{"id":23944,"date":"2017-09-23T06:28:40","date_gmt":"2017-09-23T04:28:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23944"},"modified":"2017-09-23T06:28:40","modified_gmt":"2017-09-23T04:28:40","slug":"lenorme-computer-faceva-muovere-le-scritte-tv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23944","title":{"rendered":"L&#8217;enorme computer che faceva muovere le scritte in Tv"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/0wxc3mKqKTk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23946 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-23946\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/09\/Scanimate-Engineer-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/09\/Scanimate-Engineer-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/09\/Scanimate-Engineer-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/09\/Scanimate-Engineer.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso lo scorrere delle decadi, la tecnologia sembra diventare progressivamente pi\u00f9 complessa e difficile da sfruttare: ci\u00f2 \u00e8 indubbiamente vero da un punto di vista ingegneristico e produttivo. Ma assai probabilmente, non da quello concettuale. Mano a mano che la potenza di calcolo dei dispositivi aumenta, in effetti, l&#8217;interfaccia uomo-macchina diventa pi\u00f9 potente, e conseguentemente intuitiva. L&#8217;aveva compreso il telefilm Star Trek, in cui tutto quello che occorreva era chiedere le cose ad un computer usando la propria voce, disquisire, argomentare con lui. Mentre oggi, la soluzione del controllo vocale trova un approfondimento dovuto essenzialmente al desiderio di poter disporre della stessa soluzione nell&#8217;ambito della realt\u00e0 tangibile ed effettiva. Spostando tale analisi all&#8217;odierna condizione uomo-macchina, quindi, ci si rende conto di come la semplificazione permei ogni ambito dell&#8217;elaborazione non \\ale: dal momento in cui i computer sono diventati piccoli, talmente insignificanti nelle dimensioni da poter occupare un singolo tavolo o scrivania, la loro potenza \u00e8 cresciuta esponenzialmente, arrivando a poter contenere, ed elaborare artificialmente, qualsiasi immagine o video introdotto dai loro padroni. Chi non ha mai visto un video delle vacanze creato con i programmi di montaggio di Microsoft o Apple, in cui le immagini si susseguono con improbabili dissolvenze e scorrono dai lati, mentre nomi di persone o luoghi compaiono da tutti gli angoli dell&#8217;inquadratura? Ora immaginate di dove fare la stessa cosa, ma lavorando su pellicola di celluloide. Ovvero lavorando direttamente nello spazio non-digitale dell&#8217;intera questione.<br \/>\nComputer analogico: sembra una contraddizione in termini. Uno spauracchio ucronistico, come i dirigibili a vapore, il continente di Atlantropa o i caschi raffigurati nei geroglifici egizi tra carri magici e coccodrilli spaziali. Eppure nella natura stessa di tale termine, non \u00e8 implicato un metodo, bens\u00ec una finalit\u00e0: elaborare, cambiare le carte in tavola al fine di perseguire un idea. Tutto pu\u00f2 servire a farlo: un abaco \u00e8 una forma primordiale di tale apparato, cos\u00ec come la macchina differenziale di Charles Babbage (1822) pu\u00f2 affrontare il problema dei logaritmi attraverso un ammasso di ingranaggi e cremagliere interconnesse reciprocamente. Va quindi da se che negli anni &#8217;70 e &#8217;80, quando il boom dell&#8217;intrattenimento televisivo si apprestava a raggiungere il suo apice di pubblico e guadagni, esistesse un apparato in grado di elaborare ed impreziosire le immagini inviate nell&#8217;etere dei segnali. Qualcosa che oggi faticheremmo a riconoscere per ci\u00f2 che \u00e8, se non fosse per l&#8217;esauriente guida di\u00a0Dave Sieg, uno degli ingegneri elettronici che in tale epoca seppero reinventarsi artisti della grafica, per dare una forma alle idee dei network e qualche volta, dei registi del cinema di allora. E sembra proprio un cattivo dei film di James Bond cos\u00ec seduto di spalle, nella penombra, mentre manovra pulsanti e levette dalle funzionalit\u00e0 arcane. Mentre la sua opera potrebbe essere paragonata a quella di un animatore della Disney dei primordi, mentre lavorava al dispositivo che un tempo serviva ad unire il personaggio disegnato su pellicola trasparente con gli scenari dipinti del fondale. Soltanto che la sua tavolozza, stavolta, \u00e8 un&#8217;effettiva ripresa della scena da brandizzare. E la sua matita, nei fatti, non esiste neppure. L&#8217;improbabile marchingegno \u00e8 uno dei nove Scanimate prodotti originariamente dalla\u00a0Computer Image Corporation di Denver, Colorado, grazie alla capacit\u00e0 inventiva di\u00a0Lee Harrison III, che riuscirono ad imporsi come standard dell&#8217;industria per oltre 20 anni a partire da quel fatidico 1969. Immaginate per un attimo la fortuna di questi pionieri: ogni sigla, pubblicit\u00e0 qualsiasi telequiz e di tanto in tanto, un film hollywoodiano o due, dovevano necessariamente passare di l\u00ec o