{"id":24995,"date":"2018-02-15T06:35:44","date_gmt":"2018-02-15T05:35:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24995"},"modified":"2018-02-15T06:43:37","modified_gmt":"2018-02-15T05:43:37","slug":"quarantamila-fiammiferi-sfera-fuoco-nel-bosco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24995","title":{"rendered":"Quarantamila fiammiferi per una sfera di fuoco nel bosco"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/6jxRnodaKzE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24997\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-24997\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Match-Sphere-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Match-Sphere-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Match-Sphere-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Match-Sphere.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista pi\u00f9 basilare, un artista lavora con le metafore. Le manovra, come fossero carte di una partita a poker, le accoppia e le separa, assembla tra loro i diversi componenti di un&#8217;idea. Ci sono autori che, una volta ottenuta l&#8217;ispirazione, non si attardano nel trasferirla all&#8217;interno di un oggetto, che tratteggiano, oppure scolpiscono, nel tempo pi\u00f9 breve possibile. Altri preferiscono prolungare il momento. Come Ben Ahles di All-is-Art (\u00e8 chiara l&#8217;assonanza?) l&#8217;artista il cui autoritratto \u00e8 un pollo meccanico che fa oscillare in avanti il bacino, e la cui opera pi\u00f9 recente, prima di giungere a compimento, ha richiesto un periodo totale di quasi un anno. Mesi e mesi, trascorsi a procurarsi, e quindi incollare tra loro, scatole intere di fiammiferi, facendo affidamento sulla loro forma per arrivare a un particolare obiettivo. L&#8217;artista, nel suo momento di illuminazione, aveva in effetti realizzato come ogni cosa che sia asimmetrica, ovvero possegga una &#8220;testa&#8221; e una &#8220;coda&#8221;, una volta sovrapposta a se stessa in quantit\u00e0 sufficiente debba in ultima analisi tendere alla forma di una sfera. E che palla, signori miei! Con un diametro di circa 0,75 metri, color verde astroturf, lievemente bitorzoluta. Qualcosa che non sfigurerebbe affatto all&#8217;interno di un planetario, tra le rappresentazioni di Marte, Venere e Giove.<br \/>\nScrutando quindi l&#8217;abnorme creazione, disposta pericolosamente sul tavolo della sua officina, una voce ha iniziato a sussurrargli con insistenza. Giacch\u00e9 la metafora, ovvero il punto di quanto aveva creato, non traspariva in maniera sufficientemente chiara: &#8220;Sono la Terra. Sono il pianeta su cui vivete. Pronto ad esplodere per l&#8217;inquinamento, la guerra, l&#8217;inedia delle indistinte civilizzazioni.&#8221; O almeno, questo \u00e8 quello che avrei sentito io. Del resto esiste, persino nel nostro secolo, chi pensa profondamente che il mondo sia piatto, nonostante l&#8217;occulta cospirazione dei poteri-forti mirata a farci pensare il contrario. Perch\u00e9&#8230; Chi pu\u00f2 dirlo, il perch\u00e9. \u00c8 cos\u00ec e basta! Finch\u00e9 un colossale refolo di fiamma, spedito oltre le regioni del cosmo da una supernova distante, non obliteri ogni diatriba residua. Verso l&#8217;unica destinazione finale. Che in questo caso, perfettamente adattato al linguaggio del Web, altro non sarebbe che una foresta, nell&#8217;inverno dello stato di New York, dove abita l&#8217;eclettico nonch\u00e9 misterioso artista originario del Vermont. &#8220;Certo&#8230;&#8221; verrebbe da pensare &#8220;Quale migliore luogo, per inscenare col fuoco l&#8217;Apocalisse ultima dell&#8217;esistenza, che in mezzo ad alberi resinosi, nella solitudine di un luogo dove ogni possibile aiuto \u00e8 distante.&#8221; E se c&#8217;era un estintore, io non l&#8217;ho visto. Ma per lo meno si \u00e8 vista la neve. Molta, candida ed omni-pervasiva, valida al fine di ridurre il propagarsi dell&#8217;eventuale disastro, implicato dal figurativo gesto che gi\u00e0 si profila sul chiaro orizzonte degli eventi. A che serve una torta, del resto, se non viene mangiata. E un gessetto, se non ci scrivi. A che serve un fiammifero che non brucia. &#8220;Brucia, dannato, brucia!