{"id":27394,"date":"2019-01-19T06:27:01","date_gmt":"2019-01-19T05:27:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=27394"},"modified":"2019-01-19T06:33:16","modified_gmt":"2019-01-19T05:33:16","slug":"lancestrale-pilastro-scrosciante-della-citta-di-berna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=27394","title":{"rendered":"L&#8217;ancestrale pilastro scrosciante della citt\u00e0 di Berna"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Zl69u2wyk94\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/01\/Oppenheim-fountain-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27397\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/01\/Oppenheim-fountain-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/01\/Oppenheim-fountain-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/01\/Oppenheim-fountain.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel suono cristallino dell&#8217;acqua che scorre spiraleggiando attorno alla colonna sempiterna riecheggia la nota di una distante risata, che si estende attraverso i secoli sull&#8217;ultimo capoverso di una curiosa storiella. Che inizia cos\u00ec: uno spagnolo, una svizzera e una francese entrano in un bar. Lo spagnolo \u00e8 Pablo Picasso. La svizzera \u00e8 l&#8217;artista concettuale di origini tedesche M\u00e9ret Oppenheim. La francese \u00e8 Dora Maar, fotografa, poetessa e pittrice nonch\u00e9 allieva ed amante del grande pittore e scultore di Malaga. Mera testimone silente di questo aneddoto, considerato tra i pi\u00f9 importanti punti di svolta per l&#8217;arte del Novecento. Lo scenario: il prestigioso Caf\u00e9 de Flore, luogo di ritrovo a Parigi per un&#8217;intera generazione d&#8217;innovatori e creativi di calibro assolutamente di primo piano nel panorama co\u00e9vo. \u00c8 il 1936, anno in bilico tra le due guerre mondiali e Oppenheim porta al polso il pi\u00f9 curioso degli accessori, un bracciale di bronzo ricoperto da una folta pelliccia, probabilmente prelevata in maniera diretta a da un cervide o simile quadrupede del Settentrione. Al che Picasso, sorridendo, gli dice: &#8220;Ah, mia cara! Se soltanto potessi, ricopriresti di pelo qualsiasi cosa!&#8221; Lei sorride, lo guarda negli occhi, scruta Dora, poi volge gli occhi al tavolo. Sul tavolo c&#8217;\u00e8 una tazzina di t\u00e8, ormai quasi freddo nel pomeriggio che volge al crepuscolo serale. Allora chiama con un gesto enfatico il cameriere per dirgli: &#8220;Buon uomo, potrei avere una pelliccia per la mai bevanda, prima che rischi di congelarsi del tutto?&#8221; Poi saluta gli amici, si alza e corre a far spese, prima di costruire la prima tra le sue opere che sarebbe stata acquistata da un&#8217;istituzione di fama, il Museo MOMA di Parigi.<br>M\u00e9ret Oppenheim, unica donna e contributrice pi\u00f9 giovane del movimento del surrealismo fondato dal suo ex Max Ernst, ulteriore evoluzione del Dadaismo, rimase per buona parte della sua carriera associata a questo concetto della decorazione irsuta degli oggetti comuni, bench\u00e9 essa costituisca soltanto una parte minima della sua carriera d&#8217;artista. A meno che non si voglia considerare un simile gesto in maniera figurativa, come per i celebri baffi tracciati sull&#8217;immagine della Gioconda dal suo mentore e maestro Marcel Duchamp, elementi fuori dal contesto in grado di modificare la percezione sostanziale del loro vicinato. Ed \u00e8 proprio in tal senso, che potremmo scegliere di reinterpretare anche la creazione della maturit\u00e0 ed unica opera pubblica di lei, la pi\u00f9 insolita e memorabile delle fontane collocata nella piazza che porta convenzionalmente il suo nome, posizionata esattamente al centro della capitale del cantone omonimo, nonch\u00e9 ufficiosamente, la Svizzera intera.<br>In un&#8217;intervista la nipote di Oppenheim, Lisa Wenger, afferma: &#8220;Quando la vidi per la prima volta ritornando dall&#8217;Italia, pensai subito quanto la gente di Berna fosse stata coraggiosa.