{"id":24307,"date":"2017-11-13T06:32:27","date_gmt":"2017-11-13T05:32:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24307"},"modified":"2017-11-13T06:39:32","modified_gmt":"2017-11-13T05:39:32","slug":"rana-toro-devia-fiume-salvare-4-000-girini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24307","title":{"rendered":"Rana toro devia il fiume per salvare 4.000 girini"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/l3uO2lO9JDk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-24310 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-24310\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Bullfrog-tadpoles-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Bullfrog-tadpoles-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Bullfrog-tadpoles-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Bullfrog-tadpoles.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se non fosse pressoch\u00e9 impossibile, saremmo pronti a giurare che nello sguardo del mostro bitorzoluto compare un lampo riconoscibile d&#8217;umana apprensione. L&#8217;ansia di un padre, che ha dato tutto per preservare ci\u00f2 che di pi\u00f9 prezioso ha a questo mondo, risultando ormai pronto a trasformarsi nella versione pi\u00f9 viscida di una ruspa, spendendo la propria preziosa energia per cambiare le caratteristiche stesse del territorio. Fiume, torrente, rivolo, ruscelletto. Nella distesa secca e arida della savana sudafricana, la vita \u00e8 sopratutto una questione di prospettive. La pozza piovana che, per i grandi mammiferi in cerca di acqua da bere, appare poco pi\u00f9 che una goccia nel mare di erba tendente al marrone, pu\u00f2 costituire per qualcun altro l&#8217;intero universo in cui trascorrere la prima stagione della propria vita. E quel qualcuno \u00e8 il girino della\u00a0<em>Pyxicephalus adspersus,\u00a0<\/em>la seconda rana d&#8217;Africa per dimensioni e quinta su questo pianeta (ma sappiatelo: nessun altra ha la sua tenacia e capacit\u00e0 d&#8217;adattamento). Il luogo del concepimento e anche la nascita, una piazza liquida da occupare pressoch\u00e9 nella sua interezza grazie alla spropositata quantit\u00e0 dei propri fratelli e sorelle. Questione, anch&#8217;essa, di prospettive. Come una versione sovradimensionata del familiare spermatozoo, una testa e una coda che si agita per nuotare, puntando sui grandi numeri, perch\u00e9 soltanto un singolo individuo riuscir\u00e0 a raggiungere l&#8217;obiettivo. Trovandosi, finalmente, nell&#8217;agognata occasione di replicare biologicamente se stesso. Per quanto concerne l&#8217;anfibio, stessa storia: dico, provate voi ad immaginarvi le probabilit\u00e0 di raggiungere all&#8217;et\u00e0 adulta quando si nasce in uno spazio ecologicamente sufficiente a sostenere pi\u00f9 di una manciata tra le proprie migliaia di concorrenti e co-nascituri, senza parlare di eventuali predatori e il rischio ambientale di fondo. Che poi sarebbe l&#8217;inevitabile prosciugarsi, al termine della stagione delle piogge, di un simile piccolo stagno, rigorosamente non permanente. Inizia quindi cos\u00ec, dal momento stesso in cui si \u00e8 venuti al mondo, la rapida corsa verso la metamorfosi, nella speranza che ai piccoli spuntino le zampe e siano completi i loro polmoni, poco prima che\u00a0 si ritrovino a morire soffocati, rimasti a secco sulla sabbia ormai incapace di trattenere l&#8217;umidit\u00e0. Un triste episodio che purtroppo, rischia fin troppo spesso di verificarsi. Il che come spesso c\u00e0pita, ha creato nei secoli una specifica strategia evolutiva, che pu\u00f2 essere riassunta nell&#8217;espressione &#8220;salvare scavando&#8221;. Una volta completato l&#8217;accoppiamento e contestuale deposizione, il maschio \u00e8 infatti abituato a restare sul posto, al fine di assicurarsi che tutto si svolga nella maniera ideale per le sue giovani speranze per il futuro. \u00c8 questo lo stato in cui gli abitanti del suo areale, che include\u00a0Angola, Botwswana, Tanzania e Zimbabwe, sono abituati generalmente a vederla, ferocemente pronta a difendersi da qualsiasi predatore, non importa quanto grosso e feroce. Il maschio della rana toro, pi\u00f9 grande della femmina, \u00e8 pur sempre un animale della lunghezza di fino a 26 cm, ed un peso che supera abbondantemente i 2 Kg, armato di due acuminate proiezioni ossee al posto dei denti, chiamate odontoidi. Pi\u00f9 che abbastanza per scoraggiare eventuali serpenti, uccelli e altre creature in cerca di una facile merenda, ma completamente inutili contro il procedere inarrestabile delle stagioni. Ed \u00e8 qui, quindi, che entra in gioco il tubercolo a forma di pala presente sulle sue due zampe posteriori.