{"id":25568,"date":"2018-05-11T06:39:22","date_gmt":"2018-05-11T04:39:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25568"},"modified":"2018-05-11T06:41:05","modified_gmt":"2018-05-11T04:41:05","slug":"larchitetto-surrealista-delle-case-volanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25568","title":{"rendered":"L&#8217;architetto surrealista delle case da t\u00e8 volanti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Wj70YoMNIg4\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25569\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-25569\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Takasugi-an-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Takasugi-an-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Takasugi-an-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Takasugi-an.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2006 alla Biennale di Architettura di Venezia, nella zona dedicata al Giappone, si present\u00f2 sotto gli occhi del pubblico qualcosa di inaspettato. Ad opera di un autore mai visto n\u00e9 sentito prima in Occidente, un&#8217;elaborazione sul tema de &#8220;la citt\u00e0&#8221; con modellini di palazzi ricoperti di tarassaco e piante di porro, mentre una capanna a forma di cupola, intessuta in fibra di riso, invitava i visitatori ad entrare, rigorosamente non prima di aver lasciato rigorosamente da parte le proprie le scarpe. All&#8217;interno, disposte lungo la singola parete circolare, una serie di fotografie scattate per lo pi\u00f9 a Tokyo, rappresentanti svariati soggetti dal variabile grado d&#8217;importanza: qui un piccolo edificio in stile occidentale, apparentemente fuori luogo tra un tempio buddhista e la macchia di ciliegi piantati a scopo rituale, l\u00ec l&#8217;impronta lasciata da un albero sopra un muro, crescendo nella totale indifferenza dell&#8217;attivit\u00e0 umana. In una mostra-nella-mostra, intitolata alla sua pluri-decennale ROJO, ovvero secondo l&#8217;acronimo giapponese, la &#8220;Societ\u00e0 dei detective architettonici&#8221;. Eppure a quell&#8217;epoca, Terunobu Fujimori era gi\u00e0 un autore affermato nel suo paese, con svariati libri pubblicati sul tema degli spazi abitativi attraverso le epoche, molti anni d&#8217;insegnamento presso l&#8217;Istituto di Scienze Industriali di Tokyo e frequenti ospitate televisive, per spiegare particolari sfaccettature d&#8217;importanti scenografie urbane. Per non parlare della sua tardiva carriera di vero e proprio architetto, iniziata a 46 anni mediante il rinnovamento del Museo Storico del Jinchokan a Chino, prefettura di Nagano. Una prima opera a partire dalla quale, gradualmente, era diventato famoso per uno stile estremamente particolare e riconoscibile, fondato su valori estetici e materiali per lo pi\u00f9 primitivi. Tanto che lui ama affermare, durante le interviste, che molti dei suoi edifici potrebbero anche risalire all&#8217;epoca dell&#8217;Et\u00e0 del Bronzo, senza sostanziali differenze nei materiali, metodi ed effetto complessivo del prodotto finito.<br \/>\nE fu forse quello, il preciso momento in cui l&#8217;eclettico ingegnere ed artista timbrando il biglietto della sua visibilit\u00e0 internazionale, inizi\u00f2 ad elaborare una sua tematica espressiva, potenzialmente mirata ad esportare i valori di una particolare estetica nipponica verso le nazioni che si dimostravano maggiormente aperte all&#8217;idea, sfruttando un tipo di struttura che pu\u00f2 essere definita, sotto qualsiasi punto di vista, come puro appannaggio del paese del Sol Levante: la casa adibita a bere l&#8217;infuso di <em>Camellia sinensis<\/em>. Che non \u00e8 soltanto un luogo, presso cui radunarsi con gli amici magari per trascorrere qualche ora in lieta conversazione, ma un vero istituto sacrale e quasi liturgico, creato a partire dalle idee del monaco Zen\u00a0Eich\u016b, che aveva riportato questa sostanza nel IX secolo, considerata propedeutica alla meditazione, direttamente dal vasto Paese di Mezzo, ovvero la Cina. Un piccolo edificio noto anche come &#8220;la stanza da T\u00e8&#8221; (\u8336\u5ba4 &#8211; <em>Chashitsu<\/em>) che Terunobu ha imparato, attraverso gli anni, a rielaborare nella maniera pi\u00f9 selvaggia e sorprendente, spesso mostrando un&#8217;insolita propensione a posizionarla lontano dal suolo, mediante metodi di sua speciale concezione. Il pi\u00f9 lampante e conosciuto esempio potremmo trovarlo presso la sua propriet\u00e0 a