{"id":28645,"date":"2019-07-12T06:14:55","date_gmt":"2019-07-12T04:14:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=28645"},"modified":"2019-07-12T06:22:31","modified_gmt":"2019-07-12T04:22:31","slug":"cavalletta-verde-o-cavalletta-rosa-come-sceglie-la-natura-non-si-sa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=28645","title":{"rendered":"Cavalletta verde o cavalletta rosa? Come sceglie la natura, non si sa"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/JLmcoKRgG-Y\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Pink-Katydid-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28648\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Pink-Katydid-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Pink-Katydid-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Pink-Katydid.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>&#8220;\u00c8 stata Katy, non \u00e8 stata Katy. \u00c8 stata Katy, vero?&#8221; Implacabile questione, infinitamente riproposta dalla voce che discute in mezzo al mare d&#8217;erba campagnolo. Katy-<em>did<\/em> (katydidn&#8217;t, katydid, shedidn&#8217;t?) Questo il nome ed il cognome, non per niente, della piccola creatura che di salto in salto, pone la sua forma simile a una foglia sopra un filo, un ramo, oppure un qualche tipo di macigno. E inizia soavemente a STRIDULARE. Il che sottintende in primo luogo, la presenza di due organi particolari: il plettro e il pettine, integrati rispettivamente in corrispondenza delle ali anteriori e sulla parte superiore delle zampe. Come violinisti innamorati, affidandosi con piglio all&#8217;unica difesa che possiedono: la colorazione verde-mela, pi\u00f9 che sufficiente per passare inosservati in molte situazioni. Ma la legge della variazione di natura, stessa che permette a nuove variet\u00e0 genetiche di emergere dal maelstr\u00f6m delle potenziali forme biologicamente concepibili, pu\u00f2 talvolta ricadere nella tentazione di giocare brutti scherzi; come potrebbero narrare, tra un richiamo e l&#8217;altro nei confronti della loro amata, quei Katydidi (o <em>Tettigonidi <\/em>che dir si voglia) diffusi in tutti i continenti, la cui livrea oscilla dal giallo al fuchsia, all&#8217;arancione ad un appariscente rosa antico. Li avevate mai visti? Beh, questo lo immaginavo! Non per niente, stiamo parlando di creature la cui rarit\u00e0 si aggira sul singolo esemplare ogni 500, ovvero abbastanza pochi da comparire raramente sotto gli occhi dei non specialisti, ma non talmente infrequenti da permettere ai naturalisti di trattarli come insolita e insignificante anomalia. <br>Giungendo a costituire, piuttosto, una questione oggetto di contrastanti ipotesi, fin da quando furono descritti scientificamente per la prima volta, nel 1874. Permettendo quindi all&#8217;entomologo di Harvard, Hubbard Scudder di elaborare una prima ipotesi piuttosto interessante: \u00e8 possibile che alcuni dei pi\u00f9 scaltri, o fortunati, tra i grillini fogliformi della situazione, avesse appreso come mutare livrea in autunno, per meglio mimetizzarsi tra le foglie secche ormai rimaste prive della verde clorofilla? Bello, rispose il suo collega e mirmecologo William Morton Wheeler nel 1907, peccato che il mio team abbia trovato svariati esemplari rosa nelle campagne del Wisconsin ed Illinois nel bel mezzo del mese di luglio. Il primo tentativo di fare chiarezza, quindi, prese forma nel 1916, quando allo studioso degli insetti di Chicago Joseph Hancock venne finalmente in mente di prendere due esemplari dall&#8217;anomala colorazione e sessi contrastanti, quindi metterli dentro una gabbia ed attendere con entusiasmo la deposizione delle uova. Al che venne confermato quello che gi\u00e0 in molti avevano provato a sospettare: che il non-esser-verdi era in questa famiglia, una questione ereditaria. Particolarmente dovuta, almeno in apparenza, a un gene recessivo simile all&#8217;albinismo. Spiegazione ritenuta valida per oltre quasi un secolo, almeno finch\u00e9 nel 2008, una particolare nuova ricerca giunse