{"id":25661,"date":"2018-05-24T06:21:45","date_gmt":"2018-05-24T04:21:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25661"},"modified":"2018-05-24T06:31:48","modified_gmt":"2018-05-24T04:31:48","slug":"ruolo-delle-spine-nella-dieta-del-dromedario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25661","title":{"rendered":"Il ruolo delle spine nella dieta del dromedario"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/9NC2saE5MbQ\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25665\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-25665\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Dromedary-eats-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Dromedary-eats-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Dromedary-eats-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Dromedary-eats.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella carriera operativa di una nave del deserto, c&#8217;\u00e8 sempre un momento in cui si approda nel porto, per fermare la sala macchine e procedere al rifornimento. Osservare un dromedario che si rifocilla: non \u00e8 forse questa, la massima aspirazione di chicchessia? Tra gli uomini che vivono in mezzo alle sabbie della penisola d&#8217;Arabia esiste un detto: &#8220;Se un cammello mette il muso nella tenda, presto entrer\u00e0 con tutto il corpo&#8221;. Il che vorrebbe rappresentare, in determinati contesti, una notazione sulla fantastica testardaggine di questa intera gen\u00eca di animali, ovvero la loro capacit\u00e0 di dimenticare tutto, incluso il padrone e se stessi, se soltanto qualcosa suscita un lieve interesse, anche per un attimo cruciale nell&#8217;economia di giornata. Ci\u00f2 che riesce ad appassionare simili creature, del resto, esula largamente dalla cognizione della cosiddetta normalit\u00e0, almeno per quanto ci \u00e8 dato di concepirla attraverso le nostre semplici cognizioni di umani. Ecco, dunque, un altro ritaglio di sapienza popolare: &#8220;Sei ci\u00f2 che mangi&#8221;. Chi non ha presente, ad esempio, la strana mentalit\u00e0 e l&#8217;astruso comportamento delle capre, note onnivore capaci di digerire qualsiasi cosa, dai sigari cubani ai tappetini pelosi dell&#8217;Ikea! Ma \u00e8 tutt&#8217;altra storia, persino rispetto a questo, la prassi alimentare di questi gobbuti camminatori del Medio Oriente. Come sa molto bene questa YouTuber, nota con il nome internettiano di &#8220;Camels and Friends&#8221; la quale pubblica, a partire dal 2009, un vasto ventaglio di video relativi al suo ranch, dove vive con due dromedari, uno struzzo, un emu, un gregge di pecore, un lupo e una vasta gamma di cani, inclusa una coppia di favolosi levrieri borzoi. Il tutto, sullo sfondo di uno scenario che fa pensare pi\u00f9 che altro agli stati pi\u00f9 secchi del Nordamerica, dove la vegetazione pi\u00f9 tipica non \u00e8 esattamente del tipo gradito agli erbivori, vista la netta penuria di foglie, in forza di un&#8217;ampia preminenza della pi\u00f9 tipica arma vegetale: la spina. Cos\u00ec dev&#8217;esserci stato un momento, nella carriera pregressa di questa custode di variegate creature, in cui ella deve aver pensato: &#8220;Pianter\u00f2 dei fichi d&#8217;India ai confini del mio giardino.&#8221; O forse ancor pi\u00f9 probabilmente, il vento e gli uccelli avranno portato fin l\u00ec i semi. Eppure nessuno, tra noi, sarebbe stato capace di aspettarsi la piega successiva che avrebbero preso gli eventi.<br \/>\nLa telecamera riprende il tutto da distanza estremamente ravvicinata, per meglio darci l&#8217;occasione di comprendere la portata di ci\u00f2 che stiamo vedendo. O forse per evitare che gli spettatori, naturalmente diffidenti, sospettino alterazioni digitali alla sequenza effettiva degli eventi. I quali mostrano, senza interruzioni n\u00e9 cambi d&#8217;inquadratura, la maniera in cui uno dei succitati esseri risponde all&#8217;unica chiamata impossibile da rifiutare: quella relativa all&#8217;acquisizione di nutrimento. Proprio cos\u00ec, signori: il dromedario sconosciuto, nel ranch dalla collocazione incerta, sotto la supervisione della padrona senza nome, abbassa il collo ed allunga le sue labbra dalla straordinaria capacit\u00e0 di manipolazione, fin dentro la ciotola posta dinnanzi al suo recinto. All&#8217;interno della quale trova posto una dozzina abbondante di pale, le particolari strutture tipiche dell&#8217;Opunzia Messicana, da queste parti soprannominata\u00a0<em>prickly pear<\/em> (pera spinosa) che fu in grado di diffondersi, successivamente all&#8217;epoca delle grandi esplorazioni, fino al sub-continente che oggi gli presta il nome. Il che \u00e8 in realt\u00e0 piuttosto logico: stiamo parlando, in effetti, di una pianta straordinariamente prolifica ed invasiva. Chi mai esiterebbe, potendo farlo, a farne fuori una