{"id":27578,"date":"2019-02-10T06:11:31","date_gmt":"2019-02-10T05:11:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=27578"},"modified":"2019-02-10T06:18:40","modified_gmt":"2019-02-10T05:18:40","slug":"il-trionfo-chilometrico-delle-improbabili-alpiniste-boliviane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=27578","title":{"rendered":"Il trionfo chilometrico delle improbabili alpiniste boliviane"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/hGxxvefRk9A\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/02\/Cholita-Climbers-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27579\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/02\/Cholita-Climbers-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/02\/Cholita-Climbers-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/02\/Cholita-Climbers.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Percepire, nel giro di un momento, il dissolversi del velo che divide le diverse percezioni, trasportando il proprio essere al di l\u00e0 del tempo. Mentre il vento che discende dalla stratosfera, trasportato oltre i confini dei continenti, discende contro il proprio volto ricoperto da un passamontagna in lana, occhiali protettivi e il casco simbolo di un&#8217;attivit\u00e0 elettiva. Ovvero il sogno di molti abitanti del grigiore contesto urbano: venire fin quass\u00f9, assieme a buone amiche, costruire un valido ricordo e stabilire nuovi record come fosse una cosa da nulla. Mentre pensa questo, salutando mentalmente suo marito e il figlio, la capo-cordata abbassa i polsi lungo i fianchi variopinti; <em>&#8220;Maldita sea!&#8221;<\/em> sar\u00e0 stato per un vortice di bassa pressione, che la prima e la seconda gonna minacciavano d&#8217;ingarbugliarsi?<br>Costituisce un&#8217;idea molto diffusa, anche grazie ai chiari precedenti, che l&#8217;attivit\u00e0 di scalare una delle sette montagne pi\u00f9 alte dei rispettivi continenti possa essere intrapresa a qualsiasi et\u00e0, grazie a quella risorsa inesauribile che \u00e8 la forza di volont\u00e0 umana. Ci\u00f2 \u00e8 del resto riferito, per il semplice senso comune, a tutti coloro che un simile sport l&#8217;hanno saputo praticare per lunghi anni, a partire dalla gloria dei successi conseguiti in giovent\u00f9. Non a cinque donne di famiglia, cuoche per professione e anche nel fisico, con un&#8217;et\u00e0 che oscilla tra i 44 e 50 anni, la cui esperienza pregressa in campo montanaro prima del 2014 ammontava unicamente a preparare il cibo e l&#8217;equipaggiamento per i propri mariti, guide montanare della citt\u00e0 di La Paz. E di certo, indossando qualsiasi cosa, tranne l&#8217;ingombrante abito tradizionale del suo popolo, interconnesso strettamente alla particolare categoria sociale delle cosiddette <em>cholita<\/em>, un termine che forse qui in Italia non saremmo abituati ad associare al ben pi\u00f9 noto maschile, non diminutivo <em>cholo<\/em> (pl. <em>cholos<\/em>) il cui significato originario dovrebbe essere ricondotto al concetto &#8220;mezzosangue&#8221;. Laddove in effetti, attraverso i secoli, lo slittamento semantico l&#8217;avrebbe portato a riferirsi ad un concetto differente a seconda del paese di utilizzo: un gangster messicano, un immigrato negli Stati Uniti e in Sud America, secondo una lunga tradizione, quella fascia di popolazione indigena che un volta entrata in contatto con la civilt\u00e0 europea, intraprese una serie di mutamenti nelle proprie dinamiche sociali. Tra cui una particolarmente degna d&#8217;encomio: l&#8217;emancipazione della donna. Di <em>cholitas <\/em>possiamo vederne tantissime, percorrendo con gli occhi e l&#8217;immaginazione le principali citt\u00e0 e aree semi-rurali di paesi come il Cile ed il Per\u00f9. Sono spesso venditrici di strada, padrone di negozi o addette a servizi di vario tipo, sempre rigorosamente vestite di tutto punto, ingioiellate e col coronamento totalmente fuori dal contesto, specialmente in Bolivia, di quella che potrebbe quasi definirsi una bombetta in pieno stile londinese, se non fosse di due misure troppo piccola rispetto al diametro della testa. \u00c8 tuttavia importante notare, a proposito di questo gruppo culturale composto largamente d&#8217;indigene di etnia Aymara e Quechua, come il termine <em>cholitas <\/em>avesse in origine un&#8217;accezione per lo pi\u00f9 negativa. Ragion per cui riuscire ad incarnare un tale spirito, persino sulla cima dei 6.962 metri dell&#8217;impressionante monte Acocangua, maggiore al mondo fuori dall&#8217;Asia (il che lo rende ad ogni modo &#8220;soltanto&#8221; il 189\u00b0 pi\u00f9 alto della Terra) \u00e8 la dimostrazione di un rinnovato orgoglio di categoria, acquisito attraverso i lunghi anni di conquiste di cui questa costituisce solamente l&#8217;ultima, bench\u00e9 di certo, una delle pi\u00f9 notevoli ad aver trovato terreno fertile tra le vorticose correnti dell&#8217;informazione moderna.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/NJDgDDln-4g\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/02\/Cholitas-Flag-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27580\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/02\/Cholitas-Flag-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/02\/Cholitas-Flag-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/02\/Cholitas-Flag.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Attentamente ripiegata nelle borse al seguito, una dotazione essenziale di queste vere e proprie eroine dell&#8217;America Meridionale \u00e8 la bandiera dai riconoscibili colori boliviani, dispiegata con orgoglio al raggiungimento del punto pi\u00f9 alto a disposizione. In un attimo saliente che non pu\u00f2 certo fare a meno di richiamare qualche trattenuta lacrima di commozione. