{"id":23621,"date":"2017-08-11T06:39:08","date_gmt":"2017-08-11T04:39:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23621"},"modified":"2017-08-11T06:45:48","modified_gmt":"2017-08-11T04:45:48","slug":"cactus-protegge-le-linci-dallassalto-dei-puma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23621","title":{"rendered":"Il cactus che protegge le linci dall&#8217;assalto dei puma"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/OcTmFrjau_E\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23623 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-23623\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Bob-the-cactus-bobcat-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Bob-the-cactus-bobcat-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Bob-the-cactus-bobcat-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Bob-the-cactus-bobcat.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avete mai sentito il detto: &#8220;Quando hai abbastanza fame, anche X sembra un banchetto degno di un re?&#8221; Anche un cracker non salato. Persino una cavalletta ricoperta di cioccolata. Oppure: &#8220;Se sei abbastanza in ritardo, anche il caff\u00e8 della macchinetta si trasforma in un espresso del bar.&#8221; E i semafori diventano un mero suggerimento. In merito a questo: sono piuttosto puntuale. Quindi non saprei dire&#8230; E a proposito, vi sar\u00e0 certamente capitato, in mezzo al catalogo dei vostri giorni, di essere inseguiti da un grosso felino affamato. Nella pianura del Serengeti, nel profondo dell&#8217;Africa Nera, \u00e8 piuttosto facile stabilire in tal caso un preciso piano d&#8217;azione: si corre verso il pi\u00f9 vicino baobab, e ci si arrampica su. Il grande albero &#8220;padre di molti semi&#8221; (in arabo b\u016b\u0127ib\u0101b) che ha una forma tozza e bombata, con un tronco talvolta liscio, talvolta nodoso. Naturalmente, la seconda ipotesi \u00e8 preferibile, ma come si dice: &#8220;Quando il leone inizia a correre, tutto pu\u00f2 sembrarti una scala.&#8221; Immaginate per\u00f2 adesso di esservi trovati, piuttosto, nel bel mezzo di un grosso deserto americano, diciamo per esempio quello di Sonora. E diciamo, sempre per dare corso alla nostra ipotesi, che il gattone degl&#8217;incubi sia stato piuttosto un diverso tipo di leone, si&#8230; Di montagna. D\u00eccesi comunemente: il puma. Magari mentre eravate in visita dalle parti del Golden Canyon nella contea di Pinal, Stati Uniti d&#8217;America, Arizona. All&#8217;ombra delle montagne di Superstitions dove un tempo, si andavano a perdere i cercatori d&#8217;oro. Ora, con la potenziale esclusione del campo da golf locale, non stiamo esattamente parlando di un luogo ricco di vegetazione ad alto fusto, o magari persino baobab. Dunque dovreste iniziare a correre verso l&#8217;orizzonte col predatore incollato ai calcagni. Finch\u00e9, sempre pi\u00f9 prossimi allo sfinimento, non avreste visto apparire dinnanzi una piccola cupola verdeggiante, dai molteplici spuntoni sporgenti, affilati come altrettanti coltelli. Col passare dei secondi, gradualmente, sarebbe comparsa la verit\u00e0: si trattava di un arbusto, ovvero una pianta alta 12-15 metri. Ma anche di un cactus, il crudele saguaro.<br \/>\n&#8220;<em>Carnegiea gigantea<\/em>&#8230;&#8221; gridereste a quel punto: &#8220;&#8230;Salvami, tu. <em>Meow<\/em>.&#8221; Dimenticavo il dettaglio fondamentale: in questo scenario, voi siete una lince. Bob la lince, per essere pi\u00f9 precisi, il famoso animale che nel 2011, per un caso sfortunato aveva finito per sconfinare nel territorio del suo cugino pi\u00f9 grosso e arrabbiato. Con in pi\u00f9 il valore aggiunto che il coguaro in questione, per un caso malaugurato del destino, aveva anche fatto i cuccioli al s\u00e9guito, vulnerabili, graziosi batuffoli di pelo. Tanto che fin dalle primissime battute dell&#8217;inseguimento, apparve chiaro che se Bob non avesse trovato una soluzione, sarebbe finita piuttosto male. Ma la via di scampo, per sua fortuna, c&#8217;era. Fu allora, grosso modo, che un amico direttore d&#8217;azienda chiam\u00f2 il pensionato\u00a0Curt Fonger, fotografo della natura, gridando nel microfono un qualcosa sulla falsariga di: &#8220;[&#8230;] Vieni subito, non perdere tempo! C&#8217;\u00e8 una lince sal\u00ecta, una lince sal\u00ecta sul muro spinoso.