{"id":26380,"date":"2018-08-26T06:34:13","date_gmt":"2018-08-26T04:34:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=26380"},"modified":"2018-08-26T06:41:46","modified_gmt":"2018-08-26T04:41:46","slug":"islanda-ghiaccio-trema-giunge-jokulhlaup","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=26380","title":{"rendered":"In Islanda, il ghiaccio trema quando giunge il j\u00f6kulhlaup"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-26381\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Eyjafjallaj\u00f6kull-glacial-flood-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" \/> <a href=\"https:\/\/youtu.be\/U5hZsJk0G_4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-26382 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Iceland-Lake-of-Fire-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Iceland-Lake-of-Fire-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Iceland-Lake-of-Fire-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Iceland-Lake-of-Fire.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/> <\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nomi altisonanti e difficili da pronunciare, come voci sull&#8217;elenco telefonico dell&#8217;inquietudine geografica e situazionale: chi ha paura dell&#8217;Eyjafjallaj\u00f6kull? Dell&#8217;Heinabergsj\u00f6kull? Oppure del\u00a0Lambatungnaj\u00f6kull? Di sicuro gli islandesi avevano ottime ragioni, per dare tali lunghi nomi alle montagne sputafuoco che costellano la loro terra, in bilico tra due placche continentali eternamente prossime alla separazione&#8230; Ovvio, e quel motivo \u00e8 lo\u00a0<em>j\u00f6kull<\/em>: acqua solida e talvolta trasparente, come il vetro. O per essere specifici, la manifestazione di una simile sostanza che prevede un&#8217;ampio agglomerato, ad alta quota, eternamente chiuso nella morsa del profondo gelo, il ghiacciaio. E si potrebbe anche pensare un ambiente come questo, cos\u00ec estremo per le condizioni climatiche e ambientali, possa prevenire casi come quelli di quell&#8217;altro gruppo d&#8217;isole, sopra il confine dell&#8217;Anello del Pacifico, generalmente detto in forma semplice &#8220;il vulcano delle Hawaii&#8221;.\u00a0 Gi\u00e0, il fiume di lava \u00e8 una visione che pu\u00f2 incutere terrore. Che la terra dei vichinghi pi\u00f9 remoti e coraggiosi, dal suo canto, non conosce particolarmente bene. Per il frutto dell&#8217;interazione, complessa e ancora non del tutto compresa, tra l&#8217;effluvio magmatico e la neve, che contiene, blocca, immobilizza il flusso della pietra fusa. Ma l&#8217;energia che trova in questo modo l&#8217;accumulazione, non pu\u00f2 chiaramente scomparire. Cos\u00ec viene accumulata, ancora e ancora, sotto quella superficie solida e biancastra, mentre il ghiaccio circostante torna gradualmente liquido, formando grandi laghi subglaciali. Qualche volta, il pericolo viene in qualche modo rilevato, dando il tempo di evacuare il territorio. D&#8217;altra parte, non c&#8217;\u00e8 molto che possa essere fatto dalla mano umana. Quando il riscaldamento termico raggiunge il punto di non ritorno, l&#8217;acqua inizia all&#8217;improvviso a defluire. Ed \u00e8 questo il nome del fenomeno:\u00a0<em>j\u00f6kull\u00a0<\/em>(ghiaccio) +\u00a0<em>hlaup\u00a0<\/em>(corsa) intesa come un balzo verso i bassopiani, dove convenzionalmente, trova posto la struttura urbana della nostra societ\u00e0. \u00c8 una visione&#8230;Apocalittica, a dir poco.<br \/>\nIl 5 novembre del del 1996, alle ore 9:00 viene notato un progressivo ingrossamento del fiume\u00a0Skei\u00f0ar sotto il vulcano Gr\u00edmsv\u00f6tn, nella riserva naturale di\u00a0Vatnaj\u00f6kull, parte sud-occidentale del paese. Non si tratta di un fenomeno insolito in una simile stagione e per questo, da principio, nessuno sembra preoccuparsi eccessivamente. Entro un&#8217;ora tuttavia, la situazione continua ad aggravarsi e un imponente ponte lungo 900 metri deve essere chiuso, mentre i suoi piloni vengono circondati da un flusso di detriti e letterali piccoli iceberg, ammassi solidi staccatosi dalla montagna soprastante. Strani tremori vengono avvertiti dalla gente in zona. Alle ore 13:00 la corrente manca in tutta la regione, mentre testimoni oculari giurano di aver visto il ponte scomparire tra i flutti, bench\u00e9 ci\u00f2 si riveli successivamente essere un&#8217;esagerazione. Anche se un altro ponte sul fiume\u00a0G\u00fdgja, molto meno lungo, non sarebbe stato altrettanto fortunato, venendo trascinato via dall&#8217;onda dei detriti. Entro sera, il flusso d&#8217;acqua raggiunge un flusso di 25.000 metri cubici al secondo, mentre l&#8217;acqua accumulatisi nella caldera continua a scendere, scagliando con furia una quantit\u00e0 impressionante di materiale verso la costa. Alle 23:00, la situazione raggiunge l&#8217;apice: 45,000 metri cubici