{"id":25293,"date":"2018-03-30T06:25:50","date_gmt":"2018-03-30T04:25:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25293"},"modified":"2018-03-30T06:25:50","modified_gmt":"2018-03-30T04:25:50","slug":"le-foto-satellitari-google-riscoprono-popoli-dellamazzonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25293","title":{"rendered":"Le foto satellitari di Google riscoprono i popoli dell&#8217;Amazzonia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=25296#main\" rel=\"attachment wp-att-25296\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-25296\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Amazon-Jaco-Sa-500x281.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"281\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Amazon-Jaco-Sa-500x281.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Amazon-Jaco-Sa-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Amazon-Jaco-Sa.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo oggi dotati di uno degli strumenti didattici pi\u00f9 potenti della storia: un mappamondo in rilievo che pu\u00f2 essere ingrandito, ruotato, esplorato e scomposto nel mosaico di tutte le riprese mai effettuate da una fotocamera sospesa in orbita geostazionaria. Fino al volgere dell&#8217;anno 2000, i bambini studiavano la geografia mediante l&#8217;impiego di carte geografiche o globi di plastica, fatti ruotare manualmente. Oggi, la percezione delle masse continentali, i mari, i monti e le nazioni viene acquisita tramite una sorta di fantastico videogame, che contiene, ed al tempo stesso amplifica, la simulazione di volo, l&#8217;escursione avventurosa e la trasformazione in spettri fluttuanti all&#8217;interno di un istante congelato nel tempo. E se questo rappresenta, per noi gente comune, il software rivoluzionario di Google Earth, pensate cosa pu\u00f2 arrivare ad essere per un archeologo: colui che, come parte inscindibile del suo lavoro, dovr\u00e0 costantemente compiere ricerche sul campo, al fine di ampliare il ventaglio delle nostre conoscenze della storia. Eppure, non importa quanto eclettico, per un simile studioso ha sempre importanza poter visualizzare l&#8217;aspetto complessivo di un luogo, il rapporto tra i diversi biomi che s&#8217;intrecciano in esso, i confini geografici degli spazi occupati da una determinata civilt\u00e0. Proprio quello che stavano facendo, presumibilmente,\u00a0Jonas Gregorio de Souza e Jos\u00e9 Iriarte dell&#8217;Universit\u00e0 di Exeter, assieme a svariati colleghi, in relazione ad un&#8217;area relativamente poco approfondita della vasta foresta del Brasile, polmone osmotico di tutti noi. Quando, spostando il cursore del mouse nei dintorni del bacino del\u00a0Tapaj\u00f3s, uno dei principali affluenti del Rio delle Amazzoni diviso tra gli stati del Mato Grosso e il Par\u00e0, relativamente poco esplorato dai ricercatori di questo campo. Poich\u00e9 si riteneva tradizionalmente, con valide prove logiche, che le popolazioni stanziali di un simile contesto fossero vissute, prima della venuta di Cristoforo Colombo, principalmente nelle pianure fertili, piuttosto che all&#8217;ombra degli alberi della giungla, dove il suolo dalla composizione acidica avrebbe compromesso qualsiasi coltivazione a scopo alimentare. Cos\u00ec che oggi permane, immutata, questa immagine del tipico indigeno dell&#8217;Amazzonia, un appartenente a comunit\u00e0 tribali nomadi, prive di strutture sociali complesse. Eppure per quale ragione dovremmo pensare che quello che \u00e8 vero oggi, debba esserlo stato fin dall&#8217;alba dei tempi? Una linea d&#8217;analisi che deve aver guidato il team di Souza mentre ciascuno dei partecipanti annotava, l&#8217;una dopo l&#8217;altra, una serie di 81 strane forme rilevate ed evidenziate nel territorio, una sorta di versione in piccolo degli antichi geoglifi di Nazca, la celebre pianura peruviana con le immagini rituali di numerosi animali ed altre geometrie. Abbastanza per ipotizzare, nell&#8217;intera area presa in analisi, una popolazione di circa un milione di persone complessive, in linea con una proiezione ottimistica di fino a 10.000.000 nell&#8217;intera area amazzonica, laddove in molti ritengono, tutt&#8217;ora, siano esistiti sempre e soltanto dei piccoli villaggi isolati.Ma nulla di tutto questo avrebbe dato dei risultati degni di pubblicazione, se la squadra non si fosse quindi organizzata, al termine della ricerca, per armarsi ed andare a verificare direttamente l&#8217;importante intuizione.