{"id":24507,"date":"2017-12-09T06:30:34","date_gmt":"2017-12-09T05:30:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24507"},"modified":"2017-12-09T06:38:17","modified_gmt":"2017-12-09T05:38:17","slug":"buone-nuove-kiwi-non-piu-rischio-estinzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24507","title":{"rendered":"Ottime nuove: il kiwi non \u00e8 pi\u00f9 a rischio di estinzione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/NPc25pbM95c\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24511\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-24511\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Brown-Kiwi-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Brown-Kiwi-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Brown-Kiwi-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Brown-Kiwi.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l&#8217;ampia risonanza mediatica data all&#8217;inserimento della pizza napoletana tra i patrimoni dell&#8217;umanit\u00e0 da parte dell&#8217;UNESCO, l&#8217;opinione internazionale si \u00e8 scordata, giusto in questi giorni, dell&#8217;aggiornamento pubblicato da un altro importante catalogo dei beni di questo mondo, la lista rossa della IUCN (International Union for the Conservation of Nature). &#8220;Che c&#8217;\u00e8 di nuovo?&#8221; Direbbe qualcuno, dopo intere generazioni trascorse dai politici, le aziende, i capi popolo di vario tipo, nel continuare indisturbati con il loro sfruttamento inarrestabile di quanto la Natura ha fatto il possibile per far giungere fino a noi. Sono tuttavia convinto che questa volta, a un qualche punto della filiera multimediale, ci si debba essere scordati di cosa piace di pi\u00f9 al pubblico. La ragione \u00e8 diversamente dal solito, sembra che qualcosa stia andando per il verso giusto. Ovvero se riuscite a crederci, pare che il kiwi neozelandese, il pi\u00f9 popolare tra tutti gli uccelli preistorici ancora in vita, sia finalmente salvo. O per meglio dire, sono state tolte dalla parte pi\u00f9 allarmante della graduatoria, spostandole in quella con denominazione &#8220;vulnerabile&#8221;, due delle cinque specie esistenti, l&#8217;<em>Apteryx mantelli<\/em> o kiwi marrone dell&#8217;Isola del Nord, variante pi\u00f9 comune e diffusa dell&#8217;uccello con i suoi circa 35.000 esemplari, ed alquanto incredibilmente proprio l&#8217;<em>Apteryx rowi<\/em> (kiwi di Okarito), il pi\u00f9 raro di\u00a0 tutti quanti. Un animale di cui esistono, attualmente, appena 400-450 esemplari. Ma del quale fino a qualche tempo fa, ovvero al censo del 1995, potevamo contarne appena 160, dato da cui appare evidente una significativa inversione del trend negativo precedente. La conservazione degli animali, dopo tutto, funziona in questo modo. Ci\u00f2 che conta non \u00e8 tanto il numero, quanto la protezione. E in questo nessuno potrebbe negare che i diversi popoli della Nuova Zelanda, nell&#8217;ultimo paio di decenni, abbiano fatto davvero un ottimo lavoro.<br \/>\nNient&#8217;altro sarebbe bastato, del resto: il kiwi \u00e8 quell&#8217;uccello privo della capacit\u00e0 di volare, della grandezza di un pollo ma pi\u00f9 simile a una palla di pelo con due forti zampe ed un becco appuntito, che semplicemente non svilupp\u00f2 mai particolari difese da alcuni dei predatori pi\u00f9 voraci di questa Terra: i rapidi e voraci mammiferi. Questo perch\u00e9, in origine, nell&#8217;intero arcipelago da lui abitato, non ve n&#8217;erano che due specie, entrambi appartenenti alla gen\u00eca dei pipistrelli. Nessuno, insomma, a cui potesse venire in mente di disturbarlo. Finch\u00e9 circa 700 anni fa, arriv\u00f2 l&#8217;uomo. In un primo momento non and\u00f2 troppo male: certo, le popolazioni polinesiane da cui sarebbe derivata l&#8217;etnia dei moderni M\u0101ori avevano l&#8217;abitudine di mangiare il kiwi, ed utilizzavano le sue piume per assemblare i propri mantelli cerimoniali. Ma lo consideravano anche sacro a\u00a0T\u0101ne Mahuta, il dio delle foreste, della bellezza e degli uccelli, tanto che non si sarebbero mai sognati di fare alcunch\u00e9 di cacciare eccessivamente la piccola e indifesa creatura. Se non che a bordo delle loro grandi canoe e poi dopo sulle navi dei coloni occidentali, una generazione di seguito all&#8217;altra, arrivava anche qualcosa di molto diverso ed assai pi\u00f9 pericoloso. Erano cani, gatti