{"id":26242,"date":"2018-08-09T06:36:10","date_gmt":"2018-08-09T04:36:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=26242"},"modified":"2018-08-09T07:18:09","modified_gmt":"2018-08-09T05:18:09","slug":"la-gigantessa-protegge-lo-spirito-stalingrado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=26242","title":{"rendered":"La gigantessa che protegge lo spirito di Stalingrado"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/AzcF61esIA0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-26251 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Motherland-calls-1-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Motherland-calls-1-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Motherland-calls-1.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pagina che compare all&#8217;inserimento della stringa &#8220;statue pi\u00f9\u00a0alte\u00a0del mondo<em>&#8221; <\/em>dentro la casella di ricerca di Google \u00e8 una di quelle classifiche che inerentemente, sembrano nascondere una storia. Il secolare confronto tra i popoli, alla ricerca di un ideale personificato, la forma antropomorfa da onorare sopra ogni altra. E la dimostrazione che talvolta, ben poco ha a che vedere la fama internazionale con l&#8217;effettiva possenza del soggetto rappresentato, nonostante quello che saremmo portati a pensare. Cos\u00ec Lady Liberty, il pregiato simbolo della pi\u00f9 celebre citt\u00e0 statunitense, figura solamente al 27\u00b0 posto, mentre l&#8217;intera top 10 appare dominata da figure della religione Buddhista, tra cui l&#8217;Illuminato stesso, a partire dall&#8217;assoluto detentore del record presso il tempo di\u00a0Zh\u014dngyu\u00e1n, nella pianura centrale della provincia dello Henan. 128 metri sopra un basamento a forma di loto, bench\u00e9 gli osservatori pi\u00f9 critici saranno pronti a notare la forma quasi monolitica della figura, raccolta con un braccio lungo il fianco e l&#8217;altro lievemente sollevato, ad esprimere il <em>mudra<\/em> (gesto) dell&#8217;insegnamento. E persino la tremenda statua dello zar Pietro il Grande a Mosca, primo contributo russo alla classifica, che raffigura il sovrano del XVII secolo al posto di Cristoforo Colombo (si dice che il designer\u00a0Tsereteli, nel 1997, non fosse riuscito a trovare un cliente americano) sopra una torre di caravelle assolutamente fuori luogo, ha in comune con le costruzioni asiatiche la stessa caratteristica primaria: uno sviluppo, per sommi capi, quasi del tutto verticale. \u00c8 perci\u00f2 soltanto al punto 10 dell&#8217;elenco, tra le foto incasellate dalla principale enciclopedia del Web, che le regole del gioco sembrano variare. Ivi compare, infatti, una figura femminile, con le braccia aperte per esprimere un richiamo, il volto contorto dall&#8217;ira ed i capelli trasportati su dal vento. Una possente spada stretta in pugno, quasi a spaventare tutti gli affetti dalle condizioni dell&#8217;automato-megalo fobia (paura delle statue giganti) lasciando immaginare uno scenario possibile, ma non probabile, in cui tutte queste cose tornino a pensare, muoversi e combattere, per dimostrare la superiorit\u00e0 ingegneristica del proprio contesto di appartenenza. Che poi sarebbe, nel caso specifico, Volgograd. La citt\u00e0 che potreste anche conoscere, grazie a dozzine di film storici ed articoli pregressi, con il suo nome all&#8217;epoca della Grande Guerra Patriottica: Stalingrado.<br \/>\n85 metri, la Madre Patria Chiama. Questo il titolo della creazione risalente al 1959, opera del sodalizio fortunato tra l&#8217;artista\u00a0Yevgeny Vuchetich e l&#8217;ingegnere\u00a0Nikolai Nikitin, colui che dopo aver costruito l&#8217;Universit\u00e0 di Stato a Mosca e il Palazzo della Scienza di Varsavia, avrebbe ricevuto nel 1967 l&#8217;incarico di edificare la torre radio di Ostankino sul terreno della capitale, tutt&#8217;ora l&#8217;undicesima struttura pi\u00f9 alta del mondo (540 metri). E bench\u00e9 questa particolare opera pregressa non presenti la stessa scala inusitata, ci sono diversi aspetti che la rendono particolare, persino nel variegato quanto eclettico catalogo delle statue ciclopiche di tutto il mondo. In primo luogo, il materiale: trattandosi di un progetto sorto dalle ceneri dell&#8217;immediato dopo guerra, la figura \u00e8 stata costruita infatti usando principalmente il cemento, l&#8217;unica sostanza che avesse un costo sufficientemente basso, e una diffusione abbastanza ampia, da poter rispondere alle esigenze economiche del caso. Il tutto nel contesto del Mamayev Kurgan, l&#8217;alta\u00a0 collina che sorge accanto al fiume Volga, al tempo stesso cimitero militare, altare della commemorazione e monumento al Milite Ignoto della singola pi\u00f9 vasta e sanguinosa battaglia nella storia dei conflitti umani. Oltre due milioni di persone, appartenenti ad entrambi gli schieramenti, persero la vita attorno a questo luogo nel 1942-43, per i raid aerei, i confronti corazzati e le operazioni di fanteria da casa a casa. 35.000 delle quali, tutte di nazionalit\u00e0 rigorosamente russa, trovano