{"id":27765,"date":"2019-03-07T06:15:26","date_gmt":"2019-03-07T05:15:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=27765"},"modified":"2019-03-07T06:24:02","modified_gmt":"2019-03-07T05:24:02","slug":"questo-alieno-tentacolare-e-il-piu-misterioso-fantasma-dei-mari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=27765","title":{"rendered":"Questo alieno tentacolare \u00e8 il pi\u00f9 misterioso fantasma dei mari"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/L8xXnVkOGsA\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/03\/Magnapinna-Squid-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27768\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/03\/Magnapinna-Squid-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/03\/Magnapinna-Squid-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/03\/Magnapinna-Squid.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 affatto semplice, dal punto di vista dell&#8217;interfaccia uomo-macchina, inquadrare a 7828 metri profondit\u00e0 un qualcosa dai contorni indistinti, nonch\u00e9 dimensioni, forma e caratteristiche ignote. Eppure vien presto da immaginarsi, mentre si guarda il pi\u00f9 famoso filmato mai ripreso da un ROV (Sottomarino a Comando Remoto) della Shell Oil Company presso Houston nel Golfo del Messico, che sia proprio la leggendaria creatura soggetto di tale registrazione a spostarsi in maniera impossibilmente rapida da un lato all&#8217;altro della scena, ricomparendo ogni volta un po&#8217; pi\u00f9 vicino all&#8217;osservatore. Imitando alcuni degli orrori eldritchiani immaginati dallo scrittore dell&#8217;horror fantastico H.P. Lovecraft, coi quali del resto \u00e8 presente anche una certa somiglianza esteriore di base. A voler essere ottimisti, s&#8217;intende: poich\u00e9 non c&#8217;\u00e8 nulla, nella seppia gigante <em>Magnapinna atlantica<\/em> delle familiari membra antropomorfe di Cthulhu o Nyarlathotep, n\u00e9 del ventre materno della capra nera Shub-Niggurath, per non parlare della rassicurante onniscenza e illuminazione del loro eterno supervisore cosmico, la chiave e la porta, Yog-Sothoth. A meno di voler considerare ci\u00f2 che potrebbe nascondersi al di sotto dell&#8217;ampio mantello (termine tecnico nella descrizione dei cefalopodi) o &#8220;corpo principale&#8221; al di sotto del quale si estendono lunghi tentacoli che scendono a scomparire nelle oscure profondit\u00e0 marine.<br>Risulta comunque assai importante questa testimonianza, risalente all&#8217;ormai remoto 2007, per la maniera in cui riusc\u00ec a fare breccia nella coscienza pubblica, forse proprio in funzione della sua visibilit\u00e0 non propriamente ideale, simile a quelle naturalmente associate agli avvistamenti di Bigfoot, Nessie ed altri criptidi pi\u00f9 vicini alla superficie. Con un&#8217;importante differenza, al di sopra di tutte le altre: il fatto che a simili profondit\u00e0, e in luoghi tanto remoti, l&#8217;ignoto abbia ancora ragione e modo d&#8217;esistere, riservando spazi a creature che potrebbero anche, per quanto ci \u00e8 offerto di comprendere, provenire da universi paralleli o pianeti remoti. \u00c8 un fatto pienamente acclarato, a tal proposito, che l&#8217;esistenza di un simile animale (se di ci\u00f2 si tratta) non pot\u00e9 essere confermata da occhi umani prima del 1907, per un esemplare catturato accidentalmente a largo delle Azzorre da un gruppo di pescatori. Il quale comunque, tirato su dagli abissi della sua placida (?) esistenza, risulto a tal punto danneggiato da sfuggire inizialmente ad alcun tentativo di classificazione pi\u00f9 approfondita che un&#8217;inserimento dubbio nella famiglia <em>Mastigoteuthidae <\/em>(seppie con tentacoli a frusta). Esperienza che ebbe modo di ripetersi almeno in parte nel 1956 presso le acque incontaminate dell&#8217;Atlantico del Sud, quando il biologo marino inglese Alister Hardy tent\u00f2 d&#8217;inserire un secondo ritrovamento tra gli <em>Octopoteuthidae<\/em>, senza basi solide basate su metodi impossibili da confutare. Ma la svolta sarebbe avvenuta nel 1980, quando ai due studiosi Michael Vecchione e Richard Young vennero sottoposti altrettanti campioni rinvenuti questa volta nel Pacifico di quelli che potevano soltanto essere esemplari molto giovani dello stesso essere precedentemente annotato nelle pubblicazioni scientifiche, per il quale sarebbe stato finalmente coniato dopo 18 anni di studi e approfondimenti l&#8217;appellativo familiare <em>Magnapinnidae<\/em>, tutt&#8217;ora dato per buono. Ma la natura e la portata di un simile mistero, dinnanzi all&#8217;evidenza dei fatti, erano ancora ben lontane da un qualsivoglia grado significativo di risoluzione&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/VvEPSYRnmRM\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/03\/Magnapinna-Squid-Song-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27767\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/03\/Magnapinna-Squid-Song-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/03\/Magnapinna-Squid-Song-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/03\/Magnapinna-Squid-Song.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Il fatto che uno dei video pi\u00f9 esaurienti sulle <em>bigfin squid<\/em> (let. seppie grandi-pinne) sia stato prodotto principalmente allo scopo di associargli una breve canzone jazz la dice molto lunga sull&#8217;effettiva carenza d&#8217;informazioni che grava in materia.