{"id":27967,"date":"2019-04-06T06:16:23","date_gmt":"2019-04-06T04:16:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=27967"},"modified":"2019-04-06T06:16:40","modified_gmt":"2019-04-06T04:16:40","slug":"il-coraggio-di-una-guida-turistica-di-fronte-alla-furia-degli-elefanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=27967","title":{"rendered":"Il coraggio di una guida turistica di fronte alla furia degli elefanti"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/nT-9Xpy6KXY\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/04\/Elephants-Encounter-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27969\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/04\/Elephants-Encounter-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/04\/Elephants-Encounter-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/04\/Elephants-Encounter.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Molte sono le cose di cui tener conto mentre si percorre una strada sterrata sudafricana all&#8217;interno del selvaggio territorio del Kruger Park. Ci sono ostacoli sul sentiero? Pozzanghere dall&#8217;area sospetta, capaci di nascondere buche eccessivamente profonde? Ci sono branchi di bufali che minacciano di attraversare? Leoni, ghepardi, famiglie di antilopi o impala? Ci\u00f2 che normalmente non preoccupa il sistema di sicurezza ereditario dell&#8217;istinto umano, \u00e8 la possibilit\u00e0 di trovarsi all&#8217;improvviso di fronte ad un pachiderma alto all&#8217;incirca 4 metri per 6 tonnellate di peso, ovvero caratterizzato da dimensioni superiori rispetto allo stesso veicolo che diventa, in quel caso, un&#8217;ancora di salvezza capace di riportarci sani e salvi nel familiare reame della civilt\u00e0 umana. E comprensibilmente arrabbiato, per la rumorosa intrusione all&#8217;interno del suo sacro territorio. Pi\u00f9 o meno quello che capit\u00f2 a Lee Fuller ed il suo collega Alan Yeowart (utilizzatore della telecamera l&#8217;uno, uomo al volante l&#8217;altro) durante una &#8220;tranquilla&#8221; lezione sul comportamento del genus <em>Loxodonta<\/em>, comunemente detto elefante africano. Ma aspettate, c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro: poich\u00e9 col progredire dei fatali secondi, mentre l&#8217;autista col ghiaccio nelle vene si affretta ad arrestare il veicolo al fine di non peggiorare ulteriormente la situazione, al propagarsi di un&#8217;inaudibile fruscio tra le fresche fronde della foresta, ombre nere si profilano all&#8217;orizzonte: non era questo in effetti un esemplare solitario, bens\u00ec il membro maschio di un branco al comando di una solenne matriarca proboscideale, con tutto il suo seguito di ancelle, spasimanti e almeno un cucciolo, momentaneamente visibile ai margini dell&#8217;inquadratura. Terrore. Ansia incrementata dall&#8217;eco di assordanti barriti sempre pi\u00f9 prossimi al parafango. L&#8217;orribile realizzazione di trovarsi in quel doloroso attimo, essenzialmente, a pochi minuti dalla fine della propria esistenza in Terra. Tutti conoscono, ovviamente, la rabbia che una mamma orsa coi piccoli pu\u00f2 scatenare al pensiero, pi\u00f9 o meno giustificato, che la propria prole stia subendo un qualche tipo di minaccia. Ed ora immaginate la stessa cosa, moltiplicato fino al peso di un furgone delle consegne di Amazon, con due lunghe zanne che partono dal punto in cui dovrebbero trovarsi gli specchietti retrovisori! Ora, ci sono diversi comportamenti che possono essere scelti in un simile frangente: forse quello istintivamente pi\u00f9 convincente potrebbe risultare il rapido inserimento della retromarcia, per dare massima potenza ai motori con la finalit\u00e0 di far scomparire il pericolo dietro una curva, per poi effettuare una rapida inversione a U. Ci\u00f2 ha diversi vantaggi ovviamente, tra cui quello che gli elefanti, almeno in linea di principio ed in quanto erbivori, non dovrebbero presentare alcuna naturale pulsione all&#8217;inseguimento. Ma ci sono anche rischi significativi, il primo dei quali potrebbe essere sbagliare la manovra, finendo di traverso con il veicolo o peggio, contro un cespuglio poco visibile, quindi momentaneamente bloccati mentre i titani grigiastri avanzano con occhi di brace fino alla fiancata della scatoletta di metallo contenente quegli ospiti sommamente indesiderati. E non \u00e8 affatto difficile immaginare ci\u00f2 che potrebbe succedere, di l\u00ec a poco&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/4sChXVFyEn4\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/04\/Elephants-Road-Rage-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27970\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/04\/Elephants-Road-Rage-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/04\/Elephants-Road-Rage-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/04\/Elephants-Road-Rage.