{"id":25780,"date":"2018-06-08T06:28:13","date_gmt":"2018-06-08T04:28:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25780"},"modified":"2018-06-08T06:38:52","modified_gmt":"2018-06-08T04:38:52","slug":"rospo-tossico-tiene-scacco-madagascar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25780","title":{"rendered":"Il rospo tossico che tiene in scacco il Madagascar"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=rz5RY4oD-AA\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25781\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-25781\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/06\/Asian-Toad-Madagascar-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/06\/Asian-Toad-Madagascar-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/06\/Asian-Toad-Madagascar-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/06\/Asian-Toad-Madagascar.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita, dal punto di vista di un lemure, dev&#8217;essere piena di stimoli interessanti. E non sto affatto parlando di quei katta dalla coda ad anelli dei cartoni animati, che cantano <em>You gotta move it, move it<\/em> [&#8230;] con in testa un cappello fatto in foglie di banano. Bens\u00ec dei veri, piccoli animali che popolano le notti arboricole della quarta isola pi\u00f9 grande del mondo, consumando senza remore gli insetti e la frutta che costituiscono la base della sua dieta. In un paradiso, frequentato da qualche diavolo, dove l&#8217;unico pericolo naturale \u00e8 l&#8217;attivit\u00e0 carnivora del fossa (<i>Cryptoprocta ferox<\/i>) una ragionevole approssimazione di quello che potrebbe essere un incrocio tra una faina e un gatto. La cui dieta si compone, per il 50% di codesti <em>Strepsirrini<\/em>, componenti del secondo e pi\u00f9 localizzato sottordine dei primati. Eterno avversario in una lotta equilibrata, in cui scaltrezza, agilit\u00e0 ed attente percezioni bastano ad assicurare una rapida fuga o l&#8217;ottima cattura, garantendo un equilibrio e selezione naturale tra le specie di uno dei poli residui dell&#8217;originaria biodiversit\u00e0 terrestre. Immaginate, dunque, la sorpresa di ciascuna delle due parti sin qui citate, quando a partire dal 2008 la foresta locale ha iniziato a popolarsi di un nuovo elemento, il letterale terzo incomodo che avrebbe scardinato letteralmente ogni presupposto acquisito: una creatura saltellante, stridente, marrone e bitorzoluta, appartenente alla genia dei <em>Bufonidae<\/em>, quelli che comunemente vengono detti rospi.<br \/>\nTutto \u00e8 iniziato, a quanto si \u00e8 riusciti a ricostruire, nell&#8217;area del porto di\u00a0Toamasina situato nella parte nord-occidentale dell&#8217;isola, principale svincolo dei commerci verso la parte meridionale dell&#8217;Asia e perch\u00e9 no, l&#8217;Australia. Le specifiche modalit\u00e0 non sono chiare, mentre il dipanarsi effettivo degli eventi, purtroppo, lo \u00e8 in maniera fin troppo evidente. Probabilmente si \u00e8 trattato di un container, secondo alcuni diretto verso gli stabilimenti dell&#8217;azienda metallurgica Ambatovy, esportatrice di nickel e cobalto nonch\u00e9 una delle pi\u00f9 importanti realt\u00e0 del commercio malgascio. Nel quale, accidentalmente, doveva essersi introdotta un&#8217;intera famiglia di clandestini provenienti dal Pakistan, dall&#8217;India o dal Myanmar&#8230; Non persone, purtroppo, ma qualcosa di molto pi\u00f9 inconsapevole ed al tempo stesso (proprio per questo) infinitamente pi\u00f9 pericoloso. Il\u00a0<em>Duttaphrynus melanostictus<\/em>, anche detto rospo asiatico comune, \u00e8 una creatura piuttosto in linea con ci\u00f2 che ci si aspetta il pi\u00f9 delle volte da questa famiglia di animali. Abitatore di stagni o corsi d&#8217;acqua a flusso lento, spesso nascosto sotto pietre o piante a foglia larga, cacciatore delle zone pi\u00f9 illuminate dove tendono naturalmente a concentrarsi gli insetti. Se volessimo tuttavia identificare un paio di tratti distintivi, bastanti a farlo emergere tra i suoi simili e distanti parenti, essi sarebbero la natura particolarmente efficace del muco protettivo che lo ricopre, e una tendenza alla rapida e inarrestabile proliferazione. Una combinazione particolarmente pericolosa, specie quando si considera che il suddetto veleno, in caso di fagocitazione anche parziale del gracidante ospite indesiderato, pu\u00f2 anche causare un rapido arresto cardiaco, per le quantit\u00e0 ingenti di bufotenina, un composto a base di glicolidi che pu\u00f2 causare anche la morte negli umani. Figuratevi, quindi, in creature che pesano soltanto una frazione di noi, abituate a considerare il mondo la propria ostrica, e ciascuna nuova perla che compare innanzi un dono personale della natura nei loro confronti. La segregazione isolana, generalmente, rende le specie che abitano un luogo particolarmente vulnerabili all&#8217;introduzione di predatori esterni, nei confronti dei quali risultano irrimediabilmente indifesi. Ma nel caso del Madagascar, luogo dove esiste un ragionevole equilibrio di carnivori e prede, il rischio profilato risulta essere del tipo completamente opposto: non c&#8217;\u00e8 bersaglio pi\u00f9 facile, in effetti, per la fagocitazione a scopo alimentare, di un anfibio intento a riposarsi in prossimit\u00e0 dell&#8217;acqua. Il problema, semmai, \u00e8 riuscire a digerirlo senza pagarne le conseguenze&#8230;.