al secondo; l&#8217;equivalente delle cascate del Niagara e il fiume Mississipi che si sommano l&#8217;un l&#8217;altro, devastando totalmente un&#8217;area per fortuna totalmente disabitata, ma arrecando danni alle strade che si stimano sufficienti a riportare la viabilit\u00e0 alle condizioni di 20-30 anni prima. E danni per l&#8217;equivalente di 1,2 miliardi di euro. Certo, non tutti i\u00a0j\u00f6kulhlaup sono tanto ampi e devastanti. Eppure, secondo i pi\u00f9 recenti studi nel campo della vulcanologia, sono forse quelli pi\u00f9 piccoli e meno apparenti, ad arrecare i mutamenti maggiormente significativi alla terra nota come isola del ghiaccio e del fuoco: semplicemente per la perseveranza con cui sembrano verificarsi ogni anno, tanto che ormai si \u00e8 soliti parlare in inverno avanzato di &#8220;stagione dei j\u00f6kulhlaup&#8221;. Ci sono due modi, essenzialmente, in cui qualcosa di simile pu\u00f2 arrivare a verificarsi: il primo \u00e8 dovuto al ciclo di rafforzamento positivo del sole. A causa dell&#8217;insistente battere di tali raggi, progressivamente si forma una pozza in un punto definito del ghiacciaio, la quale risulta inerentemente pi\u00f9 efficace nell&#8217;assorbire il calore. Cos\u00ec tende via via ad espandersi, generando ancora pi\u00f9 calore ed accrescendo il sussistere di uno stato di criticit\u00e0. Assai pi\u00f9 spesso, tuttavia, eventi come quello del\u00a0Gr\u00edmsv\u00f6tn sono frutto di una qualche forma di riscaldamento geotermico, che non deve necessariamente essere un&#8217;eruzione, bench\u00e9 risultando pi\u00f9 che sufficiente a dare il via all&#8217;effluvio devastante di acqua e pietra, cos\u00ec giustamente temuto dagli abitanti della terra pi\u00f9 ad occidente d&#8217;Europa. In uno stato di (quasi) costante preoccupazione&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Nota:\u00a0<\/strong>le immagini di apertura sono le riprese via drone di\u00a0Eric Cheng del grande lago di lava emerso nel 2014 ad Holuhraun, zona nord del ghiacciaio\u00a0Vatnaj\u00f6kull. Il suo arrivo \u00e8 stato preannunciato da una serie di significative ma non gravissime ondate di j\u00f6kulhlaup.<\/p>\n<figure id=\"attachment_26384\" aria-describedby=\"caption-attachment-26384\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/fJII-u-41Lg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26384 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Eyjafjallajokull-glacial-flood-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Eyjafjallajokull-glacial-flood-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Eyjafjallajokull-glacial-flood-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Eyjafjallajokull-glacial-flood.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-26384\" class=\"wp-caption-text\">Il vero volto di un&#8217;inondazione vulcanica islandese: quella del 2010, relativa all&#8217;attivit\u00e0 del vulcano Eyjafjallaj\u00f6kull. La qualit\u00e0 delle immagini purtroppo non \u00e8 perfetta, ma permette di comprendere la gravit\u00e0 di un tale fenomeno, particolarmente in zone a densit\u00e0 abitativa superiore allo zero.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Islanda costituisce uno di quei luoghi, affascinanti nell&#8217;immaginario popolare, che tuttavia non vengono compresi o interpretati in modo approfondito nella psiche dell&#8217;informazione collettiva globalizzata. Cos\u00ec ogni qualvolta che una piuma di cenere si espande, a partire da uno dei suoi numerosi crateri, si fa un gran parlare del pericolo che ci\u00f2 costituisce per il regolare transito aereo, con qualche notazione circostanziale relativa alla &#8220;caduta di lapilli fino alla citt\u00e0 di Londra!&#8221; Senza tuttavia pensare in modo eccessivo alle condizioni della gente del territorio, che dovr\u00e0 di nuovo ritrovarsi a gestire quella che pur non potendosi definire un&#8217;emergenza (troppo comune per essere definita tale) pu\u00f2 degenerare in situazioni critiche degne di nota. Il problema del\u00a0j\u00f6kulhlaup, rispetto alla colata lavica convenzionale, \u00e8 che non pu\u00f2 essere previsto e avviene a una velocit\u00e0 infinitamente maggiore. Immaginate voi una frana, per\u00f2 accompagnata da un volume d&#8217;acqua incalcolabile e la roccia ancora friabile di un&#8217;eruzione in corso, pronta a sbriciolarsi per creare un pericoloso ammasso fluido che non risponde alle norme della fisica newtoniana. Come la liquefazione del suolo, frutto dei pi\u00f9 gravi terremoti, una tale ondata \u00e8 totalmente immune ad ogni tentativo di deviazione, controllo o prevenzione. E se un giorno dovesse dirigersi verso un&#8217;area urbana, nessuno pu\u00f2 effettivamente prevederne le conseguenze.