{"id":30297,"date":"2020-03-20T06:20:18","date_gmt":"2020-03-20T05:20:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=30297"},"modified":"2020-03-20T06:21:38","modified_gmt":"2020-03-20T05:21:38","slug":"ricchezza-e-dannazione-oltre-la-soglia-della-montagna-dargento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=30297","title":{"rendered":"Ricchezza e dannazione oltre la soglia della montagna d&#8217;argento boliviana"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/tAtvnU4Mxlc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Mine-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30298\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Mine-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Mine-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Mine-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Mine.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Non c&#8217;\u00e8 da restare necessariamente delusi, quando si approda presso i lidi di una seconda scelta. Sulle seconde scelte ebbero luogo alcuni dei maggiori successi della Storia, come quando gli spagnoli partirono alla ricerca dell&#8217;assolata citt\u00e0 d&#8217;Oro, per trovarne invece una del colore, sotterraneo, della Luna&#8230; Termine sovrano al vertice della questione, umanamente fondamentale, del &#8220;Cos&#8217;\u00e8 il denaro, dopo tutto?&#8221; A cui troviamo una risposta, tra le molte possibili, nell&#8217;espressione prototipica spagnola &#8220;Costa\/vale un Potosi&#8221; ove quest&#8217;ultima parola, certamente d&#8217;uso non comune, viene  convenzionalmente riferita a un luogo o per meglio dire, una citt\u00e0. Quando il celebre galeone spagnolo solcava i mari dei Caraibi, durante il corso del XVI secolo ed era in un certo senso proprio questo, il luogo in cui traeva origine la sincera cupidigia, l&#8217;egoismo e il desiderio delle ciurme dei pirati, pronti a condannare molti uomini a una morte particolarmente cruda e violenta, pur di mettere le proprie mani sopra la ricchezza transitoriamente posseduta dai loro nemici giurati, le autorit\u00e0. Non meno colpevoli, dal canto loro, di essersele guadagnate grazie all&#8217;inerente spietatezza di coloro che costringono la gente, in maniera pi\u00f9 o meno diretta, a perseguire un solo fine, spesso a discapito di tutti gli altri. Cos\u00ec nacque, letteralmente da un giorno all&#8217;altro nel 1543, la nuova municipalit\u00e0 all&#8217;origine di molti cambiamenti, all&#8217;elevazione di 4.000 metri lungo le pendici della montagna del Cerro Rico che i nativi boliviani chiamavano Quechua (&#8220;Magnifica&#8221;) e gli spagnoli, invece, [Picco della] Opulenza. Chiamata fin da subito, per l&#8217;appunto, Potosi in base alla leggenda secondo cui una &#8220;voce cavernosa&#8221; si sarebbe rivolta agli originari scopritori delle sue ricchezze nascoste, gli Inca che l&#8217;avrebbero udita in un imprecisato momento del XIV secolo, mentre gli ordinava di lasciare tutto com&#8217;era fino all&#8217;arrivo di un presunto nuovo padrone. Il quale sarebbe dunque giunto, sull&#8217;onda di un fato particolarmente gramo,  grazie al resoconto dello spagnolo Diego de Huallpa, minatore in cerca di fortuna destinato a ritrovare, assieme ad essa, la letterale origine di tutti i mali.<br>Erano questi gli anni, e le decadi, in cui stava nascendo uno degli assi principali destinati ad influenzare l&#8217;evoluzione del concetto stesso di societ\u00e0, fondato sulla naturale attrazione di ogni singolo grammo d&#8217;oro e argento a partire dalle Americhe verso l&#8217;Europa, e da l\u00ec in Asia, in cambio di spezie, artigianato ed altre merci tenute in alta considerazione dai mercati Rinascimentali. In altri termini il primo vero mercato globale, fondato sul concetto di valute in grado di mantenere fisso il proprio valore di scambio grazie al prestigio degli imperi che ne coniavano e garantivano l&#8217;esistenza. E come dovremmo gi\u00e0 sapere fin troppo bene, nessuno riusciva a farlo meglio di Filippo II di Spagna, quando il suo volto compariva assieme ai marchi del mercante sopra la superficie dell&#8217;ormai leggendario pezzo da otto, per cui l&#8217;estrazione della materia prima e il successivo conio avvenivano, caso vuole, proprio all&#8217;ombra di questo massiccio rinomato. Grazie la sudore e la fatica, mai ridotte oltre una sogli minima di sofferenza, di un&#8217;intera classe sociale sfruttata e messa ai ferri sostanziali dalle ragioni del desiderio: quella dei minatori.