{"id":26215,"date":"2018-08-05T06:21:26","date_gmt":"2018-08-05T04:21:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=26215"},"modified":"2018-08-05T06:26:16","modified_gmt":"2018-08-05T04:26:16","slug":"dik-dik-la-mini-antilope-non-bisogno-bere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=26215","title":{"rendered":"Dik-dik, la mini-antilope che non ha bisogno di bere"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ds4J42JsD7E\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img class=\"size-medium wp-image-26216 aligncenter\"src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Dik-Dik-Baby-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Dik-Dik-Baby-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Dik-Dik-Baby-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Dik-Dik-Baby.jpg 1728w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Imboscata tra i pochi cespugli della zona arida della Somalia, una creatura pelosa della lunghezza approssimativa di appena 20 cm aspetta nervosamente il ritorno dei propri genitori. Completamente immobile, non emette un suono. Nulla che possa, insomma, essere captato da un leone, iena, caracalla, cane selvatico, sciacallo, babbuino, aquila, pitone o varano. Quando sei il cucciolo del panino ambulante per eccellenza, uno spuntino su zampe affusolate non ancora in grado di correre in maniera sufficientemente veloce, la tua unica speranza \u00e8 mantenere impercettibile la tua esistenza, credere per primo all&#8217;inerente soggettivit\u00e0 delle percezioni sensoriali, facendo il possibile per rallentare, addirittura, il respiro. Eppure persino in questa maniera, la sua probabilit\u00e0 di sopravvivere le circa 2-3 settimane necessarie fino all&#8217;acquisizione di una ragionevole indipendenza non sar\u00e0 superiore al 50%, per non parlare dell&#8217;aiuto della sorte necessario per poter raggiungere l&#8217;et\u00e0 adulta. Condizioni straordinariamente severe, queste, valide a implementare un rapido e specialistico processo d&#8217;evoluzione. Forse \u00e8 per questo che le quattro specie appartenenti al genus\u00a0<em>Madoqua<\/em>, collettivamente note alle genti d&#8217;Africa come antilopi dik-dik (onomatopea riferita al loro caratteristico richiamo d&#8217;allarme) costituiscono oggi un fenomenale concentrato di meccanismi utili alla sopravvivenza, soprattutto in regioni dove le precipitazioni annue superano raramente i 25 cm complessivi e l&#8217;acqua da bere, prima ancora di scarseggiare, \u00e8 letteralmente piena di coccodrilli, ippopotami ferocemente territoriali nonch\u00e9 sorvegliata dal vasto ventaglio di bestie fameliche che non aspettano altro, che poter tendere un agguato agli erbivori comprensibilmente assetati. E sia chiaro che talvolta devono aspettare davvero molto a lungo.<br \/>\nBasta spostarci avanti di 5 o 6 mesi, dunque, per poter osservare il seguito di questa storia. Il piccolo \u00e8 ormai un giovane adulto, mentre la madre sta andando incontro alla serie di processi biologici che danno inizio a una nuova stagione riproduttiva. \u00c8 il segnale atteso per mettere in atto un preciso rituale della loro specie: con improvviso sprezzo degli istinti familiari, i genitori si dividono, mentre uno di loro inizia a inseguire rabbiosamente l&#8217;erede. Se si tratta di un maschio sar\u00e0 il padre a farlo, diversamente, questo ingrato compito ricadr\u00e0 sulla madre, entrambi poco pi\u00f9 grandi della dimensione raggiunta ormai da quest&#8217;ultimo: 45 cm di lunghezza nelle specie pi\u00f9 piccole, circa 60 in quelle maggiori. Il quasi-cucciolo viene spinto fino ai limiti della zona che ha fino ad oggi chiamato &#8220;casa&#8221; e poi oltre, con il messaggio implicito che non dovr\u00e0 ritornare mai pi\u00f9. Nel nucleo familiare delle antilopi dik-dik c&#8217;\u00e8 spazio per un solo figlio alla volta. Il precedente, ormai abbastanza cresciuto per pensare a se stesso, sar\u00e0 preventivamente considerato un intruso. Ma chi se lo dovesse immaginare, almeno momentaneamente, spaesato ed ansioso, mentre tenta faticosamente di mantenere acceso l&#8217;ultimo barlume di speranza, sarebbe ampiamente in errore. Poich\u00e9 tutto, nel <em>Madoqua<\/em>, \u00e8 concepito per farlo vivere in quasi costante ed allegra solitudine: raggiunto uno spazio sufficientemente ampio e solitario, il saltellante animaletto con la cresta erettile inizier\u00e0 quindi a marcare i confini del territorio: e saranno guai, per chiunque (beh, quasi) dovesse attraversare i