<br \/>\n\u00c8 nella natura stessa dell&#8217;evaporazione infatti, che l&#8217;acqua tenda naturalmente a raffreddare se stessa, ritardando l&#8217;effetto spietato dei raggi solari che vi precipitano sopra dall&#8217;alto. Con il risultato che in un luogo come le pianure alluvionali del\u00a0Gauteng o dello Swaziland, il processo tenda a creare una matrice di singoli casi, ciascuno pi\u00f9 o meno capace di resistere al completo prosciugamento. Non \u00e8 cos\u00ec per nulla insolito, il caso raffigurato qui sopra, del genitore ormai certo che il tempo a disposizione \u00e8 finito, ed agisce per dare ai suoi figli e figlie il tempo di trasformarsi in dei veri e propri anfibi, in grado di sopravvivere fino alla prossima stagione delle piogge. Egli ha del resto, un piano ben preciso. Mentre osserva con gratitudine il grande lavoro che \u00e8 riuscito a svolgere, apre la bocca e lascia srotolare l&#8217;appiccicosa lingua. Con un tonfo sordo, quella ricade ai margini dello stagno nuovamente riempito. Come se fosse la cosa pi\u00f9 naturale del mondo, lui si riporta in bocca una mezza dozzina dei suoi stessi girini, ed inizia pensierosamente a masticare.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_24309\" aria-describedby=\"caption-attachment-24309\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/xlPwPxHIzNg\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-24309 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24309 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Bullfrog-reproduction-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Bullfrog-reproduction-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Bullfrog-reproduction-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Bullfrog-reproduction.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24309\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;accoppiamento della rana toro \u00e8 stato occasionalmente definito esplosivo, per la maniera in cui copula, deposizione e separazione dei genitori avvengono nel corso di una singola giornata. Da quel preciso momento, tuttavia, inizier\u00e0 la lunga sorveglianza del padre fino a metamorfosi avvenuta.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cibo? Vita? Morte? Credevate che una creatura a sangue freddo come questa potesse restare perfettamente immobile per i 18-33 giorni necessari affinch\u00e9 i piccoli si guadagnino l&#8217;indipendenza, nutrendosi esclusivamente di&#8230;Che cosa? Non c&#8217;\u00e8 letteralmente nulla, nel suo habitat di appartenenza, che risulti individualmente sufficiente a sostenere il metabolismo della grandissima rana toro. Cos\u00ec tanto per semplificarsi la vita, quella ha iniziato a mangiare qualsiasi cosa si muova e riesca ad entrare nella sua bocca completamente spalancata: insetti, roditori, rettili, serpenti, persino gli uccelli se gli riesce di prenderli (\u00e8 pi\u00f9 agile di quanto possa sembrare) e poi inevitabilmente, rane toro pi\u00f9 piccole, nel pi\u00f9 efferato crimine concepibile dai codici comportamentali umani: il cannibalismo. Anzi no, qualcosa di persino peggiore, attribuito generalmente a una sola figura nel corso della Storia, il personaggio dantesco del conte Ugolino: mangiare gli stessi individui a cui avevi precedentemente dato i natali. Perch\u00e9 no, in fondo? Questione, ancora una volta, di prospettive: poich\u00e9 l&#8217;essere umano rappresenta, in se stesso, la massima espressione del concetto ecologico di strategia K, in cui vengono prodotti una minima quantit\u00e0 di eredi, ciascuno latore di una significativa fetta di speranza per il domani. Mentre queste rane dal canto loro, come molti altri anfibi, appartengono alla trib\u00f9 della strategia r, per cui ciascun figlio \u00e8 individualmente nulla pi\u00f9 che una nota a margine del processo riproduttivo. Ed \u00e8 soltanto l&#8217;estrema pluralit\u00e0 degli stessi, alla fine, a consentire che lo meno QUALCUNO raggiunga l&#8217;et\u00e0 adulta. Ma se il genitore protettivo dovesse morire di fame, o allontanarsi anche soltanto qualche ora per andare a cacciare, \u00e8 altamente possibile che i girini finirebbero per lasciare tutti questa valle di lacrime, nessuno escluso.<br \/>\nUna volta portata a termine la trasformazione in rane verso il mese di marzo, gli ex-girini saranno ormai al termine del tempo utile a sopravvivere in superficie, e dovranno iniziare una nuova stagione della propria corsa alla sopravvivenza. Prendendo ispirazione forse da quanto gi\u00e0 fatto dal genitore, inizieranno quindi a scavare, per ricavare una tana in cui andarsi a nascondere durante il corso di tutta la secca e caldissima estate. L\u00e0 sotto, a quel punto, metteranno in moto il processo per liberarsi della loro pelle pi\u00f9 esterna, che andr\u00e0 a costituire un guscio in grado di proteggere e mantenere umido l&#8217;animale. Sar\u00e0 soltanto l&#8217;ottobre successivo, successivamente alla caduta di esattamente 23 cm di pioggia, che le giovani rane sopravvissute, al caldo, ai predatori e alla fame del padre, torneranno finalmente in superficie, per fare anch&#8217;esse la loro parte nel complicato processo di sopravvivenza della specie.