{"id":26013,"date":"2018-07-10T06:23:19","date_gmt":"2018-07-10T04:23:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=26013"},"modified":"2018-07-10T06:33:15","modified_gmt":"2018-07-10T04:33:15","slug":"agricoltore-dimostra-lesistenza-degli-armadilli-giganti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=26013","title":{"rendered":"Agricoltore dimostra l&#8217;esistenza degli armadilli giganti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/RT5d18qZ5uQ\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-26015\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-26015\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Glyptodon-Fossil-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Glyptodon-Fossil-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Glyptodon-Fossil-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Glyptodon-Fossil.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto una cascata di fili d&#8217;erba e rami di giunchi tendenti al marrone, dentro un canale d&#8217;irrigazione all&#8217;interno di un buco sabbioso vestigia bitorzolute di antichi guerrieri: una corazza ovoidale, forata in un punto, composta da almeno un migliaio di <em>scuti.\u00a0<\/em>Non c&#8217;\u00e8 una testa, n\u00e9 resti dell&#8217;antica coda: la polvere corrosiva del tempo li ha dissolti in maniera completa. Eppur pu\u00f2 sembrare, prestando attenzione, di udire ancora l&#8217;antico verso, come un muggito, il grido di sfida, l&#8217;urlo rivolto a creature carnivore per sempre ostili. Jose Antonio Nievas \u00e8 l&#8217;individuo che durante una scampagnata estiva di Natale del 2017 (siamo nell&#8217;emisfero meridionale) si \u00e8 trovato nei pressi di questo ruscello nei dintorni di Buenos Aires, soltanto per scorgere all&#8217;improvviso qualcosa di mai visto prima far capolino tra la terra smossa. Ci\u00f2 che doveva essere, o poteva soltanto essere secondo lui, un &#8220;Uovo di dinosauro!&#8221; E usc\u00ec gridando, il suo enorme entusiasmo, cos\u00ec come sovradimensionato appariva l&#8217;oggetto, se davvero al suo interno ci fosse stato un tempo un embrione, sia pur di tirannosauro, brontosauro o altro-sauro dominatore dei diagrammi da sussidiario con l&#8217;immagine del minuscolo omino per fare scala. Il suo era un errore destinato a durare ben poco, tuttavia, nel mentre arrivarono sul posto biologi e paleontologi, per scavare, prendere le misure dell&#8217;insolito oggetto e attribuirgli una tipologia d&#8217;appartenenza. Non che ci fosse stato, effettivamente, alcun dubbio residuo nelle loro menti: Gliptodonte. La bestia pleistocenica appartenente al superordine degli\u00a0<em>Xenarthra<\/em>, oggi costituito dallo strano assortimento di bradipi e piccoli mammiferi corazzati, pi\u00f9 o meno abili nella mansione di chiudersi come una palla, a seconda della specie. Ma come avviene tutt&#8217;ora in determinati recessi per l&#8217;effetto del gigantismo insulare, o secondo il principio per cui anticamente &#8220;tutto il mondo era un&#8217;isola&#8221; il divoratore d&#8217;erba e piante dell&#8217;epoca era piuttosto diverso da quelli di adesso, soprattutto nel trascurabile dettaglio di essere lungo, e largo all&#8217;incirca quanto una Volkswagen Beetle. O una volta e mezzo la Mercedes Smart: fino a 3,3 metri, per 1,5 d&#8217;altezza e appena due tonnellate di peso. Una bestia sufficientemente coriacea\/terribile, da scoraggiare persino la tigre dai denti a sciabola. A meno che questa non fosse abbastanza affamata, caso in cui tutto fa brodo. Specialmente ci\u00f2 che viene fornito con pratica scodella incorporata, gi\u00e0 pronta all&#8217;uso.