{"id":24275,"date":"2017-11-08T06:36:05","date_gmt":"2017-11-08T05:36:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24275"},"modified":"2017-11-08T06:41:00","modified_gmt":"2017-11-08T05:41:00","slug":"lo-zen-dei-monaci-cestino-sulla-testa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24275","title":{"rendered":"Lo Zen dei monaci con il cestino sulla testa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/pQPHXgzVv4s\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-24276 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-24276\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Komuso-Kunitaiji-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Komuso-Kunitaiji-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Komuso-Kunitaiji-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Komuso-Kunitaiji.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Li chiamavano <em>komus\u014d<\/em>. Eleganti nella loro enigmatica stranezza, compunti e al tempo stesso passionali, perfettamente immobili mentre soffiano con tutto il proprio fiato dentro al mistico cilindro di bamb\u00f9. Questi monaci del vuoto, gli esponenti di una setta che ebbe, al suo apice durante l&#8217;epoca Edo (1603-1868) oltre 100 templi disseminati in tutto il Giappone, sono una vista non del tutto infrequente nelle espressioni mediatiche moderne di quel paese. Spesso li abbiamo visti, per fare un esempio, nel cinema di arti marziali. Pronti a sfoderare il coltello nascosto nel flauto, oppure la corta spada indossata di traverso dietro la schiena. Eppure chi di noi pu\u00f2 dire, veramente, di sapere chi fossero costoro? Portatori di un&#8217;oscura novella, o per meglio dire un k\u014dan, (&#8220;paradosso&#8221;) praticanti di un muto proselitismo. Poich\u00e9 credenza fondamentale della Fuke-sh\u016b, una derivazione mistica del Buddhismo Rinzai del monte Hiei, era che il segreto per raggiungere l&#8217;illuminazione non potesse essere in alcun modo compreso, e quindi tanto meno narrato al prossimo o trasmesso in una maniera semplice e diretta. Bench\u00e9 l&#8217;atmosfera in cui esso poteva verificarsi, in qualche maniera, potesse venire espressa attraverso un suono. Quello della musica, che in determinati ambienti veniva definita l&#8217;essenza della <em>suizen,<\/em>\u00a0\u5439\u7985 &#8211; meditazione soffiata; in netta contrapposizione con la\u00a0<em>zazen,\u00a0<\/em>\u5750\u7985 &#8211; meditazione da seduti. Cos\u00ec nacque quella particolare figura di musico itinerante dotato di <em>shakuhachi\u00a0<\/em>(\u5c3a\u516b &#8211; il flauto lungo 8\/10 di un piede) e la testa coperta dal particolare copricapo in vimini, nominalmente concepito per annullare la percezione dell&#8217;Ego, in un&#8217;importante espressione esteriore del sentire buddhista. Ma che secondo il popolo serviva, invece, a nascondere la precisa maniera in cui veniva suonato il sofisticato strumento di bamb\u00f9. E che invece alla fine dell&#8217;epoca del Bakufu, il governo dell&#8217;onnipotente Sh\u014dgun, fin\u00ec per avere un terzo, ben pi\u00f9 inaspettato scopo: nascondere l&#8217;identit\u00e0 delle sue spie.<br \/>\nUn curioso ed inaspettato binomio che trova la pi\u00f9 chiara dimostrazione nell&#8217;aspetto tutt&#8217;altro che rustico di queste figure itineranti con l&#8217;abitudine di chiedere l&#8217;elemosina, le quali soprattutto nell&#8217;epoca tarda erano spesso dotate di kimono di seta nera e un <em>rakusu<\/em>, il vestimento simile a un grembiule indossato da tutti i monaci Zen, costruito anch&#8217;esso con strisce di stoffe pregiate. Non senza sollevare parecchie critiche da parte della popolazione. Tale opulenza perch\u00e9, molto spesso, i\u00a0<em>komus\u014d\u00a0<\/em>venivano ordinati tra la classe dei samurai rimasti senza lavoro o un signore feudale (i cosiddetti <em>ronin<\/em>) dopo il termine della guerra civile, con l&#8217;apocalittica ma risolutiva battaglia di Sekigahara (21 ottobre 1600). La