{"id":31281,"date":"2020-08-02T06:12:27","date_gmt":"2020-08-02T04:12:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=31281"},"modified":"2020-08-02T06:19:29","modified_gmt":"2020-08-02T04:19:29","slug":"la-baia-canadese-in-cui-loceano-danza-per-lorigine-dei-continenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=31281","title":{"rendered":"La baia canadese in cui l&#8217;oceano danza per l&#8217;origine dei continenti"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/5lsqaT-ZVCY\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Hopewell-Rocks-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31284\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Hopewell-Rocks-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Hopewell-Rocks-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Hopewell-Rocks-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Hopewell-Rocks.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In origine, era la Pangea. Ed ora un elefante parzialmente crollato, costruito in arenaria e conglomerato, sormontato da vegetazione rigogliosa nel clima umido della costa del Nuovo Brunswick, fa la guardia a una porzione ormai rimasta sola dell&#8217;originale ed unico super-continente. Come siamo giunti a questo punto? La risposta va cercata, ancora una volta, nell&#8217;impulso al cambiamento posseduto dai recessi esposti della Terra, sottoposti nel trascorrere dei secoli alla forza inarrestabile dell&#8217;erosione. Ma sarebbe approssimativo, e al tempo stesso superficiale, attribuire lo scenario unico della baia di Fundy solo al vento, la pioggia, il moto ricorsivo delle onde. Poich\u00e9 se ci\u00f2 fosse tutta la storia, altri simili recessi farebbero a gara, sulle guide turistiche del mondo, nell&#8217;attrarre l&#8217;attenzione della gente armata di macchina fotografica delle alterne nazioni. Qui dove al dividersi di ci\u00f2 che un tempo era unito, la crosta terrestre e la litosfera si sono distese fino al formarsi di profonde spaccature o in termini geologici, <em>rift<\/em> riempiti dall&#8217;oceano, entro i quali molto gradualmente, col trascorrere dei secoli, furono depositati strati successivi di detriti. Fino al formarsi, attorno a 200 milioni di anni fa, dei rinomati <em>graben <\/em>ovvero sezioni della faglia poste ad un livello pi\u00f9 basso, capaci di agire come naturali punti di raccolta delle acque, non importa quanto tranquille o in tempesta. Ma capaci di ricevere, soprattutto quando dimensione e forma degli spazi risultano perfetti per indurre l&#8217;effetto oscillante noto come risonanza, l&#8217;equivalenza liquida di una costante lavatrice naturale, corrispondente nel caso specifico a una marea dall&#8217;escursione verticale di 17 metri, che s&#8217;incunea nell&#8217;imbuto geografico situato tra le coste del continente nordamericano e la penisola di Nova Scotia, poco a meridione della regione di Terranova. Per un&#8217;altezza equiparabile, in altri termini, a una palazzina di tre piani, come ampiamente esemplificato dall&#8217;aspetto notevole di questa costa del tutto priva di termini di paragone.<br>Simbolo maggiormente rappresentativo di Fundy, frequentemente rappresentato nelle cartoline e altro materiale commemorativo in vendita da entrambi i lati della baia, risultano essere nel frattempo le notevoli rocce di Hopewell (dal nome della localit\u00e0) anche dette dai locali &#8220;vasi da fiori&#8221; per la forma esteriormente riconoscibile con la sommit\u00e0 di una certa ampiezza, ed il collo pi\u00f9 stretto rimasto solo a sostenerne l&#8217;intero peso. Una visione vagamente surreale capace di ricordare gli scenari di Wile E. Coyote, sebbene trasportati in luogo oceanico piuttosto che la secchezza priva di confini dei vasti deserti situati nell&#8217;entroterra dei confinanti Stati Uniti. Ed ha costituito verso la fine dello scorso luglio un indubbio, nonch\u00e9 ampiamente giustificato momento d&#8217;orgoglio nazionale il momento in cui, al termine di un lungo processo di valutazione, questo luogo \u00e8 stato inserito ufficialmente dall&#8217;UNESCO nell&#8217;elenco dei parchi geotermici patrimonio naturale dell&#8217;umanit\u00e0, all&#8217;inizio