{"id":24923,"date":"2018-02-06T06:26:27","date_gmt":"2018-02-06T05:26:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24923"},"modified":"2018-02-06T06:26:27","modified_gmt":"2018-02-06T05:26:27","slug":"dal-disco-al-cilindro-levoluzione-geometrica-della-finestra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24923","title":{"rendered":"Dal disco al cilindro: l&#8217;evoluzione geometrica della finestra"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/aw43nRwZrTw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24926\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-24926\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Making-the-rondelle-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Making-the-rondelle-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Making-the-rondelle-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Making-the-rondelle.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La verit\u00e0 che arde nella fiamma indistinta, all&#8217;interno di un forno in materiale refrattario, che brucia ma non perde la sua forma. E lui che tira fuori, un poco alla volta, il lungo e sottile cono, identificato nella nomenclatura come canna da soffio. Al termine del quale, come miele sul cucchiaino, si trova il nucleo e il nocciolo della questione: vetro, vetro denso che non goccia. Potenza degli elementi, tecnologia e sapienza artigiana, che s&#8217;incontrano nell&#8217;attimo presente, per plasmare il flusso di un materiale particolarmente antico. All&#8217;origine delle civilt\u00e0, quando nessuno ancora conosceva le specifiche propriet\u00e0 di questa magica sostanza, prodotta a partire dalla sabbia e i borosilicati, la norma consisteva nell&#8217;impiego di tecniche di scultura prese in prestito dalla lavorazione della pietra, piuttosto che l&#8217;attenta colatura all&#8217;interno di stampi, al fine di creare vasi, bicchieri o recipienti di vario tipo. Finch\u00e9 nel primo secolo avanti Cristo, grosso modo, non inizi\u00f2 a diffondersi un differente approccio alla realizzazione di un simile manufatto: roteare e soffiare, vorticosamente, fino all&#8217;espansione della forma desiderata. C&#8217;era stato un solo ritrovamento archeologico, effettuato dal russo\u00a0Roman Ghirshman nel quartiere vecchio di Gerusalemme, che sembrava precorrere i tempi in merito alla questione: alcune piccole bottiglie soffiate risalenti al secondo millennio a.C, da usare nel bagno rituale del <em>mikvah<\/em>. Ma la tecnica per costruire simili oggetti, da quel momento in poi, venne apparentemente dimenticata fino all&#8217;epoca dei romani. Quando al sua riscoperta ad un tal punto ci\u00f2 semplificava, e nel contempo aumentava la qualit\u00e0 dei prodotti dell&#8217;officina del vetraio, che ben presto il vetro arriv\u00f2 ovunque. Sulle tavole dei signori, nelle collezioni nobili, sugli scaffali degli artigiani pi\u00f9 benestanti. Qualcuno inizi\u00f2, persino, a metterlo alle finestre. Non credo che possa essere facilmente sopravvalutata la portata di un simile progresso: per la prima volta nella storia dell&#8217;uomo, diventava possibile costruirsi un rifugio completamente riparato dalle intemperie, che cionondimeno riusciva ad accogliere\u00a0 tutta la luce benefica dell&#8217;astro solare. Era nato, dal punto di vista architettonico, un filo conduttore che ci avrebbe condotto dritti fino all&#8217;epoca moderna. Non sono in molti tuttavia ad interrogarsi sul come, effettivamente, una simile soluzione trovasse forma fisica tra le mani dei suoi produttori. In quale maniera, soffiando intensamente in un tubo, si potesse giungere ad un oggetto largo e piatto, il pi\u00f9 possibile uniforme e del tutto trasparente. La risposta, come spesso capita in simile circostanze, assume la forma rivelatoria di un disco. Largo e piatto, vorticosamente girevole, frutto e conseguenza dell&#8217;opera dei sapienti.<br \/>\nIn un contesto anglosassone, dove esiste un termine per definirlo, viene chiamato <em>crown glass<\/em>, o vetro a corona. \u00c8 possibile osservarlo, ancora oggi, presso numerosi edifici storici della citt\u00e0 di Londra, dove rest\u00f2 in uso fino al XVII secolo, mentre il resto d&#8217;Europa e del mondo era gi\u00e0 passata a sistemi pi\u00f9 risolutivi e complessi. Mentre si scorre, con gli occhi, la superficie lucida di una finestra, appare all&#8217;improvviso un tacca dalla forma circolare, come una sorta di avvallamento. Mentre presso la parte inferiore di una simile superficie, tutt&#8217;altro che uniforme, lo spessore della finestra sembra stranamente diminuire. C&#8217;\u00e8 una strana spiegazione, offertaci gentilmente da parte della sapienza popolare, per questo particolare fenomeno strutturale: &#8220;Vedete&#8230;&#8221; affermano certe guide turistiche: &#8220;Il vetro \u00e8 in effetti un liquido, che lentamente tende a fluire verso lo spazio dell&#8217;infisso inferiore. Tra qualche secolo, di questo pannello non rester\u00e0 pi\u00f9 nulla.