&#8221; Sembra quasi di udire, mentre il Fato avvero, per la prima e seconda volta, sembra tradire Ahles per il soffiar dispettoso del vento. Di certo, qualcuno afferma tra i commentatori, egli avrebbe potuto velocizzare il tutto strofinando direttamente la scatola sopra il globo, nell&#8217;inversione della procedura considerata normale, ottenendo pi\u00f9 o meno lo stesso risultato dell&#8217;ardua comunione tra fonti di fiamma. Oppure, magari, le cose sarebbero andate meglio impiegando la tecnica che prevede l&#8217;inversione del fiammifero tenuto in mano, a seguito dell&#8217;accensione, affinch\u00e9 il legno bruci per qualche frazione di secondo in pi\u00f9 a sostegno dello scopo desiderato. Ma chi pu\u00f2 dirlo, forse non era QUELLO, lo scopo desiderato. Magari dev&#8217;esserci sofferenza, e dedizione, prima che il mondo cerino si scontri con la fine dei tempi, nella deflagrazione totale delle sue singole molecole costituenti. Ed \u00e8 cos\u00ec che, finalmente, a partire dall&#8217;occhio del bersaglio s&#8217;inizia a bruciare, creando l&#8217;anello di fuoco che inesorabilmente si espande, propagandosi lungo la superficie della sfera diventata sublime nell&#8217;attimo della verit\u00e0. Il ritmo \u00e8 stranamente rallentato, per la rapidit\u00e0 con cui l&#8217;ossigeno viene sottratto alle prime propaggini del fuoco. Un sentore di zolfo inizia a diffondersi nell&#8217;aria tersa della foresta. Niente di meglio del profumo di metafore al mattino, che sveglia gli scoiattoli dal letargo, ricordandogli l&#8217;assoluta transitoriet\u00e0 della loro arboricola sussistenza.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_24996\" aria-describedby=\"caption-attachment-24996\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/qkpWwnNiGgE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24996\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24996 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Carrots-Throne-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Carrots-Throne-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Carrots-Throne-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Carrots-Throne.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24996\" class=\"wp-caption-text\">Quel colore, quella forma che fluisce verso l&#8217;alto diventando pi\u00f9 acuta in punta, ma poggiando su una solida base che tutto ricopre e divora. Caso vuole che il trono di carote non sia poi cos\u00ec diverso da uno scranno ricavato dal fuoco. I veri signori dei draghi, dopo tutto, non possono bruciare.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto sarebbe lecito chiedersi, per il naturale istinto della curiosit\u00e0 umana, che tipo di creativo sia, quello che assembla fiammiferi per un anno, prima di andare a bruciarli nell&#8217;assoluto silenzio della natura nordamericana in inverno. E la risposta \u00e8, per certi versi assai prevedibilmente: contemporaneo e nichilista. Ma anche un po&#8217; Pop, nella sua ricerca degli occasionali riferimenti alla cultura di massa, sempre validi nel lasciar trasparire lo scopo ultimo dei suoi solenni gesti. Come nell&#8217;opera di certo affascinante, del castello di cartone con trono di carote, concesse in dono al suo simpatico coniglietto dal muso nero di nome Wallace. L&#8217;animale che \u00e8 arte, nella sua stessa esistenza, diventando cos\u00ec parte integrante di un processo comunicativo che trascende la pi\u00f9 semplice disanima dei propri giorni. Perch\u00e9 conigli, e cartone, fin dall&#8217;epoca di Bugs Bunny, sono una combinazione vincente. Soprattutto quando la suddetta roccaforte intagliata in chiaro stile medievale, viene poi messa assieme a una misura tale dal trasformare il roditore orecchiuto in una sorta di gigante, che si aggira per i corridoi mangiucchiandone pezzi a piacere. Finch\u00e9 non giunge, finalmente, nella sala del trono, che richiamandosi a quello della pi\u00f9 celebre serie fantasy letteraria e televisiva degli ultimi anni, \u00e8 una composizione finemente intrecciata di&#8230; cose distinte. Non pi\u00f9 spade fuse dal fuoco di drago, bens\u00ec carote tagliate in striscioline sottili, alimento particolarmente desiderabile secondo lo stereotipo cuniculare. Allontanando, dalla mente e dalla memoria, quell&#8217;espressione &#8220;il mio regno per un cavallo&#8221; sostituita con semplice immediatezza da &#8220;il mio trono per una cena.