{"id":25102,"date":"2018-03-01T06:43:51","date_gmt":"2018-03-01T05:43:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25102"},"modified":"2018-03-01T06:46:14","modified_gmt":"2018-03-01T05:46:14","slug":"retrofuturismo-un-fantastico-autobus-art-deco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25102","title":{"rendered":"Il retrofuturismo di un fantastico autobus Art Dec\u00f2"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/DwoUCNFpfkI\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25105\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-25105\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Futurliner-auction-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Futurliner-auction-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Futurliner-auction-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Futurliner-auction.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capannone della sala d&#8217;aste\u00a0Barrett-Jackson era gremito in quel saliente 2015, in cui\u00a0Ron Pratte, facoltoso speculatore immobiliare nonch\u00e9 possessore di alcuni dei cimeli pi\u00f9 importanti dell&#8217;automobilismo statunitense, aveva di nuovo messo in vendita il suo singolo pezzo di maggiore importanza, con grande risonanza mediatica in tutta l&#8217;Arizona. La ragione: devolvere una somma, potenzialmente considerevole, alla Fondazione delle Forze Armate, un&#8217;associazione benefica che assiste i parenti dei militari in guerra. L&#8217;oggetto era l\u00ec, adesso, con la sua colorazione di un rosso intenso e il tetto bianco perfettamente lucido, scintillanti cromature, le lettere argentate &#8220;GM&#8221; che capeggiavano sulla parte frontale neanche fossero il simbolo di un supereroe. E nessuno riusciva, fondamentalmente, a crederci. A tal punto era raro questo concentrato nostalgico di storia americana, anzi pressoch\u00e9 unico considerando il suo stato di conservazione e restauro, vagamente simile alla carlinga di un aereo che fosse stata modificata per circolare su strada. A un certo punto, il battitore cala il suo martelletto, iniziando la tipica cantilena dei venditori al rilancio statunitensi. Lentamente, ma inesorabilmente, il prezzo inizia a levitare: 250.000, 500.000, 900.000 dollari&#8230; Poi si passa ai milioni: 1, 2&#8230; 4. Eccolo, quindi, il punto di svolta: lo stesso prezzo pagato nove anni prima da quell&#8217;uomo d&#8217;affari coscienzioso, ovvero il valore stimato apparente, per quanto ci \u00e8 dato da capire, di un GM Futurliner in piena condizione operativa. Avevate mai visto niente di simile prima d&#8217;ora?<br \/>\nQuanto del moderno concetto di bellezza \u00e8 stato influenzato dagli alterni eventi del XX secolo! L&#8217;effetto delle due pi\u00f9 drammatiche guerre nella storia dell&#8217;umanit\u00e0, seguiti da progressi impressionanti in ambito aeronautico, spaziale e delle telecomunicazioni. Da cui ha preso forma una trasformazione di una cultura di massa ancora legata ai concetti di eleganza e identit\u00e0 nazionale verso un nuovo modo di vivere, altamente codificato, basato sullo strapotere della necessit\u00e0. Con evidenti conseguenze a tutti i livelli, partendo dallo stile e l&#8217;applicazione stessa del design. Perci\u00f2, riuscite ad immaginarvi&#8230; Un&#8217;ulteriore evoluzione del naturalismo Liberty sposato all&#8217;estetica modernista, come quella che ebbe la sua genesi a Parigi, nel corso dell&#8217;Esposizione Internazionale di Arti Decorative, in cui la pianificazione \u00e8 si, assolutamente presente, ma ancora legata alle preferenze individuali e un visibile controllo da parte di colui che progetta, ovvero in altri termini, l&#8217;artista di ogni possibile circostanza. C&#8217;\u00e8 una visione ottimista, ed un evidente intento di distinguersi, nella linea aerodinamica del Futurliner, mezzo a motore simile a una corriera, firmato dalla figura cardine per i concetti di ergonomia, funzionalit\u00e0 ed estetica nella General Motors degli scorsi anni &#8217;30 e &#8217;40, il disegnatore\u00a0Harley J. Earl. E una sorta di ingenuit\u00e0 volontaria, finalizzata alla creazione di un immagine semi-leggendaria, la creazione fantastica che potesse rappresentare, di fronte al pubblico generalista, l&#8217;ideale di quello che dovrebbe essere un autobus, prima ancora di quello che effettivamente \u00e8. Certo: per questo veicolo non fu mai ipotizzata, neanche lontanamente, una produzione in