{"id":25189,"date":"2018-03-13T06:30:51","date_gmt":"2018-03-13T05:30:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25189"},"modified":"2018-03-13T06:30:51","modified_gmt":"2018-03-13T05:30:51","slug":"lalbero-coperto-caviale-brasiliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25189","title":{"rendered":"L&#8217;albero coperto di caviale brasiliano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=25192#main\" rel=\"attachment wp-att-25192\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-25192\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Jabuticaba-500x375.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Jabuticaba-500x375.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Jabuticaba-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Jabuticaba.jpg 799w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La luce dell&#8217;alba illuminava di traverso le acque del fiume Arinos, affluente di seconda generazione a partire dal grande corso del Rio delle Amazzoni. Se un membro dei vicini popoli Tupinamb\u00e0 o Aimor\u00e9, di cui ancora permanevano alcune comunit\u00e0 isolate nel profondo di questa foresta ragionevolmente incontaminata, avesse deciso di sporgersi oltre\u00a0 gli argini lievemente scoscesi, avrebbe intravisto attraverso il fluido\u00a0 trasparente la pi\u00f9 fantastica variet\u00e0 di pesci, larve d&#8217;insetti e almeno una dozzina di riconoscibili dorsi delle tartarughe dalle orecchie vermiglie,\u00a0<em>Trachemys scripta,\u00a0<\/em>intente, ad un ritmo per loro frenetico, nella ricerca di prede o possibili fonti di cibo. Diciamo di trovarci, in effetti, sul finire dell&#8217;autunno, quando persino a queste latitudini tropicali, la temperatura iniziava a calare, e le giornate a farsi progressivamente pi\u00f9 brevi. Era il momento, volendo esser chiari, in cui la cognizione del rettile iniziava ad avvisarlo di accumulare una riserva di grassi, sufficiente ad iniziare un lungo periodo di dormiveglia. Non un vero e proprio letargo, sconosciuto per gli animali originari di climi tanto caldi, ma il cosiddetto processo di brumazione, una riduzione dei processi metabolici con attivit\u00e0 estremamente ridotta per molti mesi. Comunque abbastanza significativo, da un punto di vista dei ritmi dell&#8217;organismo, da poter costare la vita agli esemplari pi\u00f9 deboli e privi di nutrizione. Il nostro ipotetico indio, dunque, avrebbe potuto seguire il susseguirsi di gusci scuri, fino al punto in cui essi, tra l&#8217;erba di media altezza, sembravano disegnare un percorso a guisa di processione. Come una lenta fila di formiche, verso l&#8217;unico possibile obiettivo del loro desiderio: quello che in lingua Tupi viene correntemente definito il jabuti o jaboticaba (a seconda della trascrizione) ovvero letteralmente &#8220;luogo delle tartarughe&#8221; che ai nostri occhi inesperti, si sarebbe presentato essenzialmente a guisa di un albero, dell&#8217;altezza non indifferente di una quindicina di metri. Il pi\u00f9 singolare, e magnifico, tra tutti gli arbusti del territorio.<br \/>\nLa prima reazione di chi scruta sul campo per la prima volta il bizzarro tronco di questa pianta, purch\u00e9 si tratti di un esemplare adulto e in epoca successiva alla fioritura, \u00e8 di evidente sorpresa, seguita talvolta da un comprensibile senso d&#8217;inquietudine. Questo perch\u00e9 l&#8217;arbusto in questione, il cui nome scientifico \u00e8\u00a0<em>Plinia cauliflora<\/em>, pu\u00f2 apparire letteralmente ricoperto da quelle che sembrano a tutti gli effetti a delle uova di una qualche misteriosa creatura, attaccate come quelle dei pesci sulla ruvida superficie di scogli sottomarini. I suoi rami, carichi di fronde verde intenso o color salmone, non hanno in effetti l&#8217;accompagnamento di alcun tipo di frutto n\u00e9 fiore. Parti che si trovano rappresentante, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, lungo lo spazio verticale del tronco stesso, attraverso la scorza coriacea di una corteccia strappata in pi\u00f9 punti. Globi, su globi, su globi, di un nero lucido che cattura l&#8217;anima, e l&#8217;assorbe attraverso il ritmo ed il canto del desiderio. Un odore sottile ma percepibile a grandi distanze, carico di un sentore zuccherino, tale da risultare irresistibile per il naso attento delle tartarughe vermiglie ed altre&#8230; Pi\u00f9 singolari specie. Tornando cos\u00ec al nostro accompagnatore in questo fantastico mondo di misteri, egli avrebbe scoperto il raduno delle compatte creature, intente a consumare il mare di bacche mature gi\u00e0 cadute a terra. Tra tutte loro, quindi, sarebbe comparsa la forma di