{"id":23414,"date":"2017-07-17T06:34:05","date_gmt":"2017-07-17T04:34:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23414"},"modified":"2017-07-17T06:35:38","modified_gmt":"2017-07-17T04:35:38","slug":"le-macchine-portassero-borace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23414","title":{"rendered":"Prima che le macchine portassero il borace"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/S_Thvbp0rPo\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23416 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-23416\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Borax-Wagon-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Borax-Wagon-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Borax-Wagon-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Borax-Wagon.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un raro, irripetibile istante, New York tacque. Era necessario del tempo, per venire a patti con quanto si era palesato sulle sue strade. Il gigantesco veicolo, se cos\u00ec poteva venire chiamato, occupava quasi l&#8217;intera 42\u00b0 strada, dal Lyric Theatre all&#8217;Apollo del 223 West. Era una calda sera di questa estate dei primi del &#8216;900, quando Borax Bill fece il suo ingresso nell&#8217;elegante societ\u00e0 mondana della Grande Mela. Per farlo, non avrebbe potuto scegliere un metodo pi\u00f9 appariscente. Le luci stradali a gas, grande novit\u00e0 di quegli anni, illuminavano quasi a giorno la sua figura imponente, dalle ampie spalle e il cappello Stetson d&#8217;ordinanza, l&#8217;abito nero da cowboy malvagio che non avrebbe sfigurato in un film Western di 150 anni dopo. I primi segnali elettrici, recanti titoli come &#8220;Il mulino rosso&#8221; e &#8220;I Bimbi nel paese di Balocchia&#8221; pubblicizzavano le ultime operette provenienti dall&#8217;Europa, moda inarrestabile di quel momento. Alla stessa maniera il suo insigne predecessore e collega di inizio secolo, il maestro dei fucili e cacciatore Buffalo Bill, l&#8217;imponente personaggio era un vero praticante del suo mestiere, ma anche qualcosa di radicalmente diverso: un attore, un impresario, una figura pagata per il suo carisma. Ma a differenza di quest&#8217;ultimo, lui, lavorava da dipendente stipendiato. Della\u00a0Pacific Coast Borax Company per essere pi\u00f9 precisi, di propriet\u00e0 del &#8220;Re&#8221;\u00a0Francis Marion Smith, l&#8217;imprenditore figlio della sua epoca, che aveva saputo concepire il marketing dei suoi prodtti in maniera anacronistica e ultramoderna. &#8220;Avanti vermi, AARGH! Dannati zoccolimosci scansafatica, non vi fermate! Questo carico dannato deve giungere in orario!&#8221; Gridava, mantenendo il feroce cipiglio vagamente piratesco, la frusta pi\u00f9 lunga che fosse mai stata presa in mano da un uomo impugnata a due mani e fatta saettare, con precisione millimetrica, per produrre schiocchi nelle orecchie dei suoi &#8220;20 muli&#8221; (in realt\u00e0, i primi due erano dei cavalli). Mentre la gente, preso finalmente atto del significato della drammatica scena, esclam\u00f2:&#8221;\u00c8 lui, \u00e8 lui! \u00c8 l&#8217;uomo del sapone&#8230;&#8221; L&#8217;immagine, chiaramente, era precisa ed impressa nell&#8217;immaginario comune. Come avrebbe potuto essere altrimenti? Da quando il giornalista Steven Mather aveva convinto il magnate californiano a includere sulle latte dei suoi detergenti un&#8217;immagine che sarebbe entrata a pieno titolo nell&#8217;immaginario statunitense di quegli anni: quello della pi\u00f9 potente, massiccio ed impressionante veicolo non-stradale che il mondo avesse mai conosciuto.<br \/>\nIl tiro del borace di\u00a0Francis Marion Smith, in realt\u00e0 un concetto ereditato dal precedente fallimentare proprietario della compagnia\u00a0William T. Coleman, era un dispositivo funzionale e ben collaudato: si trattava, in primo luogo, di una coppia di carri legati assieme, ciascuno costruito in legno di quercia rinforzato con numerosi inserti metallici, e ruote del diametro di due metri dotate di &#8220;pneumatico&#8221;, che altro non era in realt\u00e0 che una striscia di ferro dello spessore di 25 mm. Ciascun vagone aveva una lunghezza di 5 metri e una profondit\u00e0 delle sponde di 1,8, ed un peso a vuoto di 3 tonnellate e mezzo. Sul retro, era collegata un ulteriore vettura, costituita da un serbatoio d&#8217;acqua da oltre 4.500 litri, che sarebbe servito a mantenere in funzione l&#8217;impressionante sequela di animali che costituivano il motore di un simile gigante. A uno spettatore moderno, difficilmente sarebbe sfuggita l&#8217;analogia con il camion da guerra dell&#8217;ultimo film di Mad Max, in cui la benzina trascinata a traino era il bene pi\u00f9 prezioso per tutti coloro che tentavano di sopravvivere nell&#8217;alto deserto radioattivo. Un paragone che in effetti non finiva l\u00ec: perch\u00e9 l&#8217;ambiente d&#8217;utilizzo, il vero luogo d&#8217;appartenenza dell&#8217;intero impressionante apparato (escluso Borax Bill in persona) era uno dei singoli luoghi pi\u00f9 inospitali di questo pianeta, e sicuramente il peggio del Nord America: il deserto del Mojave antistante alla valle incandescente, all&#8217;indirizzo della quale la guida William Lewis Manly \u00a0aveva esclamato famosamente nel 1849, a seguito di un attraversamento particolarmente sofferto con alcuni cercatori d&#8217;oro californiani, &#8220;Addio ed a mai pi\u00f9 rivederci, mia cara Death Valley.