luoghi marcati con le sue feci, le urine o le particolari secrezioni delle ghiandole sub-orbitali, comuni a molti ungulati selvatici, strani e cupi ornamenti disposti al di sotto dei suoi grandi occhi neri. Al completo risveglio dei suoi atavici istinti, il dik-dik inizier\u00e0 quindi a correre da una pianta all&#8217;altra, facendo affidamento sul suo muso orientabile per insinuare la lunga lingua tra spine, rovi e altri ostacoli poco accoglienti. Soltanto le foglie pi\u00f9 verdi, e le radici pi\u00f9 turgide, saranno componenti primari della sua dieta, garantendo l&#8217;acquisizione costante di un&#8217;appropriata quantit\u00e0 di fluidi, tale da poter fare a meno, per l&#8217;appunto, di bere. Le particolari dinamiche del suo particolare stile di vita, d&#8217;altra parte, non finiscono certamente qui&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_26218\" aria-describedby=\"caption-attachment-26218\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=RVCrqjCCurw\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26218 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Dik-Dik-Chewing-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Dik-Dik-Chewing-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Dik-Dik-Chewing-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Dik-Dik-Chewing.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-26218\" class=\"wp-caption-text\">Tutte le specie di dik-dik sono dei ruminanti, esattamente come i bovini a noi pi\u00f9 noti, dotati di ben quattro stomaci con un fattore di forma estremamente compatto. Il che significa che il cibo viene fagocitato e rigurgitato pi\u00f9 volte, mentre microrganismi benefici si occupano di estrarre fino all&#8217;ultima sostanza nutritiva.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le dik-dik, come avrete forse potuto desumere da quanto fin qui riportato, non vivono in branchi di molti esemplari sperando di far affidamento sulla sicurezza data dal numero, bens\u00ec in dei nuclei familiari ridotti all&#8217;osso, massimizzando in questo modo la quantit\u00e0 di cibo a disposizione. Il che significa, del resto, che l&#8217;attenzione costante \u00e8 per loro ben pi\u00f9 che un semplice stile di vita, bens\u00ec il preciso comportamento iscritto nel loro codice genetico, ovvero un irrinunciabile necessit\u00e0 per la sopravvivenza. Nella coppia, generalmente, \u00e8 sopratutto la femmina ad occuparsene, anche per la sua taglia e prestanza fisica sensibilmente maggiori, bench\u00e9 non presenti le due piccole ed inutili corna del maschio, lunghe 7-8 cm appena. Essa tender\u00e0 quindi, per l&#8217;intero estendersi delle ore dell&#8217;alba e il tramonto in cui risulta essere pi\u00f9 attiva, le proprie potenti orecchie, nel tentativo di udire qualsiasi segno o richiamo di altre specie al momento in cui si sentono minacciate. In particolare, \u00e8 nota una relazione proficua tra queste antilopi e il turaco ventrebianco (<em>Corythaixoides leucogaster<\/em>) un uccello appartenente alla famiglia dei <em>Musophagidae<\/em> il cui becco \u00e8 particolarmente rapido a spalancarsi, non appena esso scorge la presenza di un predatore indesiderato. Al che, quasi istantaneamente, la scaltra dik-dik metter\u00e0 in atto le sue contromisure migliori: iniziando subito a correre a zig-zag a una velocit\u00e0 di fino a 42 Km\/h, mentre emette lo stridulo verso da cui non a caso, prende il suo stesso nome. Le sue zampe posteriori maggiorate, come quelle di un coniglio, gli permetteranno di risalire agilmente eventuali pendii. I cacciatori umani dell&#8217;Africa orientale e meridionale notoriamente odiano questo comportamento, in grado di mettere in allarme un intero segmento della savana, con una sorta di cascata d&#8217;allarmi che si trasmette da una specie all&#8217;altra, pi\u00f9 rapido dei <em>tweet<\/em> internettiano sulla falsariga de &#8220;L&#8217;avete sentito il terremoto?