serie. Per soli 12 esemplari assemblati tra il 1936 e &#8217;40, per un introduzione per lo pi\u00f9 concettuale all&#8217;epoca della Fiera Mondiale di New York (1939) seguita da una lunga tourn\u00e9e per l&#8217;intero territorio degli Stati Uniti, denominata con uno spiccato senso del marketing la Parata del Progresso. Eravamo alle soglie della seconda guerra mondiale, con il paese appena uscito da una profonda crisi economica e nonostante i venti di guerra che iniziavano a montare in Europa, tutto sembrava, per lo meno a breve termine, andare assolutamente per il meglio. La dirigenza della General Motors fece quindi i suoi calcoli, determinando che quello era il momento ideale per proporsi come grande sostenitrice di questa forza incorporea ma pesantemente percepita, dell&#8217;inarrestabile attrazione della societ\u00e0 civile ad opera del concetto di &#8220;futuro&#8221;. Considerate, tuttavia, che era ancora l&#8217;epoca dei cinegiornali, e senza lo strumento televisivo disponibile in tutte le case, GM su consiglio Harley J. Earl decise di operare nell&#8217;unico modo che avesse, fino a quel giorno, funzionato: andare nelle piazze per dimostrare la propria idea. Ed \u00e8 ovvio che se a farlo fosse stata, ad esempio, una ditta di lavatrici, avrebbe usato autoveicoli perfettamente convenzionali. Ma dato che qui si trattava di uno dei due principali produttori di autoveicoli al mondo assieme a Ford, sembr\u00f2 giusto farlo con un veicolo che potesse, di per se stesso, restare profondamente impresso nella memoria.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_25104\" aria-describedby=\"caption-attachment-25104\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/qcgzgv41uaU\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25104\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25104 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Futurliner-2-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Futurliner-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Futurliner-2-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Futurliner-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25104\" class=\"wp-caption-text\">I futurliner erano eccezionali stand espositivi trasformabili, apribili, posizionabili a piacimento. Molto spesso, in una citt\u00e0 ne arrivavano diversi allo stesso tempo, per andarsi a disporre in cerchio come le antiche carovane attaccate dagli indiani. E a quel punto, iniziava lo show.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Futurliner erano enormi, con un peso complessivo di 12 tonnellate per una lunghezza di 10 metri per 2,4 di larghezza. Nonostante il potente motore di produzione militare a 302 cu in (con una potenza paragonabile a quella delle auto sportive di 20 dopo) essi potevano perci\u00f2 muoversi a una velocit\u00e0 massima di 64 Km\/h, guadagnandosi l&#8217;appellativo di &#8220;elefanti rossi&#8221;. L&#8217;estetica, con l&#8217;evidente cromatura nella parte inferiore, mirava a suggerire un&#8217;idea di ricercatezza aerodinamica, allusiva ai due grandi progressi nel campo dei trasporti a memoria d&#8217;uomo: la locomotiva e l&#8217;aereo, mentre il pilota (pardon, l&#8217;autista) sedeva al centro ed in alto, in una cabina che non avrebbe sfigurato in uno di quei bombardieri che avrebbero, di l\u00ec a poco, iniziato a devastare l&#8217;Europa. Il veicolo era dotato di 8 ruote accoppiate a due a due, ciascuna fornita di uno pneumatico personalizzato con fianco candido e la dicitura &#8220;GM&#8217;s Parade of Progress&#8221; destinata a diventare probabilmente illeggibile, per la polvere e lo sporco, al raggiungimento di un determinato chilometraggio. Eppure, nonostante le dimensioni, l&#8217;unico spazio per dei passeggeri si trovava sul retro, in un piccolo scompartimento privo di finestre e fornito di appena un paio di scomode panche. Questo perch\u00e9, assai prevedibilmente aggiungerei, lo scopo primario dei Futurliner non era affatto quello di trasportare le persone, bens\u00ec, meravigliarle.