{"id":24751,"date":"2018-01-13T06:26:09","date_gmt":"2018-01-13T05:26:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24751"},"modified":"2018-01-13T06:26:09","modified_gmt":"2018-01-13T05:26:09","slug":"la-sorpresa-arde-nel-becco-dei-falchi-australiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24751","title":{"rendered":"La sorpresa che arde nel becco dei falchi australiani"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/8Q0Iws0SFxc\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24753\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-24753\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Firehawks-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Firehawks-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Firehawks-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Firehawks.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se voi stesse guidando lungo una strada del Territorio del Nord, il terzo pi\u00f9 vasto ed uno dei meno popolosi stati australiani, potrebbe presentarsi davanti ai vostri occhi uno strano spettacolo. Come un vortice fatto d&#8217;ali, disegnato nel cielo dal passaggio di decine d&#8217;uccelli scuri, apparentemente presi da una sorta d&#8217;inspiegabile frenesia. Iniziereste a volgere lo sguardo, quindi, da un lato e dall&#8217;altro, alla ricerca dell&#8217;unica causa possibile di questa specifica classe di anomalie. Finch\u00e9 tra gli alberi, non troppo distante, vedreste sbocciare il pennacchio di fumo, con sotto l&#8217;immancabile fiore rosso e arancione del fuoco vivo. Incendi e rapaci: da queste parti, non sono mai troppo lontani. Al punto che le popolazioni aborigene, fin da tempo immemore, hanno usato il termine <em>firehawks,\u00a0<\/em>uccelli fiammeggianti, per riferirsi a tre distinte specie volatili: il\u00a0falco bruno (<em>Falco berigora<\/em>) il nibbio fischiatore (<em>Haliastur sphenurus<\/em>) e il\u00a0nibbio bruno (<em>Milvus migrans<\/em>). Questo per la credenza diffusa, fortemente radicata nel folklore, che siano sempre stati proprio loro, per una sorta di impulso malevolo ricevuto dagli Dei, a causare il pi\u00f9 tipico disastro ricorrente sul continente-isola, parte inscindibile dei suoi processi ecologici di fondo. Fuoco, fuoco sulla foresta di eucalipti. Fuoco nella savana abitata dai canguri. Fuoco presso le propaggini del deserto, che incenerisce le piante d&#8217;acacia con l&#8217;annesso piccolo esercito di rettili e marsupiali. A meno che, ovviamente, i suddetti non prendano con se armi e bagagli, facendo affidamento sull&#8217;istinto a scappare, salvando se stessi e la propria prole. Da un destino&#8230;\u00a0 Ardente. Ma non dal dente. O per meglio dire, dal becco, di questi piccoli sparvieri assetati di sangue, abbastanza furbi da riconoscere un profilo di crisi, approfittandone per trarne vantaggio Misurabile ed Immediato.<br \/>\nNiente di nuovo sotto il sole, dunque. Se non fosse che, nel numero di dicembre della Rivista di Etnobiologia, \u00e8 stato pubblicato per conto dell&#8217;Universit\u00e0 della Pennsylvania un insolito studio di\u00a0Mark Bonta et al, mirato a spiegare ed analizzare il fenomeno da un punto di vista nuovo. Insolito perch\u00e9, per una volta, piuttosto che basarsi sui fatti chiaramente dimostrabili, raccoglieva le testimonianze indirette di un vasto ventaglio di abitanti dell&#8217;Australia, alla ricerca di una sublime ed insospettabile verit\u00e0: \u00e8 realmente possibile, in ultima analisi, che le leggende aborigene nascondessero un significativo <em>quantum<\/em> di verit\u00e0? La lettura integrale del testo, come spesso capita, \u00e8 riservata ai colleghi dell&#8217;assistente-professore di scienze della terra o al pubblico pagante, ma alcuni estratti sono stati riportati dagli articoli online. Storie come quella di \u2018\u2018MJ&#8221;, un custode di armenti di Kimberley nella Western Australia, che ebbe modo di assistere allo spettacolo preoccupante di un incendio espandendosi, aveva raggiunto l&#8217;area invalicabile del letto di un vecchio torrente. Quando d&#8217;un tratto, sopraggiunti i soliti falchi in caccia, proprio questi ultimi hanno iniziato a raccogliere uno dopo l&#8217;altro una vasta selezione di rametti ardenti. E sotto i suoi occhi allibiti, hanno spiccato di nuovo il volo, gettandoli sull&#8217;erba secca dall&#8217;altro lato della barriera. Piromani pazzi. Qualcosa di simile, nel frattempo, \u00e8 stato testimoniato da Bob White, vigile del fuoco di Roper River (Territorio del Nord) che mentre combatteva contro un incendio nei pressi di una strada asfaltata, vide i rapaci che gettavano il loro carico nichilista all&#8217;interno di una valle piena di vegetazione secca, riuscendo a pieno nell&#8217;obiettivo di rendergli ancor pi\u00f9 difficile la giornata. Ma di esempi, ne sono stati addotti numerosi altri&#8230;<br \/>\nL&#8217;effettiva possibilit\u00e0 che una animale, per di pi\u00f9 della variet\u00e0 