{"id":24363,"date":"2017-11-20T06:44:52","date_gmt":"2017-11-20T05:44:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24363"},"modified":"2017-11-20T12:13:25","modified_gmt":"2017-11-20T11:13:25","slug":"halifax-la-citta-distrutta-colpa-un-errore-umano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24363","title":{"rendered":"Halifax, la citt\u00e0 distrutta per colpa di un errore umano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ThLloZOTBKo\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24364\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-24364\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Halifax-Explosion-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Halifax-Explosion-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Halifax-Explosion-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Halifax-Explosion.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 6 dicembre 1917, alle ore 9:04 e 35 secondi pi\u00f9 approssimativamente 2 minuti, un oggetto non identificato sorvol\u00f2 brevemente il cielo della Nuova Scozia canadese. Sibilando come il dardo di una balestra, gett\u00f2 la sua ombra sul quartiere Richmond sito a ridosso dell&#8217;area portuale pi\u00f9 importante del continente nordamericano, attraversando quindi l&#8217;intera penisola che costituisce la parte centrale dell&#8217;antistante\u00a0citt\u00e0. Oltre le zone di Fairview e Clayton Park, fino al sottile braccio di mare che le separano dalla terra ferma, per andare ad infiggersi nel bel mezzo di una strada polverosa presso la periferia di Armdale, 3,2 Km pi\u00f9 a meridione del suo punto di partenza. Un&#8217;asta affusolata di ferro nero. Se qualcuno avesse prestato attenzione, se soltanto una singola persona in tutto il vasto centro abitato fosse stata in grado di farlo durante quei drammatici momenti, questo fenomeno avrebbe suscitato, ancor prima che spavento, un senso latente di stupore. Poich\u00e9 a un&#8217;analisi pi\u00f9 approfondita, la vera natura di un simile dardo sarebbe apparsa fin troppo chiara: si trattava dell&#8217;asta centrale di un&#8217;\u00e0ncora navale, prelevata in prossimit\u00e0 del canale dei Narrows e scagliata in una vertiginosa parabola, come per l&#8217;effetto della terribile furia di un gigante. Ma la gente di Halifax, in quel momento, era diversamente occupata. Per met\u00e0 resa sorda (in maniera non sempre temporanea) a seguito di una delle deflagrazioni pi\u00f9 terribili mai prodotti in prossimit\u00e0 di un centro abitato, e per l&#8217;altra met\u00e0 intenta a scappare via dalle case, dagli uffici, dalle fabbriche, le cui pareti erano state letteralmente ripiegate verso l&#8217;interno, o semplicemente polverizzate, in una maniera che il mondo non avrebbe pi\u00f9 avuto modo di conoscere fino al bombardamento americano di Hiroshima e Nagasaki. 1600 persone morirono istantaneamente. Altre 300 riportarono ferite abbastanza gravi da pregiudicare la loro sopravvivenza. Circa 5900 dei loro concittadini, in un raggio di 5 chilometri, che erano accorsi alle finestre per assistere al bagliore distante dell&#8217;incendio che aveva preceduto quel terribile istante, restarono colpiti dai vetri andati in frantumi, riportando danni di varia entit\u00e0 alla vista. 41 la persero in maniera permanente. Si stima che i danni riportati agli edifici, in un raggio di circa 3 chilometri, ammontarono all&#8217;equivalente attuale di 569 milioni di dollari, lasciando circa 25.000 persone senza una casa che potesse proteggerli dal resto del gelido inverno canadese.