di un percorso che potrebbe renderlo, nel giro di pochi anni, una delle attrazioni turistiche pi\u00f9 importanti del Canada intero. Si tratta certo di una visita, questo resta evidente, con ben pochi termini di paragone nel pur ampio repertorio paesaggistico di un continente&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/EnDJ6_XpGfo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Hopewell-Rocks-Timelapse-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31283\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Hopewell-Rocks-Timelapse-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Hopewell-Rocks-Timelapse-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Hopewell-Rocks-Timelapse-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Hopewell-Rocks-Timelapse.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Molte delle rocce di Fundy, un termine di probabile origine francese che significa letteralmente &#8220;fessura&#8221;, ricordano con la loro forma antichi animali fossilizzati, dinosauri o altre creature della Preistoria. Peccato risultino essere, come queste ultime, in costante rischio d&#8217;estinzione.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La baia di Fundy riesce a costituire dunque, grazie alla sua storia geologica pregressa, la collocazione in corrispondenza di un punto d&#8217;interesse per le correnti dell&#8217;Atlantico settentrionale e l&#8217;effettiva composizione litica delle sue (un tempo) alte scogliere, la letterale nonch\u00e9 rara tempesta perfetta di fattori, tutti egualmente validi a creare questo scenario frutto del ponderoso trascorrere dei millenni. Chi potesse ritenere, tuttavia, che l&#8217;erosione costituisse un processo tanto lento da non poterne osservare gli effetti durante il corso della propria transitoria esistenza si \u00e8 ritrovato a vivere un momento di sorpresa alquanto significativo quando, come accennato in apertura, nel 2016 una delle rocce di Hopewell pi\u00f9 famose, considerata rassomigliare in maniera ragionevole al pi\u00f9 imponente dei pachidermi, si \u00e8 sgretolata all&#8217;improvviso sotto gli occhi atterriti di un gruppo di visitatori che passava da quelle parti. Poich\u00e9 il freddo delle notti a queste latitudini, durante l&#8217;inverno, genera fessure che vengono immediatamente riempite dai flussi d&#8217;acqua dell&#8217;alta marea. La risultanza di questi ultimi si ghiaccia quindi dopo il successivo tramonto del sole, espandendosi e spaccando, letteralmente a met\u00e0, ci\u00f2 che il tempo aveva impiegato tanto a lungo per generare. Cos\u00ec che un fato simile bench\u00e9 non altrettanto grave era toccato, pochi anni prima, al celebre &#8220;arco degli amanti&#8221; e il progressivo trascorrere dei giorni potrebbe far gravare lo stesso destino sopra molte delle pi\u00f9 apprezzate rocce della baia di Fundy destinate, molto presto, a scomparire.<br>Poich\u00e9 poco importa all&#8217;effetto reiterato dei processi naturali dei preconcetti imposti da noialtri sul trascorrere dei giorni, ci\u00f2 andrebbe preservato e ragionevoli aspettative in materia di sicurezza, cos\u00ec che ogni primavera gli addetti turistici del Nuovo Brunswick devono recarsi da queste parti, armati di scale, piccozze e simili implementi, al fine di accelerare di qualche mese o anno il distaccarsi di materiale litico non altrettanto iconico, pena il rischio che imponenti pezzi d&#8217;arenaria possano cadere sulla testa di un visitatore malcapitato, con conseguenze possibilmente sgradevoli o persino letali. Nel corso di una visita che in genere si svolge secondo un copione particolarmente preciso, visto come il ciclo quotidiano delle maree sia sufficientemente facile da prevedere, favorendo la costituzione di un vero e proprio orario ufficiale con intervalli approssimativi di 6 ore. E chi potrebbe mai rinunciare all&#8217;occasione, pi\u00f9 unica che rara, di pagaiare con un kayak tra le alte forme delle rocce di Hopewell, per poi camminarvi, al sopraggiungere del pomeriggio, come si trattasse di un letterale museo completamente esposto all&#8217;insistente battito dell&#8217;astro solare! Bench\u00e9 resti consigliato un certo grado di attenzione