nuova elite del clan trionfatore dei Tokugawa, dunque, pens\u00f2 bene di acquietare questa potenziale massa di rivoltosi e dissidenti, offrendogli in concessione una serie di privilegi. E nel farlo, come molti prima di quel momento, us\u00f2 il pretesto della religione. Sarebbe tuttavia un errore pensare che la cultura della scuola\u00a0Fuke-sh\u016b abbia trovato la sua massima espressione in quell&#8217;epoca, con finalit\u00e0 di sfruttamento per lo pi\u00f9 materialistiche. Quando essa trov\u00f2 terreno fertile in Giappone per la prima volta nel 1254, con il ritorno dalla Cina del monaco viaggiatore\u00a0Shinchi Kakushin, alias postumo\u00a0Hott\u00f4 Kokushi, che nel XIII secolo si era recato per incontrare il 17\u00b0 discendente del semi-mitico fondatore\u00a0Puhua. Questa figura monastica vissuta attorno all&#8217;800 d.C, facente parte degli allievi del celebre maestro Zen Linji Yixuan, che era famoso per il suo eclettismo e la capacit\u00e0 di comprendere la natura pi\u00f9 effimera della disciplina Zen. Estremamente indicativa \u00e8 ad esempio la storia dell&#8217;anziano maestro\u00a0Panshan Baoji, che al momento in cui seppe che la morte stava per sopraggiungere, chiam\u00f2 gli studenti affinch\u00e9 qualcuno potesse dipingere un suo ritratto per la posterit\u00e0. E quando nessuno di loro ebbe il coraggio di dichiararsi all&#8217;altezza, Puhua accett\u00f2 immediatamente, prima di fare una capriola e scappare via. Oppure quella del pranzo formale durante cui\u00a0Yixuan gli disse &#8220;Un capello inghiotte il vasto oceano, un seme pu\u00f2 contenere il monte Sumeru&#8221; al che l&#8217;allievo diede un calcio al tavolo, rovesciandolo. E quando il giorno dopo l&#8217;insegnante lo chiam\u00f2 &#8220;rozzo individuo&#8221; rispose affermando: &#8220;Cieco signore, dove \u00e8 possibile predicare la raffinatezza nel Dharma (insegnamento) del Buddha?&#8221;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Nota:\u00a0<\/strong>la processione in apertura \u00e8 un evento organizzato periodicamente dal tempio Rinzai di\u00a0Kunitaiji, a Takaoka. Bench\u00e9 infatti lo stile di vita dei\u00a0<em>komus\u014d\u00a0<\/em>non sia pi\u00f9 attivamente praticato da oltre un secolo e mezzo, questa particolare figura di monaco continua ad avere un significato religioso evocativo e pur sempre rilevante.<\/p>\n<figure id=\"attachment_24279\" aria-describedby=\"caption-attachment-24279\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/W2MOwZLDRqE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-24279 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24279 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Komuso-chanbara-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Komuso-chanbara-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Komuso-chanbara-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Komuso-chanbara.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24279\" class=\"wp-caption-text\">Il komus\u014d, monaco itinerante senza volto, fin\u00ec per nascondere spesso un samurai con una missione segreta o una spia di qualche signore della guerra ormai decaduto. I ninja in particolare amavano questo travestimento, che gli permetteva di muoversi indisturbati tra le genti della grande citt\u00e0.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma forse l&#8217;elemento pi\u00f9 caratteristico di Puhua sarebbe sempre rimasta la sua campana a mano, che egli era abituato a far suonare quotidianamente per richiamare gli studenti nell&#8217;ora delle sue lezioni sul Dharma. Collegata anche alle circostanze miracolose della sua morte: secondo la leggenda, Puhua un giorno and\u00f2 al mercato per mendicare un mantello da indossare prima dell&#8217;arrivo dell&#8217;inverno. E talmente era amato dal popolo, che in molti gli offrirono il proprio, ma lui non ne accett\u00f2 nessuno. Allora il suo superiore nel tempio, il maestro\u00a0Linji, gli fece costruire una bara e gli disse: &#8220;Ecco il tuo mantello.