&#8221; Il termine, quindi, rimase. Ma non scoraggi\u00f2 gli altri pionieri. Uomini come\u00a0Aaron Winters, veterano della guerra civile, che stanco delle dispute della societ\u00e0 umana proprio l\u00ec si era ritirato assieme alla moglie Rosie oltre 20 anni prima, vivendo in un piccolo cottage in situazione di povert\u00e0. Finch\u00e9 un bel giorno, il prospettore del Nevada non gli aveva mostrato un candido campione di borace, e chiesto se ce ne fosse dell&#8217;altro all&#8217;interno del suo terreno. Al che, la sua vita presa una svolta del tutto inaspettata&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_23415\" aria-describedby=\"caption-attachment-23415\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/5JVcE8gho4k\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23415 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23415 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Borax-Wagon-Wheel-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Borax-Wagon-Wheel-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Borax-Wagon-Wheel-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Borax-Wagon-Wheel.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23415\" class=\"wp-caption-text\">Colui che ricostruisce, nell&#8217;epoca moderna, i celebri carri del borace \u00e8 Mr. Engels dell&#8217;omonima officina produttrice di carrozze, della cittadina Joliet ai piedi delle Beartooth Mountains. L&#8217;esperienza dei suoi uomini appare pi\u00f9 che mai evidente, nel momento in cui assemblano le impressionanti ruote.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;importanza del Borace fu nota in Occidente fin dall&#8217;epoca medievale, quando il viaggiatore Marco Polo ne riport\u00f2 \u00a0una certa quantit\u00e0 dall&#8217;impero del Gran Khan, dopo aver notato come potesse trovare l&#8217;impiego nella costituzione di un nuovo tipo di ceramiche, pi\u00f9 resistenti e che quasi immuni alle macchie causate dall&#8217;uso. Successivamente, quindi, si scoprirono le sue ulteriori notevoli qualit\u00e0: esso poteva creare una patina protettiva anche sulla carta, oppure contribuire alla rimozione dello sporco dai vestiti e le lenzuola. Per un certo periodo, addirittura, vi si realizz\u00f2 un dentifricio speciale per sbiancare i denti. Il minerale, che si presentava sotto forma di cristalli candidi e solubili in acqua, era la risultanza naturale del processo di evaporazione ripetuta di antichi laghi stagionali, in luoghi oggi desertici come per l&#8217;appunto, la Death Valley. Dove il nostro Winters, con sua somma sorpresa, ne scopr\u00ec quantit\u00e0 non soltanto significative: pressoch\u00e9 illimitate. Stipulato quindi un accordo segreto con\u00a0William T. Coleman, l&#8217;uomo che per primo avrebbe sviluppato una simile industria, ricevette la cifra allora notevole di 20.000 dollari, pi\u00f9 altri 3.500 per l&#8217;uso della fonte d&#8217;acqua presente sul suo terreno, fondamentale per il processo di purificazione. Quindi lasci\u00f2 la Death Valley insieme a sua moglie, per non tornarvi (sperava) mai pi\u00f9.<br \/>\nA quel punto, le fucine dell&#8217;industria aggiunsero ulteriore calore alla singola terra emersa pi\u00f9 bassa dell&#8217;intero Emisfero Occidentale. Furono trasportati con gran fatica nell&#8217;alto deserto gli strumenti per estrarre ed accumulare il borace grezzo, che veniva quindi caricato sui possenti carri, gi\u00e0 del tutto simili a quello portato mezza generazione dopo a Broadway dal successore\u00a0Francis Marion Smith. I quali, grazie allo sforzo incalcolabile dei cavalli e dei muli, trasportavano il loro carico fino alla Harmony Borax Works di\u00a0Daggett, California, dopo un viaggio di oltre 20 giorni attraverso 275 Km del terreno pi\u00f9 sconnesso e incandescente che la mente umana potesse concepire. E tenete presente che il peso complessivo di uno di questi &#8220;treni&#8221; a pieno carico si aggirava attorno alle 33 tonnellate. Affinch\u00e9 il carico non fosse ridotto dalla necessit\u00e0 di trasportare provviste, erano stati disposti lungo il tragitto alcuni punti di sosta, dove la compagnia si assicurava sempre che fosse presente il cibo per i conduttori della carovana ed i loro animali. Si trattava di una soluzione logistica estremamente funzionale, che permetteva di trasportare sola borace all&#8217;andata, e solo fieno e vivande al ritorno, evitando cos\u00ec lo spreco di un viaggio a vuoto. Una volta raggiunta l&#8217;azienda principale, il borace grezzo veniva triturato con dei mulini, poi immerso in 57 vasche di cristallizzazione in una soluzione d&#8217;acqua e carbonato di soda. Dalle quali, gradualmente, emergeva il prodotto finito, pronto da far asciugare ed inscatolare prima della spedizione mediante il pratico mezzo delle ferrovie.