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_25782\" aria-describedby=\"caption-attachment-25782\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=rns-C2kIdOQ\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25782\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25782 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/06\/Brown-Asian-Toad-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/06\/Brown-Asian-Toad-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/06\/Brown-Asian-Toad-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/06\/Brown-Asian-Toad.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25782\" class=\"wp-caption-text\">Con la giusta luce, il clandestino asiatico risulta persino attraente, nella sua peculiare maniera rettiliana e bitorzoluta. Non si capisce quindi perch\u00e9 la popolazione malgascia, abituata soltanto alle rane, abbia scelto per lui l&#8217;appellativo di <em>radaka boka<\/em>, o rospo lebbroso.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono anni, ormai, che la situazione del Madagascar continua a peggiorare progressivamente, in maniera analoga a quanto successo a partire dagli anni &#8217;30 in Australia, con il terribile e famoso rospo delle canne. Il problema delle infestazioni a vasto spettro \u00e8 che all&#8217;inizio risultano difficili da individuare, mentre una volta fatta mente locale sul problema, esso diventa letteralmente irrisolvibile salvo investire quantit\u00e0 spropositate di risorse, tempo e denaro. Cos\u00ec che l&#8217;unico passo che ci resta, a quel punto, \u00e8 generalmente fare un conteggio dei danni, annotando quante specie native hanno sofferto, e quante, addirittura, rischiano adesso l&#8217;estinzione a causa dell&#8217;incidente. Sarebbe questa, dopo tutto, una delle conseguenze pi\u00f9 nefaste della globalizzazione, concettualmente simile alla venuta di una multinazionale all&#8217;interno di un sistema economico chiuso, capace di far sostituirsi al volume d&#8217;affari che in precedenza veniva gestito in maniera per lo pi\u00f9 locale. Esistono in effetti alcune teorie, opera di scienziati particolarmente ottimisti, che vedono tale tendenza come un processo che oltre a distruggere, favorisce in qualche modo la biodiversit\u00e0. Poich\u00e9 crea una sorta di super-ecologia, senza limiti n\u00e9 confini, in cui specie pi\u00f9 forti si propagano nei quattro angoli del globo, dando luogo a nuovi presupposti di evoluzione, per lo pi\u00f9 benefici, tra le rispettive popolazioni indigene pre-esistenti. Il problema, in tale ipotesi, resta tuttavia il fattore del tempo: nel momento in cui l&#8217;uomo, attraverso l&#8217;interscambio e i commerci accelera in maniera spropositata la diffusione dei suddetti, chi pu\u00f2 realmente dire se la natura \u00e8 veramente in grado di reagire in maniera sufficientemente veloce&#8230; Ed inoltre, come ci si difende, senza interventi esterni, dal pericolo di un muco che ogni cosa pervade, riuscendo persino a contaminare i corsi d&#8217;acqua a seguito di un&#8217;eccessiva sovrappopolazione del rospo?<br \/>\nCaso vuole che in effetti, qualcosa ci sia. Nelle regioni asiatiche in cui \u00e8 naturalmente diffuso il <em>D. melanostictus<\/em>, in effetti, i carnivori locali tendono a sviluppare una serie di mutazioni genetiche che gli permettono di metabolizzare, spesso senza alcuna conseguenza, le pericolose sostanze che ricoprono il gracchiante spuntino verde-marrone. Il che avviene, per quanto ci \u00e8 dato di comprendere, attraverso numerose generazioni di mangiatori, sacrificati coraggiosamente\u00a0 sull&#8217;altare della LD50 (unit\u00e0 di misura degli effetti letali di una sostanza). Ora il Madagascar, almeno da un punto di vista teorico, potrebbe avere un piccolo vantaggio nella questione: sembra infatti che alcune piante dell&#8217;isola, in maniera totalmente incidentale, producano un veleno chimicamente affine ai glicolidi del rospo. Esse sono, tuttavia, per lo pi\u00f9 erbivore, permettendo di individuare un solo predatore possibile della diabolica creatura: l&#8217;antsangy\u00a0dalla coda bianca (<i>Brachytarsomys albicauda<\/i>) un roditore onnivoro non