<br \/>\nIn un primo momento, nessuno cap\u00ec cosa fosse realmente successo. La voce serpeggi\u00f2 insistente tra i sopravvissuti, che i tedeschi fossero in qualche modo riusciti a varcare l&#8217;Atlantico, per gettare un nuovo tipo di bomba sopra questo luogo strategicamente fondamentale, usato da Stati Uniti e Gran Bretagna per rifornire le loro navi prima del lungo viaggio fino alla Francia e il resto del Vecchio Continente. Una storia che parve tanto convincente, da dare inizio a diversi sforzi di evacuazione, mentre coloro che erano a conoscenza del verso svolgersi dei fatti, continuavano a scavare nel tentativo di salvare parenti, vicini ed amici semi-sepolti dalle macerie. Poich\u00e9 la realt\u00e0 era che la causa del disastro di Halifax, la maggiore esplosione prodotta dall&#8217;uomo fino a quel preciso momento della storia, era stata causata da un evento non ripetibile, ormai decorso nel luogo pi\u00f9 drammatico della memoria. Poich\u00e9 si era trattato di null&#8217;altro, che uno scontro tra due navi. Una delle quali, purtroppo, era la SS Mont Blanc. La peggiore. Fra tutte, quella deputata dalle forze armate francesi per andare a rifornirsi presso la citt\u00e0 di New York, di un carico di TNT, acido picrico, benzolo e nitrocellulosa, la sostanza dall&#8217;alto potenziale esplosivo nota comunemente come fulmicotone. Ora, perch\u00e9 a un vascello tanto pericoloso in caso d&#8217;incidente fosse stato permesso di accedere al porto pi\u00f9 interno della citt\u00e0 \u00e8 presto detto: verso la fine del 1917, all&#8217;apice della grande guerra, le navi di rifornimento intercontinentali avevano iniziato a subire i reiterati assalti degli U-Boat provenienti dalla Germania, costringendo le potenze alleate ad organizzare le spedizioni con il sistema dei convogli. Il che significava che uno di questi vascelli, prima di affrontare la traversata, doveva spesso sostare in un porto amico fino all&#8217;arrivo della scorta. Presso un luogo che fosse, senza la minima ombra di dubbio, del tutto sicuro. E Halifax aveva un primato in questo: la sottile via d&#8217;accesso al porto, ovvero lo stretto canale naturale tra la zona centrale e il distretto antistante di Darthmouth, era stata infatti protetta da una coppia di reti anti-sommergibili, che ogni sera venivano sollevate, impedendo nominalmente l&#8217;accesso a qualsivoglia ospite indesiderato. All&#8217;arrivo di una nave d&#8217;importanza logistica come la\u00a0SS Mont Blanc, quindi, a nessuno sarebbe venuto in mente d&#8217;impedirgli l&#8217;accesso, lasciandola in bal\u00eca dell&#8217;eventuale e subdolo assalto nemico. Del resto, innumerevoli altre volte ci\u00f2 era stato fatto senza alcun tipo di conseguenza&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_24365\" aria-describedby=\"caption-attachment-24365\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/rw-FbwmzPKo\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24365\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24365 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Halifax-Last-Message-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Halifax-Last-Message-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Halifax-Last-Message-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Halifax-Last-Message.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24365\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;esplosione di Halifax fu una grande tragedia, ma anche il trionfo di numerosi eroi. Persone come Patrick Coleman, l&#8217;impiegato delle ferrovie che una volta saputo che la nave stava per esplodere, rimase al telegrafo per segnalare ai treni in arrivo nel porto il pericolo, azzerando effettivamente le sue possibilit\u00e0 di sopravvivenza.