{"id":24531,"date":"2017-12-12T06:39:27","date_gmt":"2017-12-12T05:39:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24531"},"modified":"2017-12-12T06:39:27","modified_gmt":"2017-12-12T05:39:27","slug":"linsetto-tiene-scacco-la-penisola-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24531","title":{"rendered":"L&#8217;insetto che tiene in scacco la penisola italiana"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/A3mOyPTl74U\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24534\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-24534\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Popillia-Japonica-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Popillia-Japonica-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Popillia-Japonica-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Popillia-Japonica.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono animali la cui semplice vista, attraverso il corso della Storia, ha lasciato presagire il grave destino di coloro che li stavano incontrando per la prima volta. Sono creature generalmente impressionanti, come i leggendari elefanti di Annibale, condotti oltre le Alpi assieme a un esercito nella speranza di condannare l&#8217;Impero Romano. Ma forse gli invasori pi\u00f9 pericolosi risultano essere, piuttosto, quelli che non riconosci da subito. Esseri piccoli, persino invisibili, alla maniera dei germi del raffreddore comune, che distrussero in maniera molto pi\u00f9 certa e rapida alcune delle maggiori civilt\u00e0 pre-colombiane. Mentre a volte,\u00a0caso vuole che si verifichi l&#8217;eventualit\u00e0 intermedia. L&#8217;assalto di un qualcosa di piccolo ma non piccolissimo. Rischio palese ma non evidente. Momento in cui diventa niente meno che fondamentale, fidarsi della capacit\u00e0 di osservazione e la conoscenza pregressa di chi riesce, per primo, a presentare al mondo l&#8217;idea.<br \/>\nOgni catastrofe inizia con delle avvisaglie preliminari e nell&#8217;era di Internet, queste possono concretizzarsi in una singola foto postata su un forum di discussione. Di un coleottero grazioso e per nulla inquietante, all&#8217;apparenza: 10 mm di scarabeo color bronzo\/rame, con dodici ciuffetti di peli bianchi che punteggiano il suo profilo. Una forma tozza e piuttosto compatta, tranne che per la testa preminente che sormonta il torace, all&#8217;interno della quale sono parzialmente ritratte le antenne durante il riposo sopra una foglia. La mostrava ai suoi colleghi appassionati di entomologia\u00a0Joannes Mikaeli, utente veterano del forum Natura Mediterraneo a luglio del 2014, con la semplice notazione di aver avvistato la piccola creatura lungo il Naviglio Vecchio nei pressi di Turbigo, in provincia di Milano, al fine di non influenzare il giudizio di coloro a cui stava chiedendo consiglio. Ma la realt\u00e0 \u00e8 che lui sapeva ci\u00f2 dinnanzi a cui si era trovato, cos\u00ec come lo seppero immediatamente coloro che si trovavano dall&#8217;altro lato dello schermo. Una visione esiziale, l&#8217;artropode che porta alla condanna, il pi\u00f9 piccolo foriero di un incipiente Apocalisse vegetale. Attorno al 1912, alcune uova di questa &#8220;insignificante&#8221; creatura furono malauguratamente importate negli Stati Uniti, si ritiene con la terra di un rizoma di giaggiolo. Il cui proprietario, esposta in vaso la pianta profumata sul suo balcone, non sapeva davvero quale danno stesse arrecando all&#8217;intera parte settentrionale del suo continente: circa 456 miliardi di dollari l&#8217;anno, all&#8217;epoca attuale, perduti nel destino d&#8217;intere piantagioni ridotte in polvere da implacabili mandibole masticatorie. Di piante come la vite, il susino, il pesco, il pero, il melo, la rosa, il rovo, il mais, il mirtillo, il pisello, la fragola, il pomodoro&#8230;. E dozzine di altre ancora. Tutto \u00e8 commestibile, se sei un coleottero affamato. Ma forse bloccare una simile malefatta sul nascere non avrebbe fatto altro che rimandare l&#8217;inevitabile. Il <em>Popilia japonica<\/em>, prima o poi, sarebbe arrivato. O\u00a0<em>mamekogane<\/em>, come lo chiamano nel suo paese d&#8217;origine in Estremo Oriente, dove costituisce poco pi\u00f9 che un fastidio occasionale per gli agricoltori e i proprietari di giardini. Questo perch\u00e9, nel Giappone degli insetti straordinariamente feroci, esiste un vasto ventaglio di piccoli predatori, evolutosi attraverso i secoli proprio per trarre vantaggio da questa fantastica capacit\u00e0 di proliferazione. Tra cui due vespe del genus <em>Tiphia<\/em>, <em>vernalis<\/em> e <em>popilliavora<\/em>, che hanno l&#8217;abitudine di scavare per deporre le loro uova sulla schiena delle larve di scarabeo, lasciando che la malefica prole\u00a0 le divori prima della fine dell&#8217;estate. O la crudele mosca\u00a0<em>Istocheta aldrichi,\u00a0<\/em>che fa lo stesso agendo in una finestra di tempo minore, bloccando le infestazioni ancor prima che raggiungano il grado critico di diffusione. Per non parlare di svariate specie di uccelli in grado di divorare gli adulti in volo. Creature inconsapevoli, la cui opera diligente ha sempre impedito che la situazione sfuggisse di mano. Come \u00e8 invece successo, volta per volta, in ogni singolo altro paese vittima nell&#8217;intero territorio globale.