volante, possa in qualche maniera aver imparato a padroneggiare il fuoco, pu\u00f2 risultare sufficiente a capovolgere le nostre presunte cognizioni di &#8220;specie dominante&#8221; del pianeta Terra, risalenti fino al mito greco di Prometeo. Il figlio del gigante Eurimedonte e la titana Era, che aveva rubato con subdolo ingegno il segreto della sapienza da Zeus a vantaggio della sua pi\u00f9 amata creazione, gli umani. Per poi essere punito dal sommo Padre, venendo trafitto da una colonna sulla cima di una montagna, mentre un&#8217;aquila avrebbe avuto il compito di divorare il suo fegato per tutta l&#8217;eternit\u00e0. Possibile, dunque, che il Signore dei Fulmini avesse per la prima volta dal giorno della sua nascita, sbagliato di poco il bersaglio della furia?<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_24752\" aria-describedby=\"caption-attachment-24752\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/eWMcFM94EGA\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24752\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24752 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Black-kite-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Black-kite-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Black-kite-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Black-kite.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24752\" class=\"wp-caption-text\">Il verso acuto normalmente attribuito all&#8217;aquila di mare americana \u00e8 in realt\u00e0 un prodotto originale del falco. Giammai questi nobili pennuti si accontenterebbero di emettere i delicati pigolii dell&#8217;imponente, ma pur sempre sopravvalutata testabianca.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nibbio bruno sembrerebbe essere, tra le tre specie menzionate dallo studio di Bonta, quella che adotta il problematico comportamento incendiario. Stiamo parlando, del resto, anche di quella pi\u00f9 numerosa, rientrante di fatto in una gen\u00eca di esseri che costituiscono il singolo rapace pi\u00f9 diffuso al mondo, con nutrite popolazioni nell&#8217;intero Vecchio Continente, l&#8217;Asia, l&#8217;Africa e l&#8217;Australia. Ma NON l&#8217;America. A parte tale mancanza geografica, ad ogni modo, questa \u00e8 una specie dal chiaro successo evolutivo, per cui l&#8217;adattamento all&#8217;espandersi delle citt\u00e0 umane non ha costituito che un minimo contrattempo alla continua propagazione di un vastissimo impero. Nella maggior parte del suo areale, esso costituisce il predatore all&#8217;apice della catena alimentare, fatta eccezione per i luoghi in cui regna il gufo eurasiatico (<i>Bubo bubo<\/i>) ancora pi\u00f9 veloce e cattivo di lui. Il che accade, ad esempio, sulle Alpi italiane, dove il maestoso uccello notturno ha l&#8217;abitudine di predare con crudelt\u00e0 efferata i nidi momentaneamente lasciati incustoditi di questo vero e proprio cittadino pennuto del mondo. Ad ogni modo e fortunatamente (per ora) il comportamento relativo agli incendi sembra essere diffuso unicamente in Australia. Il che ha portato i redattori dello studio, ad ipotizzare che possa trattarsi di un comportamento appreso piuttosto che un tratto evolutivo emergente. Per la loro attitudine a nutrirsi quando necessario, soprattutto in inverno, di carogne ormai morte da tempo, questi uccelli sono anche identificati in lingua britannica con il termine descrittivo di <em>shite-hawks<\/em> (falchi della m&#8230;) un palese trumpismo se mai abbiamo avuto occasione di sentirne uno. Nelle citt\u00e0, che perlustrano trasportati sull&#8217;onda delle correnti termali, questi falchi hanno l&#8217;abitudine di tuffarsi a capofitto sul cibo tenuto in mano o sul tavolo dagli umani, unendosi cos\u00ec al nutrito e poco simpatico clan dei piccioni ladri, ibis e gabbiani.<br \/>\nMa bench\u00e9 la loro tendenza ad essere attratti dai fuochi abbia la chiara ragione di catturare le prede in fuga per la propria sopravvivenza, e risulti quindi riconducibile ad un impulso assolutamente semplice da definire (rischio=guadagno) \u00e8 palese che la capacit\u00e0 di collegare il rametto ardente ad un&#8217;estensione del fronte portatore di nutrimento rappresenti un passo ulteriore, riconducibile alla comprensione e risoluzione di problemi complessi. Il fatto che gli uccelli non siano poi tanto stupidi, sfatando l&#8217;espressione anglofona di <em>birdbrain<\/em> (corrispondente grosso modo al nostro &#8220;cervello di gallina&#8221;) \u00e8 un fatto chiaramente acclarato soprattutto nel caso di particolari famiglie, come quelle dei corvidi e i pappagalli, notoriamente in grado di dimostrare comportamenti estremamente complessi ed interfacciarsi in maniera avanzata con i loro vicini umani. Ma come questo fosse effettivamente possibile in assenza di strutture consuete, come una vera e propria corteccia cerebrale, o una massa apparentemente sufficiente, \u00e8 stato dimostrato in epoca piuttosto recente, grazie