<\/p>\n<figure id=\"attachment_23417\" aria-describedby=\"caption-attachment-23417\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/bKlBHhMPSLE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23417 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23417 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Ye-Olde-Borax-Wagon-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Ye-Olde-Borax-Wagon-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Ye-Olde-Borax-Wagon-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Ye-Olde-Borax-Wagon.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23417\" class=\"wp-caption-text\">In questo segmento da un cinegiornale del &#8217;39 era ancora possibile vedere all&#8217;opera uno dei carri originali ed ormai fuori servizio, con tanto di esperti uomini al comando. Ma nella fase finale della sequenza, gi\u00e0 appare il mezzo che li avrebbe ben presto resi del tutto obsoleti: un semplice camioncino dal motore a benzina.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben presto nacque un&#8217;intera cultura attorno alle imprese dei conduttori di questi carri, particolarmente dopo l&#8217;acquisizione dell&#8217;azienda da parte di &#8220;Borax King&#8221; Smith, che fece realizzare in merito diversi articoli di giornale, un dramma cinematografico e stampe da appendere nelle case dei nostalgici dell&#8217;epoca coloniale. Il capo della carovana e pilota principale del mezzo era il <em>teamster<\/em>, accompagnato dallo <em>swamper<\/em>, una sorta di aiutante\/apprendista che avrebbe, ad un certo punto, sostituito la sua figura. Questi professionisti erano non soltanto esperti conduttori del tiro di muli, ma anche meccanici, veterinari e conoscitori delle norme basilari della sopravvivenza. Nel corso degli oltre 10 anni durante i quali l&#8217;impresa del Mojave rest\u00f2 operativa a pieno regime, non un solo convoglio sub\u00ec incidenti o ritardi gravi e nessun caric\u00f2 and\u00f2 perduto. Il che, considerate le condizioni del tragitto da percorrere, fu un risultato niente meno che straordinario. Poi, come sempre succede, l&#8217;epoca ebbe fine: per la meno romantica delle ragioni. Semplicemente, in altri luoghi degli Stati Uniti, erano stati scoperti depositi di borace pi\u00f9 vicini alle ferrovie, che non richiedevano quindi pi\u00f9 l&#8217;impiego di un sistema di trasporto tanto oneroso e complesso.<br \/>\nAl termine della storia, quindi, ritroviamo il nostro Borax Bill, ormai interpretato da un altro pilota dopo che il primo aveva improvvidamente richiesto un aumento di stipendio, mentre conduce il carro simbolico all&#8217;inaugurazione del presidente democratico\u00a0Thomas Woodrow Wilson, nel 1917. Dopo quel giorno, non avrebbe viaggiato mai pi\u00f9. Mentre per quanto riguarda\u00a0Aaron Winters, l&#8217;originale scopritore dei depositi di evaporite, egli aveva incontrato ormai da lungo tempo una fine economica altrettanto ingrata: acquistato un magnifico ranch a\u00a0Pahrump, in Nevada, e data finalmente alla moglie Rosie la vita che aveva sempre desiderato, nel 1887 era stato raggiunto dall&#8217;istituto del Fisco statunitense, che l&#8217;aveva multato severamente per arretrati nel pagamento delle tasse relative ai suoi terreni nella Death Valley. Perse quasi tutti i suoi asset, inclusa la propriet\u00e0 del nuovo ranch. E a quel punto non gli rimase altro che presentarsi dal Re Smith in persona, per offrire di nuovo i suoi servizi di prospettore ed esperto abitante del Mojave. Nel giro di pochi giorni, quindi, aveva fatto il suo ritorno laggi\u00f9, proprio nel posto che tanto aveva odiato. Il grande caldo non dimentica. E nessuno pu\u00f2 resistere al dolce richiamo di un altro carico di borace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per un raro, irripetibile istante, New York tacque. Era necessario del tempo, per venire a patti con quanto si era palesato sulle sue strade. Il gigantesco veicolo, se cos\u00ec poteva venire chiamato, occupava quasi l&#8217;intera 42\u00b0 strada, dal Lyric Theatre all&#8217;Apollo del 223 West. 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