{"id":27061,"date":"2018-12-05T06:33:16","date_gmt":"2018-12-05T05:33:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=27061"},"modified":"2018-12-05T06:38:58","modified_gmt":"2018-12-05T05:38:58","slug":"lalbero-capace-rappresentare-potente-multinazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=27061","title":{"rendered":"L&#8217;albero capace di rappresentare una potente multinazionale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/h51Ftqpmtis\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-27064 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/12\/Hitachi-Tree-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/12\/Hitachi-Tree-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/12\/Hitachi-Tree-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/12\/Hitachi-Tree.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle notazioni preferite dai giovani studenti di storia del Giappone \u00e8 quella relativa all&#8217;origine delle zaibatsu, i conglomerati aziendali capaci di trarre nutrimento dalla fertile economia di un paese neo-moderno, per estendere i propri rami come fossero tentacoli affamati in direzione d&#8217;Occidente: &#8220;Le aziende nipponiche sono DIVERSE, perch\u00e9 provengono dal mondo dell&#8217;etica samurai. Cos\u00ec come la politica di quel paese, soltanto in parte appannaggio delle ricche lobby dei mercanti di epoca Edo&#8221; Il che pu\u00f2 dirsi almeno formalmente vero, in una serie di casi in cui i famosi generali della nazione, trasformatisi in burocrati al termine delle guerre civili, s&#8217;impegnarono a fondare questa o quella forma embrionale di un&#8217;azienda tutt&#8217;ora esistente: Mitsubishi, Suzuki, Yamaha&#8230;. Non a caso, ancora oggi, una quantit\u00e0 preponderante di aziende pi\u00f9 che secolari proviene proprio da questo tipo di contesto geografico e sociale, il che implica uno specifico approccio comunicativo e simbologia. \u00c8 piuttosto facile intuire, tuttavia, come una tale generalizzazione dei concetti non possa che fallire nell&#8217;applicarsi al caso della Hitachi, la compagnia multi-settore nata come produttrice di batterie nel 1910, ad opera di un ingegnere elettrico di nome Namihei Obaraki e il suo finanziatore Fusanosuke Kuhara, a quel tempo proprietario di una miniera nella prefettura di Ibaraki. Riconvertita all&#8217;economia di guerra durante il secondo conflitto mondiale e per questo duramente colpita nei suoi stabilimenti dalle bombe degli americani, per trovare quindi una diversa dimensione come azienda quotata in borsa a partire dal 1949. Solida e resistente alle intemperie, come una pianta alta e orgogliosa, ovvero quella che fu scelta a partire dal 1973 per rappresentarla in molte pubblicit\u00e0 dinnanzi allo specifico pubblico dei suoi clienti giapponesi.<br \/>\nLa prima cosa da sapere in merito all&#8217;albero della Hitachi, raramente utilizzato nelle comunicazioni internazionali ma molto famoso in patria, \u00e8 che esso non si trova affatto presso il &#8220;sacro&#8221; suolo del paese degli Dei, bens\u00ec in un luogo che dal punto di vista del presunto nazionalismo locale, dovrebbe essere considerato uno scenario di terribile sventura: l&#8217;arcipelago nel mezzo del Pacifico delle isole Hawaii, e per essere pi\u00f9 specifici all&#8217;interno di un giardino appartenuto a niente meno che re Kamehameha\u00a0V, al secolo principe Lot (1863-1872) famoso per il suo amore nei confronti delle arti, la musica e la cultura. Il che l&#8217;avrebbe portato, negli anni pi\u00f9 attivi del suo regno, a costituire un&#8217;enclave tanto botanicamente rilevante all&#8217;interno della quale preservare la pratica della <em>hula<\/em>, danza tradizionale particolarmente invisa ai missionari cristiani. La quale viene ancora praticata in spettacoli frequenti all&#8217;interno del terreno privato dei Moanalua Gardens, da un certo tipo di maestranze locali e allo scopo di attirare l&#8217;attenzione dei turisti, bench\u00e9 almeno nel caso in cui questi ultimi provengano dal Sol Levante, non riesce in alcun modo a competere con la capacit\u00e0 di attrazione e coinvolgimento dello svettante arbusto posto nella radura centrale, semplicemente iscritto nella loro mente fin dai lunghi anni trascorsi davanti ai cartoni animati e la Tv. Un perfetto rappresentante della specie\u00a0<em>Albizia saman,\u00a0<\/em>altrimenti detto albero della pioggia o in lingua inglese <em>monkeypod<\/em> (baccello delle scimmie) per l&#8217;amore dimostrato dai primati, nell&#8217;ampio areale della sua diffusione cosmopolita, nei confronti del frutto scuro simile a quello prodotto della pianta dei piselli. Con la quale risulta essere in effetti strettamente imparentato (fam. <em>Fabaceae<\/em>) pur presentandosi con un aspetto molto pi\u00f9 imponente e maestoso.