&#8221;<br \/>\nIl fatto che la piccola antilope possa affrontare un simile sforzo fisico senza surriscaldarsi, pur possedendo ghiandole sudorifere estremamente ridotte al fine di conservare l&#8217;acqua, \u00e8 la chiara dimostrazione di quanto detto in apertura. Essa possiede, infatti, un sistema ben pi\u00f9 avanzato per il raffreddamento: un complesso sistema venoso attraverso cui viene fatto scorrere il sangue, posizionato all&#8217;interno del muso, e messo a frutto mentre l&#8217;animale ansima vistosamente, in modo da introdurre una quantit\u00e0 d&#8217;aria sufficiente ad abbassarne sensibilmente la temperatura. In questo modo, le dik-dik riescono a mantenere la propria utile fama di non-bevitrici, evitando cos\u00ec di esporsi a pericoli non propriamente necessari. Sia chiaro, tuttavia, che tale sistema viene messo in atto solamente nel caso in cui la temperatura superi almeno i 40 gradi: la struttura compatta di questi animali gli permette di sopportare senza sforzo temperatura anche di poco inferiori. E una volta detto questo, hai detto tutto&#8230; Come gli abitanti del pianeta fantascientifico Dune, questi simpatici erbivori non espellono neppure una goccia di acqua pi\u00f9 del dovuto, essendo caratterizzate da feci particolarmente secchi e minzione praticamente inesistente, mentre non \u00e8 propriamente inaudito che persino le succitate deiezioni, nelle stagioni pi\u00f9 calde, vengano nuovamente introdotte nell&#8217;organismo, per annullare completamente il consumo d&#8217;umidit\u00e0. Pu\u00f2 sembrare un&#8217;abitudine estremamente sgradevole, ma resta il fatto che pu\u00f2 garantire all&#8217;animale una sopravvivenza allo stato brado di fino a 10 anni. Un&#8217;assoluta eternit\u00e0, per una simile tipologia di creature.<\/p>\n<figure id=\"attachment_26217\" aria-describedby=\"caption-attachment-26217\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=0Vk4jd0bt6Q\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26217 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Dik-Dik-Call-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Dik-Dik-Call-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Dik-Dik-Call-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/08\/Dik-Dik-Call.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-26217\" class=\"wp-caption-text\">Credo che soltanto osservando un esemplare adulto di profilo, sia possibile apprezzare l&#8217;aspetto vagamente alieno di queste graziose antilopi: con le ghiandole sub-orbitali che sembrano un altro paio d&#8217;occhi, mentre il naso proboscide si agita da una parte all&#8217;altra, tentando di rilevare eventuali segnali allarmanti.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le quattro specie che rientrano nella classificazione scientifica di\u00a0<em>Madoqua\u00a0<\/em>(per una volta corrispondente perfettamente a quella informale di dik-dik) sono: <em>M<\/em>.<i>kirkii<\/i>, piuttosto rappresentativa dell&#8217;olotipo ed originaria della Namibia, <em>M. Guentheri<\/em>, tipica dell&#8217;Etiopia, <em>M. Piacentini\u00a0<\/em>o &#8220;dik-dik argentata&#8221; delle dense foreste della Somalia ed <em>M. Saltiana<\/em>\u00a0del Kenya e il Sudan, quella dalle abitudini pi\u00f9 marcatamente notturne. L&#8217;ampio areale, assieme al fatto che nessuna delle varianti sia correntemente a rischio di estinzione, con popolazioni persino in aumento, \u00e8 un&#8217;ulteriore chiara prova degli straordinari presupposti di sopravvivenza presenti tra le caratteristiche di queste scattanti ed agili creature, che come tutti gli animali di taglia piccola presentano innate capacit\u00e0 di adattamento. \u00c8 del resto una questione risaputa che per quanto i possenti carnivori, presi singolarmente, siano assai pi\u00f9 pericoloso delle loro controparti vegetariane, questo possa infondere in loro un falso senso di sicurezza, facendo il complesso sistema ecologico necessario affinch\u00e9 la propria specie possa procurarsi il cibo necessario per la sopravvivenza, raggiungendo l&#8217;attesa, nonch\u00e9 imprescindibile, et\u00e0 riproduttiva.<br \/>\nMentre&#8230; Un&#8217;antilope? Mettetela a contatto con le giuste specie vegetali, ed essa sopravviver\u00e0 felice, masticando e fagocitando da sera a mattina. E nel caso delle varianti nate e cresciute in un clima arido, non avr\u00e0 neppure bisogno di una pozza d&#8217;acqua da cui abbeverarsi. Eppure, \u00e8 innegabile. Con quel ciuffo mobile sulla testa, tanto simile a una vezzosa cresta da punk, questo temibile &#8220;fulmine in bottiglia&#8221; dell&#8217;evoluzione riesce ad essere cos\u00ec straordinariamente <em>carino<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Imboscata tra i pochi cespugli della zona arida della Somalia, una creatura pelosa della lunghezza approssimativa di appena 20 cm aspetta nervosamente il ritorno dei propri genitori. Completamente immobile, non emette un suono. Nulla che possa, insomma, essere captato da un leone, iena, caracalla, cane selvatico, sciacallo, babbuino, aquila, pitone o varano. 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