dimostr\u00f2 qualcosa che NESSUNO, neanche la leggendaria Katy in persona, avrebbe mai avuto modo n\u00e9 ragione di sospettare&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><strong>Nota:<\/strong> la rara cavalletta rosa mostrata in apertura <a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"\u00e8 stata ripresa da Sultan Serangga (opens in a new tab)\" href=\"https:\/\/www.instagram.com\/sderryback\/\" target=\"_blank\">\u00e8 stata ripresa da Sultan Serangga<\/a>, fotografo d&#8217;insetti di Denpasar, Indonesia. L&#8217;esatta specie risulta essere, per prevedibili ragioni, assai difficile da interpretare.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/S4Bl4zipCQk\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Leaef-Katydid-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28646\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Leaef-Katydid-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Leaef-Katydid-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Leaef-Katydid.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Il normale katydide, o tettigonide che dir si voglia, pu\u00f2 presentare molti elementi mirati a ricordare la forma e l&#8217;aspetto di una foglia, come le precise venature presenti sulle ali di questo <em>Amblycorypha oblongifolia<\/em> americano.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il nome della condizione presa in considerazione risulta essere, per la cronaca, eritrismo (o rutilismo). Esattamente la stessa, tutt&#8217;altro che rara, che porta alla nascita di umani dalla colorazione dei capelli rossa, in realt\u00e0 deriva atipica dei melanosomi di una cute normalmente tendente al biondo, influenzati da un&#8217;anomala produzione di pigmenti fuori dallo schema della noiosa, paglierina normalit\u00e0. Situazione analoga a quanto si verifica, assai pi\u00f9 raramente, in specie animali come piccoli mammiferi, lepri, cani, mustelidi o cos\u00ec via a seguire, con il folto manto che diventa indistinguibile, in materia di tonalit\u00e0, a quello tipico di una volpe in caccia nei boschi tipici di un&#8217;Europa d&#8217;altri tempi. Trattasi nello specifico, per usare terminologia dal taglio mendeliano, di un gene recessivo che viene trasmesso solamente nel raro caso in cui entrambi i genitori lo possiedano, mentre la presenza nel patrimonio di uno soltanto generer\u00e0 un piccolo del tutto privo d&#8217;anomalie. Il che spiega chiaramente, fu pronto ad esclamare l&#8217;intero mondo accademico, la rarit\u00e0 di queste cavallette! Siamo chiaramente di fronte a un qualche tipo di disfunzione dei caratteri del nascituro, o per meglio dire un binario controproducente  dell&#8217;evoluzione, data l&#8217;importanza del mimetismo per la sopravvivenza continuativa di questa specie. Almeno finch\u00e9 esattamente undici anni fa, presso l&#8217;Insectarium e Casa delle Farfalle dell&#8217;Audubon Nature Institute di New Orleans, all&#8217;entomologo Jayme Necaise coadiuvato da un&#8217;entusiasta cooperativa di colleghi non venne in mente di rimettere mano all&#8217;ormai antico esperimento, sfruttando questa volta una schiera ben pi\u00f9 nutrita di katydidi dalla colorazione fuori norma. Letterali dozzine di ensiferi, questo il nome del loro sott&#8217;ordine, abbastanza variabili nella loro colorazione da costituire quella che lui avrebbe definito &#8220;la sua gabbia arcobaleno&#8221; affiancata da svariate altre in cui rinchiudere esemplari in et\u00e0 d&#8217;accoppiamento dell&#8217;una oppur l&#8217;altra tonalit\u00e0. Primo passo di una serie d&#8217;esperimenti destinati a durare qualche settimana (tanto il tempo necessario dal concepimento alla schiusa delle 30-35 uova per esemplare) seguita dalla precisa annotazione cromatica dei nascituri. Ed ecco quindi l&#8217;attimo della scoperta precedentemente accennata: che non soltanto una femmina rosa accoppiata con un maschio rosso possa produrre, in un rateo di 3 ad 1, alcuni esemplari perfettamente rosa (contrariamente a quanto dovrebbe succedere per la