{"id":25343,"date":"2018-04-07T06:41:03","date_gmt":"2018-04-07T04:41:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25343"},"modified":"2018-04-07T06:46:05","modified_gmt":"2018-04-07T04:46:05","slug":"strane-macchina-guerra-lultimo-sogno-corazzato-dello-zar-nicola-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25343","title":{"rendered":"Strane macchine da guerra: l&#8217;ultimo sogno corazzato dello zar Nicola II"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/e2CLcsvsBUo\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25346\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-25346\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/04\/Tsar-Tank-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/04\/Tsar-Tank-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/04\/Tsar-Tank-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/04\/Tsar-Tank.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verso la fine dell&#8217;epoca medievale, la sempre maggiore diffusione dei cannoni, la polvere da sparo e le strategie rilevanti, cambi\u00f2 i rapporti di favore tra chi si trova in attacco e coloro che invece, quella particolare posizione, erano costretti a difenderla fino all&#8217;ultimo respiro. Segue cos\u00ec un lungo periodo della storia bellica umana, durato fino all&#8217;inizio del &#8216;900, in cui non importa quanto fossero alte le tue mura o spesso il portone di quercia di quel castello, da qualche parte, l\u00e0 fuori, c&#8217;era una bombarda abbastanza grande da ricavare nuovi possibili ingressi per le truppe avversarie. Ed anche sul campo di battaglia, eserciti come quello di Napoleone, scoprirono che non c&#8217;era nulla, in una solida formazione adeguatamente addestrata, che compromettesse la capacit\u00e0 di far fuoco, ricaricare, far fuoco di nuovo e giocarsela in base al morale e la mira. Tutto questo, finch\u00e9 qualcuno non invent\u00f2 la mitragliatrice. E qualcun altro, che non aveva quel giorno alcunch\u00e9 da fare, pens\u00f2 invece di attorcigliare un&#8217;estrusione metallica, creando il primo rotolo di filo spinato. Fu allora, sostanzialmente, che la guerra and\u00f2 incontro ad un punto di svolta rivoluzionario. Chiunque avanzasse, a partire da quel momento, verso una posizione adeguatamente fornita d&#8217;implementi difensivi, avrebbe fatto meglio a disporre di truppe almeno 5 o 6 volte superiori a quelle del nemico. E ad essere disposto a perderne, per lo meno, la met\u00e0. Alle prime avvisaglie della grande guerra nel 1914, le\u00a0 truppe russe impegnate sul fronte prussiano si trovarono ben presto di fronte alle implicazioni di un simile dilemma. Mentre i loro capi politici\u00a0 tardavano nel reclutare nuovi paesi all&#8217;interno della triplice intesa, il fronte della Galizia si ritrov\u00f2 ben presto tracciato della linea invalicabile di un susseguirsi di profonde trincee. Tra il 26 e il 30 agosto, un nutrito distaccamento di 192.000 uomini e 624 cannoni tent\u00f2 di avanzare a Tannenberg, lo stesso luogo in cui, tanti anni prima, un&#8217;alleanza di lituani, polacchi e russi avevano sconfitto l&#8217;Ordine dei Cavalieri Teutonici nel 1410. Ma la difficolt\u00e0 di avanzare sul terreno paludoso, unita al posizionamento strategico delle bocche da fuoco tedesche in corrispondenza dei guadi e le strade, bastarono a compiere una letterale strage tra le truppe del corpo di spedizione: 50.000 morti e feriti, pi\u00f9 90.000 presi prigionieri. Apparve del resto evidente, che qualsiasi iniziativa simile da parte della controparte sarebbe andata incontro ad un destino altrettanto disastroso (non che le invasioni del paese pi\u00f9 grande del mondo, in tutta la storia passata e futura a partire da quel momento, abbiano avuto maggiori fortune).<br \/>\nFu in questo scenario, secondo la leggenda, che il misterioso ingegnere\u00a0Nikolai Lebedenko chiam\u00f2 nel suo ufficio privato a Mosca Aleksandr Aleksandrovi\u010d Mikulin, suo nipote e capo del Dipartimento Aeronautico Nazionale, per porre la fatidica domanda: &#8220;Ti interesserebbe lavorare ad un mio nuovo progetto? La macchina che costruiremo permetter\u00e0 di irrompere oltre il fronte tedesco nel giro di una singola notte, e la Russia vincer\u00e0 la guerra.