{"id":24547,"date":"2017-12-14T06:23:17","date_gmt":"2017-12-14T05:23:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24547"},"modified":"2017-12-14T06:23:17","modified_gmt":"2017-12-14T05:23:17","slug":"salvarsi-dalla-resina-delledera-velenosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24547","title":{"rendered":"Come salvarsi dalla resina dell&#8217;edera velenosa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/4oyoDRHpQK0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24550\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-24550\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Poison-Ivy-Urushiol-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Poison-Ivy-Urushiol-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Poison-Ivy-Urushiol-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Poison-Ivy-Urushiol.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrossamento; vesciche; copioso sanguinamento. Nell&#8217;odierno scenario delle comunicazioni internazionali, alla base della diffusione involontaria delle piante ed animali pi\u00f9 diversi, non \u00e8 mai superfluo documentarsi sulle specie per noi aliene. Poich\u00e9 non \u00e8 detto che in un giorno particolarmente (s)fortunato, durante una scampagnata fuori i confini cittadini, non ci capiti di essere proprio noi, i primi a scoprirne la presenza sul territorio italiano. Esperienza che nel caso delle\u00a0<em>Toxicodendron radicans,\u00a0diversilobum\u00a0<\/em>o\u00a0<em>vernix<\/em>, potrebbe rivelarsi decisamente dolorosa. \u00c8 un tipo questo, alquanto insolito di sofferenza. Sopratutto nell&#8217;ambito vegetale, dove saremmo indotti a pensare all&#8217;effetto dell&#8217;ortica coi suoi peli urticanti, il cui prurito \u00e8 generalmente percepito nel giro di pochi minuti e dura qualche ora. Mentre nel caso dell&#8217;urushiol, l&#8217;olio malefico contenuto nella resina di queste piante dai caratteristici raggruppamenti tripli o multipli di foglioline, stiamo parlando di una sofferenza che pu\u00f2 palesarsi anche a giorni di distanza, per poi durare settimane o mesi. Ma si potrebbe anche dire, visto l&#8217;effetto incrementato di un eventuale secondo contatto anche a distanza di molti anni, che l&#8217;organismo umano non guarisca mai pi\u00f9. Urushiol naturalmente deriva dalla parola giapponese <em>urushi <\/em>(<em>\u6f06)\u00a0<\/em>che indica la particolare vernice lucida ricavata dalla linfa dell&#8217;alto arbusto\u00a0<em>Toxicodendron vernicifluum<\/em>, anche detto albero della lacca. Il quale, per generazioni senza tempo, \u00e8 stato alla base del pi\u00f9 fantastico ventaglio di manufatti decorativi, oggetti religiosi e persino l&#8217;armamentario dei guerrieri samurai. Altre piante che appartengono allo stesso genus includono l&#8217;anacardio, il mango ed il sumac, che veniva impiegato durante lo shogunato Tokugawa per produrre un tipo di candele alternativo a quello della cera d&#8217;api, per molti versi preferito dagli abbienti consumatori. Potrebbe dunque sembrare strano, che piante dotate di una sostanza potenzialmente nociva (come esemplificato dal prefisso latino nel nome scientifico, <em>toxico<\/em>-) possano essere ingerite o bruciate all&#8217;interno di ambienti chiusi, con l&#8217;assoluta certezza di ritrovarsi la loro essenza a ricoprire le pareti interne dei nostri organi pi\u00f9 vitali. Ma il punto \u00e8 che questo particolare veleno, se davvero cos\u00ec pu\u00f2 essere chiamato, agisce soltanto in maniera indiretta attraverso una reazione allergica della vittima malcapitata. E tale reazione, in effetti, \u00e8 MOLTO pi\u00f9 frequente a partire dalle tre succitate specie, prevalentemente diffuse nella parte settentrionale del continente americano. Per ora?<br \/>\nNel momento in cui dovessimo trovarci a gestire un&#8217;infestazione di tali diaboliche forme di vita vegetali, ad ogni modo, avremmo per lo meno un vantaggio: la possibilit\u00e0 di scorrere su Internet attraverso i lunghi secoli di sapienza popolare accumulati da coloro che ci hanno dovuto convivere da sempre, sperimentando a pi\u00f9 riprese la terribile esperienza del suo tocco difficile da dimenticare. Persone come lo specialista di habitat per cervi\u00a0Jim Brauker, titolare del canale di YouTube\u00a0<em>Extreme Deer Habitat<\/em>, che facendo un lavoro che si svolge necessariamente in alcune delle zone pi\u00f9 selvatiche del sottobosco statunitense, si \u00e8 trovato pi\u00f9 volte a dover