<br \/>\nEcco, dunque, il momento della verit\u00e0: ogni qualvolta un&#8217;appartenente alla vasta schiera di autisti assunti dalla casa madre raggiungeva una delle piazze segnate sul tour, e una volta parcheggiato il veicolo, la parte superiore del tetto si sollevava verticalmente, accendendo l&#8217;insegna luminosa nascosta al suo interno. I suoi mezzi di supporto tiravano fuori le bandiere e le insegne da usare per attirare i passanti. Quindi il fianco della carlinga si apriva, rivelando la ragione stessa della sua esistenza. Ciascuna corriera aveva, in effetti, un &#8220;tema&#8221; che poteva essere una determinata tecnologia, un aspetto importante della modernit\u00e0, un commento sullo stato corrente della societ\u00e0 umana. C&#8217;era, ad esempio il numero 3, intitolato &#8220;Potere dell&#8217;Epoca Aerea&#8221; all&#8217;interno del quale un marchingegno meccanico faceva sollevare, in sequenza, alcuni modellini appartenenti alla storia recente dell&#8217;aviazione. Oppure quello dedicato ai &#8220;Miracoli del Caldo e del Freddo&#8221; con dimostrazioni pratiche della nuova tecnologia di climatizzazione dell&#8217;aria. Molte delle attrazioni contenute originariamente nelle corriere sono andate perdute mano a mano che esse trovavano nuovi impieghi, lasciandoci il privilegio d&#8217;immaginare il contenuto del numero 6 &#8220;L&#8217;energia e l&#8217;uomo&#8221; o del 10 &#8220;Opportunit\u00e0 per la giovent\u00f9&#8221;. Almeno in un caso, tuttavia, il diorama \u00e8 stato recuperato ed esposto presso il museo aziendale\u00a0General Motors Heritage Center di Detroit, dove si trova in condizione perfettamente funzionante. Si tratta de &#8220;I nostri bivi americani&#8221; un intrigante modellino rappresentante l&#8217;immagine delle campagne statunitense, gradualmente trasformate nelle periferie cittadine, attraverso un sistema che prevedeva il ribaltamento automatico di intere sezioni del piccolo paesaggio, mentre la voce registrata dell&#8217;attore\u00a0Parker Fennelly si lanciava in una breve analisi dell&#8217;evento storico e tute le sue possibili implicazioni. Gi\u00e0 soltanto osservare un simile apparato all&#8217;opera lascia immaginare l&#8217;effetto che, indubbiamente, simili show dovevano avere sulla popolazione, non poi cos\u00ec diverso da quello delle prototipiche &#8220;carrozze del medico miracoloso&#8221; che ancora oggi fanno la loro comparsa nei film sull&#8217;epoca del Far West o analoghi territori di frontiera. Con la sola, significativa differenza, che il soggetto della loro palese enunciazione era una panacea reale dello stato dei fatti, a cui tutti avevano effettivamente diritto, con la partecipazione di GM o meno.<\/p>\n<figure id=\"attachment_25103\" aria-describedby=\"caption-attachment-25103\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/BIH6xofTCZU\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25103\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25103 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Diorama-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Diorama-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Diorama-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Diorama.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25103\" class=\"wp-caption-text\">La passione museale degli americani per i diorami e tutte le altre piccole ricostruzioni pu\u00f2 sembrare strana, rispetto all&#8217;esposizione neutrale dei fatti storici praticata da noi europei. Occorre, perci\u00f2, entrare nell&#8217;ottica di un&#8217;educazione rivolta al presente, piuttosto che al futuro. Pratica e diretta come le ragioni del consumismo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Parata del Progresso ebbe un successo notevole, per le sue due prime edizioni annuali, finch\u00e9 il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale a seguito dell&#8217;attacco di Pearl Harbor non impose sul paese un&#8217;austerit\u00e0 che non lasciava pi\u00f9 spazio a simili frivolezze. Mentre il gusto dell&#8217;Art Dec\u00f2 veniva abbandonato per un brutalismo della funzionalit\u00e0 bellica, con corrispondenze a tutti i livelli dei trasporti e dell&#8217;utilit\u00e0 pubblica, le corriere rosse della General Motors vennero lasciate all&#8217;interno dei loro garage, in attesa di un ritorno di tempi migliori. Fu soltanto nel 1953 quindi che, dopo una lunga e costosa opera di restauro, l&#8217;evento ebbe modo di essere nuovamente espletato, a seguito di una campagna pubblicitaria che mirava la casa madre a ritornare verso quella posizione di preminenza che gli era, un tempo, appartenuta. I nuovi temi espressi dagli stand semoventi furono, questa volta, progressi scientifici come il motore a reazione, il forno a microonde, il suono stereofonico. L&#8217;expo viaggiante and\u00f2 quindi avanti per qualche