&#8221; L&#8217;altro guard\u00f2 perplesso sul tavolo del suo superiore, dove si trovava un grammofono parzialmente smontato. Piccole ruote di bicicletta, assieme a un&#8217;intelaiatura di legno a forma di Y, giacevano disordinatamente negli angoli pi\u00f9 lontani della stanza. Scacciando dalla mente i suoi ragionevoli dubbi, alz\u00f2 lievemente le sopracciglia mentre, istintivamente, lasci\u00f2 trapelare un cauto segno di affermazione. Segue una settimana o due di lavoro febbrile, mentre i due, coinvolgendo altre due figure di rilievo nel panorama ingegneristico dell&#8217;epoca\u00a0Nikolaj Egorovi\u010d \u017dukovskij e Boris Sergeevi\u010d Ste\u010dkin, lavorano alla costruzione di un magnifico modellino in scala. L&#8217;oggetto, fatto funzionare grazie al motorino meccanico dell&#8217;apparato da ascolto musicale per eccellenza degli inizi del &#8216;900, fu costruito senza badare a spese, in considerazione di chi avrebbe dovuto riceverlo in regalo: niente meno che il supremo capo di stato, per grazia di Dio, l&#8217;ultimo degli zar dei Romanonv, Nicola il pacifico. O cos\u00ec si diceva. Narra nei fatti il racconto che, facendo il loro ingresso nella sala ricevimenti del piccolo palazzo\u00a0di Alessandro a San Pietroburgo, gli ingegneri trovarono il sovrano in un momento di relax con la sua famiglia, la consorte\u00a0Alice d&#8217;Assia,\u00a0le sue quattro figlie, Olga, Tatiana, Maria, Anastasia e il figlio Aksej, l&#8217;ultimogenito dallo stato di salute notoriamente cagionevole (il bambino era affetto dalla malattia, allora incurabile, dell&#8217;emofilia). Il quale, rendendo palese il suo chiaro interesse, non esit\u00f2 a paragonare quello che dovette sembrargli un magnifico giocattolo ad un pipistrello, dato il modo in cui lo stesso\u00a0Lebedenko lo teneva per la parte posteriore, in corrispondenza della quale si trovava la pi\u00f9 piccola delle tre ruote, in realt\u00e0 pi\u00f9 simile a un rullo. Questo naturale interesse verso lo strano veicolo lasci\u00f2 quindi gradualmente il posto ad un vero e proprio entusiasmo, mentre lui e le bambine si diedero il cambio nel tentare di bloccarne l&#8217;avanzata, su invito dello stesso inventore, ponendogli di fronte libri sempre pi\u00f9 grandi e ponderosi. &#8220;Vedete, mio stimatissimo sovrano, come nulla riesca a fermare il carro armato che porter\u00e0 il vostro nome? Immaginate questo stesso oggetto, armato fino ai denti e costruito con una lunghezza di 17 metri per un&#8217;altezza di 9. Persino le pi\u00f9 profonde trincee tedesche non potranno far null&#8217;altro che cedere dinnanzi al suo potere d&#8217;assalto.&#8221; Fu allora che lo zar, notoriamente influenzabile dalle figure carismatiche, come nel caso del suo mistico e consigliere Rasputin, accett\u00f2 di offrire il suo supporto. Cos&#8217;erano del resto, 200.000 miseri rubli prelevati dalla sua riserva personale, dinnanzi all&#8217;opportunit\u00e0 di mutare il corso stesso della storia?<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_25344\" aria-describedby=\"caption-attachment-25344\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/oAHrkK2IzmI\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25344\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25344 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/04\/Tsar-Tank-2-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/04\/Tsar-Tank-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/04\/Tsar-Tank-2-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/04\/Tsar-Tank-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25344\" class=\"wp-caption-text\">Il pi\u00f9 grande carro armato mai costruito (ma non il pi\u00f9 pesante, primato che spetta al Maus tedesco della seconda guerra mondiale) non sarebbe mai stato usato in battaglia. Ciononostante, la sua sagoma ultramondana compare in una grande quantit\u00e0 di videogiochi ambientati nel corso della prima guerra mondiale ed oltre.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Tsar Tank, o carro\u00a0Netopyri (dal nome di una specifica specie di pipistrelli) rappresenta uno degli esempi pi\u00f9 vecchi e celebri del concetto di super-arma, uno strumento in grado d&#8217;influenzare, con soli pochi esemplari costruiti, l&#8217;andamento stesso di un difficile fronte di battaglia. Nell&#8217;esperienza dei suoi contemporanei, esso avrebbe richiamato alla mente probabilmente i minacciosi tripodi nel romanzo del 1897 di\u00a0H. G. Wells, la Guerra dei Mondi. Veicoli fuori dal contesto, cos\u00ec inumanamente possenti, da rendere inutile qualsiasi tipo di resistenza. La necessit\u00e0 del carro armato, un veicolo in grado di avanzare sotto il fuoco nemico delle mitragliatrici, era ormai un assunto da parte di svariate nazioni europee, e la stessa Russia aveva lavorata a partire dal 1914 al progetto\u00a0Vezdekhod (veicolo per tutti i terreni) un autoblindo, mai giunto oltre la fase di prototipo, che avrebbe potuto spostarsi alla velocit\u00e0 di circa 30 Km\/h e montare varie tipologie di armi.