&#8221; Mentre in effetti la scienza ha calcolato come suddetto processo di scorrimento gravitazionale a temperatura ambiente, bench\u00e9 del tutto logico da un punto di vista della pura e semplice teoria, abbia dei tempi misurabili non in secoli, bens\u00ec letterali milioni di anni. La ragione della difformit\u00e0 delle lastre, in effetti, \u00e8 tutt&#8217;altra. E va ricercata nella maniera stessa in cui questo vetro assumeva la forma definitiva&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Nota:\u00a0<\/strong>la scena di apertura \u00e8 stata girata presso il museo del vetro a Tacoma, nello stato di Washington dell&#8217;estremo North-West. Ivi artigiani specializzati, con tecniche tramandate da generazioni, dimostrano ai turisti i diversi passaggi necessari per la creazione del <em>crown glass<\/em>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_24924\" aria-describedby=\"caption-attachment-24924\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/QO75WvWqkq4\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24924\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24924 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Cylinder-Glass-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Cylinder-Glass-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Cylinder-Glass-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Cylinder-Glass.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24924\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;officina Stockholms Glasbruk dimostra in un contesto moderno la creazione del vetro per le finestre a partire dai cilindri. Questo particolare approccio, oggi, viene creato solo per scopi artistici o come nostalgica affettazione dei tempi andati.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come mostrato nel video di apertura, dunque, la formazione del vetro a corona traeva l&#8217;origine da un semplice e risolutivo gesto: quello del mastro vetraio che, una volta soffiato il vetro, tagliava la parte superiore della bolla, per poi farla roteare finch\u00e9 non diventava un disco perfettamente piatto. Tale forma geometrica, quindi, poteva essere tagliata in spicchi o &#8220;diamanti&#8221; che venivano successivamente inseriti all&#8217;interno di una struttura reticolare, spesso realizzata in piombo. Simili finestre quindi, spesso realizzate con pezzi di vetro colorati capaci di vivacizzare qualsiasi cupo pinnacolo gotico e vittoriano, diventarono un vero e proprio simbolo dell&#8217;architettura dell&#8217;epoca, distinto, eppure stranamente simile, alle vetrate usate nelle chiese.<br \/>\nLe altre tecniche per realizzare le finestre, del resto, apparivano molto pi\u00f9 complesse e decisamente meno funzionali: una di queste era la creazione del vetro cilindrico, ovvero la soffiatura di questa specifica forma, fino alle dimensioni massime gestibili dall&#8217;artigiano. Il quale, spesso, si posizionava sopra una piattaforma rialzata, per costituire il tubo pi\u00f9 lungo e leggero possibile, che veniva successivamente messo da parte e fatto raffreddare. Ciascuno di tali pregevoli oggetti, quindi, veniva riscaldato nuovamente (processo di\u00a0<em>annealing<\/em> o ricottura) finch\u00e9 non diventava sufficientemente morbido da essere tagliato con forbici apposite, allargandosi naturalmente ai bordi per creare una singola superficie, pronta da utilizzare. Il vetro di provenienza cilindrica, tuttavia, appariva impreciso e carico di asperit\u00e0. Il lungo tempo necessario a completare una simile lavorazione, inizialmente, la rendeva pi\u00f9 adatta a vetrificare superfici di ampiezza ridotta, come i finestrini delle carrozze o i lampioni. Fu soltanto attorno al XIX secolo, che l&#8217;adozione su larga scala del sistema industriale della catena di montaggio permise di perfezionare ulteriormente la procedura, rendendola idonea alla creazione di pannelli di grandi dimensioni. Famosa \u00e8 la leggenda secondo cui nel saloon del Far West americano, chiunque rompesse lo specchio adibito all&#8217;uso pubblico del paese sarebbe stato ucciso sul posto, a tal punto era costoso e complesso non soltanto produrlo, ma anche trasportarlo tramite l&#8217;impiego di una diligenza fin laggi\u00f9. Questi vetri, ad ogni modo, erano ancora ben lontani dall&#8217;evidente perfezione delle loro controparti moderne, del tutto prive di tacche o qualsivoglia tipo di asperit\u00e0. Si pu\u00f2 in effetti avere la sensazione, osservando una finestra dei nostri tempi, di trovarsi dinnanzi alla superficie di uno stagno del tutto calmo, impossibilmente riposizionato in verticale rispetto al senso della gravit\u00e0. In maniera del tutto imprevista, per chiunque si prenda in carico la ricerca dell&#8217;informazione, non siamo poi cos\u00ec lontani dalla realt\u00e0!