un essere notevolmente avvantaggiato: la <em>c\u00e0gado de serra<\/em>,<em>\u00a0<\/em>o tartaruga dal collo serpentino. La quale, protendendosi alla massima estensione permessa dalla sua flessibile spina dorsale, piuttosto che afferrare l&#8217;oggetto del desiderio dal suolo erboso, riusciva a farlo direttamente dal tronco, acquisendo per se le primizie migliori. Che fosse proprio questo, il segno cercato dall&#8217;indio? Sorridendo tra se e se, l&#8217;uomo estrae dalla sacca il suo flauto tradizionale, intagliato nella forma del pesce apap\u00e0, col quale emette un fischio attentamente modulato, il cui significato era &#8220;Venite, accorruomini. L&#8217;<em>yvapur\u0169<\/em>\u00a0\u00e8 pronto. L&#8217;ora del raccolto \u00e8 gi\u00e0 su di noi.&#8221; Sar\u00e0 meglio che si affrettino, pens\u00f2 tra se e se. Mentre le tartarughe, imperterrite, continuavano a masticare, pur\u0169-pur\u0169,\u00a0pur\u0169-pur\u0169&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_25190\" aria-describedby=\"caption-attachment-25190\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Hgqga8NsYzk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25190\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25190 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Jabuticaba-Flowers-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Jabuticaba-Flowers-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Jabuticaba-Flowers-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Jabuticaba-Flowers.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25190\" class=\"wp-caption-text\">La vista del jabuticaba ricoperto di fiori \u00e8 decisamente difficile da sopravvalutare. Letteralmente vestito di petali, l&#8217;albero diventa l&#8217;equivalente pi\u00f9 imponente di un ramo di mimosa. Chiss\u00e0 quante storie furono ispirate da un simile splendore ultramondano&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista scientifico, la pianta del <em>P.cauliflora<\/em>, \u00e8 un&#8217;appartenente alla famiglia delle mirtacee, caratterizzata da un tratto genetico molto raro: la cosiddetta\u00a0caulifloria, ovvero la propensione a produrre i frutti direttamente dal tronco, piuttosto che a partire dai rami pi\u00f9 sottili. Un tratto condiviso con molte altre specie pi\u00f9 celebri, come la papaya (<em>Carica papaya<\/em>) il produttore del baccello dei semi da cui proviene la cioccolata (<em>Theobroma cacao<\/em>) il maleodorante ma leggendario durian (gen. <em>Durio<\/em>) e l&#8217;albero del grande frutto del giaca del Sudest Asiatico (<em>Artocarpus heterophyllus<\/em>). Non a caso, tutte piante originarie di climi caldi ed ambienti configurati sulla falsariga della foresta tropicale, per via di un tratto ecologico tipico di questi luoghi: la stratificazione faunistica in senso verticale. Il che vorrebbe indicare, in termini letterali, la tendenza degli animali del vicinato ad occupare un particolare punto in altezza di questo letterale condominio a pi\u00f9 piani, composto dalla moltitudine di radici, fusti cortecciosi e il mare ininterrotto di fronde intrecciate tra loro, tra la moltitudine della fotosintesi, che compete per guadagnarsi una valida via d&#8217;accesso alla fondamentale luce del sole. Ci\u00f2 che avviene, dunque, in un simile contesto operativo, \u00e8 che i frutti alti siano mangiati solamente da uccelli e determinate specie di scimmie, mentre quelli a mezza altezza saranno appannaggio di mammiferi ed insetti, lasciando soltanto gli scarti per il variegato popolo delle tartarughe. E come potrebbe mai essere, tutto questo, nell&#8217;interesse della pianta? La quale, per assicurarsi un&#8217;appropriata propagazione dei semi, null&#8217;altro vorrebbe che avere i suoi frutti consumati da uccelli, scimmie, insetti e tartarughe. Ecco allora che arriva l&#8217;idea: fare in ogni parte del proprio corpo centrale una possibile offerta di cibo, a vantaggio di chiunque dovesse passare di l\u00ec. L&#8217;albero della jabuticaba, tuttavia, risulta singolare anche nel panorama delle\u00a0cauliflorie che tendono, generalmente, ad avere pochi e grossi frutti, sfruttando la capacit\u00e0 di sostegno del peso maggiore rispetto a quella dei singoli rami. Mentre nel caso della specifica pianta, soprannominata per l&#8217;appunto &#8220;uva brasiliana&#8221; l&#8217;approccio \u00e8 quello di una maggiore quantit\u00e0 di veri e propri chicchi, la cui disposizione disordinata risulta essere l&#8217;origine stessa dell&#8217;aspetto surreale di questo arbusto.