particolarmente prolifico n\u00e9 vorace. Il che lascia presagire un immediato futuro in cui l&#8217;unico ostacolo alla condanna autodistruttiva del rospo appare essere l&#8217;intervento umano, possibilmente tramite uno sforzo coordinato sull&#8217;intero territorio infestato. Che corrisponde ancora oggi, per fortuna, ad una singola striscia di 350 Km lontana dalle foreste dei lemuri e dei fossa, che potrebbe tuttavia espandersi in maniera esponenziale nel momento in cui il nemico dovesse raggiungere i canali d&#8217;irrigazione costruiti dai loro coabitanti, vere e proprie autostrade verso l&#8217;apoteosi dei rospi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_25783\" aria-describedby=\"caption-attachment-25783\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=g63r7hKiYRY\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25783\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25783 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/06\/Domestic-Asian-Toad-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/06\/Domestic-Asian-Toad-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/06\/Domestic-Asian-Toad-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/06\/Domestic-Asian-Toad.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25783\" class=\"wp-caption-text\">Il rospo comune asiatico viene talvolta incluso nei terrari, come animale decorativo e di compagnia. In questo caso, l&#8217;impiego della replica di un teschio umano sembra donare un&#8217;ulteriore prospettiva inquietante all&#8217;intera faccenda.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Svariati naturalisti e biologi hanno concordato nell&#8217;affermare che, se le autorit\u00e0 fossero state coscienti della propagazione del rospo delle canne in Australia ad uno stadio equivalente a quello della situazione corrente malgascia, non si sarebbe badato a spese nell&#8217;eradicarlo in maniera totale e completamente priva di rimorsi. \u00c8 tutt&#8217;ora largamente incalcolabile il danno arrecato alle specie endemiche, sia tra i predatori che le potenziali prede dei rospi, nel corso dell&#8217;ultimo secolo di propagazione totalmente fuori controllo del piccolo Attila proveniente dall&#8217;Est. Per non parlare dei saltuari casi d&#8217;avvelenamento da parte degli umani, che entrano accidentalmente in contatto con gli anfibi o ancora peggio, pensano malauguratamente di trasformarli in un pranzo dalle implicazioni particolarmente nefaste. Tra le misure adottate fino ad ora, possiamo annoverare la fornitura agli abitanti della zona di\u00a0Toamasina di bastoni metallici appuntiti, impiegati per uccidere a vista gli appartenenti alla specie introdotta. Oltre a imprese collettive dal maggior grado di organizzazione, durante le quali i rospi asiatici vengono radunati in dei secchi e anestetizzati con l&#8217;etanolo, prima di procedere a immediata decapitazione in serie.\u00a0 Tuttavia le risorse limitate, soprattutto in campo finanziario, degli abitanti della principale isola africana, hanno grandemente rallentato e limitato i passi che \u00e8 possibile compiere nell&#8217;arginare questo incombente disastro. Si stima dunque che ad oggi, la popolazione locale del\u00a0<em>D. melanostictus<\/em>\u00a0sia ormai di svariati milioni, con proiezioni che tendono a aumentare ulteriormente.<br \/>\nIl mondo gira, dunque, ma nessuno pu\u00f2 conoscere il domani. \u00c8 possibile che la popolazione di creature isolane, come avvenuto in altri luoghi letterali centinaia di migliaia di anni fa, riesca a sviluppare il gene dell&#8217;immunit\u00e0 nei confronti della\u00a0bufotenina, trasformando la propria debolezza in una forza in grado di sfidare il volgere delle ere. Come pu\u00f2 anche essere che proprio l&#8217;uomo, causa involontaria del disastro, riesca a trovare un metodo per porvi rimedio in maniera sufficientemente tempestiva. Ci\u00f2 che noi sappiamo, ad ogni modo, \u00e8 che la biodiversit\u00e0 non serve certo a mantenere in vita le specie pi\u00f9 amate da grandi e piccini: poich\u00e9 un Madagascar completamente popolato dai rospi, non sarebbe solamente poco interessante. Ma nel giro di pochi anni, andrebbe incontro ad un totale collasso per la mancanza di risorse da sfruttare. Proprio noi consumatori bipedi, vittime e allo stesso tempo carnefici d&#8217;infinite multinazionali, conosciamo fin troppo bene l&#8217;evolversi di queste situazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vita, dal punto di vista di un lemure, dev&#8217;essere piena di stimoli interessanti. E non sto affatto parlando di quei katta dalla coda ad anelli dei cartoni animati, che cantano You gotta move it, move it [&#8230;] con in testa un cappello fatto in foglie di banano. 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