{"id":26003,"date":"2018-07-08T06:25:45","date_gmt":"2018-07-08T04:25:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=26003"},"modified":"2018-07-08T06:25:45","modified_gmt":"2018-07-08T04:25:45","slug":"vecchi-film-dischi-vinile-gli-antenati-perduti-del-dvd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=26003","title":{"rendered":"Vecchi film su dischi di vinile: gli antenati perduti del DVD"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=UDjfcnbElOg\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-26004\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-26004\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Capacitance-Electronic-Disc-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Capacitance-Electronic-Disc-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Capacitance-Electronic-Disc-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Capacitance-Electronic-Disc.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec tante cose, nel mondo della tecnologia, vengono date per scontate! Il segnale digitale \u00e8 sempre meglio dell&#8217;analogico. Il processore calcola, la scheda video elabora. Le tastiere meccaniche risultano pi\u00f9 precise. Ed il nastro magnetico \u00e8 una soluzione inerentemente inferiore a qualsivoglia tipo di disco video, letteralmente cancellato dall&#8217;esistenza nel momento stesso in cui qualche cervellone ha scoperto il modo di spalmare un video, come marmellata della prima colazione, permettendo a una lanterna magica di estrarlo e proiettarlo sulle nostre Tv. Ci\u00f2 che in molti dimenticano, o pi\u00f9 semplicemente non si sono mai davvero preoccupati di sapere, \u00e8 che a partire dal 1978 videocassetta VHS e\u00a0LaserDisc, il primo disco ottico ad &#8220;ampia&#8221; diffusione di mercato (si fa per dire) hanno coesistito per anni, semplicemente in forza del fatto che le prime potevano essere impiegate per registrare i programmi televisivi, mentre i secondi presentavano un&#8217;immagine pi\u00f9 nitida ed un costo di masterizzazione minore per i singoli film. Per non parlare della maniera in cui poter dare inizio allo spettacolo da qualsivoglia punto della registrazione, senza tempi di riavvolgimento di sorta, avrebbe dato adito a un impiego nel campo dei videogiochi, con gli storici cartoni animati e film interattivi dei cosiddetti <em>lasergame<\/em> (Dragon&#8217;s Lair, Space Ace&#8230; Tanto per citare due capolavori dell&#8217;animatore disneyano Don Bluth, entrambi del 1983).<br \/>\nMa veniamo, adesso, ad una piega ancor pi\u00f9 strana dello spaziotempo dei formati audio-video, un recesso letteralmente inesplorato da tutti coloro che potrebbero provare a definirsi dei <em>millennials<\/em>, la cui et\u00e0 \u00e8 semplicemente troppo giovane per aver sperimentato in prima persona i tentativi, da parte di aziende contrapposte, di acquisire il predominio nell&#8217;arduo campo dell&#8217;entertainment casalingo. Quell&#8217;epoca, durata complessivamente un periodo di soli tre anni, in cui pi\u00f9 di qualcuno era fermamente convinto che i giradischi dovessero fare un tardivo rientro nei salotti di tutto il mondo, per venire questa volta collegati non [solo] all&#8217;impianto audio, bens\u00ec direttamente alla Tv. Luce fioca del tubo catodico; un leggero sfarfallio del fermo immagine; il rumore sibilante di un piccolo motore, intento a manovrare la puntina lungo i segni concentrici di quel supporto, per certi versi anacronistico, eppur cos\u00ec stranamente tranquillizzante, nella sua ancestrale familiarit\u00e0. O almeno ci\u00f2 pensava la\u00a0Radio Corporation of America, azienda un tempo potentissima che gi\u00e0 nel 1964, attraverso una serie di esperimenti, aveva dimostrato la possibilit\u00e0 di immagazzinare un video all&#8217;interno del lungo solco spiraleggiante di una sorta di 33 giri, a patto che per leggerlo si usasse una puntina speciale, basata non sul movimento verticale all&#8217;interno dello stesso, bens\u00ec un lieve campo elettrico fatto passare direttamente attraverso il &#8220;corpo&#8221; del film. Ma considerazioni Frankenstein-iane a parte, ci\u00f2 che RCA tent\u00f2 di fare, attraverso una campagna pubblicitaria selvaggia e spese ingenti nel campo della ricerca e sviluppo, era irrompere su un segmento di mercato meno estremo del LaserDisc (i lettori costavano circa 400 dollari, contro