{"id":23767,"date":"2017-08-31T06:24:36","date_gmt":"2017-08-31T04:24:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23767"},"modified":"2017-08-31T17:03:13","modified_gmt":"2017-08-31T15:03:13","slug":"lintelligenza-artificiale-del-drone-anti-squalo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23767","title":{"rendered":"L&#8217;intelligenza artificiale del drone anti-squalo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/HItdecoGK3A\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23770 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-23770\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Shark-Drone-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Shark-Drone-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Shark-Drone-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Shark-Drone.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immaginate uno scenario in cui qualcuno \u00e8 stato incaricato di premere un pulsante. Non a intervalli regolari, come nel bunker del telefilm Lost, bens\u00ec con uno scopo e metodologia precisa: ogniqualvolta il pulsante viene premuto, una vita umana sar\u00e0 salvata dall&#8217;assoluto baratro della dannazione. Questa persona, coperta di una simile assurda responsabilit\u00e0, dovr\u00e0 osservare la specifica comparsa di uno spettro affusolato nel mare. E soltanto al riconoscimento di tale diabolica essenza, intervenire. Per le prime settimane o mesi, volendo presumere di trovarci di fronte ad un individuo dall&#8217;alto tenore professionale ed equilibrato, tutto procederebbe speditamente. Ma dopo il primo inevitabile errore, costato la vita ad un innocente, il guardiaspiaggia inizierebbe ad irrigidirsi; il giorno a seguire, inizierebbe a premere il pulsante anche in momenti erronei, con conseguente dispendio d&#8217;interventi superflui di salvataggio; e dopo la prima serie di errori, inizierebbe a mancare la trascurare segni evidenti dello spettro, causando ulteriori incidenti. La sua vita, ancor pi\u00f9 di quella delle vittime, diventerebbe un inferno. Qualcosa di simile \u00e8 stato scoperto negli ultimi due anni dall&#8217;amministrazione regionale del NSW (Nuovo Galles del Sud, Australia) secondo luogo al mondo per vittime degli squali dopo la Florida, capitale mondiale dei bagnanti assaggiati &#8220;erroneamente&#8221; dal pesce carnivoro per assoluta eccellenza. Da quando, nel 2015, dando il via libera ad un progetto per ridurre simili casi nel luogo che ne ha visti ben 295 a partire dal 1990, di cui 122 fatali, il governo di Sydney ha stanziato i fondi per attivare il pi\u00f9 sofisticato sistema multi-canale nella storia dei sette mari. Con reti a ridosso delle spiagge, boe di rilevamento, esche avvelenate, una app per le notifiche sul cellulare e droni, dozzine di droni, prodotti in parte dalla compagnia Little Ripper, con sede a Belrose, non pi\u00f9 di 25 Km a nord della grande citt\u00e0 di Sydney . La quale, avendo creato anche una scuola per l&#8217;addestramento e la preparazione sul campo degli addetti al pilotaggio e rilevamento, ha avuto modo di rilevare come l&#8217;accuratezza delle vedette a distanza fosse sorprendentemente bassa, nell&#8217;ordine del 20-30% di squali avvistati correttamente, senza fare confusione con delfini, balene o grossi pesci di vario tipo. Il che ha portato, negli ultimi tempi, alla ricerca di una soluzione alternativa: e se fossero i computer ad occuparsi di questa mansione?<br \/>\nFa il suo ingresso in scena, a questo punto della tragedia, il team di ricerca del Prof.\u00a0Michael Blumenstein, direttore della scuola di software nel dipartimento di scienze informatiche dell&#8217;Universit\u00e0 Tecnologica di Sydney. Figura attiva nel campo dell&#8217;intelligenza artificiale, ma sopratutto, nell&#8217;ultima nuova branca di questo ambito, le reti neurali. Coadiuvato tra gli altri da un&#8217;altro ricercatore di origini indiane, il Dr. Dr Nabin Sharma, gi\u00e0 produttore di algoritmi simili per il riconoscimento delle grafie orientali. \u00a0Fino a poco tempo fa, eravamo abituati a considerare lo strumento delle entit\u00e0 frutto della programmazione umana come ottimo per gestire i numeri, mediano con le parole, e pessimo per quanto concerneva l&#8217;interpretazione delle vere e proprie immagini, attivit\u00e0 totalmente ingestibile senza possedere la preziosa fiamma del ragionamento autonomo, puro appannaggio del regno animale. Questa situazione, con