<br \/>\nStiamo parlando d&#8217;altra parte di una pianta ad alto fusto, originaria della zona mesoamericana, tanto ampia ed elegante da aver dato origine alla leggenda dell&#8217;inizio del XIX secolo secondo cui niente meno che\u00a0Sim\u00f3n Bol\u00edvar, grande <em>libertador <\/em>e rivoluzionario dell&#8217;America Latina, avrebbe fatto riposare il suo intero esercito sotto le fronde di un singolo esemplare. E bench\u00e9 non sia tutt&#8217;ora noto, esattamente, quale manager di medio livello all&#8217;interno dell&#8217;ormai finanziariamente stabile Hitachi sia rimasto colpito per primo dall&#8217;esempio pluri-secolare di\u00a0Moanalua,\u00a0 resta un fatto acclarato che esso sia valso alla famiglia\u00a0Damon, proprietaria dei giardini dall&#8217;epoca della fine della monarchia, una quantit\u00e0 di finanziamenti per il suo mantenimento stimata attorno ai quattro milioni di dollari. Davvero niente male, per 25 metri di tronco e un ombrello di fronde dal diametro di 40 metri, capace di prosperare senza particolari interventi da parte degli umani&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_27062\" aria-describedby=\"caption-attachment-27062\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/zQ0BlXgHcSs\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-27062 size-medium\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/12\/Albizia-Flower-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/12\/Albizia-Flower-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/12\/Albizia-Flower-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/12\/Albizia-Flower.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-27062\" class=\"wp-caption-text\">Le fronde della Albizia, talvolta chiamata tamarindo francese, hanno l&#8217;insolita caratteristica di chiudersi durante le precipitazioni atmosferiche, per poi tornare ad aprirsi verso le cinque di pomeriggio, lasciando precipitare a terra tutta l&#8217;acqua raccolta. Il che sarebbe la ragione per cui, molto spesso, tutto attorno al loro tronco \u00e8 presente un anello di erba particolarmente alta e rigogliosa.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere a pieno la rilevanza culturale avuta da questo particolare vegetale, capace di svettare letteralmente nell&#8217;Olimpo delle comunicazioni aziendali giapponesi, occorre visitare almeno momentaneamente un&#8217;interpretazione del messaggio associato ad esso, attraverso quasi 40 anni di pubblicit\u00e0 e logotipi. E le immagini dell&#8217;albero di Hitachi sono molto spesso accompagnate, a tal proposito, da un celebre <em>jingle<\/em> (udibile nel video d&#8217;apertura) che recita con parole orecchiabili e assonanti: &#8220;Che tipo di albero \u00e8 quest&#8217;albero? \u00c8 un&#8217;albero curioso \/ e poich\u00e9 il suo nome resta sconosciuto \/ dar\u00e0 fiori mai visti prima&#8221; Un incipit seguito, a seconda dei casi, da una ricca selezione di frasi edificanti tra cui &#8220;Aspettiamo la nascita dell&#8217;alba insieme&#8221; oppure &#8220;Il vento soffia, le stelle brillano. Questo e l&#8217;Universo&#8221; provenienti direttamente dalla fervida penna di\u00a0Akira Itou e sulle note di Asei Kobayashi,\u00a0 musicista gi\u00e0 autore della celebre canzone\u00a0<em>Ningen tte iina\u00a0<\/em>(\u4eba\u9593\u3063\u3066\u3044\u3044\u306a &#8211; Gli umani sono buoni). Si tratta di un tipo di messaggio definito, nelle parole stesse della compagnia, come &#8220;inclusivo&#8221; e rivolto all&#8217;intera popolazione mondiale, invitata a radunarsi sotto le fronde di un metaforico albero come aveva fatto l&#8217;esercito di Bol\u00edvar, per trovare una comunione d&#8217;intenti che dovrebbe poter segnare, idealmente, la Via splendente del progresso tecnologico futuro. Un tipo d&#8217;idea cos\u00ec lontana dal freddo materialismo della societ\u00e0 contemporanea, che soprattutto nell&#8217;ultimo decennio la canzone \u00e8 stata fatta oggetto di <a href=\"https:\/\/knowyourmeme.com\/memes\/what-kind-of-tree-is-this-tree\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">numerose storpiature e prese in giro memetiche su Internet<\/a>, consistenti nel far interrompere ad arte le soavi note con le grida disarticolate dei protagonisti degli <em>anime<\/em>, i cartoni animati spesso impegnati in feroci lotte o combattimenti all&#8217;ultimo sangue, che facevano da intermezzo alle frequenti ripetizioni televisive della pubblicit\u00e0. Eppure nonostante questo, l&#8217;albero di Hitachi resta una figura beneamata nei ricordi di molti, giustificando un certo di numero di veri e propri pellegrinaggi annuali, per andare a visitare questa distante quanto insolito punto d&#8217;incontro tra tecnologia e natura.