<br \/>\nUn altro problema di questo tipo di fenomeni \u00e8 che non occorre, comparativamente, un&#8217;eruzione vulcanica direttamente proporzionale al flusso dell&#8217;inondazione. Uno dei pi\u00f9 gravi\u00a0j\u00f6kulhlaup di cui si abbia memoria ad esempio, verificatosi nel 1755 sulle pendici del vulcano\u00a0Katla, fu il frutto di un episodio dalla gradazione 5 (su un massimo di 8) tuttavia capace di generare un flusso stimato di 400.000 metri cubi al secondo. E cumuli di detriti risultanti, dalla massa complessiva svariate volte superiore &#8220;a quella della grande piramide di Giza&#8221;. Simili quantit\u00e0 di materiale, naturalmente, non possono spostarsi senza lasciare delle profonde cicatrici sul territorio, che tendono ad assumere l&#8217;aspetto di veri e propri tunnel a cielo aperto. Un tipo di scenario erosivo che \u00e8 stato osservato anche nell&#8217;Antartico, portando gli esperti a sospettare dell&#8217;esistenza di simili fenomeni anche in territori dalla casistica vulcanica tutt&#8217;altro che verificata. Fenomeni associabili all&#8217;effluvio geotermico dei ghiacciai sono stati osservati, dunque, in molte zone anche distanti del pianeta, incluso il Canada, l&#8217;Alaska e la Siberia, portando all&#8217;adozione del termine islandese con il ruolo di antonomasia tecnica, perfettamente utile a descrivere il pericolo di un tale meccanismo naturale. Secondo i dati statistici presi in analisi, dunque, nel corso della storia registrata sarebbero morte oltre 37.000 persone a causa di questo letterale effetto domino degli elementi, riassumibile potenzialmente nell&#8217;ossimoro per eccellenza di &#8220;ghiaccio bollente&#8221;. Non c&#8217;\u00e8 molto, in definitiva, che si possa fare per prevenire o proteggersi dal verificarsi di una tale classe di fenomeni, particolarmente in Islanda, dove le condizioni che gravano sugli abitanti costituiscono una letterale tempesta perfetta di fattori, che non possono prescindere dall&#8217;occasionale rilascio della pressione. Tuttavia \u00e8 chiaro che l&#8217;effetto del riscaldamento globale, con conseguente indebolimento dei ghiacciai, abbia progressivamente incrementato il rischio connesso al concetto internazionale di\u00a0j\u00f6kulhlaup.<\/p>\n<figure id=\"attachment_26383\" aria-describedby=\"caption-attachment-26383\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/vimeo.com\/19260895\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26383 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Syracuse-Ice-Experiment-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Syracuse-Ice-Experiment-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Syracuse-Ice-Experiment-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Syracuse-Ice-Experiment.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-26383\" class=\"wp-caption-text\">Nel corso dei famosi esperimenti collaborativi dell&#8217;Universit\u00e0 di Syracuse relativi al moto della lava lungo diversi possibili scenari, nel 2011 \u00e8 stato usato anche un letto di ghiaccio. Dimostrando come, in assenza di emersioni subglaciali, il materiale tenda a raggiungere lo stato solido rapidamente, con il formarsi di un paesaggio lavico particolarmente diseguale.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra l&#8217;analisi generalista dei possibili disastri interconnessi all&#8217;attivit\u00e0 geotermica del mondo, l&#8217;inondazione di tipo islandese viene spesso trascurata, per dare spazio ad altri tipi di casualit\u00e0 pi\u00f9 note: incendi, terremoti, uragani. Il che rende difficile per la popolazione di questi luoghi, talvolta, associare i primi segni di una simile occorrenza. Il che del resto, potrebbe facilmente andare incontro a una risoluzione. Dov&#8217;\u00e8 Hollywood, con i suoi magnifici effetti speciali, quando occorre rappresentare i contenuti di un nuovo e ancora pi\u00f9 terribile <em>disaster movie<\/em>? Celebrare lo stato di pericolo costante in cui viviamo, spesso a nostra collettiva insaputa, non \u00e8 sempre, e neppure necessariamente, una mancanza di rispetto verso chi ha sperimentato simili conseguenze sulla propria pelle. Bens\u00ec un&#8217;occasione, offerta generosamente a tutti quanti, di riuscire a meditare sulle conseguenze pi\u00f9 remote delle nostre azioni.<br \/>\nForse usare quella bomboletta spray per fermare i capelli o pulire il computer, oggi, non allargher\u00e0 in maniera significativa il buco dell&#8217;ozono. Ma se \u00e8 vero, come disse il creatore della teoria del chaos\u00a0Edward Lorenz, che il battito delle ali di una farfalla brasiliana pu\u00f2 provocare un devastante tornado in Texas&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nomi altisonanti e difficili da pronunciare, come voci sull&#8217;elenco telefonico dell&#8217;inquietudine geografica e situazionale: chi ha paura dell&#8217;Eyjafjallaj\u00f6kull? 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