{"id":24343,"date":"2017-11-18T06:29:03","date_gmt":"2017-11-18T05:29:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24343"},"modified":"2017-11-18T06:37:51","modified_gmt":"2017-11-18T05:37:51","slug":"elicottero-infuriato-brucia-bosco-californiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24343","title":{"rendered":"Elicottero infuriato brucia il bosco californiano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/u1kpobfCgAk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24346\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-24346\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Helitorch-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Helitorch-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Helitorch-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Helitorch.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">43 residenze, 53 edifici, 8 strutture annientate dalle fiamme. 69.438 acri andati in fumo, nonostante il coinvolgimento di 227 vigili del fuoco. Nelle regioni pi\u00f9 secche degli Stati Uniti, gli incendi sono talmente grandi, e devastanti, da riuscire a guadagnarsi addirittura un soprannome. Come il &#8220;Rocky Fire&#8221; che nell&#8217;estate del 2015 porto disastro e distruzione per un territorio notevolmente pi\u00f9 esteso della media. &#8220;E ti credo!&#8221; Avrebbero esclamato i pi\u00f9 ingenui tra gli spettatori. Tutta colpa di quel temibile pilota col suo diabolico arnese volante. Inizi\u00f2 a girare voce tra i locali. Ne parl\u00f2 persino il TG, con scene che parevano prelevate da un film di fantascienza speculativa sulla falsariga di Farheneit 451. L&#8217;elicottero, apparentemente non dissimile da tutti gli altri, si sollevava in volo ai margini del centro abitato. Trascinandosi dietro quello che guardando da lontano, non poteva assomigliare ad altro che un secchio per il trasporto dell&#8217;acqua. Se non che appariva, stranamente, sigillato. Quasi come se gli addetti a terra l&#8217;avessero precedentemente riempito con un liquido speciale. Cos\u00ec una volta raggiunta la scena delle fiamme, avreste visto questo arnese che deviava verso i margini del caos. E invece di puntare dritto al centro come da prassi, scaricava il contenuto del barile ai lungo quel tragitto che si riteneva pi\u00f9 probabile per il propagarsi dello show. Soltanto che, apriti cielo: letteralmente. Mentre l&#8217;aria si faceva tremolante, per l&#8217;effetto del calore e la rarefazione, quello che scendeva era soltanto fuoco, altro fuoco, tanto per contribuire alla devastazione sistematica dell&#8217;universo vegetale. Stop. Cosa stiamo vedendo? C&#8217;\u00e8 una tecnica, che in molti conosciamo, per limitare il verificarsi di una simile evenienza. Sto parlando della bruciatura controllata, durante cui gli addetti alla foresteria, senza alcuna esitazione, appiccano le fiamme ad aree attentamente definite del territorio oggetto delle loro responsabilit\u00e0. Avendo cura che le piante pi\u00f9 alte sopravvivano e ottenendo, in questo modo, che erba secca, foglie morte ed altro combustibile si trasformino in cenere e concime. Quello che abbiamo modo di scrutare in modo assai meno frequente, tuttavia, soprattutto qui da noi in Europa, \u00e8 la versione pi\u00f9 disperata di una tale prassi, che prevede l&#8217;intervento con l&#8217;incendio in corso ormai da svariate ore. Quando i metodi convenzionali non bastano pi\u00f9 a risolvere la situazione, e l&#8217;unica risorsa che rimane all&#8217;uomo, \u00e8 disegnare le cosiddette &#8220;linee nere&#8221;; aree lunghe e sottili dove non resti assolutamente nulla che il fuoco possa lambire. Lasciandogli la sola scelta di fermarsi, e poi dissolversi nell&#8217;aria.<br \/>\nUn tipo d&#8217;intervento tradizionalmente riservato solamente ai pi\u00f9 convinti e coraggiosi tra i volontari, per il semplice fatto che potrebbe corrispondere, in linea di principio, ad un chiaro intento di passare a miglior vita. Gli improvvisi mutamenti della direzione del vento, dopo tutto, sono un caso proverbiale, cos\u00ec come il rischio che pervade questo gesto di aggiungere altro fuoco dove gi\u00e0 il terreno brucia, ritrovandosi potenzialmente chiusi tra pareti che si stringono, un poco alla volta. Finch\u00e9 per fortuna, attorno all&#8217;epoca degli anni &#8217;60, i pompieri forestali della Divisione Incendi Californiana (CALFIRE) non iniziarono a sperimentare un nuovo tipo di approccio al problema. Legare un lungo cavo sotto un elicottero, ed attaccarvi&#8230; Varie cose. Un processo noto come <em>helitack<\/em>, il cui inventore resta largamente ignoto, ma che avrebbe rivoluzionato su scala globale il metodo per approcciarsi agli incendi boschivi. Ben presto ci si rese conto agire da terra nelle