<br \/>\nNon che in molti siano pienamente a conoscenza della sua storia biologica e la quantit\u00e0 di problemi a cui, idealmente, dovrebbe essere associato. Pur essendo per ovvie ragioni d&#8217;importanza storica e culturale un albero protetto da specifiche norme governative, nonostante la sua collocazione su un terreno privato, l&#8217;<em>Albizia saman<\/em> appartiene nei fatti alla stessa gen\u00eca introdotta artificialmente che negli ultimi due secoli ha portato grandi problemi al fragile ecosistema hawaiano. Questo perch\u00e9 tutte le fabacee, ma in modo particolare gli alberi della pioggia, presentano una rapidit\u00e0 di crescita e propagazione estremamente elevata, tale da sembrare l&#8217;ideale, all&#8217;inizio della loro diffusione globale, per &#8220;fissare&#8221; il suolo cedevole di particolari regioni inclusi i territori dell&#8217;Isola Grande, dove trovarono collocazione i giardini di Moanalua. Se non che, proprio in funzione della loro crescita abnorme, tali alberi tendono a togliere spazio alle specie locali, presentando inoltre una resistenza alle intemperie particolarmente ridotta. Il che porta i loro pesantissimi rami, durante momentanee folate di vento o persino senza nessun tipo di ragione, a precipitare su automobili, case o persone. Considerate, a tal proposito, come durante lo storico uragano Iselle del 2014, il 90% dei danni causati da alberi crollati sono stati chiaramente riconducibili agli alberi dei <em>monkeypod<\/em>, con conseguenze spesso gravi per le propriet\u00e0 e la salute degli abitanti locali. Una fragilit\u00e0 inerente che rende, se possibile, ancor pi\u00f9 notevole la lunga esistenza del loro principale ambasciatore giapponese.<\/p>\n<figure id=\"attachment_27063\" aria-describedby=\"caption-attachment-27063\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/XdOnPvPjm84\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-27063 size-medium\" src=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/12\/Albizia-Problem-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/12\/Albizia-Problem-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/12\/Albizia-Problem-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/12\/Albizia-Problem.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-27063\" class=\"wp-caption-text\">La stragrande maggioranza delle Albizia nel Pacifico appartengono, tuttavia, alla specie <em>Falcataria moluccana<\/em>, originaria dell&#8217;Indonesia. Con il tramonto dell&#8217;industria della canna da zucchero nell&#8217;immediato dopoguerra, la loro diffusione pot\u00e9 estendersi in lungo e in largo, ricoprendo letteralmente ogni metro disponibile attorno alle foreste dell&#8217;isola di Hawaii.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2004, ad ogni modo, l&#8217;albero di Hitachi avrebbe avuto l&#8217;occasione di veder aumentare ulteriormente il suo gi\u00e0 generoso stipendio annuale: a seguito del decesso di Samuel Damon, ultimo depositario della famiglia con il compito di gestire i giardini, questi sono stati ereditati dal gruppo\u00a0Kaimana Ventures, capace di negoziare un nuovo accordo con la compagnia giapponese, passato da &#8220;appena&#8221; 20.000 dollari alla cifra maggiormente interessante di 400.000. Corrispondente, grosso modo, a circa i due terzi della spesa annuale necessaria per il mantenimento dell&#8217;albero e i suoi immediati dintorni, ma NON i fondamentali corpi di ballo della\u00a0<em>hula<\/em>, considerati assolutamente fondamentali sopratutto durante la ricorrenza della festa del principe Lot, tenuta annualmente per commemorare l&#8217;amato regno del re Kamehameha V.<br \/>\nIl cui nome assieme a quello dell&#8217;intera dinastia, come molti di voi gi\u00e0 sapranno, \u00e8 incline a evocare nella mente dei giapponesi un&#8217;altra immagine particolarmente associata agli anni dell&#8217;infanzia: quella della famosa &#8220;mossa speciale&#8221; dei Super Sayan, guerrieri extraterrestri dell&#8217;interminabile serie a cartoni animati Dragonball, capaci di combattere per la giustizia e il bene dell&#8217;umanit\u00e0. Ed anche questo, in ultima analisi, \u00e8 la riconferma trasversale di una naturale doppia tendenza della cultura moderna: quella verso globalizzazione e post-modernismo. Con la nascita di un&#8217;ideale secondo cui tutti, se soltanto lo vogliamo, possiamo percorrere la Via del samurai. A patto di riuscire a scegliere il giusto ideale, da portare fino alle pi\u00f9 aperte e chiare conseguenze. Che non devono comportare per forza, oppure necessariamente, l&#8217;idea prototipica di una nazione capace di sentirsi in qualche modo diversa. O nipponicamente &#8220;superiore&#8221; a tutte le altre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle notazioni preferite dai giovani studenti di storia del Giappone \u00e8 quella relativa all&#8217;origine delle zaibatsu, i conglomerati aziendali capaci di trarre nutrimento dalla fertile economia di un paese neo-moderno, per estendere i propri rami come fossero tentacoli affamati in direzione d&#8217;Occidente: &#8220;Le aziende nipponiche sono DIVERSE, perch\u00e9 provengono dal mondo dell&#8217;etica samurai. 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