gestire l&#8217;incontro indesiderato con queste piante. Il che \u00e8 particolarmente problematico, proprio perch\u00e9 sviluppa e potenzia ulteriormente la reazione del nostro sistema immunitario all&#8217;urushiol. Eventualit\u00e0 sconveniente: poich\u00e9 la natura di questa sostanza non \u00e8 quella di attaccare direttamente le cellule, bens\u00ec di indurle ad assumerne serenamente i princ\u00ecpi attivi, pochi istanti dopo che i linfociti T, tra i pi\u00f9 strenui protettori dell&#8217;organismo, riescano ad individuarli come elementi pericolosi per l&#8217;ordine costituito. Con la risultanza che, a quel punto, attaccheranno le loro stesse unit\u00e0 biologiche consorelle, causando le spiacevoli lesioni elencate in apertura. Ora se voi leggete tra le righe, comprenderete che cosa significhi tutto questo: ad ogni successivo evento d&#8217;invasione, i linfociti reagiranno con una maggiore prontezza e violenza. Causando sofferenze indicibili ai loro incolpevoli proprietari. Cosa fare dunque, come salvarsi da una simile punizione Divina? Brauker consiglia un approccio apparentemente semplice, pur essendo fin troppo spesso trascurato&#8230;.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_24548\" aria-describedby=\"caption-attachment-24548\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/VIvcAihShuc\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24548\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24548 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/How-to-kill-poison-ivy-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/How-to-kill-poison-ivy-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/How-to-kill-poison-ivy-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/How-to-kill-poison-ivy.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24548\" class=\"wp-caption-text\">Numerose sono le specie animali che si nutrono dell&#8217;edera velenosa e delle sue bacche (tecnicamente, delle drupe) senza riportare particolari conseguenze. Nonostante questo, per ovvie ragioni la pianta \u00e8 considerata un ospite indesiderato dei giardini, da contrastare anche con diserbanti fatti in casa. Come questo, a base di acqua distillata ed aceto.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dimostrarlo impiega lo stesso approccio diretto in uso nella maggior parte delle scuole americane: la sperimentazione. Ma non toccando direttamente la pianta (non \u00e8 cos\u00ec pazzo) bens\u00ec tramite l&#8217;impiego di un fluido dal comportamento pressoch\u00e9 equivalente: l&#8217;olio per motori. Gi\u00e0 perch\u00e9 l&#8217;urushiol, come dato fin qui ad intendere, non \u00e8 un semplice liquido, bens\u00ec una sostanza ingrassante e nerastra che tende a restare appiccicata alle cose. O le persone. Il che significa che riuscire a rimuoverla, prima che inizi ad indurre la terrificante reazione allergica, occorre comportarsi esattamente come un meccanico che abbia appena portato a termine una riparazione particolarmente complicata. Con riferimento a ci\u00f2, si sporca in maniera esauriente il braccio sinistro. &#8220;Non usate soltanto&#8230;&#8221; Continua poi nella sua dimostrazione &#8220;&#8230;Prodotti specifici, pensando che questo basti a cavarvela senza conseguenze.&#8221; A quel punto mette sul lavandino dell&#8217;officina tre saponi, uno del tipo normale per le mani, uno per i piatti ed il tecnu, un rimedio di tipo medicinale venduto proprio per rimuovere l&#8217;urushiol. Poi li applica assieme a dell&#8217;acqua fredda (quella calda \u00e8 sconsigliata, in quanto fa aprire i pori) mostrando dei risultati piuttosto deludenti: tutte e tre le macchie sono ancora l\u00ec. Finch\u00e9 lui non prende, con gesto semplice ma risolutivo, un piccolo asciugamano ed inizia a strofinare. &#8220;Ecco la vostra soluzione: frizionare la pelle&#8221; Come se la vostra vita dipendesse da questo, aggiungerei. Perch\u00e9 in effetti \u00e8 proprio cos\u00ec (per i prossimi 5 o 6 giorni a venire). Mentre non paiono esserci effetti differenti, per lo meno nella rimozione dell&#8217;olio per motori, a seconda del tipo di sapone utilizzato. Il che \u00e8 una fortuna, nel nostro caso ipotetico di un primo o secondo incontro, visto la probabile non facile reperibilit\u00e0 del tecnu sul territorio italiano.