circostanze pi\u00f9 infernali era un rischio che non occorreva pi\u00f9 correre, a meno che si fossero gi\u00e0 tentate tutte le alternative a disposizione. Tra cui quella, decisamente Heavy Metal, di gettare l&#8217;equivalente civile del napalm sul sentiero pi\u00f9 probabile dell&#8217;espansione dell&#8217;incendio. Sia chiaro che stiamo parlando, in questo caso, dell&#8217;elitorcia, uno strumento che non costituisce, contrariamente al suo apparente aspetto, la pi\u00f9 compatta e versatile delle armi di distruzione di massa. Bens\u00ec un utile alleato nella lotta contro entit\u00e0 spietate come il Rocky Fire del 2015, e cos\u00ec tutti gli altri incendi a venire. Un lanciafiamme buono, in altri termini. Il pi\u00f9 improbabile degli ossimori, tra tutti quelli che potremmo concepire in un&#8217;epoca successiva alle grandi guerre del &#8216;900.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Nota<\/strong>: il video di apertura mostra le operazioni di un\u00a0McDonnell Douglas MD 600 della compagnia Brim Aviation dotato di elitorcia. Al fine di accrescere la sicurezza di volo si tratta di un elicottero NOTAR, ovvero senza rotore di coda, in cui la stabilit\u00e0 \u00e8 fornita dal getto di una turbina orientata nella direzione della coda.<\/p>\n<figure id=\"attachment_24345\" aria-describedby=\"caption-attachment-24345\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/hBnguu3UkCU\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24345\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24345 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Helitorch-2-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Helitorch-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Helitorch-2-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Helitorch-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24345\" class=\"wp-caption-text\">Volendo usare una similitudine, l&#8217;elitorcia ricorda una colossale fiamma ossidrica che sia stata sospesa sotto le piume di un pellicano in volo. Uccello che ha acquisito, per uno scherzo del destino, il gusto per il pesce cotto, invece che crudo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un punto di vista meramente descrittivo, l&#8217;elitorcia non \u00e8 altro che un contenitore sigillato a terra da 50-55 galloni (circa 200 litri), nel quale \u00e8 stata precedentemente introdotta una miscela di liquido combustibile e un agente di gelificazione, quale ad esempio l&#8217;Alumagel, in un rapporto sufficiente a trasformare il tutto in una poltiglia semi-densa e appiccicosa. Una volta attaccato l&#8217;apparato al cavo di sollevamento, quindi, si collega il tutto all&#8217;impianto elettrico dell&#8217;elicottero e si aggiunge un pratico pulsante di attivazione, assicurato con delle cinghie alla cloche usata dal pilota per dirigere il mezzo. Poich\u00e9 anche se sar\u00e0 presente un secondo a bordo, per favorire la coordinazione col personale di terra, esattamente come nello sgancio di un ordigno bellico sar\u00e0 soltanto colui che si trova ai comandi, a poter decidere il momento in cui si trova in posizione idonea allo svolgimento della missione. Nel momento in cui l&#8217;istinto gli dir\u00e0 di procedere, dunque, egli premer\u00e0 questo bottone dell&#8217;apocalisse, garantendo il succedere di due cose: primo, l&#8217;attivazione della pompa che scaraventa nell&#8217;aria la progressiva totalit\u00e0 dei globuli grumosi contenuti all&#8217;interno del barile ma non prima che (seconda cosa) il sistema piezoelettrico di accensione abbia liberato la scintilla che essi necessariamente attraverseranno, trasformandosi in altrettante piccole palle di fuoco. Questo approccio alla combustione intenzionale non lascia scampo. Come nell&#8217;epoca pi\u00f9 cupa dei bombardamenti americani nel Vietnam, la benzina addensata \u00e8 una sostanza che continua a bruciare anche per 10-15 minuti, penetrando grazie al suo peso attraverso la fitta coltre di foglie della foresta. E giungendo con estrema facilit\u00e0 fino a terra, dove si trasforma in un manto in grado di polverizzare tutto quello che gli capita a tiro, escluse forse le pietre. Questa \u00e8 la terribile potenza dell&#8217;elitorcia. Per portare a termine una simile mansione occorre, generalmente, disporre di un team particolarmente affiatato e che abbia portato a termine un sufficiente numero di esercitazioni. Tra i ruoli determinati, oltre a quello del pilota, figurano una serie di &#8220;capi&#8221; o &#8220;boss&#8221; con la funzione deputata di supervisionare diversi momenti delle operazioni. C&#8217;\u00e8 il capo supremo della bruciatura, collocato a terra e con una visione d&#8217;insieme, che si coordina con il &#8220;lighning boss&#8221; a bordo del velivolo, per dare direttive per lo sgancio del gel. Coadiuvati dal cosiddetto &#8220;holding boss&#8221; presso l&#8217;eliporto, che coordina il personale per il rifornimento e la manutenzione del velivolo tra una sortita e l&#8217;altra.