&#8221; Qualcuno potrebbe persino considerarlo come un preambolo per la catastrofe del pianeta fiammifero, conseguenza moderna dei giochi di potere che hanno iniziato al termine del primo impero frutto della mentalit\u00e0 umana.<br \/>\nAssoluta finalizzazione d&#8217;intenti, un filo di ragionamento a volte chiaro, altre rigoroso ed imperscrutabile, mani operose che perseguono l&#8217;obiettivo. C&#8217;\u00e8 una vaga somiglianza, tra l&#8217;intento operativo di una nazione e ci\u00f2 che guida colui che assembla i mattoni dell&#8217;arte. Il fine prima dei mezzi, perch\u00e9 i mezzi stessi, in un certo senso, costituiscono il fine. E tutto ci\u00f2 che ne deriva, veicola un messaggio che l&#8217;osservatore gi\u00e0 possedeva, in forma embrionale, tra le dispense dei suoi pensieri. Tra le altre opere rilevanti alla tesi di Mr. Ahles\/All-Is-Art, generosamente mostrate <a href=\"http:\/\/benahles.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sul suo sito web ufficiale<\/a>, figura il topo gonfio come una mongolfiera che fluttua all&#8217;estremit\u00e0 di una corda, intitolato Elevated Condition, la cui triste esistenza \u00e8 il risultato di un&#8217;inutile sp\u00e9me di salvezza; ed Home, un&#8217;installazione consistente in un nugolo di cuscini sospesi al di sopra di una serie d&#8217;insoliti e semoventi arredi: una sedia con antenne cinetiche di compensato, un&#8217;armadio che si richiude su se stesso, una strana vetrina piena di calzini, mossi in qualche maniera da una serie di ingranaggi nascosti all&#8217;interno. E chi potrebbe mai dubitare che tutto questo, per citare lo stereotipico critico d&#8217;arte contemporanea, alluda &#8220;alla condizione umana&#8221;. Ovvero in altri termini, la non-esistenza di colui che fluttua, al di sopra delle esigenze materialistiche della vita, mentre l&#8217;entropia continua a divorare il mondo. Come la forza del nulla che avanza. Chi potr\u00e0 mai dimenticare, dopo tutto, la tragica fine del cavallo Atreyu, nel film della Storia-Che-Non-Voleva-Finire-Mai&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_24999\" aria-describedby=\"caption-attachment-24999\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/IwAJ6xvVg5g\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24999\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24999 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Welding-table-fire-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Welding-table-fire-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Welding-table-fire-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Welding-table-fire.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24999\" class=\"wp-caption-text\">Fuoco nell&#8217;oscurit\u00e0 incomprensibile del cosmo. Il nostro inizio e la nostra fine. Sulle ali di una misteriosa metafora che almeno questa volta, rester\u00e0 un mistero.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 alla fine, sempre il fiammifero che ricorre, come la volta in cui Ahles bruci\u00f2 un vecchio tavolo per le saldature, arredo ormai inutile della stessa officina dove, tante volte in precedenza, aveva creato l&#8217;illusione di far fluttuare le cose. Questa volta, per sua e nostra fortuna, in assenza di vento, perch\u00e9 almeno apparentemente al chiuso, bench\u00e9 ci\u00f2 portasse con se un&#8217;ampia serie di differenti problemi. Niente d&#8217;insuperabile, sulla sentiero che viene percorso dall&#8217;arte.<br \/>\nPerch\u00e9 se &#8220;tutto \u00e8 arte&#8221; come ribadisce questo autore nel titolo del suo canale, e dimostra costantemente con l&#8217;evidente eclettismo dei suoi gesti, \u00e8 allora palese che nella distruzione di una sfera di fiammiferi in totale ed apparente solitudine, c&#8217;\u00e8 il segno della fine ma anche il seme di un nuovo inizio. Nel momento in cui l&#8217;oggetto, ormai carbonizzato, mantiene ci\u00f2 non di meno la propria forma, circondata da conturbanti volute di fumo. Come il residuo di un&#8217;esplosione cosmica, l&#8217;imperscrutabile buco nero. Baratro non percorribile, eppure assolutamente presente, verso galassie e universi che forse non troveremo mai. Con il corpo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal punto di vista pi\u00f9 basilare, un artista lavora con le metafore. 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