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La storia delle Cholita Climbers, un gruppo in effetti formato da ben 11 donne in pianta pi\u00f9 o meno stabile tra cui le fedelissime Domitila Alana, 42 anni, Bertha Vedia, 48, Lidia Huayllas, 48 e Dora Magueno, 50,&nbsp; inizia come accennato poco sopra cinque anni fa, con la scalata molto tecnica ma relativamente poco elevata del monte Huayna Potos\u00ed, coi suoi  6.088 metri circa 25 Km a nord di la Paz. Impresa a cui avrebbero fatto seguito, nel giro di soli due anni, l&#8217;Acotango (6.052 metri), il Parinacota (6.348), il Pomerape (6.281) e il notoriamente difficilissimo Illimani (6.402) tutti rigorosamente oltre la soglia dei sei chilometri e corrispondenti al tipo d&#8217;impresa che potrebbe, idealmente, risplendere sul curriculum di un qualsivoglia alpinista viaggiatore. Fino al succitato traguardo raggiunto verso la fine di questo gennaio, di quello che aveva rappresentato per loro un sogno di vecchia data: i 6,9 chilometri del maestoso Acocangua, capace di competere nelle grafiche di riferimento con l&#8217;Everest e gli altri principali monti del nostro pianeta. E questo sempre con gli strati sovrapposti di gonne e altri capi d&#8217;abbigliamento, rigorosamente indossati a coprire l&#8217;attrezzatura da scalata, come fondamentale simbolo del senso ultimo e il principale motivo della missione. Completo in ogni sua parte tranne che, per ovvie ragioni, le elaborate spille d&#8217;oro o d&#8217;argento e la fondamentale bombetta, in realt\u00e0 uno tra gli elementi pi\u00f9 riconoscibili del cosiddetto &#8220;stile cholita&#8221;, in merito alla quale c&#8217;\u00e8 una storia in realt\u00e0 piuttosto interessante. Vuole infatti la leggenda che, verso la fine del XIX secolo, due fratelli commercianti di Manchester avessero fatto produrre uno stock del popolare cappello britannico, da vendere a coloro che si stavano occupando di costruire in quel remoto paese la ferrovia. Ma che successivamente alla consegna, si fosse scoperto che gli scuri copricapi avessero per errore una dimensione troppo piccola per essere calcati da un uomo, ragion per cui gli addetti ne avessero fatto dono alle loro signore. E non \u00e8 certo difficile immaginare il tipo di associazione che sarebbe venuta a crearsi, per lo pi\u00f9 mentalmente, tra un indumento presumibilmente maschile e le sue portatrici appartenenti all&#8217;altro lato del confine tra i sessi: intraprendenza, rottura rispetto alle tradizioni e i costumi acquisiti, la ricerca ultrarapida della pi\u00f9 avveniristica modernit\u00e0. Un tipo di proficua equivalenza, tra i mondi maschile e femminile, che ritroviamo anche nella storia delle Climbing Cholitas, la cui origine parrebbe risalire a uno scambio quasi umoristico tra la fondatrice e il suo consorte, guida alpina dell&#8217;Illimani, al quale lei avrebbe chiesto con tono irritato &#8220;Ma una volta arrivati lass\u00f9, cosa fate?&#8221; Soltanto per sentirsi rispondere: &#8220;Perch\u00e9 la prossima volta, non vieni a vederlo anche tu di persona?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/xMFf0DeSrAk\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/02\/Fighting-Cholitas-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27581\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/02\/Fighting-Cholitas-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/02\/Fighting-Cholitas-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/02\/Fighting-Cholitas.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>Fighting Cholitas, le famose lottatrici di wrestling che operano nella citt\u00e0 di El Alto: un altro tipo di sport alquanto estremo praticato dalle iconiche donne in costume boliviano, nel quale persino una ciabatta, se ce n&#8217;\u00e8 l&#8217;occasione, pu\u00f2 diventare un&#8217;arma dalla comprovata efficienza.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 un&#8217;ideale narrazione in tutto questo, e quella che potrebbe definirsi la perfetta realizzazione di un compito d&#8217;assoluta importanza, dinanzi alla categoria, il ruolo sociale e i doveri mantenuti nei riguardi dei propri parenti. Dimostrando a se stesse, ancor prima che agli altri, la maniera in cui determinate scelte prese non condizionano pi\u00f9 di tanto ci\u00f2 che si pu\u00f2 scegliere di diventare un giorno&#8230; Persino se questo dovesse presentarsi sul cammino una volta superata la svolta centrale del nostro periodo di permanenza su questa Terra. Che tutti possono affermare, con basi solide, di aver conosciuto dal basso, mentre ben pochi hanno visto dall&#8217;angolazione diametralmente opposta, sopra le nubi ed oltre i confini del cielo distante. Perch\u00e9 riconoscersi come <em>cholita<\/em> o <em>cholo<\/em> non \u00e8 soltanto un appellativo di classe, n\u00e9 tanto meno uno stile <em>fashion <\/em>relativamente fuori dal coro. Ma un potenziale stile di vita, che tuttavia non definisce, o contiene i limiti dei propri traguardi. O almeno cos\u00ec dovrebbe essere in una societ\u00e0, quella contemporanea, in cui le nozioni presunte soverchiano, molto spesso, l&#8217;eguaglianza palese di ogni etnia e nazionalit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Percepire, nel giro di un momento, il dissolversi del velo che divide le diverse percezioni, trasportando il proprio essere al di l\u00e0 del tempo. 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