&#8221; A quel punto, Mr. Fonger lasci\u00f2 a met\u00e0 quello che stava facendo. Non ci \u00e8 dato di sapere, in effetti, quanto ci mise a raggiungere la fantastica scena (era il 2011) anche perch\u00e9 a dire il vero, non avrebbe fatto nessuna differenza. L&#8217;animale sarebbe rimasto l\u00ec per un periodo di sei ore. Forse perch\u00e9 spaventato dall&#8217;ipotesi che il puma potesse tornare, oppure semplicemente comoda, su una posizione del tutto inusitata ma che per qualche ragione, a lui piaceva. Dal punto di vista scientifico, non \u00e8 affatto impossibile. Il peso medio di una lince nordamericana si aggira sui 10 Kg, mentre le spine del saguaro, per quanto acuminate, hanno una caratteristica: sono fissate in maniera piuttosto solida al tronco. Il che significa che, anche pungendosi, queste non resteranno conficcate nella pelle, tanto pi\u00f9 quando il malcapitato \u00e8 un quadrupede coi polpastrelli induriti dalla ruvidit\u00e0 e il calore del deserto. Dalla felice congiunzione dei due fattori, dunque, non \u00e8 difficile immaginare uno stato del fuggitivo simile a quello del fachiro sul letto di chiodi: una singola punta, penetra la pelle. Ma molte in parallelo, diventano una sorta di stravagante sostegno. Tutto questo avrebbe funzionato molto meno bene con il puma (bench\u00e9 anch&#8217;esso sia notoriamente in grado di compiere l&#8217;impresa) cos\u00ec almeno in quel caso, il genitore apprensivo si prese i cuccioli, e intraprese il suo ritorno verso la regione montuosa da cui era provenuto. Al termine della giornata, dopo aver documentato l&#8217;intera faccenda per i posteri senza volto, Mr Fonger fece il suo ritorno alla base del saguaro, per verificare quanto fosse stata difficile la fuga di Bob la lince. Non un singolo pelo, neppure una goccia di sangue, rimaneva a testimonianza del suo passaggio. Considerate le premesse&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_23622\" aria-describedby=\"caption-attachment-23622\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/kfD-5Sh8Z-Q\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23622 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23622 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Black-cactus-cat-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Black-cactus-cat-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Black-cactus-cat-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Black-cactus-cat.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23622\" class=\"wp-caption-text\">Raro, ma non unico. Ecco un video della Associated Press, anch&#8217;esso risalente al 2011, in cui un comune gatto domestico si era arrampicato sul cactus saguaro. A quanto ci \u00e8 dato di sapere, l&#8217;animale sarebbe rimasto lass\u00f9 per &#8220;giorni&#8221; senza mangiare n\u00e9 bere. Chiss\u00e0 se ad inseguirlo, stavolta, era stata una lince&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Predatori e prede, pericoli, il senso opprimente del peso del fato. Quando i primi coloni cristiani attraversarono la valle del fiume di Gila, incontrandosi con i nativi delle popolazioni\u00a0Tohono O\u2019odham e le trib\u00f9 nomadi degli Apache, ben presto scoprirono che la principale qualit\u00e0 nascosta di questi luoghi. Oro, migliaia di tonnellate del favoloso metallo, nascosto da tempo immemore all&#8217;interno delle vene sfolgoranti del sottosuolo. Cos\u00ec nacque, nel 1867, la citt\u00e0 di Phoenix, ben presto segu\u00ecta dalle comunit\u00e0 satellitari di Tortilla Flats, Superior e per l&#8217;appunto, Gold Canyon. Il cui nome aveva un&#8217;origine, in realt\u00e0, pi\u00f9 specifica di quanto si possa tendere a pensare. Secondo una leggenda infatti, qui giunse dalla Germania soltanto tre anni dopo un cercatore d&#8217;oro di nome Jacob Waltz, che la gente del posto, erroneamente, ritenne subito essere un olandese. Avvenne cos\u00ec che durante le sue peregrinazioni, questo frainteso individuo si fosse imbattuto in un giovane membro della famiglia messicana dei Peralta, che si era trovato in terribile difficolt\u00e0. Che cosa gli era successo? Non \u00e8 riportato. Forse si era arrampicato su un cactus, perch\u00e9 inseguito da un puma. Fatto sta che l&#8217;europeo, aiutandolo a rimettersi in sesto, ricevette da lui il pi\u00f9 munifico dei regali: pare infatti che i Peralta, prima della guerra tra Stati Uniti e Messico del\u00a01846-48, avessero scavato una miniera d&#8217;oro dallo straordinario successo. La quale, al momento di fuggire, era stata chiusa con un macigno, senza annotare in alcun luogo la sua posizione. Ma ora che il messicano aveva ritrovato un futuro grazie al suo nuovo amico straniero, i beni materiali gli apparvero improvvisamente privi di alcun valore. E in un impeto di generosit\u00e0, decise di trasferire il segreto.