<br \/>\nIl gliptosauro, del resto, gi\u00e0 seppe lasciare perplessi gi\u00e0 molti insigni scienziati all&#8217;epoca del suo primo tentativo di classificazione, compiuto da niente meno che Charles Darwin, il quale aveva ritrovato, durante i suoi viaggi sudamericani, i resti fossilizzati di un femore, e quella che poteva soltanto essere una coda. Nessuno sa, davvero, che idea il grande scienziato si fosse fatto della nuova creatura, mentre possiamo affermare per certo che il suo collega e contemporaneo dell&#8217;Uruguay, il prete e naturalista\u00a0D\u00e1maso Antonio Larra\u00f1aga, identific\u00f2 in una lettera del 1823 ritrovamenti simili come appartenenti al <em>Megatherium<\/em>, l&#8217;ipertrofico bradipo che avrebbe costituito, nell&#8217;intera storia del pianeta azzurro, il secondo mammifero di terra pi\u00f9 grande della storia. E di certo una simile creatura avrebbe convissuto con gli antenati dell&#8217;armadillo, pur non competendo mai per il cibo. Poich\u00e9 tutte le specie di gliptodonti, di cui attualmente ne conosciamo sette, avevano la caratteristica di un collo particolarmente corto e poco flessibile, per sostenere il peso notevole della corazza, il che gli avrebbe completamente impedito di accedere alle fronde pi\u00f9 alte di un mezzo metro circa. A meno di sottoscrivere la teoria, oggetto di uno studio del 2012 di\u00a0Juan Carlos Fernicola <em>et al<\/em>,\u00a0secondo cui i residui di fibra muscolare nei dintorni delle narici avrebbero indicato la presenza di una lunga proboscide. Caratteristica che, d&#8217;altronde, nessuno ha mai incluso nelle immagini artistiche dell&#8217;animale, ritenendo forse che ci\u00f2 avrebbe compromesso l&#8217;aspetto ferocemente stabile di un tale macigno deambulante. Pezzi di ossa e del guscio avevano preso a comparire, ben prima di quella data, nelle analisi formali di varie figure scientifiche di spicco: il Dr. Lund, professore famoso per le sue memorie sulla fauna preistorica brasiliana, scrisse nel 1837 dell&#8217;hoploforo, un misterioso essere probabilmente corazzato. L&#8217;anno successivo, il professor Brohn ne incluse una sua versione nel testo da lui pubblicato\u00a0<em>Lethaea Geognostica,\u00a0<\/em>scegliendo di usare l&#8217;appellativo\u00a0<em>Chlamydotherium<\/em>. Pass\u00f2 un altro anno, quindi, per un ulteriore nome:\u00a0<em>Pachypus<\/em>, opera del Prof. D&#8217;Alton. E ogni volta che la bestia faceva la sua comparsa, c&#8217;era sempre qualcosa di diverso: a volte liscia, altra bitorzoluta, pi\u00f9 o meno grande a seconda dei casi. Finch\u00e9 un uomo dalle profondit\u00e0 della scienza, emerse per dirimere l&#8217;arzigogolata questione&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_26014\" aria-describedby=\"caption-attachment-26014\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Ik1Ijn6ZCT8\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-26014\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26014 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Glyptodon-Animatronic-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Glyptodon-Animatronic-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Glyptodon-Animatronic-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Glyptodon-Animatronic.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-26014\" class=\"wp-caption-text\">Questi animatronic di gliptodonte prodotti dalla fabbrica cinese Sichuan Lituo Landscape Science &amp; Technology emettono ruggiti e muovono la testa in maniera piuttosto convincente. \u00c8 altamente improbabile, tuttavia, che possano deambulare in maniera realmente credibile. Nessuno sa, del resto, come camminavano gli armadilli giganti.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nome di costui era\u00a0Richard Owen (1804-1892) e di mestiere faceva il biologo all&#8217;Universit\u00e0 di Edinburgo, con specializzazione in anatomia comparativa. Cos\u00ec che osservando il lavor\u00eco dei suoi colleghi all&#8217;opera soprattutto nel continente americano, egli non pot\u00e9 esimersi dal porsi sopra le parti, declamando ci\u00f2 che per lui era del tutto evidente: che tutti questi strani mammiferi appartenevano, in realt\u00e0, alla stessa famiglia, come evidenziato dalle atipiche scanalature presenti sui loro denti. E che per questo, dovessero dunque prendere il nome di glipto- (incisione) + donte (d\u0153nte). Il consenso stranamente non tard\u00f2 ad arrivare perch\u00e9 l&#8217;idea sembrava giusta, probabilmente era legittima, e nei fatti si rivel\u00f2, anche alla prova di decadi d&#8217;ulteriori ritrovamenti, assolutamente corretta.