<br \/>\nQuesto \u00e8 il principale dovere degli esploratori: vedere coi propri occhi, prima di dare la forma finale a un&#8217;idea. Eppure anticamente, non sempre la loro categoria veniva considerata pienamente degna di fiducia. Nel 1533, il missionario dominicano spagnolo\u00a0Gaspar de Carvajal part\u00ec dalla colonia peruviana di Quito, dove era approdato sette anni prima per diffondere la parola di Dio, al fine di accompagnare il governatore Gonzalo Pizzarro, fratellastro del pi\u00f9 famoso Francisco, nella sua ricerca della leggendaria &#8220;Terra della Cannella&#8221; chiamata in spagnolo la Canela. L&#8217;ecclesiastico quindi, assunto come cappellano della spedizione, tenne un dettagliato diario del viaggio, che oggi costituisce una delle testimonianze pi\u00f9 rilevanti delle civilt\u00e0 precolombiane del Sudamerica al momento del loro massimo splendore, prima che le malattie importate, i conflitti armati con gli europei e la privazione delle risorse ne decimassero tristemente la popolazione. Eppure per secoli, il suo racconto fu considerato a tratti esagerato, sopratutto quando parlava delle vere e proprie citt\u00e0 costruite lungo il corso dei fiumi dell&#8217;entroterra brasiliano, costruite &#8220;&#8230;per un estensione di fino a 15 miglia, senza lasciare alcun tipo di spazio tra una casa e l&#8217;altra&#8221; e &#8220;vasti campi coltivati nelle radure, paragonabili per variet\u00e0 e ricchezza dei raccolti a quelli della nostra Spagna&#8221;. Finch\u00e9 tanto tempo dopo, quasi accidentalmente, Google Earth non gli ha dato ragione.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_25295\" aria-describedby=\"caption-attachment-25295\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=25295#main\" rel=\"attachment wp-att-25295\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25295 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Amazon-Earthworks-500x275.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"275\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Amazon-Earthworks-500x275.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Amazon-Earthworks-768x422.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Amazon-Earthworks.jpg 1065w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25295\" class=\"wp-caption-text\">I geoglifi dell&#8217;Amazzonia hanno diverse forme, talvolta irregolari, anche se quelle che ricorrono pi\u00f9 spesso sono il cerchio e il quadrato. In alcuni casi, come evidenziato in queste foto, iscritti l&#8217;uno all&#8217;interno dell&#8217;altro con invidiabile precisione.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca di\u00a0Jonas Gregorio de Souza <em>et al<\/em>. \u00e8 stata pubblicata il 9 marzo sulla rivista scientifica Nature Communications, il che <a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/324039817_Pre-Columbian_earth-builders_settled_along_the_entire_southern_rim_of_the_Amazon\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">la rende liberamente consultabile online<\/a>. Ciononostante, ben poche tra le testate internazionali che hanno riportato la notizia in termini sensazionalisti si sono preoccupate di leggerla, offrendo una visione contestualizzata di questa scoperta. La quale non costituisce affatto, come riportato erroneamente, la &#8220;fantastica rivelazione&#8221; di un&#8217;intera civilt\u00e0 perduta, con gigantesche citt\u00e0 andate perdute a seguito di misteriose catastrofi atlantidee. Quanto piuttosto il segno, statisticamente innegabile, della presenza pregressa di una densit\u00e0 di popolazione di circa 2,5 persone per chilometro quadrato, paragonabile a quella della penisola scandinava o della Russia verso la fine dell&#8217;epoca medievale. Tutto quello che rimaneva da fare, a quel punto, era datare i geoglifi trovati nelle foto online, avendo cura di catalogare attentamente ogni eventuale ritrovamento. Ma il risultato degli scavi condotti dagli scienziati di Exeter presso 24 dei siti presi in analisi sulla base delle foto satellitari, come riportato nello studio, \u00e8 riuscito a superare persino le loro pi\u00f9 rosee aspettative.<br \/>\nNell&#8217;archeologia dell&#8217;area brasiliana, esiste una sostanza che viene indissolubilmente associata a tutte le pi\u00f9 importanti scoperte: la <em>terra preta\u00a0<\/em>(in portoghese: nera) ovvero un composto scuro appartenente al gruppo geologico dei latosol, ricco di carbonio, che veniva presumibilmente utilizzato dalle civilt\u00e0 precolombiane per coltivare in modo proficuo i dintorni dei loro villaggi. Per lungo tempo ritenuta il prodotto preistorico degli antichi vulcani andini, oggi estinti, ben presto si scopr\u00ec la sua associazione inscindibile con reperti di tipo antropogenico, tra cui ceramiche, ossa di animali consumati a scopo alimentare e grandi quantit\u00e0 di carbone vegetale, probabilmente usato come concime. Ragione per cui, la presenza di questa tipologia di suolo viene considerata il chiaro segno di una comunit\u00e0 preistorica, coadiuvato dalla facilit\u00e0 con cui si pu\u00f2 effettuare la datazione chimica di quanto ritrovato. Non appena gli archeologi hanno iniziato a fare ritrovamenti presso il primo dei siti nel bacino del\u00a0Tapaj\u00f3s, scavando attorno ed all&#8217;interno del geoglifo, le analisi hanno permesso di far risalire la comunit\u00e0 che l&#8217;aveva prodotto ad un periodo tra il\u00a01250 e il 1500 d.C. Riconfermato quindi con il procedere della ricerca, fino a poter tratteggiare uno scenario con numerosi grandi villaggi (circa 1300) dalla popolazione di fino a 2.500 persone ciascuno, probabilmente interconnessi con la capillare rete stradale che ancora esisteva nel XVI secolo, ai tempi di\u00a0Gaspar de Carvajal. Abbastanza da rivedere, una volta accettate le pi\u00f9 remote implicazioni, ogni concetto residuo della terra &#8220;selvaggia e incontaminata&#8221; dell&#8217;Amazzonia, che in realt\u00e0 dovremmo presumere un tempo sfruttata e modificata pesantemente dall&#8217;uomo. Ma in una maniera, oggi largamente ignota, capace di lasciare una quantit\u00e0 di segni trascurabili e facilmente riassorbiti dal flusso incomparabile della natura. Per quanto concerne invece l&#8217;effettiva funzione dei geoglifi,\u00a0de Souza non s&#8217;inoltra nei particolari, definendoli un probabile ausilio a non meglio specificati rituali (la spiegazione archeologica per eccellenza) piuttosto che, in maniera decisamente pi\u00f9 interessante, i possibili resti di solide fortificazioni. Il che permetterebbe di elaborare uno scenario in cui le antiche trib\u00f9, decisamente eterogenee per lingue, cultura e tradizioni, si facevano spesso la guerra tra loro con vere e proprie battaglie e potenzialmente, assedi. Qualcosa di molto diverso dallo stereotipo dei conflitti tribali, poco pi\u00f9 che schermaglie violente il pi\u00f9 delle volte portate a termine senza alcun tipo di risultato duraturo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_25294\" aria-describedby=\"caption-attachment-25294\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=25294#main\" rel=\"attachment wp-att-25294\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25294 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Amazon-Earthworks-map-500x502.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"502\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Amazon-Earthworks-map-500x502.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Amazon-Earthworks-map-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Amazon-Earthworks-map-768x771.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Amazon-Earthworks-map.jpg 889w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25294\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;ampia diffusione geografica dei siti presi in analisi dalla nuova indagine \u00e8 la ragione per cui ad oggi, non possiamo pi\u00f9 scartare la concezione di un&#8217;Amazzonia abitata, un tempo, da oltre 10 milioni di persone.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;interrogativo sollevato, ancora una volta, dallo studio di\u00a0Souza trova posto all&#8217;interno della tematica pi\u00f9 importante di queste ultime generazioni: \u00e8 ancora possibile, basandosi sulle prove materiali, affermare che l&#8217;Occidente costituisca un primato culturale e storico all&#8217;interno dell&#8217;intero panorama globale? Una presunzione desu\u00e9ta, eppure straordinariamente dura a morire, che non soltanto richiede l&#8217;eccezione formale, da tempo concessa, in merito alle civilt\u00e0 arcaiche dell&#8217;area indiana e cinese, ma anche la reiterata propensione a trascurare l&#8217;intero continente africano, vera culla di ogni manifestazione tangibile alle origini della nostra specie.<br \/>\nE se adesso grazie alle nuove scoperte, dovremo venire a patti anche con l&#8217;antichit\u00e0 della foresta pi\u00f9 vasta del pianeta, un possibile sito di antichi e dimenticati Imperi, che cosa ci resta&#8230; Tranne l&#8217;orgoglio di fare parte di una simile vasta, idealmente ininterrotta comunit\u00e0 civile. Quella che attraversa i nostri pensieri, nel tempo di un singolo respiro, durante una rapida rotazione del globo digitalizzato di Google Earth.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo oggi dotati di uno degli strumenti didattici pi\u00f9 potenti della storia: un mappamondo in rilievo che pu\u00f2 essere ingrandito, ruotato, esplorato e scomposto nel mosaico di tutte le riprese mai effettuate da una fotocamera sospesa in orbita geostazionaria. Fino al volgere dell&#8217;anno 2000, i bambini studiavano la geografia mediante l&#8217;impiego di carte geografiche o &#8230; <a title=\"Le foto satellitari di Google riscoprono i popoli dell&#8217;Amazzonia\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25293\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Le foto satellitari di Google riscoprono i popoli dell&#8217;Amazzonia\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[197,228,1807,251,840,3337,3340,506,3341,3342,1736,107,3339,195,3336,3338,894,2302,78],"class_list":["post-25293","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-amazzonia","tag-ambiente","tag-antichita","tag-archeologia","tag-brasile","tag-civilta","tag-conquistadores","tag-foresta","tag-foto-satellitari","tag-geoglifi","tag-giungla","tag-google","tag-indios","tag-luoghi-misteriosi","tag-mato-grosso","tag-popoli-precolombiani","tag-preistoria","tag-reperti","tag-scienza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25293","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25293"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25293\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25297,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25293\/revisions\/25297"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25293"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25293"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25293"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}