nel determinare il proprio tragitto, visto come in certe zone della baia il tempo disponibile prima che l&#8217;ingresso dell&#8217;oceano sulla scena si concluda a tutti gli effetti si aggiri sui 10 minuti circa, appena sufficienti per ritornare a riva (quella vera, s&#8217;intende). Una problematica certamente esacerbata, in modo ulteriore, presso le particolari formazioni paesaggistiche note come caverne di Fundy, in realt\u00e0 potenziali picchi d&#8217;arenaria non ancora del tutto separati dall&#8217;ammasso litico continentale, sotto la cui ampia cavit\u00e0 \u00e8 pienamente possibile restare bloccati all&#8217;arrivo della grande ondata, in un tragico episodio il quale, per fortuna, non ha ancora avuto modo di verificarsi. Ma con la fame di avventura che si \u00e8 accumulata tra la gente durante questi lunghi giorni di soggiorno forzato tra i confini del proprio stesso paese, chi pu\u00f2 dire cosa potrebbe capitare, alle centinaia di migliaia di turisti che potrebbero invadere queste zone, come le insistenti ondate dell&#8217;Atlantico, dopo l&#8217;atteso esaurirsi della pandemia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/b6O44vVmMPo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Fundy-Sea-Caves-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31282\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Fundy-Sea-Caves-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Fundy-Sea-Caves-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Fundy-Sea-Caves-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/08\/Fundy-Sea-Caves.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Una caverna come questa non \u00e8 facile da trascurare, nel corso del proprio giro turistico, bench\u00e9 occorra sempre prestare attenzione. E chiudere un occhio (oppure entrambi) rispetto alle buste di plastica, irrimediabilmente trasportate sotto il sacro arco dalla forza priva di discernimento delle maree.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per tutto il corso dei 270 Km lungo cui si estende la baia di Fundy, e quindi non soltanto presso la localit\u00e0 delle riconoscibili rocce d&#8217;arenaria e conglomerato, essa costituisce un prezioso baluardo alla biodiversit\u00e0 dell&#8217;America settentrionale, con vaste colonie di uccelli migratori, scolopacidi delle sabbie dal becco aguzzo, falchi e pulcinelle di mare. Per non parlare degli anfibi, rettili ed oltre 40 specie di mammiferi, tra cui cetacei come la balena franca nordatlantica e la focena comune. Ulteriori ragioni per celebrare e custodire, se mai ce ne fosse stato bisogno, l&#8217;integrit\u00e0 di tali luoghi geologici e paesaggistici, ove gi\u00e0 ha trovato posto, verso la met\u00e0 degli anni &#8217;80, l&#8217;unica centrale per la generazione elettrica davvero utile fatta funzionare grazie al flusso delle maree. La Annapolis Royal Generating Station, che con la sua turbina ampia 7 metri riesce ad alimentare circa 4.500 case dei dintorni, pur costituendo una problematica barriera in grado di aumentare l&#8217;erosione e intrappolare, occasionalmente, gli animali marini.<br>Ma a questo mondo, come sappiamo molto bene, tutto ha un costo e ci\u00f2 si \u00e8 dimostrato vero sia per la separazione imprescindibile dei continenti, fine di un&#8217;epoca in cui l&#8217;ecosistema riusciva a sostenere se stesso, che per quanto riguarda l&#8217;eterna lotta dell&#8217;uomo contro le emissioni chimiche, dovute alle necessit\u00e0 della moderna civilt\u00e0 industrializzata. Basti mantenere al centro della propria visione, dunque, il modo in cui serva sempre mantenere il giusto grado di equilibrio. Alla stessa chiara maniera di una roccia duramente erosa, eppur mai fatta crollare, dall&#8217;impatto caparbio degli elementi. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In origine, era la Pangea. Ed ora un elefante parzialmente crollato, costruito in arenaria e conglomerato, sormontato da vegetazione rigogliosa nel clima umido della costa del Nuovo Brunswick, fa la guardia a una porzione ormai rimasta sola dell&#8217;originale ed unico super-continente. Come siamo giunti a questo punto? 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