<br \/>\nTra le specie oggi pi\u00f9 famose di gliptodonte va indubbiamente citato il\u00a0<em>Glyptotherium<\/em>, quello vissuto tra i 4,1 e gli 0,012 milioni di anni fa che, stanco di vivere nei climi subtropicali della sua regione ancestrale d&#8217;appartenenza, inizi\u00f2 a marciare testardamente verso il pi\u00f9 remoto settentrione, giungendo nel Nord-America durante l&#8217;evento di migrazione di massa del grande scambio americano, avvenuto al formarsi dell&#8217;istmo di Panama all&#8217;incirca 3 prima dei nostri tempi. Una scelta che si rivel\u00f2 quindi poco proficua, nel momento in cui l&#8217;insorgere di una nuova specie straordinariamente pericolosa non fece scempio della loro popolazione, cacciandola con una subdola abilit\u00e0 che nessuno, prima di allora, aveva mai posseduto. E sia chiaro che sto parlando proprio di noi <em>homo sapiens,\u00a0<\/em>ben prima dell&#8217;invenzione del veganismo o vegetarianesimo che dir si voglia. Un&#8217;altra specie rilevante fu quella del\u00a0<em>Doedicurus<\/em>, pi\u00f9 grande armadillo che sia mai vissuto con i suoi 4 metri di lunghezza circa coda inclusa, il quale aveva fatto della corazzatura suprema un vero e proprio stile di vita, includendo piastre protettive sulla testa, le zampe e gli anelli stessi della coda, mantenuta comunque sufficientemente mobile da menare feroci sferzate. Al termine della quale presentava dei minacciosi aculei, utilizzati secondo gli etologi moderni non soltanto come arma contro i predatori, ma anche per competere tra maschi durante la stagione degli accoppiamenti. Un evidente caso di evoluzione convergente con l&#8217;<i>Ankylosaurus,\u00a0<\/i>dinosauro ornitisco col quale non presentava alcun grado di parentela. Ma c&#8217;\u00e8 una quantit\u00e0 finita di modi, a ben pensarci, in cui un erbivoro lento e corazzato possa difendersi da famelici predatori, ed usare l&#8217;appendice sul retro coperta di punte come mazza ferrata sembra riuscisse a dimostrarsi dannatamente efficace. Non \u00e8 difficile immaginare perch\u00e9.<br \/>\nDal punto di vista muscoloscheletrico, come accennato sopra, nessun gliptodonte, nemmeno le variet\u00e0 pi\u00f9 piccole, potevano definirsi particolarmente agili o scattanti. Tanto che persino la loro spina dorsale, principale sostegno del guscio di piastre osteodermiche, presentava un certo numero di vertebre fuse tra loro, connesse mediante degli ossi cilindrici di rinforzo progressivamente pi\u00f9 grandi, man mano che si procede verso il retro dell&#8217;animale. I segmenti che compongono il guscio, invece, hanno una forma pentagonale fino alla parte in cui esso inizia a degradare verso la coda, dove diventano simili a dei piccoli ventagli. Per quanto concerne la capacit\u00e0 della vista, i naturalisti hanno ipotizzato che questi animali possedessero una capacit\u00e0 bassa o inesistente di percepire i colori, ma che sapessero distinguere piuttosto bene le forme in movimento, anche nell&#8217;eterna penombra delle foreste pluviali sudamericane, al fine di poter organizzare una difesa per tempo. Non che un simile approccio fosse destinato ad aiutarli particolarmente, in seguito al diffondersi della sempre famelica gen\u00eca dei cacciatori-raccoglitori umani.<\/p>\n<figure id=\"attachment_26016\" aria-describedby=\"caption-attachment-26016\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=26016#main\" rel=\"attachment wp-att-26016\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26016 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Glyptodon-Shell-Museum-500x215.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Glyptodon-Shell-Museum-500x215.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Glyptodon-Shell-Museum-768x331.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-26016\" class=\"wp-caption-text\">Scheletro completo di gliptodonte presso il Museum f\u00fcr Naturkunde, a Berlino. Notare lo spessore delle ossa corrispondenti al bacino e la forma piatta dei denti, chiaro segno identificativo di uno stile di vita erbivoro. Ci\u00f2 \u00e8 un qualche maniera, stranamente rassicurante.