<br><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Volendo accennare quindi alle poche nozioni di natura biologica e comportamentale di cui disponiamo, quasi tutte di natura assolutamente empirica, sul tema di questa seppia straordinariamente elusiva ed almeno per quanto ci \u00e8 dato di comprendere, rara, possiamo iniziare dal dato stranamente incerto delle sue dimensioni: ci\u00f2 che occorre infatti considerare quando si osservano registrazioni effettuate a svariate migliaia di metri di profondit\u00e0 \u00e8 l&#8217;oscurit\u00e0 del fondale, con conseguente assenza pressoch\u00e9 totale di punti di riferimento. Ci\u00f2 che \u00e8 stato possibile desumere tuttavia dalle immagini riprese nel 2007, poste subito in relazione con un video altrettanto famoso risalente a sei anni prima e girato da un ROV dello MBARI (Monterey Bay Aquarium Research Institute) presso l&#8217;isola hawaiana di O\u02bbahu, alla profondit\u00e0 di 3.380 metri, \u00e8 una probabile dimensione degli esemplari osservati tra gli 8 e i 9 metri tentacoli inclusi, bench\u00e9 gli scienziati siano tutt&#8217;ora dubbiosi che ci\u00f2 possa corrispondere alle proporzioni di un esemplare adulto. Il quale del resto, assai probabilmente, non si sarebbe mai spinto tanto in &#8220;prossimit\u00e0&#8221; della superficie. Per quanto concerne d&#8217;altra parte l&#8217;aspetto ecologico, il tipo di sostentamento pi\u00f9 probabile acquisito dalle seppie <em>Magnapinnidae<\/em> \u00e8 stato giudicato provenire dagli stessi fondali marini, presumibilmente esplorati e rastrellati dalla creatura grazie al trascinamento sistematico dei propri lunghissimi tentacoli, oppure potenzialmente alla disposizione degli stessi in uno stato d&#8217;immobilit\u00e0 tale da fungere come trappole, pronte a serrarsi sull&#8217;incolpevole ed inconsapevole preda. \u00c8 del resto palese, nell&#8217;atipica presenza di un vero e proprio &#8220;gomito&#8221; ad angolo retto nella parte pi\u00f9 alta degli stessi, un qualche tipo d&#8217;intento evolutivo nell&#8217;ampliare la superficie al suolo coperta dagli stessi, esattamente come avverrebbe per l&#8217;attrezzatura di un sinistro burattinaio. Anche la lunghezza, ipotizzata essere uguale per ciascun braccio (diversamente da quanto avviene per le seppie comuni che hanno due tentacoli pi\u00f9 lunghi, facilmente riconducibili alle trecce dei bambini-cefalopodi protagonisti del <em>videogame <\/em>Splatoon) potrebbe avere una funzione valida a tale scopo, oltre ad accomunare inerentemente l&#8217;intera famiglia alla categoria preistorica dei Belemniti, antichi cefalopodi dotati di uno scheletro solido e appendici chitinose.<br>Delle modalit\u00e0 con cui simili seppie trovano il proprio partner per l&#8217;accoppiamento attraverso le oscure distese del vasto mare, invece, non sappiamo alcunch\u00e9. Certamente, dovranno disporre di un sistema dalla notevole efficienza e complessit\u00e0, affine a quello di taluni pesci abissali o rane pescatrici.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/emA0naFyQR0\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/03\/Magnapinna-Squid-Closeup-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27766\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/03\/Magnapinna-Squid-Closeup-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/03\/Magnapinna-Squid-Closeup-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/03\/Magnapinna-Squid-Closeup.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Il video dello MBARI, a quanto pare lungo ben 10 minuti, compare su YouTube soltanto in questa forma estremamente abbreviata. Appare evidente, tuttavia, come l&#8217;assenza della strana tinta verde di quello della Shell Oil faccia molto per ridurre la natura mostruosa del sinuoseggiante protagonista di giornata.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Come? Dove? Perch\u00e9? Il quando, almeno per ora, lasciamolo ad altri tipi di misteri! Quantunque simili essenziali domande possano, in relazione all&#8217;analisi situazionale di testimonianze variabilmente arcane, offrire strumenti per l&#8217;acquisizione mentale di proporzioni soddisfacenti, va di rimando considerata una semplice verit\u00e0, pur sempre applicabile nell&#8217;Universo: che la pazienza \u00e8 la pi\u00f9 importante virt\u00f9 di uno scienziato. La capacit\u00e0 di attendere, nonch\u00e9 rassegnazione al fatto che, per quanto ci \u00e8 lecito comprendere, talvolta le rivelazioni non avvengono nel corso della nostra intera insignificante vita. <br>Continueremo, dunque, a inviare i nostri sottomarini telecomandati alla ricerca di&#8230; Qualcosa. Sperando, e temendo allo stesso tempo, che simili macchine possa un giorno arrivare al cospetto di&#8230; Qualcosa. O forse dovremmo a questo punto chiamare tale specifica scheggia d&#8217;esistenza col nome che gli compete. Ovvero&#8230; Egli, Colui. Qualcuno?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 affatto semplice, dal punto di vista dell&#8217;interfaccia uomo-macchina, inquadrare a 7828 metri profondit\u00e0 un qualcosa dai contorni indistinti, nonch\u00e9 dimensioni, forma e caratteristiche ignote. 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