gli ultimi progressi nella rapidit\u00e0 di calcolo e lo spazio d&#8217;immagazzinamento dati, \u00e8 stata negli ultimi tempi notevolmente mitigata. E questo soprattutto grazie alla metodologia dell&#8217;apprendimento profondo, codificata nella prima volta nel 2006, ad opera degli scienziati\u00a0Hinton e Salakhutdinov, che hanno scoperto come l&#8217;intelligenza artificiale potesse essere suddivisa in strati, e ciascuno di essi addestrato come una macchina stocastica di\u00a0Boltzmann priva di supervisione. Il che significava, in parole povere, sottoporgli come possibile scenario di utilizzo una quantit\u00e0 spropositata di interpretazioni dello stesso soggetto, concetto o immagine, finch\u00e9 il computer non diventasse in grado di riconoscerlo ed interpretarlo in totale autonomi. In quello che si potrebbe definire, non senza un certo timore reverenziale, la vera scintilla della vita creata in laboratorio. Macchine che possono salvarci oppure distruggerci, dunque, come profetizza pi\u00f9 di qualcuno, ma che soprattutto nel frattempo, possono agire per semplificarci notevolmente la vita. Ed in qualche caso risparmiarci l&#8217;incontro con belve feroci del pi\u00f9 mordente tipo&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_23768\" aria-describedby=\"caption-attachment-23768\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Sylx-GP3AqA\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23768 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23768 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Little-Ripper-Shark-Drone-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Little-Ripper-Shark-Drone-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Little-Ripper-Shark-Drone-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Little-Ripper-Shark-Drone.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23768\" class=\"wp-caption-text\">Il drone Little Ripper raggiunge le significative dimensioni di un metro e mezzo di lunghezza e funziona con otto motori ad elica, disposti in quattro coppie sovrapposte. Ci\u00f2 gli concede caratteristiche di affidabilit\u00e0 decisamente superiori alla media, anche nel campo professionale dell&#8217;impiego di simili apparati.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;impiego del sistema creato dal team di\u00a0Blumenstein mediante drone Little Ripper \u00e8 stato concepito come incrementale, piuttosto che rivoluzionario. Il computer non ricever\u00e0, in effetti, il compito di pilotare il mezzo e determinare strategie di pattugliamento, quanto piuttosto di riconoscere lo squalo e dare l&#8217;allarme. La componente a sangue caldo del team uomo-macchina, dunque, dovr\u00e0 decidere come intervenire. Scegliendo tra una serie di possibili azioni che risultano essere, in effetti, piuttosto interessanti: in primo luogo, le autorit\u00e0 competenti potranno avvisare i bagnanti, premurandosi che tutti quanti quelli nei dintorni facciano ritorno sulla solida terraferma. Nel caso in cui poi, l&#8217;occhio nel cielo dovesse scrutare l&#8217;orribile scena di un surfista prossimo ad essere divorato, il drone potr\u00e0 mettere in campo le sue capacit\u00e0 di intervento diretto: punto primo, allertare il malcapitato tramite l&#8217;impiego del megafono di bordo. Punto secondo, se necessario, sgancio di una zattera gonfiabile di salvataggio, su cui questo possa trovare un rifugio per lo meno temporaneo dalla furia del grande bianco, il grizzly o lo squalo toro. Per il prossimo futuro, la compagnia sta elaborando anche un non meglio definito strumento di contromisura elettronica, presumibilmente basato sugli ultrasuoni, capace di allontanare materialmente il predatore dei mari. Un qualcosa che se pure non fosse risolutivo, costituirebbe comunque un&#8217;arma valida nella sempre durissima gara tra serenit\u00e0 e terrore.