a uno studio neuroscientifico condotto nel 2004 da\u00a0Erich Jarvis presso l&#8217;Howard Hughes Medical Institute, nel Maryland. Il quale ha inventato, in maniera totalmente innovativa, un sistema per sezionare e dividere in parti uguali i neuroni di un piccolo cervello aviario, procedendo alla conta degli stessi in un periodo di tempo molto pi\u00f9 breve di quanto fosse possibile fino a quel momento. Arrivando cos\u00ec alla sorprendente conclusione, che il grado di complessit\u00e0 del cervello di molte creature pennute, in effetti, non avesse assolutamente nulla da invidiare a quello dei primati pi\u00f9 simili a noi, ma fosse rispetto a costoro semplicemente pi\u00f9 compatto nella sua struttura costituente. Una sorta di capolavoro di miniaturizzazione della natura, proprio per questo in grado di competere, per capacit\u00e0 d&#8217;analisi, con alcune delle creature pi\u00f9 intelligenti di questo pianeta. E noi sappiamo da tempo, grazie all&#8217;osservazione dei fatti latenti, come l&#8217;impiego di strumenti non sia assolutamente esclusivo appannaggio dell&#8217;<em>Homo sapiens<\/em>, trovandosi piuttosto a pi\u00f9 livelli della piramide della sapienza, con svariati riscontri anche nel reame apparentemente primitivo degli insetti: vedi l&#8217;esempio della vespa parassita, che una volta rapito il malcapitato bruco all&#8217;interno del quale deporre le proprie uova, lo seppellisce in un buco coprendone l&#8217;ingresso con un ciottolo raccolto nei dintorni. L&#8217;unico concetto che ci restava in esclusiva, dunque, pareva essere quello del fuoco. Ma anche questo primato, apparentemente, potrebbe essere prossimo alla dissoluzione.<\/p>\n<figure id=\"attachment_24754\" aria-describedby=\"caption-attachment-24754\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ZI0umLLPiVQ\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24754\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24754 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Smoky-Hawks-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Smoky-Hawks-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Smoky-Hawks-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Smoky-Hawks.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24754\" class=\"wp-caption-text\">Ombre nere nel grigio del fumo, becchi ricurvi che emergono tra le volute. Di certo il film Uccelli di Hitchcock avrebbe avuto tutto un&#8217;altro svolgimento ed un ancor pi\u00f9 tragico finale, se soltanto fosse stato ambientato in Australia.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La natura \u00e8 il sistema interconnesso di pulsioni e atteggiamenti spesso difficili da comprendere, derivanti dai pi\u00f9 diversi fattori scatenanti. Per questo molti, su Internet, non sembrano ancora convinti della veridicit\u00e0 dello studio di Bonta, soprattutto in assenza di un video che riprenda chiaramente il pericoloso atteggiamento incendiario dei falchi. Questione soltanto&#8230; Di\u00a0 tempo? Chi pu\u00f2 dirlo.<br \/>\nNel frattempo in un&#8217;interessante catena di commenti <a href=\"https:\/\/whyevolutionistrue.wordpress.com\/2018\/01\/11\/evidence-that-raptors-spread-brushfires-to-flush-out-prey\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sul blog &#8220;Why Evolution is True&#8221;<\/a>\u00a0emerge una possibile spiegazione alternativa. Possibile che i falchi, abituati a prelevare le prede in fuga dal bosco in fiamme, si siano semplicemente abituati a raccoglierle mentre ancora il fuoco le avvolge, preferendole addirittura all&#8217;alternativa pienamente integra, perch\u00e9 letteralmente &#8220;cotte&#8221; e quindi pi\u00f9 appetitose? E non potrebbe dunque essere che gli uccelli, sbagliando occasionalmente mira, finiscano per raccogliere invece i suddetti bastoni ardenti, per poi gettarli con sdegno nell&#8217;erba non ancora raggiunta dal fronte dell&#8217;incendio? In tal caso, l&#8217;atteggiamento dimostrerebbe un chiaro sdegno del pericolo, ma non la capacit\u00e0 di collegare il rametto all&#8217;incendio e quindi in maniera indiretta al cibo. Una spiegazione certamente meno affascinante, ma che proprio per questo, risuona di un latente senso di possibile verit\u00e0. Certo \u00e8 che, se la verit\u00e0 fosse davvero questa, non ridurrebbe in alcun modo il pericolo causato dal comportamento dei falchi affetti dalla pulsione della piromania. Ma ci sarebbe chiaramente di aiuto, per lo meno, nell&#8217;accettare questa impossibile idea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se voi stesse guidando lungo una strada del Territorio del Nord, il terzo pi\u00f9 vasto ed uno dei meno popolosi stati australiani, potrebbe presentarsi davanti ai vostri occhi uno strano spettacolo. Come un vortice fatto d&#8217;ali, disegnato nel cielo dal passaggio di decine d&#8217;uccelli scuri, apparentemente presi da una sorta d&#8217;inspiegabile frenesia. 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