teoria del gene recessivo) ma che anche nel caso in cui entrambi i soggetti dell&#8217;esperimento siano perfettamente verdi, avendo avuto un solo genitore di colore rosa, la terza generazione potr\u00e0 comunque nascere occasionalmente di quello stesso, anomalo colore. Impugnando a questo punto il prototipico rasoio di Occam, strumento scientifico per cui una volta eliminato l&#8217;impossibile, resta l&#8217;unica, improbabile spiegazione, quale conclusione possiamo trarre da tutto questo? Siate forti, sedetevi se necessario: che il gene recessivo in realt\u00e0 \u00e8 quello che dona alle cavallette il colore VERDE e che quest&#8217;ultime naturalmente, senza interferenze esterne di nessun tipo, dovrebbero essere TUTTE ROSA, dalla prima all&#8217;ultima. In altri termini &#8220;il gemello cattivo&#8221; inteso come anomalo rispetto alle premesse di partenza, \u00e8 proprio quello che \u00e8 riuscito a guadagnarsi un posto nel mondo, fuori dalla metaforica cantina delle possibili alternative di partenza. Incredibile, nevvero?<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/5fjtAgN4dJg\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Pink-Katydid-on-Rose-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28647\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Pink-Katydid-on-Rose-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Pink-Katydid-on-Rose-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/07\/Pink-Katydid-on-Rose.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>L&#8217;unica situazione in cui la cavalletta rosa potrebbe presentare un qualche tipo di vantaggio: quando si posa sopra un fiore, o bocciolo, dello stesso identico colore. Il che, data la natura migratoria di queste creature, non pu\u00f2 che avvenire in casi piuttosto rari.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Che cosa pu\u00f2 mai aver garantito nel progredire delle epoche, dunque, la preponderante superiorit\u00e0 delle cavallette di colore verde&#8230; A ben pensarci, esiste una sola possibile spiegazione: che tutte quelle incapaci di mimetizzarsi, finendo ben pi\u00f9 facilmente nella pancia dei predatori, riescano soltanto raramente ad arrivare all&#8217;et\u00e0 dell&#8217;accoppiamento. E questo indipendentemente dal colore, pi\u00f9 o meno recessivo, del proprio partner d&#8217;occasione. Per tornare dunque alla nostra monumentale rivelazione, tutte le cavallette sarebbero rosa, se soltanto, tutte le cavallette rosa non venissero sistematicamente fagocitate!<br>\u00c8 una straordinaria finestra rivelatrice, questa, sulla maniera esatta in cui funziona la selezione naturale. Che non prevede affatto, come nella vicenda della &#8220;nuova razza umana&#8221; emergente nei fumetti degli X-Men, un mero rapporto conflittuale tra i fattori esterni e la genetica alla base di utili mutazioni, semplicemente perch\u00e9 sono proprio quest&#8217;ultime, nel caso delle cavallette, a risultare vincenti fin dal primo momento in cui emergono nelle floride circostanze di un possibile mondo, presente o futuro. Particolarmente nel caso della cavalletta rosa, che proprio essendo &#8220;forma naturale&#8221; a differenza di quelle arancioni o gialle, presenta tale livrea fin dal momento stesso in cui viene al mondo. <br>Un po&#8217; come l&#8217;insegna di un negozio di caramelle, che invita i passanti a banchettare di quella gustosa forma, ben prima che la beneamata Katy possa giungere a salvarle, portando il dono dell&#8217;altrui genetica continuit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;\u00c8 stata Katy, non \u00e8 stata Katy. \u00c8 stata Katy, vero?&#8221; Implacabile questione, infinitamente riproposta dalla voce che discute in mezzo al mare d&#8217;erba campagnolo. Katy-did (katydidn&#8217;t, katydid, shedidn&#8217;t?) Questo il nome ed il cognome, non per niente, della piccola creatura che di salto in salto, pone la sua forma simile a una foglia sopra &#8230; <a title=\"Cavalletta verde o cavalletta rosa? 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