{"id":31437,"date":"2020-08-25T06:29:51","date_gmt":"2020-08-25T04:29:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=31437"},"modified":"2020-08-25T06:33:29","modified_gmt":"2020-08-25T04:33:29","slug":"avanti-moai-un-altro-tentativo-di-spiegare-il-problema-logistico-dellisola-di-pasqua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=31437","title":{"rendered":"Avanti, moai! Un altro tentativo di spiegare il problema logistico dell&#8217;Isola di Pasqua"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/yvvES47OdmY\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Walking-Moai-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31440\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Walking-Moai-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Walking-Moai-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Walking-Moai-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Walking-Moai.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 difficile guardando un iceberg, chiamarlo &#8220;montagna&#8221; dei mari, senza prendere in considerazione la grande parte sommersa, in grado di farlo assomigliare pi\u00f9 che altro a un asteroide. Come una serie di statue dalle forme primitive, sul pendio di un&#8217;isola distante, possono sembrarci la riproduzione ragionevolmente fedele di una serie di teste. Finch\u00e9 a qualcuno non viene in mente di scavare attorno, scoprendo che possiedono anche un corpo! Quanti dei nostri tesori tecnologici, i traguardi sociali, le ardue mete ingegneristiche raggiunte, potrebbero sopravvivere nelal loro interezza all&#8217;inevitabile catastrofe che si profila nel futuro incombente, oppure quanto mai remoto dell&#8217;umanit\u00e0? E con ci\u00f2 non voglio tanto riferirmi allo scheletro di tutto questo, residuo insensibile di quello che abbiamo tanto duramente costruito; bens\u00ec l&#8217;effettiva <em>cognoscentia<\/em> che deriva dal suo impiego quotidiano, e il conseguente studio continuativo degli eventuali margini ulteriori di miglioramento. Il corso dell&#8217;evoluzione, in altri termini, che oltre il succedersi dei secoli ha portato a tali e tanti passi verso l&#8217;obiettivo mai offuscato dalle nubi dell&#8217;incertezza. Cos\u00ec un&#8217;isola, nel mezzo del Pacifico meridionale, pu\u00f2 essere considerata la metafora del primo, e forse ultimo dei grandi ostacoli verso l&#8217;ultima realizzazione di quel destino: Rapa Nui, la grande roccia. Che noi tutti conosciamo con il nome relativamente semplice che allude al momento della sua scoperta per cos\u00ec dire &#8220;ufficiale&#8221;, esattamente il giorno di Pasqua del 1722. Quando il navigatore ed esploratore olandese Jakob Roggeven, mettendo piede sulla bianca sabbia di quell&#8217;ultimo recesso, ebbe per primo l&#8217;occasione d&#8217;incrociar lo sguardo coi pi\u00f9 insoliti nativi di una tale landa: le oltre 900 imponenti statue di pietra, alte dai 5 ai 10 metri, che una civilt\u00e0 da tempo disgregata fu solita intagliare presso le cave vulcaniche dell&#8217;entroterra, per poi portarle faticosamente fino all&#8217;ultima destinazione con la fronte orgogliosamente rivolta verso il vasto mare. Mo&#8217;ai: ovvero spiriti degli antenati, numi tutelari, manifestazioni fisiche del volere del misterioso dio Makemake, collegamento profetico col regno dei defunti&#8230; Molte sono le teorie sull&#8217;effettiva funzione religiosa e sociale di questi monumenti allo stesso modo in cui si affollano, tra le pagine dei libri di storia, i faticosi tentativi di spiegare in quale modo fu possibile trasportare il loro peso in grado di raggiungere le 80 tonnellate cadauna. Perch\u00e9 vedere un qualcosa, anche attraverso l&#8217;efficace lente del senno di poi, non significa acquisire istantaneamente i suoi pi\u00f9 occulti segreti, come per l&#8217;appunto la maniera in cui, attorno a un&#8217;epoca oggi ritenuta essere tra il 1250 e il 1500, popoli polinesiani con tecnologie dell&#8217;Era della Pietra, completamente isolati dal resto del mondo, riuscirono a fare quanto fu impossibile per tali e tanti regni nella storia pregressa dei poderosi continenti settentrionali.