{"id":24714,"date":"2018-01-07T06:32:48","date_gmt":"2018-01-07T05:32:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24714"},"modified":"2018-01-07T06:43:51","modified_gmt":"2018-01-07T05:43:51","slug":"linestimabile-fucile-ingioiellato-del-sultano-mahmud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24714","title":{"rendered":"L&#8217;inestimabile fucile ingioiellato del sultano Mahmud I"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/UW2IDIDfHKY\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24715\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-24715\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Ottoman-Jeweled-Rifle-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Ottoman-Jeweled-Rifle-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Ottoman-Jeweled-Rifle-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Ottoman-Jeweled-Rifle.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando il Consiglio Imperiale Ottomano si riuniva, ogni ingresso del palazzo di Topkapi veniva guardato a vista da uno stuolo di giannizzeri armati fino ai denti: lance, sciabole, fucili. Nessuna arma veniva considerato inadatta a salvaguardare l&#8217;elite governante dai pi\u00f9 sconvenienti elementi di\u00a0Kostant\u00eeniyye, la Citt\u00e0 d&#8217;Oro, luogo instabile proprio in funzione della sua storia, della sua vastit\u00e0, della posizione strategica che la poneva a collegamento delle terre turche con l&#8217;area dei paesi di lingua bulgara e la Grecia. Nella maestosa sala nota come il\u00a0Kubbealt\u0131, sotto cui si trovava il prototipico Divano, al tempo stesso un gruppo di persone, nonch\u00e9 il seggio sopra cui si sedeva, convenzionalmente, il sommo Sultano del pi\u00f9 vasto impero dell&#8217;Oriente rinascimentale. Il 24 novembre del 1731 la moltitudine dai maestosi turbanti taceva mentre, per l&#8217;ennesima volta, Mahmud il gobbo subiva passivamente le decisioni dei suoi funzionari. Era stato posto nominalmente al comando, d&#8217;altra parte, proprio per il suo poco interesse nei confronti del potere assoluto, all&#8217;esercizio del quale preferiva la poesia, l&#8217;arte o lo studio della natura. A seguito dell&#8217;insurrezione armata dell&#8217;anno prima istigata dall&#8217;ex soldato Patrona Halil, culminante con la deposizione di Ahmet III, zio dell&#8217;attuale governante, e lo strangolamento del suo gran visir. L&#8217;unico erede possibile era quindi stato trasportato in tutta fretta presso il complesso delle tombe di Ey\u00fcp sulle coste del Mar Nero, dove in una tradizionale cerimonia aveva ricevuto la leggendaria spada di Osman, facendone l&#8217;ultimo ricevente dell&#8217;egemonia imperiale. Una qualifica certamente scomoda, per un uomo di 35 anni che non aveva mai governato e che da ragazzo aveva dovuto sopportare l&#8217;umiliazione di vedere suo padre usurpato, per poi trascorrere lunghi anni nella prigione dorata della propria residenza privata. Dalla cui condizione, tuttavia, aveva saputo trarre vantaggio, circondandosi dei pi\u00f9 rinomati sapienti attivi nella capitale, inclusi pittori, scultori e fabbricanti di gioielli. Vivendo in un&#8217;opulenza che persino oggi, avremmo difficolt\u00e0 a concepire ed acquisendo, un giorno dopo l&#8217;altro, la dote fondamentale della pazienza. Mentre l&#8217;argomento in discussione delle ultime ambascerie giunte dal regno di Francia si andava gradualmente esaurendo, quindi, Mahmud si alz\u00f2 in piedi.<br \/>\nEra una grossolana violazione del protocollo, che fece calare immediatamente il silenzio in sala. Le maioliche delle pareti riccamente decorate, intervallate da un portico ornamentale, parvero riflettere per un istante il suo sguardo carico di determinazione. Il sultano, quindi, fece un gesto all&#8217;indirizzo della porta, pronunciando le pi\u00f9 inaspettate parole: &#8220;Fate entrare il condannato.&#8221; Due armigeri della guardia di palazzo, scelti tra i fedeli sostenitori della sua famiglia, entrarono quindi dalla porta principale, accompagnando a forza una figura in abiti pregiati. Un sussurro agitato percorse la sala, quando i presenti si accorsero di chi si trattava: era\u00a0Patrona Halil in persona, il patriota &#8220;liberatore&#8221; dell&#8217;anno prima. Come per l&#8217;esecuzione di un copione attentamente provato, quindi, uno dei paggi del sultano fece un passo avanti dalla schiera dei servi, tutti rigorosamente musulmani, presenti all&#8217;incontro per aumentare il prestigio dei rispettivi padroni. Costui spiccava tra gli altri tuttavia perch\u00e9, d&#8217;un tratto, ci si rese conto che era armato. Muovendosi come un automa, fece i pochi passi necessari a portarsi accanto al sultano, prima di porgergli il pi\u00f9 incredibile oggetto che chiunque, fra i presenti, avesse mai visto prima di quel momento. Si trattava, piuttosto