collocazione sotto il piedistallo della stessa statua, che viene per questo definito in lingua &#8220;Tumulo di Mamai&#8221;. Ben presto dopo tali eventi, mentre quello che gli storici hanno definito come un vero e proprio culto della vittoria prendeva piede tra la popolazione, con forti pressioni da parte del governo fu deciso che qui avrebbe preso posto uno dei pi\u00f9 vasti complessi monumentali che il mondo avesse mai conosciuto, pieno d&#8217;imponenti gruppi statuari, un cenotafio e un mausoleo, raffigurante i nomi di tutti coloro che erano caduti per proteggere il mondo dal morbo dell&#8217;ideologia nazista. Recita il grande stendardo nella piazza degli Eroi: &#8220;Con un vento di ferro contro il volto, essi marciavano lo stesso innanzi, mentre la paura s&#8217;impossessava del nemico: erano ancora persone coloro che attaccavano? Potevano ancora definirsi dei semplici mortali!?&#8221; Che cosa, esattamente, avrebbe trovato posto in cima ai 200 scalini (uno per ogni giorno di combattimenti) verso la sommit\u00e0 della collina non fu facile da definire, almeno all&#8217;inizio&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_26245\" aria-describedby=\"caption-attachment-26245\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/vro-pS4cQ2g\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26245 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Motherland-Sanctuary-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Motherland-Sanctuary-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Motherland-Sanctuary-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Motherland-Sanctuary.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-26245\" class=\"wp-caption-text\">La visita al Mamayev Kurgan, lungi dal costituire una mera attrazione turistica, ricorda pi\u00f9 quella del tempio commemorativo di Hiroshima o del Monumento della Memoria a Berlino: il segno tangibile di una terribile concatenazione di eventi, nella speranza (forse vana) che non possa ripetersi mai pi\u00f9.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concorso per decidere la natura del monumento centrale fu indetto gi\u00e0 a partire dal 1944, mentre gli ultimi focolai di resistenza da parte di Germania e Giappone aspettavano di essere del tutto spenti dagli altri paesi dell&#8217;alleanza. Inizialmente, molti architetti proposero le proprie idee, pi\u00f9 o meno originali:\u00a0Martsinkevich propose ad esempio un&#8217;alta colonna con la figura di Stalin, mentre Andrei Burov, quella che poteva solamente definirsi come una piramide costruita con i carri armati. Gli anni passarono, tuttavia, senza che si riuscisse a dare il via libera a un progetto in particolare sugli altri. Cos\u00ec giungiamo a quello di Vuchetich, oltre una decade dopo, gi\u00e0 autore di un&#8217;importante statua commemorativa a Berlino in cui un soldato russo con un bambino in braccio sovrasta la figura della svastica infranta (simboleggiando la rinascita dopo il fascismo). E sembra che egli non avesse neanche chiesto di essere iscritto agli elenchi della selezione, comunicando invece direttamente con funzionari di alto livello delle istituzioni governative. Fatto sta che la sua statua ricevette ben presto l&#8217;approvazione, bench\u00e9 in origine dovesse avere un aspetto ben diverso: essa avrebbe dovuto prevedere infatti la figura di un soldato, che tendeva la sua spada verso il braccio proteso della <em>\u041c\u0430\u0442\u0443\u0448\u043a\u0430 \u0420\u043e\u0441\u0441\u0438\u044f,\u00a0<\/em>la Madre Russia in persona. Ma la composizione fu giudicata dal creatore fin troppo complessa e poco incisiva, ragione per cui scelse di passare a quella di una singola figura femminile che chiamava i soldati in battaglia, potente metafora per il concetto di un paese che non si sarebbe mai arreso, continuando a combattere finch\u00e9 avesse avuto le risorse, gli uomini e le munizioni. E forse, anche dopo che le aveva praticamente esaurite, come esemplifica la vicenda del famoso cecchino\u00a0Vasily Zaytsev famoso internazionalmente grazie al cinema, uccisore di 225 soldati durante la battaglia e sepolto anch&#8217;egli sotto il poderoso plinto del titano di cemento.<br \/>\nBen presto, tuttavia, ci si rese conto di quale sfida ingegneristica fosse portare a termine una simile opera spropositata. La Madre Patria Chiama, a causa dell&#8217;impiego di un simile materiale, ha un peso complessivo superiore alle 8.000 tonnellate, a cui vanno aggiunte le ulteriori 14 della spada, originariamente costruita acciaio ricoperto di titanio. Finch\u00e9 non si scopr\u00ec, entro il 1972, quanto questa fosse straordinariamente predisposta a riprodurre un effetto simile a quello di una vela, opponendo resistenza al vento e minacciando conseguentemente di staccarsi, assieme al polso della statua, per trafiggere cos\u00ec la sacra collina sottostante. Si procedette quindi alla sostituzione con un&#8217;altra completamente in acciaio, forata nella parte superiore al fine di minimizzare un simile effetto, mentre gi\u00e0 gli altri problemi della