tempo, anche se il successo di una volta era ormai soltanto un lontano ricordo. Questo perch\u00e9 a quel punto, esattamente come previsto dai suoi originali ideatori, la tecnologia moderna aveva permeato la vita delle persone, portando in particolare dentro tutte le case proprio quella televisione che fin da principio, aveva costituito un tema facente parte del repertorio di questi stand. Cosicch\u00e9 la gente, che ormai aveva lasciato entrare il mondo stesso dalla finestra elettrica al centro della propria casa, aveva un interesse trascurabile, per non dire nullo, nell&#8217;uscire per acquisire qualche nuovo scampolo di conoscenza. E questo valeva sopratutto per le nuove generazioni, un tempo il pubblico pi\u00f9 affascinato dai Futurliner. Nel bene e nel male, il mondo era veramente cambiato.<br \/>\nOggi i nove straordinari autobus superstiti, di cui uno \u00e8 stato venduto due volte per la cifra succitata di 4 milioni di dollari, costituiscono una sorta di Santo Graal del collezionismo motoristico internazionale. Svariati si trovano in collezioni private, uno \u00e8 al museo NATMUS di Auburn, un altro ha partecipato al programma di restauro automobilistico\u00a0Bitchin&#8217; Rides. Il numero 7, ridotto a poco pi\u00f9 di un guscio arrugginito, \u00e8 stato acquistato anni fa da un gruppo di youtuber tedeschi, che prevedono di riportarlo agli antichi fasti entro un periodo di 10 anni. Una missione certamente non facile, che tuttavia merita il nostro encomio. Non capita spesso l&#8217;opportunit\u00e0 di toccare con mano la storia. Di mettersi al volante della storia, guidandola su e gi\u00f9 per gli svincoli autostradali. E imprecare di rabbia, quando manovrando la storia, si finisce per impattare la porta del garage, lasciandogli un piccolo graffio sulla carrozzeria.<\/p>\n<figure id=\"attachment_25106\" aria-describedby=\"caption-attachment-25106\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/AWxP5eQnoAU\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-25106\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25106 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Futurliner-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Futurliner-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Futurliner-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/03\/GM-Futurliner.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25106\" class=\"wp-caption-text\">La sola ricostruzione fedele di un set di 8 ruote con le scritte originali di un Futurliner pu\u00f2 arrivare a costare 10.000 dollari. Sar\u00e0 chiaro, a questo punto, che restaurarne uno non \u00e8 esattamente un progetto alla portata di chicchessia.<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il capannone della sala d&#8217;aste\u00a0Barrett-Jackson era gremito in quel saliente 2015, in cui\u00a0Ron Pratte, facoltoso speculatore immobiliare nonch\u00e9 possessore di alcuni dei cimeli pi\u00f9 importanti dell&#8217;automobilismo statunitense, aveva di nuovo messo in vendita il suo singolo pezzo di maggiore importanza, con grande risonanza mediatica in tutta l&#8217;Arizona. La ragione: devolvere una somma, potenzialmente considerevole, alla &#8230; <a title=\"Il retrofuturismo di un fantastico autobus Art Dec\u00f2\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=25102\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Il retrofuturismo di un fantastico autobus Art Dec\u00f2\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[3252,168,1626,77,1196,1566,2688,345,3147,137,471,147,71,220,97,126,1663,87],"class_list":["post-25102","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-3252","tag-antiquariato","tag-art-deco","tag-arte","tag-autobus","tag-autoveicoli","tag-carrozzerie","tag-design","tag-esposizioni","tag-motori","tag-ruote","tag-stati-uniti","tag-storia","tag-strade","tag-tecnologia","tag-trasporti","tag-vecchi-tempi","tag-viaggi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25102","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25102"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25102\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25108,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25102\/revisions\/25108"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25102"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25102"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25102"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}