e mustelidi di vario tipo, vedi il furetto, la donnola e l&#8217;ermellino. Animali a volte addomesticati, altre pi\u00f9 rare dei semplici clandestini, che per un motivo o per l&#8217;altro iniziarono a calcare la terra del Nuovissimo Mondo. E fu questo, un disastro ecologico completamente privo di precedenti. Poich\u00e9 a simili creature, senz&#8217;ombra di dubbio, sembr\u00f2 di aver trovato il Paradiso. Immaginate voi, per un carnivoro, l&#8217;esperienza di un luogo in cui semplicemente nessuna creatura sia preparata a difendersi dalle sue battute di caccia. L&#8217;intera Nuova Zelanda, per questi incolpevoli ma spietati animali, era praticamente un supermercato a cielo aperto. Ma del tipo che non poteva, purtroppo, rifornire i suoi scaffali con sufficiente rapidit\u00e0.<br \/>\nLa popolazione di tutte e cinque le specie di kiwi, dunque, \u00e8 in significativo calo da un periodo di almeno cinque secoli, con l&#8217;apice raggiunto negli ultimi 80 anni, durante i quali si \u00e8 passati da 5 milioni di uccelli ad appena 50.000-60.000, di cui una frazione ancora minore si trova nel periodo cruciale dell&#8217;et\u00e0 riproduttiva. Come per molte altri animali in via d&#8217;estinzione, in effetti, ci troviamo di fronte a una creatura che raggiunge la maturit\u00e0 sessuale tardi, attorno ai 3-5 anni di et\u00e0, e che sono per lo pi\u00f9 univoltini, ovvero depongono un solo uovo a stagione e conseguentemente, nel corso di un intero anno. Con una sola eccezione, in effetti: proprio quella del rowi, una delle due specie di recente sottratte al baratro dell&#8217;estinzione. Che per una sua predisposizione biologica, pu\u00f2 arrivare anche a deporne fino a tre in altrettanti nidi diversi, mostrando una promiscuit\u00e0 del tutto insolita per questi uccelli, che si accoppiano generalmente con un solo maschio per tutta la vita.\u00a0 Questo \u00e8 anche l&#8217;uccello che, influenzato dal particolare approccio scelto dall&#8217;uomo per preservarlo, ha imparato a vivere fuori dal gruppo familiare fin dalla tenera et\u00e0, andando in cerca di un partner per procreare con largo anticipo rispetto ai suoi predecessori. Ci\u00f2 in funzione di una singola, specifica ragione: l&#8217;Operazione denominata\u00a0<em>Nest Egg<\/em>&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_24509\" aria-describedby=\"caption-attachment-24509\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/RmkUpu7_Aic\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24509\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24509 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Night-Time-Kiwi-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Night-Time-Kiwi-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Night-Time-Kiwi-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Night-Time-Kiwi.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24509\" class=\"wp-caption-text\">Il kiwi, nonostante la sua sfortuna storica, \u00e8 un prodotto del tutto capace dell&#8217;evoluzione, perfettamente abile nell&#8217;occupare la sua nicchia ecologia notturna. Molte delle sue caratteristiche sono insolite nell&#8217;intera classe degli uccelli.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mali estremi, estremi rimedi come si usa dire, e non credo che in molti potrebbero muovere critiche verso i neozelandesi, nelle persone del Dipartimento di Conservazione, la Banca della Nuova Zelanda e BirdLife per aver creato il Programma Nazionale di Recupero dei Kiwi. Una intera realt\u00e0 operativa deputata, sostanzialmente, a rubare le loro uova. Proprio cos\u00ec, avete capito bene: schiere di appassionati operatori nella natura, armati di cestini e contenitori, che perlustrano la foresta per sottrarre la futura prole a piccole madri incolpevoli, destinate a chiedersi per molte settimane come abbiano potuto distarsi, o quale errore abbiano commesso nella scelta del proprio nido. Un passo forse crudele, ma assolutamente necessario: pensate che nelle aree in cui sono attivi i succitati predatori del simpatico batuffolo di piume, la sopravvivenza media di un pulcino fino all&#8217;et\u00e0 adulta \u00e8 del 5% del totale. Siamo ai livelli, per intenderci, delle creature che adottano una strategia riproduttiva di tipo &#8220;r&#8221; con sopravvivenza minima dei piccoli, tranne che per il fatto che in questo caso, la quantit\u00e0 