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La navigazione nel canale dei Narrows, largo poco meno di un quarto di miglio nel suo punto pi\u00f9 stretto, non era propriamente un&#8217;impresa alla portata di tutti, avendo causato nella storia della citt\u00e0 gi\u00e0 diversi urti ed arenamenti. Ma la limitazione della velocit\u00e0 massima a 5 nodi, e l&#8217;obbligo di oltrepassare gli scafi provenienti in senso contrario a tribordo (ovvero, tenendo la destra) avevano da tempo prevenuto il verificarsi di nuovi incidenti. Se non che l&#8217;affermarsi di un senso di normalit\u00e0, assieme all&#8217;abitudine reiterata, possono notoriamente abbassare la guardia dei capitani. E chi percorre un sentiero per troppe volte nel corso della sua vita, prima o poi, finisce per dare per scontati i propri fatali gesti. Fatto sta che quel giorno, in partenza dal porto di Halifax, c&#8217;era una nave che andava molto di fretta, e il suo nome era SS Imo. Si trattava di un mercantile a vapore battente bandiera norvegese, deputato nel contesto\u00a0 di guerra a prelevare da New York rifornimenti, per portarli fino alle truppe di stanza in Belgio. Le tempistiche erano essenziali. Se non che, il giorno precedente, le autorit\u00e0 portuali avevano tardato nel rifornire le sue stive di carbone per il resto del viaggio, impedendogli di ripartire prima del sollevamento delle reti anti-sommergibili. Cos\u00ec quella mattina il capitano\u00a0Haakon From e i suoi 39 uomini erano partiti con l&#8217;intenzione di uscire il prima possibile dai Narrows, lasciandosi dietro ogni indugio per proseguire con la propria missione. Una volta imboccato lo stretto, tuttavia, la sgradita sorpresa: un mercantile americano, l&#8217;SS Clara, si trovava dal lato sbagliato del canale. I due equipaggi si scambiarono quindi i segnali di rito, accettando di superarsi vicendevolmente a babordo. L&#8217;incontro successivo con l&#8217;SS Stella Maris, una chiatta che viaggiava in posizione erroneamente centrale, port\u00f2 quindi la Imo a spingersi ancor pi\u00f9 contro il lato di Dartmouth. Inoltre la nave era vuota, poich\u00e9 doveva ancora prelevare il carico, e stava andando troppo veloce. Fu allora che dinnanzi a se, si profil\u00f2 lo scafo, molto pi\u00f9 basso per via del carico, della nave di costruzione francese SS Mont Blanc, comandata da Aim\u00e9 Le M\u00e9dec e guidata dall&#8217;esperto pilota Francis Mackey. Le due sirene lanciarono il loro grido d&#8217;allarme, intimando alla controparte di lasciare il passo, ma era ormai troppo tardi. Il timoniere norvegese,\u00a0John Johansen, riusc\u00ec all&#8217;ultimo momento a far deviare la sua nave, colpendo soltanto di striscio la murata della sua vittima, se non che all&#8217;ultimo momento, tentando di raddrizzare il timone, gli assest\u00f2 un contraccolpo sufficiente a far rovesciare dei barili di carburante che si trovavano sul ponte. Naturalmente, all&#8217;inizio del secolo scorso le norme di sicurezza non erano articolate come quelle dell&#8217;epoca odierna. E le scintille causate dal metallo che strideva contro se stesso, ben presto, fecero il resto. Ora la parte superiore della nave carica di munizioni stava bruciando.<br \/>\nA bordo scoppi\u00f2 il panico. L&#8217;equipaggio, in assenza di metodi adeguati per contrastare il rischio, o tempo sufficiente per avvisare gli altri, sal\u00ec rapidamente a bordo delle scialuppe di salvataggio, dirigendosi verso la riva pi\u00f9 distante della citt\u00e0. Molti di loro, effettivamente, riuscirono a trarsi in salvo. Navi provenienti dal porto, nel frattempo, si avvicinarono per tentare di spegnere il fuoco. Non che questo spostamento fece la bench\u00e9 minima differenza. Al momento dell&#8217;esplosione, il carico della Mont Blanc scoppi\u00f2 con l&#8217;energia di circa 2,9 kilotoni, una potenza che sarebbe stata definita in seguito &#8220;circa un quinto di quella della bomba di Hiroshima&#8221;. Le conseguenze furono, come descritto in apertura, niente meno che devastanti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_24366\" aria-describedby=\"caption-attachment-24366\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/jxNcSQJ2IOg\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24366\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24366 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Halifax-Xmas-Tree-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Halifax-Xmas-Tree-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Halifax-Xmas-Tree-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Halifax-Xmas-Tree.