chiaramente, di un moschetto, costruito secondo le ultime innovazioni tecnologiche europee. Esso era, tuttavia, completamente fatto d&#8217;oro, e ricoperto di pietre preziose. Mentre lo impugnava con fare solenne, e tutti sembravano pronti a credere che avrebbe sparato l\u00ec ed in quel momento, Mahmud I lo abbass\u00f2 di scatto verso il pavimento, sollevando in un solo fluido movimento lo sportello che si trovava sul calcio. All&#8217;interno del quale si trovava l&#8217;unica e pi\u00f9 terribile di tutte le armi: un calamaio adibito a scrivere, assieme all&#8217;inchiostro necessario per farlo. &#8220;Patrona Halil, tu neghi di aver cospirato contro lo zio imperiale, fomentando scontenti tra la popolazione della nostra splendida citt\u00e0, per spodestarlo e mandarlo in esilio? Neghi di aver chiesto, da una posizione di forza, che il suo pi\u00f9 stimato consigliere fosse messo a morte?&#8221; Ad ogni domanda,l&#8217;uomo tentava di rispondere con enfasi, ma un colpo dei suoi carcerieri lo riportavano a pi\u00f9 miti consigli. Il fucile era tornato adesso nelle mani del servo, mentre un collega teneva sotto gli occhi del basso e tarchiato sultano una lista, da cui lui leggeva con voce stentorea le accuse. &#8220;Neghi di aver cercato l&#8217;aiuto degli infedeli, nel tentativo di promuovere la religione cristiana nella terra che fu resa sacra dagli eredi del nostro Profeta?&#8221; Qui l&#8217;espressione del veterano si fece rassegnata. Il suo destino, a quel punto, era chiaro.<br \/>\nMentre i diversi visir presenti si guardavano bene dal sollevare questioni, osservando e prendendo nota del cambiamento in atto, Mahmud estrasse la penna dal calamaio, sfolgorante per le ulteriori pietre preziose. Chi si fosse trovato nella posizione idonea ad osservare da dietro le spalle del sovrano, avrebbe letto chiaramente il contenuto della condanna. &#8220;Strangolamento fino al sopraggiungere della morte.&#8221; Quale crudele, eppure stranamente appropriata, ironia&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_24716\" aria-describedby=\"caption-attachment-24716\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=24716#main\" rel=\"attachment wp-att-24716\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24716 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Sword-of-Osman-500x318.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"318\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Sword-of-Osman-500x318.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Sword-of-Osman-768x488.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Sword-of-Osman.jpg 780w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24716\" class=\"wp-caption-text\">La spada di Osman \u00e8 la pi\u00f9 antica, e rappresentativa, delle armi leggendarie dell&#8217;Impero Ottomano. Riccamente incisa e completamente ricoperta d&#8217;oro, fodero incluso, si diceva che fosse appartenuta al primo condottiero dei turchi ottomani, discendente della trib\u00f9 dei Kai, vissuto a cavallo del XIV secolo d.C.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Estremamente rappresentativo dei conflitti intestini che sconvolsero e determinarono il corso, nei secoli, del potente Impero Ottomano, pur essendo relativamente poco significativo da un punto di vista storico (non espanse i confini, non risolse importanti questioni, non promulg\u00f2 riforme) il sultano Mahmud I viene soprattutto ricordato per aver praticato una politica di riapertura verso l&#8217;impero Mughal, con il quale fece in modo di cooperare contro il nemico comune delle armate di Persia. La sua principale capacit\u00e0, tuttavia, fu quella di liberarsi dal ruolo di mero uomo di paglia, facendo condannare coloro che pretendevano di tirare le sue fila da dietro i paraventi, con un breve, quanto risolutivo, spargimento di sangue. Un altra caratteristica particolare della sua figura, come gi\u00e0 accennato, era quella di essere un grande patrono delle arti. Particolarmente vicino all&#8217;elite degli armeni, il popolo sito ad oriente della Turchia noto per la sua lunga storia e la capacit\u00e0 di produrre manufatti dal pregio assolutamente privo di paragoni. Naturalmente, all&#8217;epoca, la tragedia del futuro genocidio che sarebbe stato condotto proprio dai primi ai danni dei secondi alle soglie della prima guerra mondiale, era ancora ben lontano dalle aspettative e i timori di tutti. Nessuno avrebbe mai potuto sognare la crudelt\u00e0 e l&#8217;efficienza destinata a provenire dal pragmatismo dei secoli moderni. In pieno Rinascimento, ci\u00f2 che contava soprattutto per le minoranze etniche, era l&#8217;abilit\u00e0 nei commerci e la capacit\u00e0 di parlare pi\u00f9 lingue. Qualit\u00e0 certamente possedute da\u00a0Hovhannes Agha D\u00fcz, rinomato gioielliere tra i cui clienti pi\u00f9 affezionati poteva annoverare lo stesso sultano Mahmud I.