di prole prodotta rientra a pieno nella categoria del tipo K, vista la nascita di appena uno, due, massimo tre pulcini a stagione nel caso dei <em>rowi\u00a0<\/em>riprogrammati dall&#8217;uomo. Affinch\u00e9 si capisca davvero, a questo punto, che cosa significhi una tale impresa riproduttive per le femmine di tale specie, sar\u00e0 il caso di parlare brevemente di una delle caratteristiche pi\u00f9 discusse dell&#8217;intera famiglia degli\u00a0<em>Apterygidae<\/em>, questi uccelli facenti parte del\u00a0 gruppo dei ratiti, lo stesso degli struzzi e gli emu, pur essendo imparentati pi\u00f9 strettamente con l&#8217;ormai estinto uccello elefante del Madagascar. Sto parlando, ovviamente, della grandezza del loro uovo. Abbiamo affermato in apertura che il kiwi medio \u00e8 una creatura grande approssimativamente come un pollo, qualcosa che certamente non potreste desumere dall&#8217;osservazione della piccola buca nel terreno che lui \u00e8 solito chiamare nido. In quanto le uova contenute all&#8217;interno, caso vuole, sono fino a 6 volte pi\u00f9 grandi di quelle della gallina. \u00c8 una questione molto pi\u00f9 sensata di quanto possa sembrare in linea di principio: qual&#8217;\u00e8, in effetti, lo scopo ultimo della riproduzione ovipara? Negli uccelli, potremmo affermare che sia liberare la genitrice dal peso del nascituro, per permettergli di volare libera nel cielo. In talune specie di rettili, pesci ed insetti, invece, potremmo individuarla nella necessit\u00e0 di produrre un piccolo che sia gi\u00e0 formato in ogni sua parte, in grado di sopravvivere senza eccessiva assistenza da parte dei genitori. E la femmina del kiwi, da svariati milioni di anni privata delle sue ali, sembra aver adottato una versione del sistema che tende decisamente verso la seconda delle categorie citate, arrivando a generare un uovo che pesa un quarto del suo intero organismo. Cos\u00ec grande, all&#8217;interno della sua cassa toracica, che nelle ultime fasi della gravidanza comprime i suoi organi interni, costringendola a digiunare. \u00c8 stato infatti scientificamente provato come mettere al mondo un futuro figlio (dopo tutto, si tratta ancora di un uovo) costituisca uno stress notevole, sia fisico che psicologico per la femmina che fortunatamente, una volta compiuta l&#8217;impresa, potr\u00e0 svagarsi liberamente, visto come sia il maschio ad occuparsi della covatura. In tutte le specie tranne quella dell&#8217;<em>Apteryx haastii<\/em>, il grande kiwi a macchie del peso di fino a 3,3 Kg, in cui sono entrambi i genitori a fare a turno nella mansione.<br \/>\nL&#8217;operazione di sottrarre queste uova e trasportarle fino alle oasi di conservazione, dunque, ha un&#8217;importanza primaria. Proprio perch\u00e9 la loro deposizione ha un costo in termini di energia per la femmina assolutamente notevole, assicurare una felice schiusa cambia radicalmente i presupposti di aumento della popolazione. La natura dei predatori introdotti, inoltre, \u00e8 tale da garantire un maggior grado di sopravvivenza al di sopra di una certa et\u00e0. Poich\u00e9 il kiwi adulto, generalmente, \u00e8 sufficientemente grande da potersi difendere e scoraggiare gli assalti di un ermellino o un gatto domestico, anche se resta vulnerabile all&#8217;attacco dei cani. Ci sono stati casi, in effetti, in cui un singolo cane randagio ha danneggiato notevolmente l&#8217;intera popolazione di una regione. Ma anche questa \u00e8 la dura vita nella Nuova Zelanda, \u00e8 non c&#8217;\u00e8 tantissimo che si possa fare. Pi\u00f9 di quanto sia gi\u00e0 stato tentato, con alterni gradi di successo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_24508\" aria-describedby=\"caption-attachment-24508\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/zRoarshptCA\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24508\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24508 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Kiwi-Call-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Kiwi-Call-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Kiwi-Call-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/12\/Kiwi-Call.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24508\" class=\"wp-caption-text\">Nel profondo della foresta, un richiamo ritmato. Secondo alcuni, proprio questo nome &#8220;kiwi&#8221; potrebbe essere un onomatopea del rumore prodotto dal suo lungo e flessibile becco. Altri ritengono che i polinesiani l&#8217;abbiano chiamato cos\u00ec per analogia con il chiurlo di Tahiti, che gli assomiglia lontanamente.