{"id":28734,"date":"2019-07-27T06:10:35","date_gmt":"2019-07-27T04:10:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=28734"},"modified":"2019-07-27T06:10:41","modified_gmt":"2019-07-27T04:10:41","slug":"la-nave-approdata-sui-fondali-del-baltico-cinque-secoli-fa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=28734","title":{"rendered":"La nave approdata sui fondali del Baltico cinque secoli fa"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/reIWsoEen7A\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Okant-Skepp-Rendering-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28737\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Okant-Skepp-Rendering-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Okant-Skepp-Rendering-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Okant-Skepp-Rendering.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Comunque vadano le cose, non avrete mai ragione di arrivare a chiamarmi &#8220;un relitto&#8221;. Poich\u00e9 quando giunger\u00e0 il mio momento, io non affonder\u00f2. Non finir\u00f2 sugli scogli, non verr\u00f2 colpita dal fuoco dei cannoni nemici e nessuna secca traditrice potr\u00e0 erodere bruscamente l&#8217;integrit\u00e0 del mio scafo. Bens\u00ec ritenendo, finalmente, di aver fatto abbastanza, e per la prima volta indifferente ai desideri dell&#8217;equipaggio, io sceglier\u00f2 di sostare tra l&#8217;onde. E una volta trovato il coraggio, e la totale assenza di rimorsi, necessari a porre fine alla mia esistenza, inizier\u00f2 a DIRIGERMI verso il basso. Lasciando scomparire gli assi fino alle alte murate, quindi il poderoso castello di poppa e infine gli alberi e le vele, che tanti porti avevano visitato. Mentre i gelidi flussi abissali porranno fine agli sforzi, il pensiero e i miei desideri di nave. Ma del tutto indigesto dovr\u00e0 risultare, il mio legno e il sartiame di queste corde, per innumerevoli generazioni di granchi, vermi, batteri e altri microrganismi&#8230;<br>Difficile risulta immaginare l&#8217;attimo della fine, se non in siffatto modo, per quella che ad oggi ha trovato il nome altamente significativo di Ok\u00e4nt Skepp (ovvero in svedese: Nave Sconosciuta) grazie all&#8217;opera d&#8217;inizio settimana del Dr. Rodrigo Pacheco-Ruiz con il suo intero team d&#8217;archeologi degli abissi, instradati sul giusto sentiero da un vecchio rilevamento sonar della SMA (Swedish Maritime Administration) durante una serie di controlli di routine delle acque del Baltico. E dico questo perch\u00e9, osservando un simile oggetto, risulta estremamente difficile comprendere cosa, nei fatti, possa averne provocato l&#8217;inabissamento. Di una nave perfettamente integra in ogni sua parte, compresa la struttura principale, la scialuppa di servizio, alcuni cannoni girevoli e l&#8217;argano a forza muscolare, usato per avvolgere funi e riportare l&#8217;ancora sul ponte, ogni qualvolta se ne fosse dovuta presentare la necessit\u00e0. Un qualcosa che difficilmente potrebbe capitare di nuovo, ora che, ad oltre 500 anni di distanza, ogni singolo membro del suo equipaggio sar\u00e0 defunto da svariate generazioni, indipendentemente dal suo destino in occasione dello strano, direi quasi inspiegabile naufragio. Non che manchino, chiaramente, ulteriori margini d&#8217;approfondimento: siamo del resto di fronte al singolo relitto maggiormente integro ritrovato a distanza di cos\u00ec tanti anni, al punto che alcuni potrebbero sospettarne la discesa al di sotto della superficie marittima non pi\u00f9 di qualche settimana, o al massimo mese fa. Nave che sembrerebbe risalire, almeno in via preliminare, all&#8217;epoca delle grandi scoperte (in attesa di datazione al carbonio 14) ovvero attorno al XV-inizio XVI secolo, prima dei galeoni e le grandi navi di linea che avrebbero dominato, in epoca pre-moderna, i vasti mari del Nord. Con una struttura complessiva di 18 metri, essenzialmente paragonabile a quella co\u00e9va della Santa Maria, nave ammiraglia della spedizione di Cristoforo Colombo verso le dorate spiagge del Nuovo Mondo. La cui lontana sorella destinata a una fine tanto pi\u00f9 ingloriosa potrebbe offrirci, almeno in linea di principio, nuove intriganti finestre d&#8217;osservazione verso l&#8217;effettiva natura della navigazione in quegli anni&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/3p8TH1tDvzk\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Okant-Skepp-Dive-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28736\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Okant-Skepp-Dive-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Okant-Skepp-Dive-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Okant-Skepp-Dive.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Per la realizzare la riproduzione fotogrammetrica mostrata in apertura, la nave sconosciuta \u00e8 stata sottoposta ad un innovativo processo di misurazione mediante l&#8217;impiego di droni a controllo remoto con puntatori laser, perfezionato per l&#8217;occasione dagli studenti del CMA (Centro per l&#8217;Archeologia Marina) dell&#8217;Universit\u00e0 di Southampton, di cui il Dr.  Pacheco-Ruiz \u00e8 membro.