<br>Cos\u00ec giunse nel corso dell&#8217;ultimo decennio di tentativi, in quel contesto drammaticamente incerto, l&#8217;ennesimo azzardo di spiegazione ad opera degli archeologi Carl Philipp Lipo e Terry L Hunt, consistente nel proporre una possibile soluzione operativa, efficiente adesso quanto allora, nel compiere attraverso i secoli una cos\u00ec notevole e duratura impresa. Niente di nuovo sotto il sole, potremmo essere indotti a pensare, se non fosse per il gi\u00e0 percorso, ma in questo caso particolarmente accattivante, approccio dimostrativo a margine della questione. Cos\u00ec realizzato con l&#8217;effettivo spostamento, per un tratto significativo di prato sull&#8217;isola rilevante, di una reale riproduzione in scala del &#8220;tipico&#8221; moai costruito col cemento, ricavandosi un meritato spazio nella serie di documentari NOVA della Pbs statunitense. Quanto spesso capita di vedere, d&#8217;altra parte, un titano privo di braccia e gambe legato per la testa e in corrispondenza del punto in cui si sarebbero trovati i suoi occhi, che venendo fatto dondolare a ritmo da due squadre di persone riceve l&#8217;attenzione di un terzo gruppo, incaricato di trattenerlo affinch\u00e9 la tracontanza da cui sembra caratterizzato non finisca per portarlo verso l&#8217;auto-annientamento&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/J5YR0uqPAI8\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Moai-Transport-Theories-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31438\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Moai-Transport-Theories-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Moai-Transport-Theories-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Moai-Transport-Theories-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Moai-Transport-Theories.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Molte sono le variazioni possibili, per trasportare qualcosa di abbastanza pesante da varcare in buone condizioni il precipizio delle epoche trascorse. Chi ha mai detto, d&#8217;altra parte, che soltanto un metodo sia stato utilizzato per portare a destinazione i moai?<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La spiegazione possibile alla base del sistema descritto nell&#8217;articolo scientifico dei succitati autori pubblicato sul Giornale di Scienza Archeologica di giugno del 2013, con il titolo in lingua inglese &#8220;<em>The &#8216;walking&#8217; megalithic statues (moai) of Easter Island<\/em>&#8221; si basa effettivamente su una serie di prove in grado di resistere allo scrutinio della logica, bench\u00e9 un certo grado di creativit\u00e0 resti nondimeno utile a corroborarle verso una soluzione del tutto priva d&#8217;incertezze. &#8220;Non \u00e8 forse vero&#8221; si afferma nel testo parafrasando Lipo ed Hunt, &#8220;Che un alto numero di moai \u00e8 stato ritrovato abbandonato sul sentiero tra le cave e la loro ultima destinazione, spezzato rovinosamente o in qualche altro modo caduto con la faccia in avanti, venendo giudicato ormai inutilizzabile?&#8221; E come sarebbe stato possibile, i due proseguono, il verificarsi di simili incidenti se le statue fossero state trasportate in posizione supina, utilizzando i tronchi delle palme per trascinarle come si era ritenuto fino all&#8217;epoca odierna? Anche rilevante risulta essere, a tal proposito, il modo in cui le basi di queste opere monumentali mancate si dimostrino estremamente inadatte a mantenerle stabili, avendo un&#8217;inclinazione tale da far pendere la statua in avanti; mentre quelle dei moai che hanno raggiunto l&#8217;ultima destinazione, a questo punto, potrebbero essere state modificate <em>in-loco<\/em> dopo che si era compiuta l&#8217;impresa pi\u00f9 determinante della loro storia. La conseguenza di un simile accorgimento tuttavia, spiegano gli scienziati, avrebbe potuto garantire un&#8217;inerente tendenza della statua a compiere autonomamente un &#8220;passo&#8221; in avanti quando fatta oscillare mediante l&#8217;uso di lunghe corde. Purch\u00e9 qualcuno, da dietro, si occupasse d&#8217;impedire con simili strumenti il crollo rovinoso del colossale oggetto in avanti. Un&#8217;idea potenzialmente confermata dalla dimostrazione sperimentale di novembre di quello stesso anno, quando guidando una squadra di nativi e studenti i professori hanno avuto l&#8217;occasione di scoprire l&#8217;effettiva adeguatezza della forma e il baricentro dei moai verso un simile trattamento logistico, istantaneamente trasformato nella loro mente, e in quella dei sostenitori dell&#8217;ipotesi, molto pi\u00f9 probabile dell&#8217;uso di delicati tronchi di palma per il &#8220;rotolamento&#8221;, che del resto si sarebbero probabilmente sbriciolati (affermano) sotto il peso dell&#8217;impressionante orpello.