<br \/>\nL&#8217;avvistamento dell&#8217;appassionato del Web, propagato fino a chi di dovere, fu subito considerato un momento drammatico per la storia ecologica e preso sul serio dall&#8217;ente della\u00a0EPPO (Organizzazione Europea e Mediterranea per la Protezione delle Piante) poich\u00e9 costituiva il primo caso registrato di presenza di questo terribile distruttore sul Vecchio Continente, fatta eccezione per quanto registrato precedentemente presso le isole Azzorre. Ma il problema degli insetti \u00e8 che come \u00e8 noto, quando ne vedi uno \u00e8 gi\u00e0 troppo tardi. \u00c8 probabile che ce ne siano gi\u00e0 milioni&#8230; Diverse spedizioni successive, da parte di appassionati e personale qualificato nell&#8217;intero parco del Ticino, ben presto confermarono la verit\u00e0. Uno dei pi\u00f9 temuti coleotteri al mondo stava banchettando, volando e accoppiandosi sul verdeggiante territorio dell&#8217;inconsapevole Lombardia. In breve tempo ed a partire dalla rivista di settore <em>L\u2019Informatore Agrario<\/em>, la notizia comparve sui principali giornali nazionali, mentre gi\u00e0 si agiva per tentare di arginare la diffusione della terribile e voracissima creatura. Con la pi\u00f9 immediata delle soluzioni: la disposizione in serie di trappole dall&#8217;alto grado di specificit\u00e0&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_24533\" aria-describedby=\"caption-attachment-24533\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/tWbecRuwvrs\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24533\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24533 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Popillia-Japonica-Lombardia-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Popillia-Japonica-Lombardia-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Popillia-Japonica-Lombardia-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Popillia-Japonica-Lombardia.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24533\" class=\"wp-caption-text\">Bench\u00e9 le trappole per lo scarabeo giapponese si siano evolute in maniera sensibile negli ultimi anni, il problema risulta essere sempre lo stesso: l&#8217;insetto si riproduce pi\u00f9 velocemente di quanto possa essere eliminato. In questo video italiano della scorsa estate, viene esposto il bollettino di guerra da parte di alcuni addetti ai lavori della regione Lombardia.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In linea di principio, l&#8217;idea non sembrava malvagia. Poich\u00e9 i <em>Popillia Japonica<\/em>, pur essendo degli instancabili volatori, non sono particolarmente bravi ad arrampicarsi o uscire da un pertugio verticale, da tempo sono state commercializzate delle soluzioni tecnologicamente piuttosto semplici e funzionali. Nient&#8217;altro che un tubo verticale, riempito di un&#8217;essenza simile a quella emessa da tali insetti per indursi vicendevolmente all&#8217;aggregazione, con la parte superiore resa angusta dall&#8217;applicazione di una doppia paratia ad X, che impedisce allo scarabeo, una volta penetrato al suo interno, di fuoriuscire di nuovo. L&#8217;impiego di questi dispositivi, generalmente, viene considerato importante anche per determinare la seriet\u00e0 dell&#8217;infestazione, come funzione diretta di quanto ci mettano a riempirsi. Se ci vuole una settimana, ancora la situazione pu\u00f2 essere (forse) risolta. Se invece basta un giorno soltanto, l&#8217;unica cosa che pu\u00f2 fare il coltivatore \u00e8 rassegnarsi a trovare un diverso mezzo di sostentamento per l&#8217;intero scorrere della presente stagione, mentre fa il possibile per arginare il propagarsi del disastro. Il problema principale della trappole tuttavia \u00e8 che non soltanto essa non riesce quasi mai ad essere risolutiva, ma pu\u00f2 effettivamente spingere con il suo aroma popolazioni relativamente distanti dell&#8217;insetto alla migrazione, finendo effettivamente per favorirne la diffusione. Uno studio del 2015 dell&#8217;Universit\u00e0 del Kentucky ha persino dimostrato come, per quanto si riesca cos\u00ec facendo a catturare letterali quintali d&#8217;insetti, subito sminuzzati e trasformati in concime per prevenirne l&#8217;eventuale fuga, statisticamente \u00e8 maggiore la quantit\u00e0 di esemplare che una volta attratti non finiscano affatto intrappolati, ma s&#8217;incontrino piuttosto negli immediati dintorni, iniziando immediatamente a copulare. Ci\u00f2 avviene, generalmente, attorno a giugno-luglio e per un periodo di 45 giorni dall&#8217;emersione, quando le femmine fecondate, dopo aver fatto scempio assieme ai loro partner maschi delle foglie esposte alla luce del sole, si recano in prossimit\u00e0 delle radici delle piante, dove depongono le proprie uova poco prima del sopraggiungere della senescenza. Circa 40-60 ciascuna, in