Chino, identificato da un appellativo che \u00e8 gi\u00e0 tutto un programma:\u00a0<em>Takasugi-an\u00a0<\/em>&#8220;La casa da t\u00e8 costruita troppo in alto&#8221;, nient&#8217;altro che una stanza larga esattamente quattro <em>tatami<\/em> e mezzo (2,7 metri) ricavata nel 2003 da un cubo di bamb\u00f9 e intonaco, situato apparentemente in bilico sopra due contorti alberi di castagno, trapiantati qui a partire da una vicina montagna ed almeno apparentemente del tutto privi di fronde. L&#8217;aspetto vagamente sghimbescio dell&#8217;improbabile edificio, sormontato da un lucernario con l&#8217;interno rivestito in foglia d&#8217;oro, fa da contrappunto al suo ambiente per lo pi\u00f9 scarno, fatta eccezione per il piccolo focolare adibito alla preparazione della sacra bevanda. A poca distanza da un simile edificio, qualcos&#8217;altro attira lo sguardo: una sorta di oggetto ellissoidale sospeso con dei cavi a quelli che sembrerebbero a tutti gli effetti essere dei semplici pali della luce. Ma che in effetti, gli donano un carattere ulteriore: poich\u00e9 siamo di fronte a niente meno che la &#8220;Barca di Fango&#8221;, un altro luogo di raccoglimento spirituale che viene anche presentato come l&#8217;unico esempio in tutto il mondo di struttura sospesa in cui i cavi passano sotto il pavimento, piuttosto che all&#8217;altezza del soffitto. Nient&#8217;altro che l&#8217;ennesima, personalissima innovazione di questo autore, che spesso deve rinunciare all&#8217;aiuto di operai professionisti in forza delle sue soluzioni mai viste prima, preferendo rivolgersi direttamente ai suoi amici e studenti, per implementare metodologie semplici e in linea con il suo categorico rifiuto della modernit\u00e0. Il che, del resto, non gli ha precluso l&#8217;opportunit\u00e0 di porre la propria firma su edifici pi\u00f9 utili alla comunit\u00e0, vasti e adibiti a specifiche funzioni&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_25572\" aria-describedby=\"caption-attachment-25572\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=25572#main\" rel=\"attachment wp-att-25572\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25572 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Nemunoki-Museum-500x375.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Nemunoki-Museum-500x375.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Nemunoki-Museum-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Nemunoki-Museum.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25572\" class=\"wp-caption-text\">Il museo dei bambini di Nemunoki \u00e8 una struttura semplice, le cui velleit\u00e0 di rappresentare la natura appaiono chiare solamente dopo una breve meditazione sul senso stesso dell&#8217;astratto. Foto: <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Terunobu_Fujimori#\/media\/File:Nemunoki_Children%27s_Museum_of_Art01.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Via Wikipedia<\/a>.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con una svolta che avviene, a tutti gli effetti, tra il 2003 e il 2005, anni in cui l&#8217;architetto firma due delle sue creazioni destinate a lasciare un segno indelebile nella storia del Giappone. La prima, i bagni termali di Lamune, apparentemente del tutto simile a un villaggio fatato, costituita da un complesso di edifici piramidali, dalla caratteristica colorazione delle pareti a strisce bianche e nere, ciascun tetto sormontato da un piccolo arbusto di pino e numerose torri utili a lasciar fuoriuscire il vapore. Ed \u00e8 proprio qui che trova la prima applicazione quello che diventer\u00e0 in seguito il suo marchio di fabbrica, l&#8217;impiego di legno di cedro o cipresso annerito grazie alla tecnica tradizionale dell&#8217;affumicatura giapponese (<em>yakisugi<\/em> &#8211; \u713c\u6749) la cui origine si perde nella storia arcaica di questo paese. Un approccio mirato a proteggere il materiale, creando uno strato inattaccabile dalla muffa o gli insetti grazie all&#8217;impiego di un apposito fal\u00f2, garantendo una durata degli edifici esposti agli elementi potenzialmente superiore ai 60-70 anni, senza l&#8217;impiego di soluzioni moderne come vernici o trattamenti chimici di vario tipo. L&#8217;altra opera \u00e8 invece il museo dei bambini artisti disabili di Nemunoki, per un&#8217;istituto fondato dalla cantante Mariko Miyagi nel 1967. Struttura concepita per assomigliare alla concezione astratta del mammut peloso, grazie al tetto ricoperto da un sottile strato d&#8217;erba e i lucernari traforati visibili dall&#8217;interno, strutturati come la spina dorsale dell&#8217;animale. Il ruolo propedeutico della narrazione esemplificato dal percorso fatto compiere ai visitatori, che dopo aver fatto il loro ingresso nel foyer, verranno trasportati lungo un sentiero attraverso i giardini, affinch\u00e9 lo spettacolo del panorama possa trasportarli in uno stato d&#8217;animo utile alla percezione ulteriore di ci\u00f2 che sussiste dietro all&#8217;arte.