&#8221; E con ci\u00f2 lei intendeva riferirsi ovviamente soltanto a una parte della popolazione locale, poich\u00e9 non poche furono fin da subito le petizioni e proteste per la rimozione di quella che poteva soltanto apparire come un&#8217;aggiunta terribilmente appariscente nella compunta e ordinata citt\u00e0 medievale, ricca di testimonianze di un tempo per nulla psicanalitico e per certi versi, molto pi\u00f9 facile da interpretare. Si trattava di una struttura principalmente in alluminio a sviluppo verticale, con uno scivolo a spirale per l&#8217;acqua tutto attorno e la versione ultra-stilizzata di un tempio di epoca classica a pianta circolare, soavemente collocato sulla sua sommit\u00e0 a ricordare l&#8217;Olimpo degli Dei distanti. Ma la parte migliore, nella storia della sua opera forse pi\u00f9 (involontariamente) controversa, doveva ancora venire&#8230;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/KE27kd73_k8\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"313\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/01\/Meret-Oppenheim-500x313.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27395\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/01\/Meret-Oppenheim-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/01\/Meret-Oppenheim-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/01\/Meret-Oppenheim.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption>L&#8217;opera convenzionalmente denominata <em>D\u00e9jeuner en fourrure<\/em> (colazione con pelo) o come l&#8217;aveva intitolata l&#8217;artista, semplicemente &#8220;<em>Object<\/em>&#8221; \u00e8 il tipo di opera d&#8217;arte concepita per suscitare reazioni contrastanti. Suggestione, disgusto, desiderio; ma sopratutto e nell&#8217;opinione di molti, il riflesso inconscio di un tipo di associazioni appartenenti alla sfera sessuale.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sfortunatamente per tutti esattamente tre anni dopo l&#8217;installazione della fontana nel 1983, l&#8217;artista mor\u00ec all&#8217;et\u00e0 di soli 72 anni. Per questo nessuno, tranne chi ha il desiderio e la capacit\u00e0 di trarre conclusioni dalla sua storia personale, potrebbe ipotizzare l&#8217;effetto che l&#8217;attuale stato della <em>Spiralsaule<\/em> avrebbe su di lei. Il problema principale dell&#8217;intera questione, dovete sapere, \u00e8 che l&#8217;acqua di Berna presenta un contenuto particolarmente elevato di minerali. Abbastanza, in effetti, perch\u00e9 scorrendo sviluppi l&#8217;accumulo di depositi di quel particolare tipo di pietra porosa nota come tufo calcareo (da non confondere con il tufo comune, di origine vulcanica) analogamente a quanto avviene con le appuntite stalattiti che pendono in una caverna. O come nel caso di una scivolosa colonna verticale con appigli multipli offerti dal passaggio spiraleggiante dell&#8217;acqua, veri e propri bulbi sporgenti destinati ad offrire terreno fertile per varie tipologie d&#8217;infiorescenze erbose. Il che \u00e8 altamente ironico, vedete, poich\u00e9 la  <br>Oppenheim aveva previsto in origine una forte connotazione vegetale per la fontana, con piante e fiori disposti tutto attorno al cilindro di metallo. Un&#8217;ipotesi considerata semplicemente irrealizzabile per come lei l&#8217;aveva descritta, finch\u00e9 nel progetto non venne coinvolto il professore di biologia e botanica dell&#8217;Universit\u00e0 di Berna Klaus Ammann, che dopo un colloquio telefonico con l&#8217;artista ebbe l&#8217;idea di incollare alcune specie di muschio ed alghe altamente specializzate in diversi punti strategici della scultura. Con il risultato che queste non soltanto riuscirono a sopravvivere, bens\u00ec prosperare all&#8217;inverosimile, ricoprendo completamente ogni singolo centimetro a disposizione.