<br \/>\nIl problema, tuttavia, rimaneva sempre lo stesso: che cosa sarebbe successo quando simili mezzi fossero giunti, al termine dell&#8217;avanzata oltre la proverbiale terra di nessuno, fino al solco della trincea nemica? Gli sarebbe stato possibile proseguire oltre? Nel tentativo di rispondere a una simile domanda, Lebedenko aveva dotato la sua creazione pi\u00f9 famosa di una coppia di ruote gigantesche a 120 raggi, la cui solidit\u00e0 sarebbe stata assicurata, nella sua idea, dalle dimensioni, oltre al fuoco costante di sbarramento delle due mitragliatrici laterali, montate su altrettante gondole sporgenti, di cui sarebbe stata dotata la macchina da guerra. La sua dotazione principale avrebbe quindi incluso il cannone sulla torretta da 150 mm, oltre a svariate armi di piccolo calibro fatte sporgere dalle feritoie in vari punti dello scafo. Il tutto protetto da una corazza di 10 mm di spessore, pi\u00f9 che sufficiente a fermare il fuoco delle principali armi della co\u00e9ve.\u00a0 Il peso di un simile apparato, come potete facilmente immaginare, era significativo: almeno 60 tonnellate al momento dell&#8217;assemblaggio, che sarebbe avvenuto in prossimit\u00e0 del fronte di battaglia, dopo un pi\u00f9 rapido trasporto via treno. Per spostare l&#8217;inusitato titano, quindi Mikulin, che era un esperto di motori a pistoni, pens\u00f2 di fornire il carro armato di due propulsori di produzione inglese Maybach da 240 cavalli ciascuno, prelevati direttamente da un dirigibile tedesco catturato sul territorio, molto pi\u00f9 potenti di quelli montati da qualsiasi altro mezzo corazzato costruito fino a quel momento. Questi ultimi, quindi, avrebbero fatto funzionare due comuni ruote d&#8217;automobile, poste a contatto con i grandi cerchi ciclistici grazie all&#8217;impiego di molle di tipo ferroviario.\u00a0Il rullo posteriore invece, composto a sua volta da tre ruote pi\u00f9 piccole, non sarebbe stato dotato di forza motrice. Nonostante le molte problematiche tecniche, ad ogni modo, lo Tsar Tank appariva come un&#8217;idea solida, o quanto meno funzionante: la velocit\u00e0 massima, in condizioni ideali, avrebbe raggiunto i rispettabili 17 Km\/h. Con l&#8217;autorizzazione del sovrano, dunque, i lavori procedettero rapidamente ed\u00a0 entro la primavera del 1915 gli stabilimenti di Khamovniki sfornarono un prototipo pienamente funzionante. Una commissione composta da importanti funzionari e capi di stato maggiore fu quindi riunita presso la stazione di Orudievo, presso un deposito bellico e nei dintorni di una foresta di betulle.<\/p>\n<figure id=\"attachment_25345\" aria-describedby=\"caption-attachment-25345\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/5DTCVkVHAZs\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25345\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25345 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/04\/Tsar-Tank-Replica-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/04\/Tsar-Tank-Replica-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/04\/Tsar-Tank-Replica-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/04\/Tsar-Tank-Replica.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25345\" class=\"wp-caption-text\">Questa ricostruzione 1:1 dell&#8217;incredibile veicolo si trova presso il museo militare del villaggio di Sholokhovo. Il &#8220;piccolo&#8221; veicolo che potete scorgere dietro il suo scafo centrale \u00e8 un carro armato T-34 da 30,9 tonnellate.