<br \/>\nIl frutto in questione, ad ogni modo, risulta essere molto apprezzato da chi ha avuto la fortuna di assaggiarlo. Quasi tutti abitanti, o visitatori della terra sudamericana, vista non soltanto la tendenza dell&#8217;albero a prosperare unicamente nel contesto climatico di provenienza, ma anche la sua crescita straordinariamente lenta (si parla di fino a 20 anni prima della fioritura) e il fatto che i globi nerastri, una volta colti, si conservino soltanto per pochi giorni, persino se prontamente trasferiti all&#8217;interno di un frigorifero. Il frutto viene consumato spesso cos\u00ec com&#8217;\u00e8, avendo cura di rimuovere la buccia dal gusto acido e l&#8217;alto contenuto di tannino, provando un sapore estremamente dolce talvolta descritto come una forma pi\u00f9 estrema del chicco d&#8217;uva. Ma particolarmente apprezzate sono anche le marmellate, le bevande aromatizzate con il suo succo ed anche preparazioni pi\u00f9 creative, come salse per piatti a base di carne o verdure. Dal punto di vista nutrizionale, la jabuticaba viene considerata estremamente benefica, visto l&#8217;alto contenuto di flavonoidi, antiossidanti e la presunta capacit\u00e0 di allontanare il cancro.<\/p>\n<figure id=\"attachment_25191\" aria-describedby=\"caption-attachment-25191\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ygm-TmyavEw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25191\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25191 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Jabuticaba-Picking-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Jabuticaba-Picking-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Jabuticaba-Picking-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/Jabuticaba-Picking.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25191\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;albero di jabuticaba pu\u00f2 arrivare a vivere fino a 200 anni, continuando a produrre frutti per l&#8217;intero periodo plurisecolare. Essi diventano, tuttavia, meno numerosi col proseguire degli anni (Nulla che una lunga scala, o la spontanea agilit\u00e0 di un bambino, possano trovare difficolt\u00e0 a superare)<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre le ombre e le luci della foresta, strani esseri prosperano al sicuro dalle presunzioni del senso comune. Pesci-fantasma simili a storioni, dalle lunghe zampe e la bocca perennemente spalancata, in un richiamo che soltanto i pi\u00f9 antichi possono sperare di riuscire ad udire. Le sagge tartarughe, che vivono contemporaneamente nelle regioni permeabili di entrambi i mondi, parlano con essi, ascoltando gli occulti richiami.<br \/>\nPer loro \u00e8 la fame, a guidare i movimenti che sono espressione di un bisogno pressante ed imprescindibile. Per noi, la dolce ricerca di una fondamentale verit\u00e0: che ogni prodotto della natura, per quanto strano, ha un intento benevolo che ci precorre, ed andr\u00e0 ben oltre il fugace attimo che ci appartiene. Come una nota modulata di flauto, in uno sconfinato mare di\u00a0pur\u0169-pur\u0169,\u00a0pur\u0169-pur\u0169&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La luce dell&#8217;alba illuminava di traverso le acque del fiume Arinos, affluente di seconda generazione a partire dal grande corso del Rio delle Amazzoni. Se un membro dei vicini popoli Tupinamb\u00e0 o Aimor\u00e9, di cui ancora permanevano alcune comunit\u00e0 isolate nel profondo di questa foresta ragionevolmente incontaminata, avesse deciso di sporgersi oltre\u00a0 gli argini lievemente &#8230; <a title=\"L&#8217;albero coperto di caviale brasiliano\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25189\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su L&#8217;albero coperto di caviale brasiliano\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[451,274,1826,840,292,1097,506,1617,3302,109,190,78,89,214,367,615],"class_list":["post-25189","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-alberi","tag-alimenti","tag-botanica","tag-brasile","tag-cibo","tag-evoluzione","tag-foresta","tag-frutti","tag-mirtacee","tag-natura","tag-piante","tag-scienza","tag-strano","tag-sudamerica","tag-tartarughe","tag-vegetali"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25189","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25189"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25189\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25193,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25189\/revisions\/25193"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25189"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25189"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25189"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}