<br \/>\nA questo punto verrebbe anche da chiedersi, dato che stiamo parlando di una reazione allergica, se non esistano persone che semplicemente non dovranno mai preoccuparsi di entrare in contatto con i tre tipi di edera velenosa statunitense. Ci sono, dopotutto, persone a cui basta vedere un anacardo da lontano per iniziare a sentirsi male. Ed altri che ne mangiano copiose quantit\u00e0 di fronte allo schermo della Tv. La risposta \u00e8 in effetti piuttosto controversa. Secondo la ricerca scientifica, il fortunato popolo degli immuni alle ustioni da urushiol ammonterebbe al 15-25% della popolazione totale, ma\u00a0Brauker nelle risposte che da ai commenti del suo canale, si permette cortesemente di dissentire. Si \u00e8 pi\u00f9 volte verificato in effetti il caso, di persone assolutamente convinte di essere immuni al pericolo delle piante, che dopo lunghi anni in cui le hanno maneggiate per scommessa o durante le attivit\u00e0 di giardinaggio, all&#8217;improvviso ne hanno subito le conseguenze eternamente paventate dai loro connazionali. Questo perch\u00e9 i loro linfociti T, dopo lungo tempo, avevano finalmente superato l&#8217;alta soglia di tolleranza di cui la natura li aveva omaggiati. Da cui famosi detti americani &#8220;Leaves of three, leave it be.&#8221; (Se ha tre foglie, lascia stare) oppure &#8220;Berries white, danger in sight.&#8221; (Bacche bianche, pericolo in vista).<\/p>\n<figure id=\"attachment_24549\" aria-describedby=\"caption-attachment-24549\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/bv8Fa8J4F0c\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24549\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24549 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Jewelweed-Saves-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Jewelweed-Saves-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Jewelweed-Saves-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Jewelweed-Saves.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24549\" class=\"wp-caption-text\">Un approccio alternativo alla cura delle infezioni da urushiol, come mostrato qui da Thorn dello show televisivo Live Free or Die, \u00e8 l&#8217;applicazione di impacchi con la pianta jewelweed (Impatiens capensis) riconoscibile per lo splendore delle sue foglie quando immersa nell&#8217;acqua. Va da se che l&#8217;impiego di una simile contromisura \u00e8 consigliabile solo per grandi conoscitori dell&#8217;ambiente naturale.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conclude la lezione di Brauker un&#8217;attenzione particolare riservata alla pulitura ed il frizionamento delle parti pi\u00f9 facilmente passibili di dimenticanza (tra le dita delle mani, dietro l&#8217;avambraccio&#8230;) e sopratutto, una gestione adeguata di tutta l&#8217;attrezzatura e gli strumenti che potrebbero essere entrati in contatto con l&#8217;olio tossico. Poich\u00e9 questa patologia nefasta pu\u00f2 essere indotta dal semplice contatto, in effetti, si sono verificati casi in cui il semplice aver toccato una maniglia di casa o lo sportello della macchina ha poi trasferito il contagio a membri della famiglia o coabitanti, facendo diffondere l&#8217;erronea convinzione che si tratti di un male in qualche maniera contagioso. Un possibile esempio \u00e8 anche quello del cane inconsapevole, che magari giocando tra le fronde ha intrappolato nel pelo una certa quantit\u00e0 d&#8217;olio, diventando cos\u00ec una trappola per il primo incauto che dovesse pensare di accarezzarlo. Pensate che persino le piante morte ed ormai secche da mesi possono contenere quantit\u00e0 di olio sufficienti a far stare male una persona adulta.<br \/>\nQuesta \u00e8 la storia, dunque, dell&#8217;edera velenosa (Poison Ivy). Che non a caso ha dato anche il nome ad una delle pi\u00f9 riconoscibili criminali dell&#8217;universo dei fumetti della DC, eterna nemica giurata, cos\u00ec seducente, del giustiziere dal cappuccio di pipistrello. Ma Batman, che di donne terribili ne ha gi\u00e0 gestite parecchie, sa perfettamente come evitare la tentazione di venire a contatto con le sue membra urticanti. Proprio da qui trae l&#8217;origine del potere che gli permette di continuare a lottare. Ma secondo alcuni, altrettanto vale per le radici della sua debolezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arrossamento; vesciche; copioso sanguinamento. Nell&#8217;odierno scenario delle comunicazioni internazionali, alla base della diffusione involontaria delle piante ed animali pi\u00f9 diversi, non \u00e8 mai superfluo documentarsi sulle specie per noi aliene. 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