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La sopravvivenza in condizioni tanto incredibilmente integre della Ok\u00e4nt Skepp risulta essere, ad ogni modo, tutt&#8217;altro che inspiegabile e misteriosa. Trovando la principale giustificazione scientifica nelle particolari condizioni acquatiche del Mar Baltico, dove il basso contenuto salino e la carenza d&#8217;ossigeno avevano gi\u00e0 contribuito, notoriamente, a preservare intatto un alto numero di antiche navi. Questo per una serie di eventi verificatosi pi\u00f9 volte attraverso almeno gli ultimi 1.500 anni, a seguito dei quali la forte stratificazione delle acque e la bassa circolazione di questo mare avevano causato delle devastanti catene trofiche, con deperimento pressoch\u00e9 totale di ogni forma di vita, pi\u00f9 o meno complessa, in ampie zone nascoste al di sotto del moto ondoso. Casistiche diventati ancor pi\u00f9 frequenti ed estese dall&#8217;inizio dell&#8217;epoca moderna, a causa dell&#8217;eutrofizzazione (fioritura delle alghe) in prossimit\u00e0 delle zone costiere, capace di bloccare ulteriormente la naturale discesa di quelle due risorse fondamentali per la vita, che sono la luce e l&#8217;ossigeno. Il che costituisce un male per qualsivoglia forma di vita ma a quanto pare, un&#8217;ottima cosa per i lavoro degli archeologi di localit\u00e0 sommerse, intenti a rintracciare i chiari segni del passaggio di coloro che erano venuti (per mare) svariate generazioni prima di noi. Questione la quale, ad ogni modo, non dovrebbe in alcun modo sminuire l&#8217;eccezionale ritrovamento di questi giorni, in se stesso persino pi\u00f9 antico, e infinitamente pi\u00f9 integro, della possente nave da guerra Mars ritrovata nel 2011 nelle stesse acque, vascello appartenuto a niente meno che il re Erik XIV di Svezia (1533-1577) e finita per affondare dopo aver preso fuoco durante la prima battaglia di \u00d6land del 1564, nel corso della guerra nordica dei sette anni, per stabilire quale monarca avrebbe potuto vantare il predominio di tutte le terre scandinave, dinnanzi ai contemporanei e i posteri dei rispettivi paesi. Causando la morte stimata di oltre 800 marinai ed a seguito della sua devastazione di superficie, il totale disgregamento della struttura dello scafo, destinato ad essere ritrovato al confine dei nostri giorni dal sub cercatore di relitti Richard Lundgren, letteralmente disgregato in numerosi frammenti e lungo svariati chilometri del silenzioso fondale. Laddove se il nuovo battello delle profondit\u00e0 brilla per un qualcosa, ci\u00f2 \u00e8 senz&#8217;altro la sua notevole integrit\u00e0, qualit\u00e0 molto difficile da riscontrare per chi svolge simili lavori. Fatta eccezione, potenzialmente, per il nuovo eroe della situazione Rodrigo Pacheco-Ruiz, ricercatore dell&#8217;Universit\u00e0 di Southampton gi\u00e0 famoso per la sua partecipazione al lungo estendersi del MAP (Maritime Archaeology Project) nelle acque dell&#8217;altrettanto privo di ossigeno e dunque poco corrosivo Mar Nero, valso il ritrovamento nell&#8217;ultima decade di svariate decine di navi ragionevolmente complete, tra cui quella del 2018 risalente addirittura a due millenni e mezzo fa. Completa di vaso di terracotta, quasi troppo eccezionale per essere vero, raffigurante l&#8217;episodio dell&#8217;Odissea col protagonista eponimo che si era fatto legare all&#8217;albero maestro, pur di resistere al pericoloso richiamo delle sirene. Un evento che forse, chiss\u00e0, potremmo porre in connessione remota anche con l&#8217;inspiegabile affondamento della neo-fotografata Ok\u00e4nt Skepp.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/P6qpvoi4HmA\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Baltic-Oxygen-Zones-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28735\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Baltic-Oxygen-Zones-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Baltic-Oxygen-Zones-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Baltic-Oxygen-Zones.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>La particolare condizione delle acque del Baltico ha gi\u00e0 costituito, attraverso la storia recente, un importante alleato di studiosi e archeologi. Bench\u00e9 un ulteriore ridursi dell&#8217;ossigeno, a causa dell&#8217;aumento di temperatura di tutti i mari terrestri, sia effettivamente destinato a costituire un rischio considerevole per l&#8217;ambiente.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Detto ci\u00f2, pesci: non illudetevi di poter tornare a dormire. Quello che dovr\u00e0 essere approfondito infatti, nel corso delle immersioni previste nelle prossime settimane, sar\u00e0 l&#8217;effettiva ragione per cui tale nave abbia smesso, improvvisamente, di galleggiare. In un&#8217;epoca in cui l&#8217;attacco dei pirati risultava essere certamente tutt&#8217;altro che raro, come anche testimoniato dalla presenza delle gi\u00e0 citate armi a bordo, almeno apparentemente ancora del tutto pronte a far fuoco. Nel corso di un&#8217;epoca transitoria che risultava essere, almeno per quanto ne sappiamo, di sostanziale pace. Ma il riposo eterno delle ossa della nostra civilizzazione, siano esse letterali o composte d&#8217;assi, travi e altre strutture in legno, non pu\u00f2 mai definirsi tali. Finch\u00e9 esister\u00e0 quel desiderio o anelito, che ogni porta pretende di scardinare, qualsiasi forziere, d&#8217;aprire: l&#8217;umana curiosit\u00e0. Solennemente indipendente dalla presenza, o eventuale assenza, dei silenziosi testimoni ittici delle nostre gesta. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Comunque vadano le cose, non avrete mai ragione di arrivare a chiamarmi &#8220;un relitto&#8221;. Poich\u00e9 quando giunger\u00e0 il mio momento, io non affonder\u00f2. Non finir\u00f2 sugli scogli, non verr\u00f2 colpita dal fuoco dei cannoni nemici e nessuna secca traditrice potr\u00e0 erodere bruscamente l&#8217;integrit\u00e0 del mio scafo. 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