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dimostrazione apparve, fin da subito, alquanto ricca d&#8217;imprevisti. Il veicolo, molto pi\u00f9 pesante di quanto era stato calcolato, sprofond\u00f2 in maniera significativa nel terreno soffice sottostante. Il pilota principale quindi, dovendo aumentare la potenza nel tentativo di restare in movimento, si trov\u00f2 in grande difficolt\u00e0 nel tentativo di mantenere il controllo, abbattendo ben presto un vecchio e sfortunato albero che si trovava l\u00ec vicino. Quindi, procedendo nella sua marcia della rovina, fin\u00ec per impattare un edificio in legno, frantumandone letteralmente le mura ed il tetto, prima di finire pericolosamente in prossimit\u00e0 di un laghetto al di l\u00e0 di una siepe. Il problema principale del Netopyri in effetti, rispetto a qualunque altro carro armato nella storia umana, risiedeva nella stessa soluzione delle ruote giganti, le quali limitavano il punto di contatto con il terreno in maniera assai significativa rispetto ai cingoli. Il bilanciamento del peso inoltre, tutto raccolto nella parte anteriore, non aiutava affatto. Ben presto il poderoso carro armato fece gli ultimi metri della sua fulminante carriera, finendo per impantanarsi con il rullo posteriore in un piccolo specchio d&#8217;acqua. E nonostante i molti tentativi di tirarlo fuori, apparve chiaro che non soltanto la dimostrazione era fallita, ma il suo stesso protagonista non si sarebbe mai pi\u00f9 spostato di l\u00ec.<br \/>\nSi torn\u00f2 freneticamente alla fase di progettazione, presentando allo zar una versione riveduta e corretta, in cui motori ancora pi\u00f9 potenti avrebbero impedito il ripetersi di simili disastri. Ma i capi di stato maggiore, che ormai godevano di un&#8217;influenza sempre pi\u00f9 significativa, espressero i loro dubbi sostanzialmente irrisolvibili: che cosa avrebbe garantito che una macchina cos\u00ec costosa, investendo quantit\u00e0 di denaro ancor pi\u00f9 grandi, sarebbe riuscita in ultima analisi a funzionare? Che cosa l&#8217;avrebbe protetta dal fuoco dell&#8217;artiglieria nemica? Si era nel frattempo giunti al 1917, quando la rivoluzione di febbraio, a seguito dell&#8217;elezione di un comitato speciale da parte della Duma pose fine alla dinastia dei Romanov e diede inizio alla serie di eventi che, nel giro di pochi mesi, avrebbe portato all&#8217;esecuzione dell&#8217;intera famiglia dello zar ad opera dei bolscevichi. Mentre l&#8217;intero sistema di valori di un lungo periodo della storia umana, dunque, crollava tragicamente al suono rimbombante dei fucili, il maestoso carro armato rimase abbandonato presso la foresta di\u00a0Orudievo fino al 1922, a silente memoria di tutto quello che avrebbe potuto essere, se soltanto gli eventi avessero preso una piega diversa. Ma gi\u00e0 nuovi e pi\u00f9 efficienti veicoli, in quegli anni, avevano preso il controllo dei campi di battaglia, a partire dal progetto britannico del romboidale Mark I. Mentre mezzi pi\u00f9 leggeri e flessibili, come il piccolo (6,6 tonnellate) Renault FT dotato di una singola torretta girevole, segnavano il passo di quello che sarebbe stato il futuro stesso di simili macchine da guerra. Il ferro incandescente continuava la sua folle corsa verso le postazioni fortificate del nemico di turno. Il sangue dei vinti\u00a0 scorreva copioso, indifferente all&#8217;ingegno e le pi\u00f9 strane macchinazioni della litigiosa compagine umana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Verso la fine dell&#8217;epoca medievale, la sempre maggiore diffusione dei cannoni, la polvere da sparo e le strategie rilevanti, cambi\u00f2 i rapporti di favore tra chi si trova in attacco e coloro che invece, quella particolare posizione, erano costretti a difenderla fino all&#8217;ultimo respiro. Segue cos\u00ec un lungo periodo della storia bellica umana, durato fino &#8230; <a title=\"Strane macchine da guerra: l&#8217;ultimo sogno corazzato dello zar Nicola II\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25343\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Strane macchine da guerra: l&#8217;ultimo sogno corazzato dello zar Nicola II\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[300,446,409,167,136,241,137,1002,734,1088,1236,116,71,97,557,1235],"class_list":["post-25343","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-armi","tag-cannoni","tag-carri-armati","tag-ingegneria","tag-invenzioni","tag-militari","tag-motori","tag-personaggi","tag-prima-guerra-mondiale","tag-prototipi","tag-romanov","tag-russia","tag-storia","tag-tecnologia","tag-veicoli","tag-zar"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25343","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25343"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25343\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25348,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25343\/revisions\/25348"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25343"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25343"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25343"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}