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/XgfwfmzcjAU\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Miners-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30299\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Miners-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Miners-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Miners-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Miners.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Quando l&#8217;oscurit\u00e0 continuativa connota e ridefinisce le limitazioni della propria sopravvivenza: che cosa vuoi che sia una sigaretta o due, per polmoni gi\u00e0 condannati ad aspirare quantit\u00e0 inusitate di veleni?<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Oggi non \u00e8 insolito trovare reportage di varia natura, come quello mostrato in apertura della viaggiatrice motociclistica Itchy Boots o la qui presente esplorazione sotterranea di Leonor Su\u00e1rez, in cui viaggiatori o giornalisti varcano la soglia dell&#8217;improbabile, per farsi accompagnare dai locali all&#8217;interno di questi corridoi del tutto anacronistici, ove molti dei gesti praticati, sostanzialmente, non hanno subito alcuna evoluzione da almeno 300 anni. Ovvero partendo, nei fatti, da quel fatidico giorno del 30 novembre 1569, quando il succitato monarca Filippo II decise di mandare a rappresentarlo nel nuovo mondo la figura del vicer\u00e9 Francisco de Toledo, sufficientemente abile, e spietato, da trovare un sistema idoneo a garantire il flusso continuativo dell&#8217;argento. Si tratt\u00f2, essenzialmente, d&#8217;impiegare uno strumento pre-esistente a proprio vantaggio, quello della servit\u00f9 forzata detta <em>mita<\/em> che gli Inca e le altre popolazioni locali erano solite imporre ai debitori, qui trasformato essenzialmente in una versione estremamente profittevole della schiavit\u00f9. Anche perch\u00e9 le normali vittime di questo processo, provenienti in genere dall&#8217;Africa, non erano semplicemente in grado di adattarsi all&#8217;aria rarefatta di queste altitudini, finendo per pagarne le conseguenze sulla propria salute ancor prima di quanto fosse idealmente previsto dai crudeli padroni. Cos\u00ec entro poco tempo, un sistema di classi venne stabilito presso le dimore ad alta quota di questo centro abitato che continuava a crescere, con i nativi boliviani alla base che lavoravano fino allo sfinimento, grazie all&#8217;aiuto energizzante di una libera circolazione della foglia di coca. In merito alla quale, ben presto, le autorit\u00e0 religiose si affrettarono a sollevare la proibizione, per ovvie ragioni di conseguenza. Lo stato spagnolo, nel frattempo, non gestiva direttamente le cooperative limitandosi a riscuotere una tassa severa e straordinariamente remunerativa, quella del cosiddetto <em>quinto<\/em>, costituita per l&#8217;appunto dal 20% di tutti i ricavi. Entro l&#8217;inizio del XVII secolo, un secolo dopo che lo stesso Francisco de Toledo era stato richiamato in Spagna e messo a morte dal suo re per ragioni di presunta corruzione, una sostanziale fascia di popolazione dalle origine basche si era quindi trasferita a Potosi, creando una confederazione contrapposta a quella, pre-esistente, dei Vicu\u00f1as. Le due iniziarono quindi a scontrarsi a pi\u00f9 riprese per i pozzi minerari, risorsa in numero limitato, portando a una quantit\u00e0 spropositata di morti tra il 1622 e il 1625. Ma la ricchezza di questo luogo un tempo responsabile del 60% di tutto l&#8217;argento esistente al mondo, e i relativi ricavi, aveva ormai subito una deriva in negativo, mentre le vene pi\u00f9 facilmente accessibili erano andate ormai esaurite, lasciando il posto a meno remunerativi depositi di argentite e sulfite, che necessitavano trattamenti particolari con il mercurio prima di essere adeguatamente purificati. Ormai lontani, del resto, erano i giorni in cui le semplici fornaci concepite dagli Inca bastavano a produrre la materia prima per la zecca locale, che in conseguenza di ci\u00f2 lavorava ad ritmo fortemente rallentato.