<br \/>\nQuesta vicenda \u00e8 riportata nell&#8217;<a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=Ud78AQAAQBAJ&amp;printsec=frontcover&amp;hl=it#v=onepage&amp;q&amp;f=false\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">autobiografia hippie &#8220;Fight the Power&#8221;<\/a> di Eric Leif Davin, il quale ipotizza anche che il tedesco, nei fatti, avesse semplicemente trovato la miniera per caso ed ucciso i suoi proprietari messicani. Ma questo fa una differenza sorprendentemente piccola, ai fini del nostro racconto. Il punto \u00e8 che nelle montagne di Superstitions (nome tutt&#8217;altro che casuale) da quel giorno, iniziarono ad apparire qui e l\u00e0 i segni dell&#8217;oro. Sui margini delle montagne, nel riflesso del Sole sulle pozzanghere. Sopra le rocce illuminate dal fuoco del tramonto. Ed anche, secondo una diceria riportata dallo stesso fotografo della lince\u00a0Curt Fonger <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=OcTmFrjau_E&amp;index=5\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">durante un&#8217;intervista in Tv<\/a>, sul cucuzzolo dei cactus saguaro. Il che potrebbe essere inteso anche in senso metaforico e del resto, avete notato il colore del pelo dell&#8217;animale?<\/p>\n<figure id=\"attachment_23624\" aria-describedby=\"caption-attachment-23624\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/iU21MROI_1w\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23624 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23624 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Saguaro-Gila-Woodpecker-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Saguaro-Gila-Woodpecker-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Saguaro-Gila-Woodpecker-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/08\/Saguaro-Gila-Woodpecker.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23624\" class=\"wp-caption-text\">Anche il picchio di Gila sale tranquillamente sul cactus, incurante delle sue spine. Quasi per sfregio, ogni anno costruisce un nido diverso, costellando la pianta di buchi. Buchi che in seguito, vengono occupati da uccelli diversi.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso il percorso dei secoli, la convivenza tra i\u00a0Tohono e gli Apache non fu mai pacifica, esattamente come quella delle linci coi puma. Ma entrambi i popoli, almeno, si trovavano d&#8217;accordo su un fatto: che il cactus saguaro era sacro, e in quanto tale, andava onorato e trattato con un senso di profondo rispetto. Questi possenti vegetali, che impiegavano anche 75 anni per crescere fino alla prima biforcazione, arrivando a viverne 150 anni, erano una fonte importante di cibo, grazie ai loro frutti rossi che venivano mangiati per il puro sostentamento e impiegati durante diversi rituali religiosi. Verso il mese di giugno, le trib\u00f9 degli Apache erano solite stabilirsi nel territorio di queste piante, creando notevoli attriti con i loro vicini stanziali, che erano soliti usare parti del cactus, miste a fango, per costruire le loro case. O anche recinzioni, trappole per animali, frecce per andare a caccia. Il picchio di Gila\u00a0(Melanerpes uropygialis) \u00e8 solito praticare dei fori nella carne tenera della pianta all&#8217;interno dei quali costruisce quindi il suo nido. La pianta quindi, guarendo la ferita, crea delle vere e proprie sacche impermeabili, che i nativi utilizzavano come borracce o recipienti per il cibo (un&#8217;altra abitudine di questo uccello \u00e8 quella di bucare il cranio dei pulcini di colombi, per succhiarne il gustoso cervello. Ma questo resta, forse, troppo macabro da approfondire&#8230;) In ultima analisi: proteggi il cactus e un giorno, quello potrebbe salvarti la vita. Come successo a Bob la lince, eroe nazionale.<br \/>\nNon tutti hanno invece considerato, come l&#8217;alternativa diametralmente opposta possa dimostrarsi altrettanto vera. Indicativo resta il caso dell&#8217;aspirante cowboy David Grundman, che nel 1982 si stava cimentando nella nota attivit\u00e0 vandalica statunitense del &#8220;<em>cactus plugging<\/em>&#8221; consistente nel caricare un potente fucile, e quindi scaricarlo contro la maestosa pianta, finch\u00e9 questa non finisca letteralmente tagliata a met\u00e0. Caso malcapitato in cui, per un vezzo dello stesso deserto privo di voce, il tronco spinoso cadde si, ma di lato. Finendo per schiacciare il suo stesso torturatore. Che per\u00ec in questo modo, trafitto da un milione di spine, spinte a fondo dal tronco di 230 Kg. Riuscite ad immaginare un destino pi\u00f9 orribile? Pi\u00f9 orribilmente meritato? Lo stesso puma, osservando la scena, avrebbe scrollato le spalle pelose. Poi con un ringhio sommesso, avrebbe iniziato a mangiare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avete mai sentito il detto: &#8220;Quando hai abbastanza fame, anche X sembra un banchetto degno di un re?&#8221; Anche un cracker non salato. Persino una cavalletta ricoperta di cioccolata. Oppure: &#8220;Se sei abbastanza in ritardo, anche il caff\u00e8 della macchinetta si trasforma in un espresso del bar.&#8221; E i semafori diventano un mero suggerimento. 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