&#8221; Puhua lo ringrazi\u00f2 caldamente. Da quel momento per un periodo di tre giorni, il monaco si rec\u00f2 a una diversa porta della citt\u00e0, annunciando che stava per avviarsi alla grande trasformazione (la morte). Il quarto giorno, quando ormai nessuno pi\u00f9 gli credeva, chiese ad un viaggiatore di inchiodare da fuori il coperchio della bara. E l\u00ec giacque. Quando la gente del mercato accorse l\u00ec quindi per liberarlo, o tirare fuori il suo cadavere, ci fu una sorpresa imprevista: aperta la bara, lui non era pi\u00f9 l\u00ec. E fu in quel momento che il suono della campana risuon\u00f2 distante, tra le nubi del cielo autunnale. Un sacro strumento che, secondo alcune teorie, sarebbe poi stato sostituito nei secoli dal flauto di bamb\u00f9, in grado di emettere ben pi\u00f9 complesse e raffinate melodie. Nient&#8217;altro che una via d&#8217;accesso alternativa, sottratta direttamente dalla natura, alla nascosta verit\u00e0 fondamentale del Satori, ovvero l&#8217;Illuminazione.<br \/>\nDurante l&#8217;epoca Edo tuttavia, in Giappone, ben pochi tra i non iniziati conoscevano le vicende della storia personale di Puhua. Coloro che furono in un primo momento chiamati\u00a0<i>komos\u014d<\/i>\u00a0(\u85a6\u50e7 &#8211; monaci della stuoia di bamb\u00f9) e soltanto a partire dalla met\u00e0 del XVII secolo\u00a0<em>komus\u014d\u00a0<\/em>(\u865a\u7121\u50e7 &#8211; monaci del vuoto) sollevarono fin da subito un marcato senso di diffidenza ed antipatia. Soprattutto da parte degli hinin (\u975e\u4eba &#8211; non umani) la classe pi\u00f9 bassa della societ\u00e0, composta da indigenti priva di fissa dimora e per lo pi\u00f9 mendicanti, che spesso entravano in diretto conflitto con questi pi\u00f9 affascinanti monopolisti dell&#8217;elemosina, in grado di attrarre l&#8217;attenzione popolana grazie alla musica e raccogliere denaro con la promessa di una vita successiva migliore. Tanto che ci furono numerosi casi di risse, o veri e propri conflitti armati tra i due gruppi, culminanti con la decisione da parte di svariate comunit\u00e0 e villaggi di bandire completamente l&#8217;accesso ai membri della setta Fuke-shu. Ma fatta eccezione per questi luoghi, i\u00a0<em>komus\u014d\u00a0<\/em>potevano andare pressoch\u00e9 ovunque, grazie agli speciali documenti che gli venivano concessi dal governo dei Tokugawa. Questo con una doppia finalit\u00e0: da una parte mantenere dei privilegi per gli ex-samurai che componevano in buona parte i loro ranghi, dall&#8217;altra far girare liberamente le proprie spie, senza che dessero nell&#8217;occhio in corrispondenza dei posti di blocco. Luoghi presso cui, per provare l&#8217;effettiva appartenenza all&#8217;ordine, al monaco dal volto segreto veniva chiesto di suonare una <em>honkyoku<\/em> (\u672c\u66f2 &#8211; composizione originale) tra le pi\u00f9 difficili, generalmente Shika no Tone &#8211; &#8220;Il richiamo distante del cervo&#8221;. Cos\u00ec gelosamente custodito era il segreto per suonare abilmente lo <em>shakuhachi<\/em>, il flauto di bamb\u00f9, che si riteneva nessuno potesse riuscirci senza aver effettivamente studiato in uno dei templi ufficiali della Fuke-shu.<\/p>\n<figure id=\"attachment_24277\" aria-describedby=\"caption-attachment-24277\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/hxCiPKSkPd4\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-24277 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-24277 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Shakuhachi-Notation-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Shakuhachi-Notation-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Shakuhachi-Notation-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/11\/Shakuhachi-Notation.