parte per includerla nella dieta del proprio famelico dromedario? Mentre quello mastica, dunque, la telecamera si sposta dai diversi lati, al fine di meglio mostrare quello che sta accadendo. Le rigide spine, lunghe fino a 15 centimetri, fuoriescono dai lati della mobile bocca, mentre almeno una parte, all&#8217;apparenza, minaccia di penetragli dolorosamente il palato. Eppure la bestia sciagurata non sembra affatto intenzionata a sputare l&#8217;inusitato spuntino, il cui corpo verde centrale, gradualmente, svanisce dietro i suoi incisivi da erbivoro in configurazione prognata. E il dromedario mastica, mastica ancora, mentre le punte dei pugnali che sta fagocitando fuoriescono occasionalmente ai lati delle massicce labbra dall&#8217;aspetto naturalmente morbido, minacciando apparentemente la realizzazione di un&#8217;ampia gamma di piercing involontari e indesiderati. Eppure, la realt\u00e0 \u00e8 sotto gli occhi di tutti: neppure una minima goccia di sangue. Possibile che questo dromedario, in realt\u00e0, fosse nient&#8217;altro che un cameldroide costruito in gomma e metallo? Possibile&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_25662\" aria-describedby=\"caption-attachment-25662\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/4fWccf2LlK8\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25662\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25662 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Camel-Eats-More-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Camel-Eats-More-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Camel-Eats-More-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Camel-Eats-More.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25662\" class=\"wp-caption-text\">La gioia e l&#8217;estasi, l&#8217;impegno che sottintende una grande soddisfazione. Nel bocconcino di questo entusiasta erbivoro, in effetti, non c&#8217;\u00e8 quasi pi\u00f9 traccia di pianta: il suo pasto \u00e8 composto ESCLUSIVAMENTE di spine.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per sfatare quindi una simile ipotesi, portando la nostra analisi presso lidi pi\u00f9 conformi alle ragioni contemporanee della scienza, sar\u00e0 meglio identificare ci\u00f2 di cui stiamo effettivamente parlando. Ancora una volta: l&#8217;evoluzione. Per l&#8217;effetto della capacit\u00e0 di sopravvivere, e quindi riprodursi, dettata in maniera particolarmente diretta nella presenza di alcuni tratti specifici dell&#8217;apparato boccale e digerente. Di certo, in questo caso la connessione non potr\u00e0 che essere chiara: le tre specie viventi della famiglia <em>Camelidae<\/em>, incluso il nostro amico dromedario, hanno prosperato da tempo immemore presso zone dalle caratteristiche ambientali poco accoglienti. Il che, dal punto di vista della vegetazione, non significa necessariamente assenza totale, ma una forma e caratteristiche mirate a conservare, piuttosto che spendere l&#8217;umidit\u00e0. Ovvero, assenza di foglie in senso tradizionale, troppo conduttive al processo di evaporazione, sostituite molto spesso dalla pi\u00f9 utile tra tutte le alternative: quella mirata a proteggersi, grazie a innumerevoli piccole punte acuminate, dall&#8217;aggressione reiterata di chi vorrebbe usarle per trarne immediato nutrimento. Dunque se simili animali volevano esistere, avrebbero semplicemente DOVUTO imparare a mangiare spine. E cos\u00ec fu.<br \/>\nPer chi non avesse mai visto l&#8217;interno della bocca di un cammello <em>et similia<\/em>, lasciate che ve lo dica: fatelo adesso, e avrete gli incubi per tutta la settimana. \u00c8 strano come una creatura che esternamente sembra configurarsi sulla base di cognizioni da noi gi\u00e0 acquisite (&#8220;come un cavallo, tranne che&#8230;&#8221;) si riveli a uno studio successivo come un qualcosa di straordinariamente diverso, dal punto di vista morfologico, biologico e funzionale. Gi\u00e0, veniamo al punto: ogni centimetro dell&#8217;iniziale apparato digerente di questi animali, inclusa quella parte che deve occuparsi della masticazione, \u00e8 nei fatti ricoperta da una serie di coni appuntititi di colore rosato, noti come papille. I quali sono composti, nella loro parte terminale, da un sottile strato di cheratina, nei fatti la stessa sostanza di cui sono composte le unghie umane. Il che gli permette non soltanto di proteggere la parte interna del cammello da eventuali e spiacevoli perforazioni, ma anche di manipolare letteralmente il bolo di cibo, frantumandolo e spingendolo senza intoppi fino al primo dei tre stomaci dell&#8217;animale (panzone, reticolo e caglio). Per comprendere quindi come possa avvenire la digestione di un simile pasto, dovete considerare che il nutrimento per gli erbivori non \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 momentanea, seguita