gli oltre 900 del formato rivale) e film dal costo inferiore rispetto al VHS, considerata l&#8217;assenza dell&#8217;inerente complessit\u00e0 strutturale di una videocassetta. I vantaggi, tuttavia, finivano qui: il CED (Capacitance Electronic Disc) era un formato a bassa definizione, i cui dischi costruiti in vinile ricoperto di nichel erano talmente delicati, e sensibili alla polvere, che dovevano essere custoditi all&#8217;interno di un&#8217;apposita custodia, da cui soltanto il lettore avrebbe dovuto\/potuto estrarli. Nonostante un simile accorgimento, poi, il semplice fatto di farvi scorrere sopra la puntina tendeva a degradarli, per una quantit\u00e0 di utilizzi possibili che la casa produttrice stimava sui 500 circa. Ma la realt\u00e0 \u00e8 che la qualit\u00e0 delle immagini tendeva a degradarsi gi\u00e0 molto prima di quel momento. In breve tempo quindi, inesorabilmente, il formato cess\u00f2 di essere rilevante, trascinando a picco la Radio Company e costringendola a svendere un corposo surplus di lettori invenduti. Partito per l&#8217;ultimo viaggio come i grandi dirigibili ante-guerra, il disco video su vinile avrebbe dovuto quindi sparire completamente dal corso della storia. Se non che, in Giappone, qualcuno rest\u00f2 profondamente colpito dai meriti di una simile idea verso l&#8217;anno 1978, portando all&#8217;immissione sul mercato di un nuovo prodotto entro il 1983. E quel qualcuno era la Nippon Bikut\u0101 Kabushiki-<wbr \/>gaisha, generalmente abbreviata con un trio di lettere che dovrebbe suonarvi pi\u00f9 familiare: JVC.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_26006\" aria-describedby=\"caption-attachment-26006\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=M4Pow9X8FN4\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-26006\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26006 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Video-High-Density-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Video-High-Density-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Video-High-Density-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/Video-High-Density.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-26006\" class=\"wp-caption-text\">La sola sensazione soddisfacente del disco espulso all&#8217;interno della custodia, da parte di una macchina ingegnerizzata fino al decimo di millimetro, giustifica nella mente dei collezionisti l&#8217;esperienza di un film dalla qualit\u00e0 inferiore rispetto alle alternative odierne.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esiste questo modo di pensare al progresso, nel paese del Sol Levante, per cui la creazione di un qualcosa di nuovo non debba sempre, oppure necessariamente sovrascrivere quello che c&#8217;era prima. Cos\u00ec avvenne che l&#8217;eclettico formato VHD della\u00a0Nippon Bikut\u0101 Kabushiki non solo riusc\u00ec a ricavarsi un segmento solido dal punto di vista commerciale, contrariamente a quanto avvenuto negli Stati Uniti, ma anche uno spazio nel cuore degli appassionati, diventando una sorta di dispositivo di culto, tutt&#8217;ora mantenuto in alta considerazione. Per approcciarsi al suo funzionamento, sar\u00e0 quindi in primo luogo opportuno definire il senso dell&#8217;acronimo: HD, contrariamente a quanto potrebbero pensare i nostri contemporanei, non stava in questo caso per <em>high definition<\/em> bens\u00ec <em>high density<\/em>, un riferimento alla maniera in cui i dati erano stati immagazzinati sul disco con una granulometria di portata inferiore, aumentandone in maniera sensibile la capienza per centimetro quadrato. In forza di questo, pur avendo mantenuto la durata di 60 minuti per lato dei CED, questi dischi avevano un diametro di 5 centimetri inferiore, dando la sensazione di tenere in mano una rivista, piuttosto che un vecchio LP. La natura stessa della tecnologia di fondo, inoltre, era stata sensibilmente migliorata: pur essendo altrettanto vulnerabili alla polvere, e quindi anch&#8217;essi incapsulati nell&#8217;irrinunciabile custodia di plastica, i vinili giapponesi avevano un vantaggio molto significativo nell&#8217;assenza del classico solco, per cui la puntina poteva leggere il campo elettrico contenente audio e immagini semplicemente scorrendo tra una serie di cerchi concentrici. In tale maniera, l&#8217;usura del disco era decisamente inferiore, e pur non permettendo un reimpiego virtualmente eterno come quello dei LaserDisc (in cui nessun contatto con la testina ottica risultava necessario) il numero di visualizzazioni possibili per un film restava di gran lunga superiore a quelle probabili all&#8217;interno di una situazione casalinga. Detto questo, il formato rimaneva totalmente impraticabile per il mercato del noleggio; comunque meno rilevante in Giappone piuttosto che nell&#8217;Occidente co\u00e9vo.