per una delle pochissime compagnie che possedevano uno di questi computer, situate in Inghilterra, Giappone, Lussemburgo e New York. Nel corso degli anni d&#8217;oro, un&#8217;ora di lavoro allo Scanimate poteva venire a costare al cliente anche 2.500 dollari, spendendo i quali poteva tuttavia disporre di un&#8217;animazione che, altrimenti, avrebbe richiesto giorni o intere settimane di lavoro. Naturalmente nessuno ti regala niente e se si pagavano simili cifre, era perch\u00e9 qui trovava espressione un servizio impossibile da trovare altrove&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_23945\" aria-describedby=\"caption-attachment-23945\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/UHjkMThH0aE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23945 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23945 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/09\/Introduction-to-Scanimate-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/09\/Introduction-to-Scanimate-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/09\/Introduction-to-Scanimate-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/09\/Introduction-to-Scanimate.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23945\" class=\"wp-caption-text\">C&#8217;\u00e8 qualcosa di straordinariamente poetico nel vedere una scritta animata con tale approccio nel contesto di un servizio di upload video quale YouTube. Quasi come se un ponte tra passato e presente fosse stato costruito col ghiaccio, pronto a scomparire per la prima alba della prossima primavera.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlando del suo lavoro con il pacato entusiasmo che spesso si pu\u00f2 trovare nei professionisti prossimi all&#8217;et\u00e0 della pensione, Mr.\u00a0Sieg ci guida nel giro degli\u00a0ZFx studios di Asheville, North Carolina, la compagnia da lui fondata negli anni &#8217;90 e che possiede l&#8217;unico esemplare ancora funzionante (a quanto ci \u00e8 dato di sapere) di una completa macchina Scanimate. Il sapiente tecnico, che possiede anche <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/user\/davesieg\/videos\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un canale di YouTube<\/a> e <a href=\"http:\/\/scanimate.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un sito personale<\/a> ricco d&#8217;informazioni storiche e funzionali, sembra aver preso particolarmente a cuore l&#8217;opportunit\u00e0 di preservare i segreti del suo precedente ambito lavorativo a vantaggio delle nuove generazioni, dimostrando al grande pubblico come le cose venivano un tempo portate a compimento, senza l&#8217;impiego di straordinarie facilitazioni. Il che diventa ben presto un fantastico viaggio un fantastico della memoria, tra strumenti che sembrano fuoriusciti da un film retro-futurista dei tempi andati. Il funzionamento della macchina Scanimate, come potrete facilmente immaginare, \u00e8 piuttosto affascinante: in uno dei suoi video pi\u00f9 tecnici, il suo proprietario ci descrive e guida passo passo nell&#8217;elaborazione di una semplice scritta mobile sul video stesso che ha caricato online. La procedura inizia con la scansione, ovvero la riproduzione delle immagini che dovranno essere rielaborate mediante l&#8217;impiego di un monitor ad alta definizione, mentre una telecamera, collegata alla macchina, si occupa di trasferirlo su una pellicola nuova. Ma non prima che l&#8217;enorme marchingegno, secondo il copione prestabilito, possa compiere la sua magia. L&#8217;immagine &#8220;virtuale&#8221; dello Scanimate veniva introdotta mediante una sorta di lavagna luminosa, sfruttando l&#8217;impiego della stampa su pellicola trasparente. Si trattava di una tecnica gi\u00e0 nota fin dagli albori della Tv. Ma l&#8217;aspetto innovativo, in questo caso, \u00e8 che non veniva fatta apparire tale e quale su schermo, ma prima rielaborata grazie alla manipolazione di un flusso elettronico, portata a termine direttamente dall&#8217;ingegnere\/artista di turno. \u00c8 tutto molto manuale e complesso, tanto che non pu\u00f2 che causare stupore il grado di maestria necessario a portare a termine persino un semplice effetto come la traslazione e lo zoom. L&#8217;addetto doveva, quindi, spostare una serie di manopole che impostavano la posizione di partenza dell&#8217;animazione, ed un&#8217;altra per l&#8217;esito finale desiderato. Quindi impostava la velocit\u00e0 desiderata e calibrava attentamente il punto di partenza nel corso dello show. Oltre a questa operazione basilare, ovviamente, c&#8217;erano numerosi effetti addizionali: oscillazione, rotazione, trasformazione. Chi li ha mai combinati, tra i grafici moderni, giocando con le opzioni di programmi finalizzati alla creazione di banner o grafica per il Web? Farlo con questa macchina, tuttavia, richiedeva un grado di creativit\u00e0 tecnica decisamente superiore. L&#8217;artista poteva, ad esempio, sfruttare dei ponti elettrici mediante l&#8217;impiego di appositi cavi, esattamente come si usava fare nei primi sintetizzatori audio (gesto da cui, tra l&#8217;altro, deriva il termine di plug-in, oggi usato per un tipo di software, ma che un tempo indicava l&#8217;effettivo &#8220;inserimento&#8221; di uno spinotto nella presa corretta).