<br>L&#8217;ipotesi che le statue possano essere state trasportate in posizione eretta non tra l&#8217;altro totalmente nuova, trovando un precursore nello studio firmato dal grande archeologo norvegese Thor Heyerdahl (1914-2002) che nel 1986, cambiando idea sulle sue precedenti affermazioni, si prefigur\u00f2 uno spostamento avvenuto mediante corde simili a quelle del 2012, ma finalizzate a far &#8220;ruotare&#8221; il pesante oggetto in direzioni alternate, con conseguente spostamento progressivo verso il luogo dell&#8217;esposizione finale. Una visione, quest&#8217;ultima, corroborata anche dall&#8217;ascolto etnologico di un&#8217;antica canzone dei nativi dell&#8217;isola di Rapa Nui, possibilmente finalizzate a tramandare l&#8217;unico sistema possibile per il trasporto dei moai. Agguerrito detrattore dell&#8217;ipotesi Lipo\/Hunt, invece, resta tuttora lo studioso e saggista veterano Jared Diamond, Premio Pulitzer e autore del celebre testo del 2005 <em>Collapse<\/em>, in cui l&#8217;ascesa e presunto declino di una grande antica civilt\u00e0 sull&#8217;Isola di Pasqua viene presa come metafora di quello che ci aspetta a seguito di uno sfruttamento eccessivo delle risorse limitate a nostra disposizione. Racconto perfettamente compatibile con il catastrofico abbattimento di palme necessarie per il trasporto in posizione orizzontale delle statue, piuttosto che l&#8217;impresa possibile per poche persone, ma decisamente pi\u00f9 ardua e meno pratica, ipotizzata dalla coppia dei suoi colleghi esattamente 7 anni dopo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/fjWNWFep2Wg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Rapa-Nui-Dance-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31439\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Rapa-Nui-Dance-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Rapa-Nui-Dance-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Rapa-Nui-Dance-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Rapa-Nui-Dance.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Arcane voci ripetute, con enfasi che cresce invece di scemare, sebbene il loro scopo resti largamente incerto e carico di un significativo alone di mistero. Non \u00e8 forse vero che la danza dell&#8217;isola di Rapa Nui potrebbe adattarsi, altrettanto bene, alla soluzione pi\u00f9 moderna e la proposta del 1986?<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il problema fondamentale, nell&#8217;approcciarsi alle opere compiute dalle antiche civilt\u00e0, \u00e8 che l&#8217;uomo contemporaneo tende a sopravvalutare se stesso. Come se i millenni di progressi e progressivi miglioramenti operativi fossero stati l&#8217;improvviso e miracoloso tesoro scovato, a seconda dei casi, dopo l&#8217;invenzione del metodo scientifico, la macchina a vapore, l&#8217;elettricit\u00e0. Piuttosto che la progressiva conseguenza di una serie d&#8217;invenzioni, egualmente distribuite sul percorso storico di corsi e ricorsi, successi significativi e fallimenti altrettanto vani. Che ci sia effettivamente mai stata, su quest&#8217;isola, una grande civilt\u00e0 monumentale, piuttosto che sparuti gruppi di trib\u00f9 dall&#8217;affinata intelligenza risolutiva, pronte ad affrontare il trasporto pesante come una sorta di sport o momento di aggregazione collettiva, poco importa. Dinnanzi alle ombre lunghe che producono quegli alti monumenti, valide finestre sulla verit\u00e0 di un mondo ormai sparito da moltissime generazioni. <br>Perch\u00e9 un pilota con migliaia di ore di volo, non importa il grado d&#8217;esperienza e quanto tempo abbia a disposizione, non potr\u00e0 mai riuscire a costruire il proprio velivolo partendo dall&#8217;assoluto zero. Ma nell&#8217;antica Polinesia neanche c&#8217;erano, gli aerei!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 difficile guardando un iceberg, chiamarlo &#8220;montagna&#8221; dei mari, senza prendere in considerazione la grande parte sommersa, in grado di farlo assomigliare pi\u00f9 che altro a un asteroide. Come una serie di statue dalle forme primitive, sul pendio di un&#8217;isola distante, possono sembrarci la riproduzione ragionevolmente fedele di una serie di teste. Finch\u00e9 a &#8230; <a title=\"Avanti, moai! Un altro tentativo di spiegare il problema logistico dell&#8217;Isola di Pasqua\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=31437\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Avanti, moai! 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