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritrovamenti del guscio completo di un gliptodonte sono comunque piuttosto rari, e non se ne ha notizia fino ai primi anni del XX secolo, quando l&#8217;espandersi delle zone coltivate nell&#8217;intero areale d&#8217;appartenenza non port\u00f2, gradualmente, agricoltori ed altre figure professionali a trovarsi dinnanzi a questa bizzarra approssimazione dell&#8217;uovo di drago, in realt\u00e0 appartenuto a una bestia tutt&#8217;altro che fantastica, bench\u00e9 altrettanto surreale. Un fossile come questo proveniente da Brasile, Argentina o Uruguay ha un valore particolare perch\u00e9, a differenza di qualsiasi altra parte dello scheletro di un animale estinto, non presenta alcuna possibilit\u00e0 interpretativa. Nessuno, neppure i pi\u00f9 scettici creazionisti, potrebbero ragionevolmente negare ci\u00f2 a cui \u00e8 appartenuto, l&#8217;aspetto e conseguentemente il probabile ruolo ecologico di una tale creatura. Una volta raccolte tutte le ossa e messe vicino alla corazza, dunque, sarebbe impossibile farle combaciare in altro modo che quello corretto, come trovandosi di fronte a un puzzle completo di soluzione. E sembrer\u00e0, allora, che uno di quei banner su Internet mirati a stupire o sconvolgere abbia preso infine una forma materialmente tangibile: &#8220;Ibridi mostruosi: ecco a voi l&#8217;uomo-cane&#8221; oppure: &#8220;Lucertola gigante ritrovata nella palude&#8221; o &#8220;Piccione affamato rapisce un bambino&#8221; e cos\u00ec via, a seguire.<br \/>\nIl gliptodonte \u00e8 un animale che sembra fuoriuscito dal bestiario di un gioco di ruolo. Il nemico di un&#8217;epica caccia di Monster Hunter, la cavalcatura di un videogame survival (ed Ark, in effetti, ne aveva una nutrita popolazione) il mostro finale di un livello particolarmente difficile o l&#8217;eterno rapitore della principessa in abito rosa, consorte mancata dell&#8217;unico idraulico saltatore italo-giapponese. Eterna prova che la fantasia pu\u00f2 anche superare di tanto in tanto la realt\u00e0. Ma non pu\u00f2 fare a meno, nel tentativo di riuscirci, che imitarla fino al pi\u00f9 piccolo particolare. \u00c8 nella natura stessa degli armadilli, brucare. Ma non delle Volkswagen Beetle. A meno di ritrovarle, semi-sepolte nel fango, all&#8217;interno di un canale d&#8217;irrigazione nel verdeggiante Brasile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sotto una cascata di fili d&#8217;erba e rami di giunchi tendenti al marrone, dentro un canale d&#8217;irrigazione all&#8217;interno di un buco sabbioso vestigia bitorzolute di antichi guerrieri: una corazza ovoidale, forata in un punto, composta da almeno un migliaio di scuti.\u00a0Non c&#8217;\u00e8 una testa, n\u00e9 resti dell&#8217;antica coda: la polvere corrosiva del tempo li ha &#8230; <a title=\"Agricoltore dimostra l&#8217;esistenza degli armadilli giganti\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=26013\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Agricoltore dimostra l&#8217;esistenza degli armadilli giganti\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[125,1321,818,893,187,2683,1097,3561,575,2311,894,1448,320,78,682,214,3562],"class_list":["post-26013","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-animali","tag-armadilli","tag-biologia","tag-dinosauri","tag-ecologia","tag-erbivori","tag-evoluzione","tag-gusci","tag-musei","tag-paleontologia","tag-preistoria","tag-ritrovamenti","tag-scheletri","tag-scienza","tag-strane-creature","tag-sudamerica","tag-xenarthra"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26013","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26013"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26013\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26023,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26013\/revisions\/26023"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26013"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26013"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26013"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}