da un lungo periodo di preparazione fino alla prossima caccia. Bens\u00ec un vero e proprio lavoro a tempo pieno: cos\u00ec che ogni singolo boccone viene masticato per lunghi, lunghissimi minuti, prima di venire ingurgitato attraverso la gola puntuta della creatura. Quindi una volta raggiunto lo stadio successivo, se ancora l&#8217;ammasso non risulta scorporabile per procedere verso il secondo stomaco, esso viene rigurgitato anche una pluralit\u00e0 di volte, per essere masticato e sminuzzato ancora. Cos\u00ec che una volta che il cibo procede, per cos\u00ec dire, oltre, esso \u00e8 ormai una poltiglia irriconoscibile e del tutto priva di potenziali armamenti. Proprio questo \u00e8 il segreto per il benessere leggendario del cammello: non fare un passo finch\u00e9 non sei sicuro. Ma una volta che l&#8217;hai fatto, percorri quella strada fino alla fine. La natura, prima o poi, non potr\u00e0 che darti ragione.<\/p>\n<figure id=\"attachment_25667\" aria-describedby=\"caption-attachment-25667\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=25667#main\" rel=\"attachment wp-att-25667\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25667 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Camel-Mouth-500x334.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"334\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Camel-Mouth-500x334.png 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Camel-Mouth-768x513.png 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Camel-Mouth.png 927w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25667\" class=\"wp-caption-text\">Qualcuno ha detto &#8220;alieno xenomorfo&#8221;? Beh non siamo propriamente a quei livelli (manca la lingua mordace, che salta fuori come un serpente a molla) ma credo che in pochi, a conti fatti, sarebbero disposti a farsi mordere da un cammello.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mangiare cose che nessun altro potrebbe mangiare, andare dove i mammiferi di simili dimensioni, normalmente, periscono in pochi giorni d&#8217;inedia, sete e sofferenza. Anche questi, sono strumenti favolosamente utili dal punto di vista ecologico: poich\u00e9 permettono al cammello non tanto di occupare una specifica nicchia dell&#8217;ambiente; bens\u00ec di crearla, letteralmente, da nulla.<br \/>\nUn po&#8217; come aspirerebbero a fare alcuni creativi in cerca di attenzione nel vasto mare del web, i quali tentano di masticare per sfida varie piante spinose trovate in giro. Ed a cui non pu\u00f2 che sfuggire purtroppo, per ovvie e comprensibili ragioni, l&#8217;invidiabile successo ottenuto dal dromedario e il cammello. Volete qui una rassegna di piante spinose dal mondo? <em>Aristida pungens, Panicum turgidum, Acacia tortilis, Launaea arborescens, Balanites aegyptiaca, Trichodesma zeylanicum, Euphorbia tannensis, Eruca sativa, Trifolium species, Brassica campestris<\/em>&#8230; Ciascuna di esse, assieme a molte altre, hanno fatto parte\u00a0 della dieta di questi animali, attraverso le peregrinazioni effettuate dalla loro specie in giro per migrazioni spontanee ed allevamenti da parte dei sempre interessati umani. Che cosa volete che sia, dinnanzi a questo, la massa fibrosa di un semplice fico d&#8217;India? Nient&#8217;altro che un gustoso dessert. Da consumare amabilmente, in bilico sugli splendenti confini di un pi\u00f9 vasto e solitario des\u00e9rt.<\/p>\n<figure id=\"attachment_25664\" aria-describedby=\"caption-attachment-25664\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/PA66nEJYaAU\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25664\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25664 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Sea-Turtle-Spaghetti-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Sea-Turtle-Spaghetti-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Sea-Turtle-Spaghetti-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Sea-Turtle-Spaghetti.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25664\" class=\"wp-caption-text\">Le papille appuntite del cammello sono un tratto biologico che si \u00e8 sviluppato spontaneamente in specie animali molto diverse, come anche questa tartaruga verde di mare (<em>Chelonia mydas<\/em>) in cui hanno il compito di proteggere la padrona dai filamenti urticanti delle meduse, impedendo inoltre a quelle pi\u00f9 piccole di scappare, una volta che le ha ingoiate in un sol boccone.<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella carriera operativa di una nave del deserto, c&#8217;\u00e8 sempre un momento in cui si approda nel porto, per fermare la sala macchine e procedere al rifornimento. Osservare un dromedario che si rifocilla: non \u00e8 forse questa, la massima aspirazione di chicchessia? 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