<br \/>\nAll&#8217;epoca della Image West, Ltd. di Hollywood quindi, la compagnia in cui\u00a0Dave Sieg inizi\u00f2 a lavorare subito dopo la scuola, era l&#8217;usanza che il committente supervisionasse l&#8217;intera procedura di creazione dell&#8217;animazione, richiedendo cambiamenti come &#8220;fallo un po&#8217; pi\u00f9 grande&#8221; oppure &#8220;giralo di 35\u00b0 a sinistra, per piacere.&#8221; Erano gli albori del lavoro di grafico con supervisione diretta da parte del cliente, una delle attivit\u00e0 pi\u00f9 stressanti del mondo digitale. Talvolta quest&#8217;ultimo faceva ritorno a distanza di tempo, richiedendo un nuovo lavoro sulla base di quello precedente, con modifiche magari di poco conto. Tale operazione, tuttavia, risultava spesso la pi\u00f9 complessa di tutte, poich\u00e9 la Scanimate non poteva, ovviamente, salvare alcun parametro, e nessuno aveva modo di ricordare la precisa posizione delle innumerevoli manopole, i pulsanti e le levette usate la volta precedente. Poco male: ogni ora trascorsa, dopo tutto, erano 2500 dollari guadagnati per la compagnia.<\/p>\n<figure id=\"attachment_23947\" aria-describedby=\"caption-attachment-23947\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/wTO3CKM2Yy0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23947 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23947 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/09\/Scanimate-reel-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/09\/Scanimate-reel-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/09\/Scanimate-reel-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/09\/Scanimate-reel.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23947\" class=\"wp-caption-text\">Questa dimostrazione video contiene alcuni degli effetti pi\u00f9 elaborati realizzabili con la Scanimate: essi richiedevano, normalmente, pi\u00f9 di un &#8220;passaggio&#8221; ovvero la pellicola veniva modificata, quindi riprodotta nuovamente e di nuovo scansionata, per un ulteriore rielaborazione e cos\u00ec via fino al risultato desiderato. Una procedura lunga ma pur sempre migliore dell&#8217;alternativa: disegnare tutto quanto a mano, un fotogramma dopo l&#8217;altro.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi simili computer, grandi come un armadio eppure estremamente specifici e limitati nel loro utilizzo, ci appaiono come i dinosauri della Preistoria terrestre: inutili e grezzi, tristemente superati ed avvolti da un vago alone di nostalgia e splendore. Lo stesso\u00a0Sieg sembra rassegnato nella sua personale missione, che vede un po&#8217; come i mulini di quel cavaliere della Mancia, famoso per il suo magro ronzino, considerato al pari del leggendario cavallo Bucefalo di Alessandro Magno. Non c&#8217;\u00e8 in effetti nulla, e sottolineo neanche un pixel, di quello che una simile macchina pu\u00f2 produrre, ad esulare dal vasto catalogo di effetti realizzabili con pure una versione gratuita degli odierni sistemi di elaborazione grafica usati nella post-produzione, sia amatoriale che professionale. Neppure i difetti, la grana e gli artefatti, che a dire il vero proprio in questi ultimi tempi, stanno tornando in <em>auge<\/em> per la costante ricerca nostalgica dei vecchi stili ed un mondo non ancora stritolato dal pessimismo economico e sociale. La vetusta Scanimate, dunque, ha ormai perso la sua funzione.<br \/>\nMa siamo poi cos\u00ec sicuri che questo basti a renderla del tutto inutile? Oggi \u00e8 possibile realizzare fotografie tramite l&#8217;impiego di un sensore di luminosit\u00e0, immagazzinandole come bytes all&#8217;interno di un minuscolo blocco di silicio. Eppure esiste ancora una corrente di artisti, che coraggiosamente continuano a sviluppare le vecchie lastre, mediante la sperimentazione del momento catartico dell&#8217;immersione nel metolo. Diamine, c&#8217;\u00e8 persino ancora chi traccia i ritratti a mano, armandosi di matita, colori e pennello! Nessuno ha mai veramente pensato che il superamento di una tecnologia debba necessariamente soprassedere lo spazio che essa possiede nell&#8217;immaginario umano. E da un certo punto di vista, l&#8217;elaborazione della grafica analogica \u00e8 stato un breve, significativo momento che ci ha portato oggi al punto in cui siamo. Dovrebbe essere preservata. Molto probabilmente, attraverso l&#8217;immagazzinamento di questi video. In digitale, s&#8217;intende. Non esageriamo!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attraverso lo scorrere delle decadi, la tecnologia sembra diventare progressivamente pi\u00f9 complessa e difficile da sfruttare: ci\u00f2 \u00e8 indubbiamente vero da un punto di vista ingegneristico e produttivo. Ma assai probabilmente, non da quello concettuale. 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