<br \/>\nNon che un simile dispiego di uomini e risorse costituisca, ovviamente, dell&#8217;unico strumento impiegato per la propagazione degli incendi programmati. Un testo reperibile su Google risalente al 1980, intitolato <a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=0gUnumr86PgC&amp;pg=PA67&amp;lpg=PA67&amp;dq=HeliTorch&amp;source=bl&amp;ots=QDYvlx6K6c&amp;sig=G_QOkQkIyBgkJVmJSF378N5Zf58&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjb7pHVpMbXAhWSoqQKHYhsAeM4ChDoAQhJMAU#v=onepage&amp;q=HeliTorch&amp;f=true\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">EQUIPMENT for reforestation and timber stand improvement<\/a>\u00a0parla estensivamente dei diversi attrezzi esistenti, un&#8217;impressionante selezione di armi incendiarie messe in mano ai salvatori della foresta e delle propriet\u00e0 private che si trovano ai suoi margini, ad ogni sopraggiungere dell&#8217;estate californiana. Soluzioni come munizioni a scoppio ritardato, torce a combustione lenta per il lancio dagli aeromobili, sistemi simili a elitorce portatili o loro versioni sovradimensionate, per il montaggio su veicoli come fuoristrada o pick-up. Uno degli strumenti pi\u00f9 affascinanti sono i <em>brush burners<\/em>, speciali ventilatori costruiti per gettare in egual misura aria e carburante diesel nelle zone che sono state gi\u00e0 incendiate, per assicurare una propagazione pi\u00f9 rapida e risolutiva del grande fuoco che tutto purifica, sotto l&#8217;attenta supervisione di colui che se ne intende.<\/p>\n<figure id=\"attachment_24344\" aria-describedby=\"caption-attachment-24344\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/H6VLwOCMVUg\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-24344\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24344 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Drip-torch-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Drip-torch-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Drip-torch-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Drip-torch.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24344\" class=\"wp-caption-text\">La versione aerotrasportata della <em>drip torch<\/em> (apparato per il rilascio di gel infiammabile) non \u00e8 poi cos\u00ec diverso dall&#8217;attrezzo manuale che l&#8217;ha ispirata. L&#8217;uso di quest&#8217;uiltima richiede, tuttavia, un grado decisamente maggiore di coraggio individuale.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fiamme al servizio del bene, dunque, finalizzate a prevenire qualcosa di molto pi\u00f9 grave. Ovvero un incendio che bruci libero tra i confini del bosco, ormai impossibile da controllare. Non che il problema, in se stesso, sia portato ai suoi termini pi\u00f9 estremi dalla natura. Per la tipica vegetazione ad alto fusto le fiamme non costituiscono in genere la fine. Anzi, tutt&#8217;altro: poich\u00e9 mentre i vecchi tronchi bruciano, gi\u00e0 i loro semi cadono a terra, e penetrano nel sostrato di cenere e terra carbonizzata. Preparandosi alla rinascita che da infiniti secoli ha preservato la loro specie. Esistono persino delle particolari specie, come la <em>Sequoia sempervirens<\/em> delle coste californiane, che in mancanza di un recente incendio non possono neppure germogliare, per il semplice fatto che le loro pigne (serotiniche) si aprono soltanto in caso di elevate temperature. Questo perch\u00e9 simili alberi, che crescono lentamente ed al costo di enormi quantit\u00e0 di sostanze nutritive, devono essere i soli nel vicinato. Oppure, \u00e8 garantito, non riusciranno mai a prevalere.<br \/>\nSiamo soltanto noi, esseri umani, e gli altri animali, a trovare che il fuoco sia un momento problematico dell&#8217;esistenza su questo pianeta. Che purtroppo, o meno male, \u00e8 letteralmente ricoperto di ossigeno, il prodotto della fotosintesi di quelle stesse piante che lo usano per ricreare regolarmente la propria infinita esistenza. Sar\u00e0 un caso? Io dico soltanto questo: se non puoi batterle, unisciti a loro. Non c&#8217;\u00e8 necessariamente alcuna implicazione nefasta nel giusto grado di piromanzia. Purch\u00e9 non diventi, dannazione, una mania.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>43 residenze, 53 edifici, 8 strutture annientate dalle fiamme. 69.438 acri andati in fumo, nonostante il coinvolgimento di 227 vigili del fuoco. Nelle regioni pi\u00f9 secche degli Stati Uniti, gli incendi sono talmente grandi, e devastanti, da riuscire a guadagnarsi addirittura un soprannome. 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