<br \/>\nEsportato verso gli Stati Uniti, il sistema ricevette una tiepida accoglienza soltanto lievemente migliore di quella riservata al CED, data l&#8217;ormai larga diffusione dei dischi ottici, nonostante l&#8217;elevato costo di acquisizione della tecnologia. Ma ci fu un campo, tipicamente giapponese, in cui il VHD avrebbe trovato diffusione pressoch\u00e9 totale: quello delle macchine per il karaoke. In un&#8217;associazione imprevista destinata a durare molto pi\u00f9 dei soli tre anni per cui i lettori casalinghi continuarono a venire prodotti in serie, la tipica macchina per cantare presente in molti bar e luoghi di ritrovo giovanili fu fatta funzionare grazie a questa strana tecnologia, chiaramente venuta dal passato eppure, cionondimeno, stranamente valida e funzionale. A testimonianza ulteriore del successo nazionale di questo tipo di dischi, va citata anche la creazione del formato VHDpc, per l&#8217;improbabile immagazzinamento di dati digitali e programmi informatici, come alcuni videogiochi ad alti contenuti multimediali del popolare computer MSX, che potremmo anche definire il Commodore 64 giapponese.<\/p>\n<figure id=\"attachment_26005\" aria-describedby=\"caption-attachment-26005\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=fCWLaAwr3sM&amp;t=1485s\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-26005\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26005 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/VHD-Collector-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/VHD-Collector-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/VHD-Collector-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/07\/VHD-Collector.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-26005\" class=\"wp-caption-text\">Parte del fascino dei dischi video ad ampio diametro \u00e8 anche dato dalle etichette e le copertine, spesso realizzate da grafici professionisti sulla base dei materiali promozionali dei vari film. L&#8217;usura che deriva dall&#8217;utilizzo ha fatto crescere nel tempo il valore dei titoli ancora funzionanti, ferocemente ricercati da un particolare tipo di pubblico, non soltanto giapponese.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 in un certo senso liberatorio ed altamente pratico, il fatto che oggi viviamo in un&#8217;epoca in cui nessun supporto esclusivamente concepito per il video sembra pi\u00f9 assolvere ad alcun tipo effettivo di necessit\u00e0. L&#8217;epoca in cui una memory card grande come un&#8217;unghia pu\u00f2 contenere 10, 15 lungometraggi o si pu\u00f2 facilmente fare a meno addirittura di questo, per affidarsi alla fulminea velocit\u00e0 di un collegamento a banda larga o 4g. Tanto, fondamentalmente, a chi interessa guardare ancora e ancora gli stessi contenuti, come un bambino affascinato dalle immagini in movimento perpetuo e ripetitivo? Ecco una linea di pensiero diffusa! Che ci ha privato, inevitabilmente, del gusto implicito del possesso. Il piacere di mettere assieme una videoteca da guardare e riguardare, associandogli ricordi situazionali alla maniera i cui si fa con un buon disco o i romanzi dei nostri autori preferiti.<br \/>\nIl consumismo all&#8217;ennesima potenza. Essere limitati non pi\u00f9 dalla spesa d&#8217;acquisto, bens\u00ec dal tempo libero a disposizione&#8230; E chiss\u00e0 che molto presto, non iniziamo a guardare i film a velocit\u00e0 raddoppiata. Comprimendo il trascorrere dei minuti, di giornate troppo brevi per contenere il desiderio di conoscere ed acquisire, distruggere, fagocitare altri film.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos\u00ec tante cose, nel mondo della tecnologia, vengono date per scontate! Il segnale digitale \u00e8 sempre meglio dell&#8217;analogico. Il processore calcola, la scheda video elabora. Le tastiere meccaniche risultano pi\u00f9 precise. 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