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Il rapporto pluriennale degli elefanti con le automobili rappresenta una colorita vicenda ricca di amore e odio. Che pu\u00f2 comportare, in determinate quanto problematiche situazioni, l&#8217;apparente desiderio di trasformare la quattroruote in un amaca composta da contorte lamiere fumanti.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Del resto, lo sappiamo tutti fin troppo bene: di fronte agli animali selvatici si consiglia d&#8217;evitare qualsiasi tipo di movimento brusco. E se ci\u00f2 vale per gli spostamenti prodotti dalle nostre gambe, ancor pi\u00f9 risulta vero per quelli accoppiati al ruvido suono di un motore rinchiuso nel cofano, capace di peggiorare l&#8217;indole gi\u00e0 molto alterata di un mammifero entrato in modalit\u00e0 &#8220;scappa o distruggi&#8221;. Ecco perch\u00e9 la guida sudafricana, piuttosto che accelerare al massimo della velocit\u00e0 spinge delicatamente il pedale, portando la sua velocit\u00e0 massima a quella di spostamento normale di un elefante. Ma \u00e8 proprio a causa di questo, che un diverso tipo di sfida si profila di fronte alla tranquilla esecuzione della manovra: come mantenere tranquilli gli altri, potenzialmente disinformati o inclini al panico, occupanti dei sedili del fuoristrada? La risposta appare pi\u00f9 che mai evidente: spiegando, passo passo e con voce pacifica, tutte le implicazioni meno evidenti della casistica che si sta vivendo. &#8220;Piano, piano, lentamente. Loro non hanno davvero intenzione di attaccarci. Dobbiamo soltanto mantenere un&#8217;area di calma apparente ed il pi\u00f9 possibile, contagiosa&#8230;&#8221; E cos\u00ec via a seguire, in una serie di frasi sussurrate ed appena udibili al di sopra del suono del motore, il cui tono ricorda vagamente quello di un esperto ipnotizzatore. Cos\u00ec lo stratagemma, chiaramente gi\u00e0 collaudato, funziona: evidentemente convinti di aver affidato la propria vita a una persona esperta, i turisti non alzano la voce, non si mettono a gridare e quel che \u00e8 maggiormente importante, non sembrano cedere al  richiamo melenso dell&#8217;assoluto panico, capace di uccidere la mente, ancor prima di mettere a rischio quel corpo che la sostiene.<br>Mentre a noi che osserviamo tranquillamente da casa, potrebbe naturalmente insorgere un pi\u00f9 che giustificato interrogativo: come faceva a sapere, quest&#8217;uomo, che gli elefanti non avrebbero caricato? Beh, in effetti e contrariamente a quanto si potrebbe pensare, considerata l&#8217;intelligenza e complessit\u00e0 del cervello di questi animali (con fino a 5 Kg di materia grigia) esistono dei particolari modi. Di cui scrissero, in momenti diversi ma entrambi spesso riportati online, i due naturalisti George Schaller (tedesco) e Iain Douglas-Hamilton (inglese) quest&#8217;ultimo particolarmente noto per i suoi progetti di conservazione a vantaggio di questi magnifici animali e gli svariati libri prodotti sull&#8217;argomento. Sebbene fosse stato il suo collega continentale, verso la met\u00e0 degli anni &#8217;90, a notare ed analizzare nei propri video la serie di quei segni considerati rivelatori, nell&#8217;interpretare l&#8217;effettivo stato d&#8217;animo di un protettore zannuto del branco. Primo e pi\u00f9 evidente dei quali, risulta essere la posizione delle orecchie: portate all&#8217;indietro lungo il corpo, nel caso in cui egli abbia effettive intenzioni malevole, oppure aperte  in posizione perpendicolare ad esso, nel caso in cui l&#8217;obiettivo sia rendersi ancor pi\u00f9 grandi al fine di spaventare un potenziale