media, all&#8217;interno di camere terrose, dove ben sanno che potranno ibernarsi e sopravvivere per tutto l&#8217;inverno. \u00c8 attorno ad aprile e maggio, a seconda delle temperature, che i piccoli mutano quindi in larve, dei caratteristici piccoli bruchi a forma di &#8220;c&#8221;, che iniziano allegramente a masticare tutta la materia vegetale semi-sepolta sulla quale riescono a posare le loro tozze zampette deambulatorie. \u00c8 un periodo di relativa vulnerabilit\u00e0, questo, durante il quale molte di loro cadranno preda di talpe o piccoli mustelidi, bench\u00e9 sul territorio italiano manchino purtroppo i loro cacciatori pi\u00f9 abili, i procioni (o i loro distanti cugini giapponesi, i folkloristicamente rilevanti <em>tanuki &#8211;\u00a0Nyctereutes procyonoides<\/em>) ma ancora una volta la proverbiale tenacia dei coleotteri tende ad avere la meglio, con quantit\u00e0 decisamente superiori di larve che riescono ad arrivare allo stadio di pupa, quindi poi a sfarfallare.<br \/>\nPer queste ed altre ragioni, attraverso il secolo durante il quale il popillia ha torturato gli Stati Uniti, sono state tentate diverse vie alternative e piuttosto disperate, non ultima quella dell&#8217;impiego di un fungo parassita mirato a contaminare la popolazione indesiderata con la &#8220;malattia lattiginosa&#8221; che sbiadisce le larve e le porta a perire, prima che possano diffondersi come un fiume in piena. Questo approccio, assieme a quello di svariati additivi chimici resi temporaneamente legali dagli enti della regione Lombardia, sono stati tentati anche in Italia e continuano ad essere messi in campo come armi pi\u00f9 o meno funzionali allo scopo. Credete forse che abbiano funzionato?<\/p>\n<figure id=\"attachment_24532\" aria-describedby=\"caption-attachment-24532\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/rHBbP1SZctM\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24532\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24532 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Popillia-Japonica-Hens-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Popillia-Japonica-Hens-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Popillia-Japonica-Hens-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Popillia-Japonica-Hens.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24532\" class=\"wp-caption-text\">Un consiglio della fattoria Satoyama Homestead, Inc: addestrate le vostre galline a dare la caccia ai coleotteri. Questi ultimi, piuttosto istupiditi e passivi quando si trovano in gruppo, non faranno molto per mettersi in salvo e svolgeranno quindi la funzione di un pratico mangime. Peccato soltanto che i polli non sappiano volare&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">A giudicare da una rapida scorsa delle notizie della scorsa estate, sembrerebbe purtroppo che non sia cos\u00ec. Oltre 10 milioni di esemplari catturati alla stima corrente, eppure, niente affatto inspiegabilmente, essi non sembrano finire mai. Nell&#8217;attuale 2017, lo stato della propagazione dello scarabeo giapponese \u00e8 anche peggiore di quello di tre anni fa, con danni nella sola Valtellina stimati al 40% dell&#8217;intero profitto totale agricolo. E appelli costanti agli automobilisti a controllare, nelle aree colpite, di non stare trasportando inavvertitamente degli esemplari penetrati dai finestrini, rischiando di propagare l&#8217;insetto altrove. I comuni colpiti sono oltre 150, mentre la Coldiretti, con un senso di preoccupazione latente, annuncia l&#8217;arrivo del coleottero anche nell&#8217;area metropolitana milanese. Non a caso, il popillia \u00e8 stato definito a pi\u00f9 riprese come &#8220;l&#8217;insetto impossibile da eradicare&#8221;, per la sua capacit\u00e0 di sfuggire essenzialmente a qualsiasi contromisura attuabile sul territorio. Persino in luoghi relativamente poco estesi e facili da trattare, come le gi\u00e0 citate isole Azzorre, dove per inciso l&#8217;infestazione continua ancora. Pensate quindi la complessit\u00e0 di gestire una campagna di sterminio lungo la nostra ben pi\u00f9 vasta e rigogliosa penisola del Mediterraneo&#8230;<br \/>\nCome avveniva per i samurai che probabilmente conoscevano, ed a loro modo ammiravano la piccola creatura riflettente dei boschi, non \u00e8 possibile battere un guerriero impiegando le sue stesse armi. Ora che il coleottero \u00e8 qui con noi, soltanto una strada \u00e8 possibile: la convivenza. Forse, un giorno sar\u00e0 possibile eliminarlo. Dal canto loro gli americani, che nel corso di un intero secolo hanno tentato gli approcci pi\u00f9 disparati, non ci ancora riusciti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono animali la cui semplice vista, attraverso il corso della Storia, ha lasciato presagire il grave destino di coloro che li stavano incontrando per la prima volta. Sono creature generalmente impressionanti, come i leggendari elefanti di Annibale, condotti oltre le Alpi assieme a un esercito nella speranza di condannare l&#8217;Impero Romano. 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