<br \/>\nSecondo quanto spiegato nei materiali a supporto della mostra <em>Pearl on a String<\/em> (Perle su un Filo) tenutasi al Museo d&#8217;Arte Asiatica di San Francisco la scorsa primavera, di cui questo stesso fucile fu il singolo pezzo pi\u00f9 importante, non fu tuttavia lui da solo a produrne l&#8217;esagerata magnificenza. Oggi si ritiene in effetti che manufatti come questo fossero in realt\u00e0 il frutto di un lavoro d&#8217;equipe, con partecipazione da parte di armieri, fabbri, persino orologiai&#8230; Questi ultimi per studiare i meccanismi dei numerosi scomparti segreti, un vero punto cardine degli status symbol di allora. Cos\u00ec troviamo, nello sfolgorante moschetto, oltre al gi\u00e0 citato comparto per il kit da scrittura, un secondo spazio cavo nel calcio, contenente un coltello altrettanto incrostato da gemme di vario tipo, tra cui rubini, smeraldi, perso i diamanti per cui resta famosa, tutt&#8217;ora, la terra di Armenia. Accessori per fare la punta alla penna, e calibrare la polvere da sparo, potevano essere estratti dal retro del castello dell&#8217;arma. Pensate che la cura maniacale dei dettagli aveva portato\u00a0Agha D\u00fcz a includerne diversi anche all&#8217;interno delle pareti dei diversi scomparti che, per la maggior parte del tempo, sarebbero rimasto chiusi. Questo perch\u00e9 un oggetto qual&#8217;era un simile capolavoro, nel momento della verit\u00e0, avrebbe dovuto costituire lo status symbol pi\u00f9 elevato concepibile dai consiglieri dell&#8217;onnipotente sultano, un chiaro simbolo del suo potere e ricchezza letteralmente inimmaginabili a coloro che potevano soltanto seguirlo, oppure andarsene in esilio. Perch\u00e9 di certo, nessuno si aspettava che un uomo dalle poche propensioni atletiche come il gobbo Mahmud I potesse recarsi a caccia, oppure comandare di persona un esercito verso il fronte di battaglia. Quindi perch\u00e9 non dotarsi, piuttosto, di un&#8217;arma per colpire una diversa, e pi\u00f9 figurativa, tipologia di bersagli?<a href=\"https:\/\/youtu.be\/0zvyMapOP5c\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24717\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n<figure id=\"attachment_24717\" aria-describedby=\"caption-attachment-24717\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/0zvyMapOP5c\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24717\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24717 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Topkapi-Divan-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Topkapi-Divan-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Topkapi-Divan-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2018\/01\/Topkapi-Divan.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24717\" class=\"wp-caption-text\">La sala del trono del palazzo di Topkapi \u00e8 un esempio particolarmente rappresentativo dell&#8217;architettura ottomana, concepita per accrescere il prestigio dei residenti, senza distrarli eccessivamente dal tema dei loro incontri, al vertice di uno spropositato impero.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di oggetti come questo ne abbiamo molti, ma non moltissimi: importanti non soltanto per il loro valore intrinseco, bens\u00ec per l&#8217;opportunit\u00e0 che ci offrono di capire maggiormente la psicologia di un personaggio, dei suoi sottoposti, di un&#8217;intera epoca ormai trascorsa. Certo per il gusto moderno, un moschetto come quello di Mahmud I potrebbe sembrare decisamente poco pratico nonch\u00e9 esteticamente appagante. Potremmo anzi affermare, senza timore di aver esagerato, che nell&#8217;estrema ricerca di ricchezza decorativa abbia abbandonato anche l&#8217;ultima briciola di eleganza. Considerate tuttavia, che la corrente del Barocco europeo era senz&#8217;altro giunta, per il tramite dei commerci con l&#8217;Italia, fino a questi luoghi. Il che, assieme alla sapienza metallurgica del popolo armeno, non poteva che condurre a simili eccessi. Soprattutto quando al committente, non mancavano le risorse per tentare di dimostrare un qualcosa di fondamentale: che non importa quanto si potesse lavorare alle sue spalle per influenzarlo, il sultano era pur sempre il sultano. Con l&#8217;assoluto potere di vita, e di morte, su tutti i suoi sottoposti all&#8217;interno dei confini ottomani.<br \/>\nPensate soltanto per un attimo, quanto dolore e quanta sofferenza si sarebbero potute evitare nella storia dell&#8217;uomo, se soltanto non fosse stato, realmente, cos\u00ec&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando il Consiglio Imperiale Ottomano si riuniva, ogni ingresso del palazzo di Topkapi veniva guardato a vista da uno stuolo di giannizzeri armati fino ai denti: lance, sciabole, fucili. 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