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24366\" class=\"wp-caption-text\">La rimembranza \u00e8 un processo complesso, che talvolta prende vie traverse. Oggi ogni anno l&#8217;esplosione di Halifax viene celebrata regalando un grande albero di Natale alla citt\u00e0 di Boston, che forn\u00ec prontamente i soccorsi successivamente al disastro.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esatto numero di decessi causati dall&#8217;esplosione di Halifax resta tutt&#8217;ora incerto. Per uno scherzo del destino, la sera di quello stesso giorno la Nuova Scozia fu colpita da una grave tormenta di neve, che ritard\u00f2 l&#8217;arrivo dei soccorsi. Ciononostante il governo federale, ed il vicino stato del Massachusetts, furono rapidi nell&#8217;inviare tutto il personale di soccorso a disposizione, con una prontezza che ancora oggi troviamo difficile da emulare. Una scuola nell&#8217;area ovest della citt\u00e0 fu deputata al ruolo di obitorio temporaneo, mentre uno sforzo spropositato venne messo in campo per recuperare ed identificare le vittime, sotto la guida del coroner\u00a0Arthur S. Barnstead, figlio ed erede professionale di John Henry, l&#8217;uomo che aveva occupato la stessa posizione a seguito del tristemente famoso naufragio del Titanic, soltanto 5 anni prima. Fu ritenuto successivamente che dallo sforzo collettivo per assistere i numerosi feriti, in mezzo a un simile mare di macerie, sarebbero avanzati in modo particolare due campi precedentemente trascurati dalla medicina moderna: quello oftalmico e della pediatria. Oggi numerosi monumenti, tra cui uno costituito da quella stessa asta di \u00e0ncora scagliata a miglia di distanza, ricordano in modo conciso l&#8217;evento, affinch\u00e9 le nuove generazioni non possano dimenticare l&#8217;esperienza che pes\u00f2 cos\u00ec grandemente sulla vita dei loro sfortunati bisnonni.<br \/>\nSuccessivamente, vennero fatti molti tentativi di attribuire la responsabilit\u00e0 del disastro. Il primo accusato fu il timoniere della SS Imo John Johansen, che si ritenne potesse essere una spia proveniente dalla Germania. Questo perch\u00e9 tra i suoi averi fu scoperta una lettera scritta &#8220;in tedesco&#8221; prima che qualcuno di competente, finalmente, riuscisse ad identificare la lingua come norvegese. Quindi tocc\u00f2 a\u00a0Le M\u00e9dec e Mackey, accusati di non aver segnalato adeguatamente il pericolo costituito dal loro carico, nonch\u00e9 semplicemente, di essersi trovati in un luogo tanto vulnerabile all&#8217;eventuale deflagrazione. Entrambi furono processati di fronte al gran giur\u00ec, assieme a\u00a0F. Evan Wyatt, il comandante canadese del porto che aveva dato il via libera all&#8217;SS Imo. Alla fine, tuttavia, furono assolti per mancanza di prove. Uno dei pi\u00f9 terribili massacri causati dall&#8217;uomo nell&#8217;America settentrionale rest\u00f2 dunque privo di colpevoli, quasi fosse troppo terribile per attribuirlo a una sola persona.<br \/>\nSarebbe bello poter dire che da quel momento, le norme comportamentali degli uomini di marina siano cambiate per sempre. Ed in qualche misura, forse, questo \u00e8 anche vero. Ma la distrazione \u00e8 un prodotto inevitabile della mente umana. Come immancabilmente testimoniato dalle nuove generazioni di nuovi, costosi e spesso evitabili disastri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 6 dicembre 1917, alle ore 9:04 e 35 secondi pi\u00f9 approssimativamente 2 minuti, un oggetto non identificato sorvol\u00f2 brevemente il cielo della Nuova Scozia canadese. 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