando molti a credere che l&#8217;intera storia dovesse in realt\u00e0 essere soltanto una leggenda. Bench\u00e9 sia teoricamente possibile, in effetti, che le sostanze tossiche delle pumillotossine e amupilliotossine possedute dalle piccole rane potessero indurre un qualche tipo di variazione cellulare nella pelle degli uccelli, alterando la loro capacit\u00e0 di produrre e assumere i pigmenti naturali, \u00e8 altrettanto plausibile che i pappagalli ammaestrati usati nella pratica del tapirage fossero i diretti eredi, per lo pi\u00f9 congeniti, di un tratto genetico ereditario affine all&#8217;albinismo o il melanismo. Un&#8217;incertezza che resiste tutt&#8217;ora, nonostante una trib\u00f9 Tupi in particolare, quella degli Enawen\u00ea-Naw\u00ea scoperti soltanto nel 1973, abbia provato in maniera non del tutto chiara di saper praticare ancora l&#8217;arte segreta del tapirage. Una dote che non li avrebbe salvati, d&#8217;altro canto, dal progetto della costruzione di una diga che entro qualche anno dovrebbe giungere ad allagare completamente il loro ancestrale territorio, disperdendo le circa 500 anime rimaste per le oscure giungle ove risuona il rumore dei cantieri. Per costringerli come effetto collaterale, o almeno si spera, a liberare nuovamente le sfruttate ali dei pappagalli.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/k4Jty2e6SEo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Yellow-Dart-Frog-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31535\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Yellow-Dart-Frog-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Yellow-Dart-Frog-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Yellow-Dart-Frog-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Yellow-Dart-Frog.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Tra le rane del genere <em>Dendrobates<\/em> le pi\u00f9 famose sono quelle di colore giallo ed azzurro, chiamate in lingua locale <em>okopipi<\/em>. Relativamente grandi, riescono a raggiungere i 50 mm, facendo affidamento sulla loro colorazione aposematica e l&#8217;orribile sapore, piuttosto che il mimetismo, al fine di sfuggire ai predatori.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Popoli legati al principio della terra, sacra ed immutabile, i membri delle civilt\u00e0 che non hanno mai potuto, o voluto lasciare l&#8217;epoca della Pietra vengono considerati in genere come una forma pi\u00f9 pura e meno compromessa dell&#8217;uomo nella sua forma primordiale implicita, in grado di sfruttare responsabilmente le risorse del suo territorio. Il che se da una parte sembrerebbe elogiare e in qualche modo ammirare queste genti, al tempo stesso costituisce un&#8217;osservazione in merito ai limiti di un simile stile di vita, che non pu\u00f2 far altro che accettare quelle carte che la lotteria geografica gli ha messo in mano, facendo un bel viso, per lo meno circondato dalle piume, al cattivo gioco. Mentre la semplice esistenza di un approccio al contesto cromatico come l&#8217;antico <em>tapirage<\/em>, sembrerebbe conformarsi a un&#8217;interpretazione diametralmente opposta, secondo cui l&#8217;apporto dell&#8217;ingegno posseduto dai popoli Tupi non potrebbe essere definito in alcun modo inferiore a quello di coloro che li avrebbero, di l\u00ec a poco, dominati. Ma semplicemente diretto, di suo conto, verso un&#8217;obiettivo e una finalit\u00e0 di tipo totalmente differente: la ricerca del dominio estetico sulle circostanze, ancor prima di quello materiale nei confronti dei loro vicini. Del resto non devi conquistare o governare alcun tipo d&#8217;Impero, se riesci a saziare adeguatamente la tua fame nei giorni successivi all&#8217;ardua battaglia sui corpi dei tuoi avversari. Esattamente come fecero gli uccelli, al termine del confronto che fu la genesi della loro stessa dannazione. Forse perch\u00e9 la legge del karma, fin da tempo immemore, non riconosce i confini tra le nazioni?<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Tapirage-headdress-2.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/09\/Tapirage-headdress-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31534\" width=\"500\"\/><\/a><figcaption>Ornamento posteriore (krokrokti) Kayapo, piume e cotone. Tervuren &#8211; <a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/civilisations\/2612?lang=en\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Via<\/a><\/figcaption><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel folklore di molte popolazioni indigene del Brasile e il resto dell&#8217;America Meridionale, ricorre una storia. 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