nemico, senza dover ricorrere alla violenza. Mentre un altro aspetto di cui tener conto, allo stesso tempo, \u00e8 il movimento della proboscide e delle zampe. Le quali, nel caso in cui vengano sollevate in alternanza e fatte oscillare da una parte all&#8217;altra, lasciano intendere un chiaro stato d&#8217;incertezza, piuttosto che come si potrebbe inizialmente tendere a pensare, crescente nervosismo. Detto questo, l&#8217;interpretazione del linguaggio del corpo degli animali non \u00e8 mai una scienza esatta, poich\u00e9 si occupa di trarre indicazioni da uno stato fluido in continuo divenire. E un elefante non \u00e8 propriamente un computer, che si comporta sempre nello stesso identico modo previsto dal suo programma.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/I8R50nvv5gc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/04\/Elephant-faceoff-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27968\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/04\/Elephant-faceoff-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/04\/Elephant-faceoff-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/04\/Elephant-faceoff.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Un altro esempio di supremo coraggio di fronte al pericolo che avanza: la guida turistica e studioso Alan McSmith affronta l&#8217;enorme creatura mostrandosi calmo e inamovibile. Il che sembra sortire, all&#8217;ultimo secondo, esattamente l&#8217;effetto desiderato. Dopo tutto, i segni apparivano molto chiari&#8230;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il problema principale, ad ogni modo, resta il fatto che l&#8217;elefante, per una ragione o per l&#8217;altra, non rientra tra quegli animali che la cultura popolare moderna ci ha insegnato a considerare un pericolo immediato, nonostante le circa 500 persone che perdono la vita a causa di questi animali dopo il trascorrere medio di un anno. Ci\u00f2 perch\u00e9 gli antichi territori, un tempo appannaggio esclusivo del gran gigante della foresta, vengono progressivamente occupati da campi coltivati, infrastrutture turistiche o altre moderne amenit\u00e0. Senza preoccuparsi in alcun effettivo modo, prima di espandersi, d&#8217;inviare comprensibile comunicazione diplomatica ai soli veri proprietari di questi luoghi. E soltanto valide ad arginare il problema, piuttosto che risolverlo, si sono dimostrate soluzioni come l&#8217;iniziativa promossa dallo stesso Iain Douglas-Hamilton di Elephant &amp; Bees, mirante a scoraggiare l&#8217;attacco dei titani mediante una maggiore diffusione sul territorio africano della pratica dell&#8217;apicultura, secondo l&#8217;idea dimostrata che tali insetti vantino la capacit\u00e0 di spaventare a morte coloro che sono diventati, loro malgrado, gli unici intrusi. Finch\u00e9 inevitabilmente, avviene l&#8217;incontro con una guida\/turista\/agricoltore\/addetto alla foresteria. <br>Ed allora, non resta molto da fare: poich\u00e9 un elefante corre su brevi tratti alla velocit\u00e0 media massima di 35-40 Km\/h, abbastanza per travolgere qualsiasi umano in fuga non sia Usain Bolt, senza neppure il bisogno di girare intorno ad ostacoli come siepi e piccoli alberi che rallenteranno la nostra fuga. E neppure fingersi morti, a quanto pare, sembra sortire l&#8217;effetto sperato: vista la capacit\u00e0 da parte di simili animali di mettere l&#8217;inganno alla prova, calpestando il presunto &#8220;cadavere&#8221; ormai totalmente privo di difese. L&#8217;unica speranza, in campo aperto, \u00e8 quella di lanciare un cappello come distrazione e salire su un alto e robusto albero, come un baobab. Ma non \u00e8 sempre possibile individuare, nell&#8217;attimo del pi\u00f9 tremendo bisogno, la rassicurante sagoma di un baobab.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molte sono le cose di cui tener conto mentre si percorre una strada sterrata sudafricana all&#8217;interno del selvaggio territorio del Kruger Park. Ci sono ostacoli sul sentiero? Pozzanghere dall&#8217;area sospetta, capaci di nascondere buche eccessivamente profonde? Ci sono branchi di bufali che minacciano di attraversare? Leoni, ghepardi, famiglie di antilopi o impala? 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