<br>Ciononostante, il tesoro del Cerro Rico era lungi dall&#8217;essere esaurito, come sarebbe stato possibile scoprire con il continuativo estendersi delle concessioni minerarie, passate pi\u00f9 volte di mano durante e dopo la guerra di liberazione boliviana (1809-1825) per poi finire, in epoca moderna, sotto il controllo di organizzazioni semi-private. Almeno finch\u00e9 nel 2006, con l&#8217;elezione del presidente socialista Evo Morales, alle cooperative di minatori non vennero concesse una serie di privilegi e gradi significativi d&#8217;indipendenza che durano tutt&#8217;ora, in qualit\u00e0 di presunta schiena dorsale economica della nazione.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/yHGLnyFWzic\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Mint-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30300\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Mint-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Mint-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Mint-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2020\/03\/Potosi-Mint.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>La zecca di Potosi costituisce una destinazione pi\u00f9 accessibile e meno inquietante della miniera, pur raccontando da un altro estremo la stessa storia d&#8217;ingiustizie e di sfruttamento. Perch\u00e9 l&#8217;argento, rimasto privo di presupposti, non pu\u00f2 fare a meno di brillare&#8230;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Allo stato attuale dei fatti e come raccontato dalle molte visite reperibili online, tuttavia, le condizioni lavorative di Potosi restano tutt&#8217;altro che raccomandabili. Citt\u00e0 abitata da oltre 170.000 persone, tra cui molte impiegate lungo le pur sempre redditizie dorsali della montagna cosiddetta &#8220;Mangiatrice di uomini&#8221; essa continua a vedere una quantit\u00e0 decisamente significativa di casi da avvelenamento da antracosi ed altre condizioni cliniche particolarmente gravi, dovute alla diffusa mancanza di standard di sicurezza ed equipaggiamenti conformi agli standard di ragionevolezza contemporanei. In conseguenza di ci\u00f2 l&#8217;et\u00e0 media dei lavoratori ha continuato ad abbassarsi con il procedere delle generazioni, fino alle preoccupanti voci che vedrebbero operare, in queste fumose bocche verso le regioni remote del sottosuolo, anche ragazzi o persino bambini al di sotto dell&#8217;et\u00e0 civile, in una quantit\u00e0 calcolata dall&#8217;Unicef sul 10% di tutti i minatori boliviani.<br>Inferno e paradiso (inteso come &#8220;Strada d&#8217;accesso verso la prosperit\u00e0 globale&#8221;) dunque, ma sopratutto inferno, inferno, inferno. Poich\u00e9 non \u00e8 mai possibile realmente prescindere da tutti coloro che determinate questioni, nei fatti, devono viverle sulla propria stessa pelle. Facilmente sacrificabile per ragioni di mera necessit\u00e0 universale, laddove sarebbe il particolare, nella maggior parte dei casi, a condurci lungo la strada delle pi\u00f9 importanti responsabilit\u00e0 umane. Verso un benessere che non possa pi\u00f9 dirsi, con vantaggio di pochi e il beneplacito dei pirati, riservato ai temporanei possessori di uno specifico tesoro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c&#8217;\u00e8 da restare necessariamente delusi, quando si approda presso i lidi di una seconda scelta. 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