<br \/>\nIn campo museale, forse proprio per la sua reputazione di autore in grado di dare spazio alle metodologie storiche giapponesi,\u00a0Terunobu aveva gi\u00e0 realizzato altri esempi di strutture, tra qui quello gi\u00e0 citato del\u00a0Jinchokan, con l&#8217;applicazione esterna di una copertura di bamb\u00f9 estremamente funzionale, nell&#8217;opinione dei critici, a &#8220;dare un volto rassicurante all&#8217;edificio&#8221; cos\u00ec come la &#8220;sala di commemorazione delle vicende di famiglia&#8221; costruita per un suo vicino a Chino, dal lungo tetto spiovente in legno, capace di ricordare vagamente le abitazioni storiche del settentrione, denominate case del popolo (<em>minka<\/em> &#8211; \u6c11\u5bb6). Un tema portato alle sue pi\u00f9 estreme conseguenze nell&#8217;opera recente de La Collina (2015) costruita presso la citt\u00e0 di Shiga sulle rive del lago Biwa, vasto edificio dedicato a una fabbrica di dolci, trasformatosi in pochi mesi in destinazione turistica della massima rilevanza, riconoscibile per il tetto d&#8217;erba e la pianta a sviluppo orizzontale, in cui l&#8217;autore ha fatto il possibile (ed anche di pi\u00f9) per far sembrare l&#8217;edificio un&#8217;approssimazione di quella caratteristica del paesaggio che ha poi scelto, senza ragione apparente, di denominare mediante l&#8217;uso della lingua italiana.<\/p>\n<figure id=\"attachment_25571\" aria-describedby=\"caption-attachment-25571\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/nuCfXMFork8\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25571\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25571 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Terunobu-La-Collina-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Terunobu-La-Collina-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Terunobu-La-Collina-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Terunobu-La-Collina.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25571\" class=\"wp-caption-text\">La Collina contiene anche uno spazio espositivo dedicato ai tegami in legno per creare wagashi (\u548c\u83d3\u5b50) dolcetti caratteristici della cerimonia del t\u00e8. In questo modo, la poetica dell&#8217;artista trova espressione continuativa nello spazio pubblico, oltre a quello privato.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ogni qualvolta l&#8217;autore si esprime all&#8217;estero, egli tenta di farlo sempre tramite quel particolare linguaggio, che fu creato grazie ai viaggi di quel monaco del IX secolo, acquisendo caratteristiche lungo l&#8217;intero estendersi dell&#8217;epoca Muromachi (1336-1537) ma raggiungendo le sue vette espressive pi\u00f9 alte, secondo le cronache ufficiali, grazie all&#8217;opera di un solo uomo: Sen-no-Riky\u016b, il grande maestro della Via del T\u00e8. Un personaggio vissuto in un periodo di grandi sconvolgimenti e guerre civili, che fu capace di associare il suo status sociale a quello del principale signore della guerra della sua epoca,\u00a0Toyotomi Hideyoshi. E cre\u00f2 molte delle metodologie tutt&#8217;ora considerate inscindibili dal concetto di questa Cerimonia, tra cui l&#8217;eguaglianza temporanea di tutti coloro che fanno il loro ingresso all&#8217;interno della\u00a0<em>chashitsu<\/em><em>,\u00a0<\/em>esemplificata dalla bassa porta, che pu\u00f2 essere attraversata soltanto chinandosi e presumibilmente, lasciando fuori le spade (non che questo avvenga particolarmente spesso nei film di combattimento ed arti marziali).