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre misure intraprese dal Piano di Conservazione dei kiwi, ormai giunto alla sua terza iterazione, hanno incluso negli anni il posizionamento di trappole ed esche avvelenate dirette ai suoi incolpevoli, ma inarrestabili predatori. Una misura tristemente necessaria, considerata l&#8217;importanza biologica e l&#8217;unicit\u00e0 di questa creatura proveniente dalle epoche pi\u00f9 remote, di una terra emersa unica al mondo.<br \/>\nIl kiwi \u00e8 stato a pi\u00f9 riprese definito un fossile vivente, aspetto reso evidente dal suo ampio ventaglio di caratteristiche di distinzione. La maniera in cui si muove, bilanciandosi senza l&#8217;impiego di una coda, e le sue piume stranamente prive di uncini sulle barbule, che risultano quindi pi\u00f9 simili a un manto peloso. L&#8217;impiego prevalente dell&#8217;olfatto durante la ricerca di cibo, preferibilmente invertebrati, larve e numerose specie di vermi, a cui da la caccia inserendo il lungo e flessibile becco nel terreno. Il cervello pi\u00f9 grande di quello degli altri uccelli paleognati, il superordine pi\u00f9 antico, paragonabile per potenzialit\u00e0 a quello dei pappagalli e i corvidi, bench\u00e9 non dimostri comportamenti altrettanto sofisticati. Ma cos&#8217;\u00e8 l&#8217;intelligenza, dopo tutto? Talvolta, riconoscere il proprio posto nello schema implicito delle cose naturali. Ed accettare la rassegnazione, come una sorta di triste stile di vita, finch\u00e9&#8230; L&#8217;obiettivo, oggi, \u00e8 piuttosto chiaro: secondo quanto affermato dal\u00a0Programma Nazionale, si spera di tornare entro il 2030 ad una popolazione complessiva di circa 70.000-100.000 uccelli per tutte e\u00a0 cinque le specie. Una finalit\u00e0 per la quale, la ri-catalogazione da parte dello IUCN potrebbe essere interpretata come un segnale positivo. Ma anche un pericolo, capace di infondere negli addetti ai lavori uno sconveniente senso di sicurezza e un&#8217;irrealistica visione secondo cui &#8220;il peggio \u00e8 passato&#8221;. Sar\u00e0 dunque meglio, come per la pratica quotidiana dell&#8217;arte dei pizzaiuoli napoletani premiati dall&#8217;UNESCO, che i diretti interessati non si distraggano eccessivamente per l&#8217;effetto dell&#8217;avvenuta premiazione. Ma continuino a far ci\u00f2 che gli riesce meglio, per l&#8217;accrescimento del benessere complessivo di tutti gli esservi viventi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con l&#8217;ampia risonanza mediatica data all&#8217;inserimento della pizza napoletana tra i patrimoni dell&#8217;umanit\u00e0 da parte dell&#8217;UNESCO, l&#8217;opinione internazionale si \u00e8 scordata, giusto in questi giorni, dell&#8217;aggiornamento pubblicato da un altro importante catalogo dei beni di questo mondo, la lista rossa della IUCN (International Union for the Conservation of Nature). &#8220;Che c&#8217;\u00e8 di nuovo?&#8221; Direbbe qualcuno, &#8230; <a title=\"Ottime nuove: il kiwi non \u00e8 pi\u00f9 a rischio di estinzione\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24507\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Ottime nuove: il kiwi non \u00e8 pi\u00f9 a rischio di estinzione\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[125,1931,3085,818,1281,1097,506,3087,3088,3086,403,1719,78,682,277],"class_list":["post-24507","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-animali","tag-attualita","tag-attualita-notizie","tag-biologia","tag-conservazione","tag-evoluzione","tag-foresta","tag-fossili-viventi","tag-iucn","tag-kiwi","tag-nuova-zelanda","tag-oceania","tag-scienza","tag-strane-creature","tag-uccelli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24507","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=24507"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24507\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":24516,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24507\/revisions\/24516"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=24507"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=24507"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=24507"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}