<br>Ecco, dunque, come si presenta oggi la<em>&nbsp;Spiralsaule<\/em>: una struttura vagamente fallica, rugginosa e coperta di pietrosi tumori, con piante disordinate a fargli da chioma, in continua trasformazione per quanto concerne la propria forma e i colori che la caratterizzano. Questo perch\u00e9 mentre in primavera e in estate la fontana si ricopre di fiori e boccioli, durante l&#8217;inverno numerosi ghiaccioli pendenti si formano lungo il percorso spiraleggiante dell&#8217;acqua, nel realizzarsi di un effetto esplicitamente pianificato dall&#8217;artista. Vi lascio quindi immaginare il tipo di reazione che una simile condizione all&#8217;apparenza derelitta possa aver suscitato nei sempre pi\u00f9 vocali detrattori dell&#8217;opera, bench\u00e9 non siano in pochi a pensare che l&#8217;intento creativo all&#8217;origine della fontana, in realt\u00e0 avesse sperato in un risultato simile, estremamente suggestivo del processo creativo e al tempo stesso distruttivo della natura. Un imminente progetto di restauro, nel frattempo, \u00e8 stato pianificato ma non ancora messo in atto per rimuovere alcuni degli accumuli pi\u00f9 importanti di tufo calcareo, ma soltanto per il rischio che possano staccarsi all&#8217;improvviso, arrecando danni ai passanti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"334\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/01\/Oppenheim-art-500x334.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27396\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/01\/Oppenheim-art-500x334.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2019\/01\/Oppenheim-art-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption>La trasformazione degli oggetti comuni \u00e8 un sottotesto ricorrente nell&#8217;opera di  <br>Oppenheim, spesso con lo scopo di alludere a particolari aspetti della condizione umana. Nella sua opera &#8220;Donna Uccello&#8221;, sua interpretazione dell&#8217;ermetico caduceo della professione medicale, due rettili ambiscono a quella che potrebbe anche essere una versione dorata della mela della Conoscenza.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La stessa nipote Lisa Wenger si \u00e8 nel frattempo pronunciata sulla questione, affermando che l&#8217;autrice avrebbe senz&#8217;altro voluto un tipo di restauro pi\u00f9 approfondito, mirato a riportare la colonna all&#8217;originale ed empireo splendore. Ci\u00f2 in funzione di alcuni suoi ricordi della zia, sempre molto precisa nei suoi disegni ed attenta a far potare in maniera geometrica l&#8217;edera che cresceva sui muri esterni, affinch\u00e9 non compromettesse l&#8217;armonia architettonica della sua villa in campagna. <br>Il che costituisce senz&#8217;altro un appunto valido, bench\u00e9 conduca direttamente alla sempre rilevante domanda: si pu\u00f2 davvero affermare che un&#8217;opera di natura pubblica, una volta entrata a far parte del patrimonio di una citt\u00e0, debba restare appannaggio esclusivo e sotto il controllo di colei o colui che l&#8217;ha creata? Perch\u00e9 se la<em>&nbsp;Spiralsaule<\/em> di Berna ha attualmente raggiunto uno stato all&#8217;apparenza cos\u00ec derelitto, ci\u00f2 non pu\u00f2 essere soltanto per un effetto della noncuranza, ma un effettivo intento di. <br>Il risultato, del resto, \u00e8 sotto gli occhi di tutti: persiste un fascino assai unico, vagamente riconducibile all&#8217;estetica rigorosa ed essenziale del <a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Wabi-sabi  (opens in a new tab)\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Wabi-sabi\" target=\"_blank\">Wabi-sabi <\/a>(\u4f98\u5bc2) di talune opere estremo orientali, in questo gesto di lasciare che le cose continuino a procedere fino alle loro pi\u00f9 estreme conseguenze. Di certo potrebbe trattarsi di una mera coincidenza! Ma non arriverei mai a definirla, una sfortuna&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel suono cristallino dell&#8217;acqua che scorre spiraleggiando attorno alla colonna sempiterna riecheggia la nota di una distante risata, che si estende attraverso i secoli sull&#8217;ultimo capoverso di una curiosa storiella. Che inizia cos\u00ec: uno spagnolo, una svizzera e una francese entrano in un bar. Lo spagnolo \u00e8 Pablo Picasso. 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