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24277\" class=\"wp-caption-text\">Questo raro esempio di notazione musicale di un pezzo <em>honkyoku<\/em> mostra un impiego decisamente inusuale, e soprattutto moderno dei due alfabeti sillabici giapponesi, <em>hiragana<\/em> e <em>katana<\/em>. Il pi\u00f9 delle volte tali note venivano tramandate oralmente, principale ragione per cui molta della musica dei <em>komus\u014d<\/em> \u00e8 andata ormai perduta.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di voci ne giravano molte: si diceva che i monaci del vuoto fossero spie, assassini. Che potessero evocare gli spiriti dei morti grazie al suono del loro flauto. Nelle xilografie del mondo fluttuante, principale repertorio immaginifico dell&#8217;epoca Edo, i\u00a0<em>komus\u014d<\/em> iniziarono ad apparire in circostanze mistiche, talvolta a fianco o persino alleati dei mostruosi <em>y\u014dkai<\/em> (mostri, fantasmi). Ed \u00e8 in tale guisa che li ritroviamo, occasionalmente, nei fumetti e nei videogiochi della cultura globalizzata di matrice nipponica, dove il loro aspetto impersonale li rende dei perfetti antagonisti delle pi\u00f9 surreali circostanze. Nel frattempo la loro musica, successivamente alla Restaurazione dell&#8217;imperatore Meiji (1869) era stata forzatamente scardinata dal contesto di appartenenza originario, diventando una forma di intrattenimento per lo pi\u00f9 secolare.\u00a0E demonizzando ulteriormente i suoi creatori. Questo perch\u00e9 uno dei principali obiettivi dichiarati dei nuovi oligarchi che avevano scacciato via i Tokugawa, con aspro utilizzo degli strumenti bellici, era ripristinare la cultura nazionale, scacciando via tutte le influenze provenienti da fuori. Tra cui, per l&#8217;appunto, il buddhismo Zen. Se oggi conserviamo, almeno in parte, la musica di quei tempi, \u00e8 merito principalmente del musicista\u00a0Kurosawa Kinko I, che nel XVIII secolo viaggi\u00f2 per il paese mettendo su carta i\u00a036\u00a0<i>honkyoku\u00a0<\/i>che oggi costituiscono l&#8217;intero repertorio classico per flauto <em>shakuhachi<\/em>.<br \/>\nDel resto a cosa serviva, nel mondo moderno, una visione del mondo in grado di annullare l&#8217;importanza della propria esistenza, permettendo di vivere al di fuori della conformit\u00e0 civile? Pi\u00f9 un problema, che un vantaggio. O il credo pi\u00f9 recondito di un possente guerriero. Ma finita e dimenticata, oramai, era l&#8217;epoca degli eroi con l&#8217;elmo a foggia di drago, tigre, cervo volante! E cos\u00ec anche quella dei monaci con il cestino sulla testa. Ma una distante campana, forse, risuona tutt&#8217;ora&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Li chiamavano komus\u014d. 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Questi monaci del vuoto, gli esponenti di una setta che ebbe, al suo apice durante l&#8217;epoca Edo (1603-1868) oltre 100 templi disseminati in tutto il Giappone, &#8230; <a title=\"Lo Zen dei monaci con il cestino sulla testa\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=24275\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Lo Zen dei monaci con il cestino sulla testa\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[240,2960,1274,2330,163,2956,2958,564,46,1381,73,2093,276,641,2957,2959,71,1628,87,303],"class_list":["post-24275","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-asia","tag-bakufu","tag-buddhismo","tag-cerimonie","tag-cina","tag-epoca-edo","tag-flauto","tag-folklore","tag-giappone","tag-leggende","tag-musica","tag-oriente","tag-religione","tag-rituali","tag-sette","tag-shogun","tag-storia","tag-templi","tag-viaggi","tag-zen"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24275","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=24275"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24275\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":24282,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24275\/revisions\/24282"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=24275"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=24275"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=24275"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}