<\/p>\n<figure id=\"attachment_24308\" aria-describedby=\"caption-attachment-24308\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/d6YnSXVKUiw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-24308 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24308 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Bullfrog-feeding-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Bullfrog-feeding-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Bullfrog-feeding-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Bullfrog-feeding.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24308\" class=\"wp-caption-text\">Molti tra i proprietari di serpenti conoscono la complessit\u00e0 nel nutrire tali animali, che talvolta rifiutano persino il topo vivo, costringendo il proprietario a recuperarlo e tentare di nuovo. Niente di simile avviene per quanto concerne queste rane, che mangiano di tutto, in qualsiasi momento, con pi\u00f9 che invidiabile appetito.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella stagione degli accoppiamenti le rane toro si trasformano, abbandonando la loro consueta indole semi-letargica mirata a conservare fino all&#8217;ultima caloria. Iniziano allora ad emettere quel verso da cui prendono il nome, stranamente simile ad un muggito, riunendosi in prossimit\u00e0 delle pozze pi\u00f9 vaste ed accoglienti, nella costituzione di veri e propri <em>lek<\/em> (raduni dei maschi in et\u00e0 riproduttiva). Inizieranno quindi a combattere ferocemente, procurandosi ferite anche piuttosto gravi, mentre gli esemplari pi\u00f9 grossi scaraventano letteralmente via con la forza del proprio morso gli sfidanti incapaci di competere con la loro potenza e cattiveria. Finch\u00e9 al centro rester\u00e0 soltanto lui, il maschio dominante, trionfale mentre affiora dall&#8217;acqua, nell&#8217;attesa di quello che sa, ben presto dovr\u00e0 verificarsi: l&#8217;arrivo della prossima femmina. Persino allora, tuttavia, qualunque maschio dovesse avvistarla sia accoppier\u00e0 con lei, ragione per cui il gentil sesso della\u00a0<em>Pyxicephalus\u00a0<\/em>ha imparato a nuotare sott&#8217;acqua come un ninja, premurandosi di non essere individuata dal consorte sbagliato. Una dopo l&#8217;altra, a turno, tutte quante riceveranno cos\u00ec facendo le attenzioni dell&#8217;esemplare pi\u00f9 forte, in una nuova analogia con il celebre processo del singolo spermatozoo, trionfatore tra la massa dei suoi simili inadeguati. Il processo di accoppiamento in se stesso risulta essere tra l&#8217;altro alquanto traumatico, con il maschio molto pi\u00f9 grande che spinge a fondo la partner, rischiando pi\u00f9 volte di farla annegare. Mentre si assicura che la spropositata quantit\u00e0 di uova restino fuori dall&#8217;acqua al momento della fecondazione, massimizzando la buona riuscita di tale processo per lui niente meno che fondamentale.\u00a0Gracidando la sua quieta saggezza, la rana scruta nervosa l&#8217;assolato orizzonte. Chiunque dovesse pensare di andarla a disturbare, ve lo assicuro, vedr\u00e0 il proprio sangue prima di sera.<br \/>\nE cos\u00ec via, verso il ripetersi infinito di un simile procedimento. \u00c8 una delle pi\u00f9 incredibili contraddizioni della natura: un genitore tanto devoto ai suoi piccoli, da essere disposto persino a fagocitarli. Perch\u00e9 ancora una volta, distruggere non significa necessariamente annientare, costituendo piuttosto la sicura via d&#8217;accesso verso una rinascita futura. Credete che al mondo esisterebbero cos\u00ec tante mucche, se non le mangiassimo al ristorante? E che i cerbiatti brucherebbero ancora l&#8217;erba nelle foreste europee, senza l&#8217;istituzione continua di nuove riserve dedicate alla caccia? Certo, in un mondo ideale, uomini e bestie potrebbero vivere nell&#8217;idillio e l&#8217;assoluta comunione d&#8217;intenti. Ma allora noi non saremmo pi\u00f9 esseri umani. Mentre loro, tutt&#8217;altro che beneamati animali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se non fosse pressoch\u00e9 impossibile, saremmo pronti a giurare che nello sguardo del mostro bitorzoluto compare un lampo riconoscibile d&#8217;umana apprensione. 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