<\/p>\n<figure id=\"attachment_24925\" aria-describedby=\"caption-attachment-24925\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/SpLbYK1ZSX4\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24925\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24925 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Float-Glass-How-To-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Float-Glass-How-To-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Float-Glass-How-To-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/02\/Float-Glass-How-To.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24925\" class=\"wp-caption-text\">Tre successive stanze come fossero dei gironi, l&#8217;uno pi\u00f9 incandescente dell&#8217;altro. Non \u00e8 singolare che le nostre moderne finestre, vie d&#8217;accesso verso la luce del cielo e del Paradiso, abbiano un&#8217;origine cos\u00ec precisamente allineata sull&#8217;immagine stereotipica dell&#8217;Inferno?<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo industriale ad aver tentato di automatizzare la creazione del vetro piatto fu Henry Bessemer nel 1848, l&#8217;ingegnere inglese che aveva implementato una serie di rulli, in grado di far scorrere ed appiattire suddetta sostanza fino alla forma di un nastro. Si trattava tuttavia, ancora una volta, di un processo parecchio laborioso, poich\u00e9 ogni lastra doveva successivamente essere lucidata a mano, con conseguente aumento del prezzo finale. Furono fatti diversi esperimenti, finch\u00e9 non si giunse alla conclusione secondo cui l&#8217;unico modo per disporre di un vetro che fosse perfettamente liscio ed uniforme era quello di farlo raffreddare al di sopra di un liquido non soggetto a sollecitazioni, sfruttando quindi un approccio gentilmente offerto dal mondo fisico della natura. Il difficile, tuttavia, era trovare una sostanza che fosse abbastanza poco densa, ma al tempo stesso avesse una capacit\u00e0 di adesione sufficiente a non mescolarsi col vetro liquefatto. Essa fu ben presto individuata nello stagno fuso, bench\u00e9 in quella specifica epoca tecnologica, purtroppo, il processo risultante dovesse venire giudicato impraticabile, causa problematiche relative alla gestione di un simile metallo. La soluzione, quindi, non sarebbe giunta fino al 1953, grazie all&#8217;opera di\u00a0Sir Alastair Pilkington nel Regno Unito, che nella sua officina a\u00a0Cowley Hill, presso St Helens, riusc\u00ec a calcolare le quantit\u00e0 esatte affinch\u00e9 il vetro galleggiasse sullo stagno, venendo appiattito perfettamente dal suo stesso peso. Per la prima volta nella storia, il mastro vetraio si trovava a lavorare con la pura e semplice mente, piuttosto che le sapienti mani. Non c&#8217;era arte, n\u00e9 alcun segreto mistico, nel prodotto metaforico del sudore di questa fronte. Soltanto la pi\u00f9 evidente, e totalizzante, realizzazione dell&#8217;efficienza.<br \/>\nE quale sensazione deve aver provato, costui, nel sollevare con cautela il primo prodotto del suo rivoluzionario operato, un vetro che non derivava pi\u00f9 dalla forma di un disco oppure un cilindro. Bens\u00ec generato, al culmine di un processo durato millenni, in maniera perfetta dalle pi\u00f9 pure intenzioni dell&#8217;uomo. Immaginate di poter disporre, primi nel mondo, di una cosa simile all&#8217;interno del proprio infisso. Per chiudere fuori il mondo, continuando imperterriti a guardarlo senza alterazioni o difformit\u00e0 di sorta. Finch\u00e9 il primo uccello di passaggio, come voleva la prassi, non lo sottoponga alla benedizione del guano. Assai prima, ahim\u00e9, dell&#8217;invenzione dei tergicristalli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La verit\u00e0 che arde nella fiamma indistinta, all&#8217;interno di un forno in materiale refrattario, che brucia ma non perde la sua forma. E lui che tira fuori, un poco alla volta, il lungo e sottile cono, identificato nella nomenclatura come canna da soffio. Al termine del quale, come miele sul cucchiaino, si trova il nucleo &#8230; <a title=\"Dal disco al cilindro: l&#8217;evoluzione geometrica della finestra\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24923\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Dal disco al cilindro: l&#8217;evoluzione geometrica della finestra\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[1007,201,406,903,3256,1165,3255,830,1049,562,1768,513,3257,71,97,461],"class_list":["post-24923","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-antica-roma","tag-architettura","tag-artigianato","tag-case","tag-cottura","tag-epoca-vittoriana","tag-finestre","tag-fusione","tag-londra","tag-minerali","tag-rinascimento","tag-sabbia","tag-soffio","tag-storia","tag-tecnologia","tag-vetro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24923","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=24923"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24923\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":24927,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24923\/revisions\/24927"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=24923"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=24923"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=24923"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}