<br \/>\nE tutto questo, con quali risultati? Bench\u00e9 il sistema\u00a0SHARK SPOTTER non sia stato ancora effettivamente implementato in alcuna location dall&#8217;alta rilevanza turistica quale ad esempio la celeberrima Bondi Beach, un trial che dovrebbe arrivare entro la fine dell&#8217;anno, gi\u00e0 le sortite effettuate sembrano aver dato risultati marcatamente positivi: l&#8217;analisi statistica dei casi ha dimostrato come il network neurale integrato nel cervello dei droni riesca ad individuare con successo gli squali nel 90% dei casi. Un risultato notevolmente superiore a quello delle loro controparti umane, e ci\u00f2 senza neppure iniziare a considerare l&#8217;instancabilit\u00e0 del meccanismo, del tutto privo di calo dell&#8217;attenzione, necessit\u00e0 di fare pausa o l&#8217;addestramento avanzato di cui necessitano gli avvistatori in carne ed ossa nel primo periodo del loro impiego. Ci\u00f2 che resta da superare, \u00e8 soltanto il preconcetto negativo di affidare la propria sopravvivenza ad un sistema automatico, piuttosto che a un nostro simile che ha fin qui condiviso l&#8217;esperienza della vita. Il che non sarebbe poi cos\u00ec diverso dallo scenario futuro, sempre pi\u00f9 prossimo e preoccupante, di automobili in grado di spostarsi autonomamente per le strade evitando in maniera perfetta qualunque tipo d&#8217;incidente. Certo, non \u00e8 facile insegnare a un computer qualcosa di articolato. Ma una volta che questi ha imparato a farlo, potr\u00e0 ripetere gli stessi gesti e ragionamenti per un infinito numero di volte. Senza sbagliare mai.<\/p>\n<figure id=\"attachment_23769\" aria-describedby=\"caption-attachment-23769\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/IW7UlivFZu8\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23769 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23769 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Sentinel-VDS-Shark-Drone-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Sentinel-VDS-Shark-Drone-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Sentinel-VDS-Shark-Drone-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Sentinel-VDS-Shark-Drone.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23769\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;idea del drone automatico segna-squali non \u00e8 del tutto unica, e trova un&#8217;ulteriore interpretazione nel Sentinel VDS della Astron, azienda operativa a Perth, sull&#8217;estremo opposto delle coste d&#8217;Australia. Rispetto alla soluzione del NSW, qui siamo di fronte ad un drone ad ala fissa, il che gli porta un vantaggio apotropaico non indifferente: ricordare, per lo sguardo dei bagnanti, uno squalo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, come pi\u00f9 volte discusso anche sulle pagine incorporee di questo blog, lo squalo medio non \u00e8 un animale intenzionalmente aggressivo che desideri, sopra ogni altra cosa, divorare la carne umana. Un cibo che che in effetti, gli risulta piuttosto indigesto, per il rapporto tutt&#8217;altro che favorevole tra ossa, cartilagini e grasso ricco di nutrienti (comparate la nostra figura, ad esempio, con quella di una succosa foca). Ma come disse qualcuno, il problema \u00e8 che i pesci non hanno le mani e dunque l&#8217;unico modo a loro disposizione per tentare di approfondire un&#8217;esistenza sconfinata tra le loro acque, \u00e8 usare la bocca e provarne il sapore. Il che, nel caso dei pi\u00f9 grandi e pericolosi predatori degli abissi, comporta quasi sempre lesioni gravissime e potenzialmente, la morte pressoch\u00e9 immediata. In quest&#8217;ottica, nonostante la rarit\u00e0 statistica degli attacchi (122 morti in 30 anni? Roba da ridere, persino rispetto agli incidenti d&#8217;auto di una singola citt\u00e0) diventa difficile tollerare un rischio che \u00e8 facilmente evitabile, semplicemente tenendosi dal lato corretto delle sabbiose rive oceaniche del continente. Una scelta che danneggia la qualit\u00e0 della vita, e soprattutto, riduce il turismo, costando alle regioni coinvolte un notevole danno d&#8217;introiti, particolarmente lesivo nei periodi di recessione.<br \/>\nSalvare i singoli individui dagli squali significa dunque, indirettamente, salvare l&#8217;Australia. E salvare con essa, la gioia d&#8217;immergersi nella risacca salmastra senza dover contare continuamente il numero delle proprie braccia e gambe non ancora intaccate dalla carezza del tritacarne pinnuto. Qualcosa che tutti dovrebbero avere il diritto di fare, da qui allo scioglimento dei ghiacci globali. Con conseguente fin della festa ed Apocalisse dell&#8217;intera fiera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Immaginate uno scenario in cui qualcuno \u00e8 stato incaricato di premere un pulsante. Non a intervalli regolari, come nel bunker del telefilm Lost, bens\u00ec con uno scopo e metodologia precisa: ogniqualvolta il pulsante viene premuto, una vita umana sar\u00e0 salvata dall&#8217;assoluto baratro della dannazione. 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