<br \/>\nIl surrealista Terunobu si paragona spesso a\u00a0Sen-no-Riky\u016b, pi\u00f9 che altro allo scopo di evidenziare le differenze nella sua poetica: prima fra tutte il bisogno sentito profondamente di aprire una finestra verso l&#8217;esterno, laddove si riteneva in origine che i partecipanti dovessero meditare guardando al massimo un rotolo dipinto appeso alla parete, vagamente suggestivo della stagione attualmente in corso. Per poi passare alla questione della scaletta, per lui mirata ad ascendere, piuttosto che chinarsi, verso uno stato d&#8217;illuminazione parziale, potenzialmente utile ad avvicinarsi alla sfuggente Verit\u00e0 del Tutto. Ma soprattutto, le case da t\u00e8 dell&#8217;architetto contemporaneo rappresentano un ideale di accessibilit\u00e0 informale, mirato ad accogliere chiunque ed in qualsiasi momento, magari anche soltanto per svago o divertimento. Vedi come riferimento la &#8220;Capanna dello scarabeo&#8221; un casetta sopraelevata costruita tra le gallerie del museo londinese Victoria &amp; Albert, considerata uno spazio idoneo a riposarsi durante la propria lunga visita turistica della capitale inglese. Oppure la <em>chashitsu\u00a0<\/em>realizzata per il quartiere brutalista della stessa citt\u00e0, il Barbican (vedi <a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24517\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">precedente articolo<\/a>) nel cui video esemplificativo, gi\u00e0 si vedono <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=3OMLkUHSI58\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">i bambini che giocano<\/a> allegramente al di l\u00e0 del vasto finestrone circolare, semi-nascosto da una ponderosa colonna di sostegno dell&#8217;edificio. Perch\u00e9 a cosa dovrebbe mai servire, l&#8217;architettura, se non portare un piacere all&#8217;umanit\u00e0 presente e futura? In questo, la rigorosa astensione da determinate soluzioni tecnologiche da parte di un simile architetto, non deve essere intesa come una regola insuperabile in tutte le circostanze. Bens\u00ec una scelta, appositamente mirata a costituire una metodologia espressiva che sia realmente fuori dal tempo. Esattamente come il regno pi\u00f9 puro della fantasia, naturalmente privo di un qualsiasi confine nazionale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_25570\" aria-describedby=\"caption-attachment-25570\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/vimeo.com\/11625701\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25570\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25570 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Terunobu-Beetles-House-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Terunobu-Beetles-House-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Terunobu-Beetles-House-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/05\/Terunobu-Beetles-House.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25570\" class=\"wp-caption-text\">Stranamente fuori luogo, eppure cos\u00ec appropriata nella cupezza donata dal fuoco purificatore dello <em>yakisugi<\/em>. Mancava soltanto l&#8217;uccellino che si sporgeva dalla finestra, emettendo il verso cuc\u00f9, sayonara, cuc\u00f9.<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2006 alla Biennale di Architettura di Venezia, nella zona dedicata al Giappone, si present\u00f2 sotto gli occhi del pubblico qualcosa di inaspettato. Ad opera di un autore mai visto n\u00e9 sentito prima in Occidente, un&#8217;elaborazione sul tema de &#8220;la citt\u00e0&#8221; con modellini di palazzi ricoperti di tarassaco e piante di porro, mentre una capanna &#8230; <a title=\"L&#8217;architetto surrealista delle case da t\u00e8 volanti\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25568\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su L&#8217;architetto surrealista delle case da t\u00e8 volanti\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[3437,451,201,77,3435,565,2330,1334,46,167,481,575,3061,1002,3436,1108,208,1542],"class_list":["post-25568","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-affumicatura","tag-alberi","tag-architettura","tag-arte","tag-autori","tag-bevande","tag-cerimonie","tag-edifici","tag-giappone","tag-ingegneria","tag-legno","tag-musei","tag-palafitte","tag-personaggi","tag-primitivismo","tag-stili","tag-surrealismo","tag-te"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25568","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25568"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25568\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25575,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25568\/revisions\/25575"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25568"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25568"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25568"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}