costruzione cominciavano a farsi evidenti. L&#8217;edificio \u00e8 infatti costruito come un vero e proprio grattacielo, all&#8217;interno del quale dei possenti cavi d&#8217;acciaio intrecciati agiscono come tiranti, al fine di sostenere le spalle e le braccia spalancate del soggetto. Una quantit\u00e0 di macchine, un tempo analogiche ma ora digitali, misurano quindi il livello di stress di ciascuno di questi elementi, in funzione del danneggiamento subito dalla &#8220;pelle&#8221; esterna cementizia, estremamente soggetta a problematiche infiltrazioni d&#8217;acqua. Cos\u00ec oggi, a causa dell&#8217;usura progressiva, il mantenimento della statua \u00e8 diventato una mansione a cadenza quasi settimanale, con l&#8217;apporto di ingegneri ed operai specializzati, capaci di avventurarsi fin sopra la testa e gli arti della gigantessa, per segnare con il pennarello indelebile le crepe da tenere maggiormente d&#8217;occhio. Ma nessuno di loro, nonostante l&#8217;esperienza, potr\u00e0 risolvere il problema pi\u00f9 grande di tutti: il fatto che le fondamenta stesse della Madrepatria, prive di pali o altri elementi particolarmente tecnologici, stiano effettivamente cedendo a causa di un&#8217;erosione imprevista del sottosuolo. Tanto che ben presto, la situazione non dovesse stabilizzarsi, la statua di Volgograd potrebbe diventare una versione antropomorfa della torre di Pisa. Almeno, nella migliore delle ipotesi&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_26243\" aria-describedby=\"caption-attachment-26243\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/RLPM5VnOjHY\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26243 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Fixing-the-Motherland-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Fixing-the-Motherland-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Fixing-the-Motherland-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Fixing-the-Motherland.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-26243\" class=\"wp-caption-text\">Come pulci o formiche, gli uomini fanno il possibile per preservare l&#8217;integrit\u00e0 di questa figura beneamata. Ma neanche il potere spropositato di un&#8217;allegoria, pu\u00f2 far nulla contro l&#8217;opera distruttiva di Cronos, Dio del Tempo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 un momento divertente, e per certi versi emozionante, nel breve documentario dedicato dall&#8217;agenzia di notizie di stato Ruptly alla statua pi\u00f9 famosa di Volgograd, in cui una signora di mezza et\u00e0 viene intervistata quasi per caso in merito a cosa significhi, per lei, osservare la magnificenza del colosso di\u00a0Vuchetich. Al che, ella risponde: &#8220;Magnifica, vorrei DAVVERO essere come lei. All&#8217;epoca non mi dissero nemmeno per cosa stavo effettivamente posando&#8230;&#8221; Perch\u00e9 gi\u00e0, il suo nome \u00e8 Ekaterina Grebneva, e come ex-ginnasta fu proprio lei, assieme ad altre colleghe del suo corso, a fornire ispirazione per la posa nei confronti dell&#8217;artista in persona, che si dice avesse intenzione di riprodurre lo slancio prototipico della Vittoria Alata di\u00a0Samotracia, una delle statue pi\u00f9 importanti (bench\u00e9\u00a0 rimasta priva di testa e braccia) del Mondo Antico. Il tutto attraverso la lente oggettiva e lo spigoloso canone estetico del realismo socialista. Per quanto concerne invece il volto distorto dalla furia, nessuno sa realmente chi fosse stata la modella, bench\u00e9 il figlio di Vuchetich non abbia effettivamente alcun dubbio: quella donna era sua madre, moglie dello scultore, come appare effettivamente probabile da alcune corrispondenze dei lineamenti. Ed \u00e8 davvero surreale, per quanto stranamente appropriato, che la furia di un&#8217;intera Nazione debba trovare l&#8217;espressione del volto di una qualche grave discussione casalinga, trasformata nell&#8217;antonomasia della rabbia senza limiti n\u00e9 confini, l&#8217;unico sentimento che pu\u00f2 portare a sollevare in aria una simile spada.<br \/>\nMa come per la Marianne francese o Lady Britannia, come per la Signora Liberty o l&#8217;Italia turrita con la sua solenne cornucopia, sarebbe probabilmente un errore tentare di attribuire sentimenti umani a simili svettanti personificazioni nazionali. Esse esistono, semplicemente, al di la dello spazio del possibile pensiero. Volendo incorporare, e qualche volta rappresentare, il volere di un intero popolo. Che soltanto i pi\u00f9 autoritari tra i governanti, nella storia dell&#8217;uomo, hanno trovato l&#8217;arroganza di definire come del tutto uniforme.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pagina che compare all&#8217;inserimento della stringa &#8220;statue pi\u00f9\u00a0alte\u00a0del mondo&#8221; dentro la casella di ricerca di Google \u00e8 una di quelle classifiche che inerentemente, sembrano nascondere una storia. Il secolare confronto tra i popoli, alla ricerca di un ideale personificato, la forma antropomorfa da onorare sopra ogni altra. 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