{"id":23343,"date":"2017-07-08T06:49:04","date_gmt":"2017-07-08T04:49:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23343"},"modified":"2017-07-08T06:55:03","modified_gmt":"2017-07-08T04:55:03","slug":"macedone-riformo-concetto-strategia-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23343","title":{"rendered":"Il macedone che riform\u00f2 il concetto di strategia in guerra"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/juH-ckrN-cQ\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23345 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-23345\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Macedonian-Battle-Tactics-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Macedonian-Battle-Tactics-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Macedonian-Battle-Tactics-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Macedonian-Battle-Tactics.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia ricorda i nomi dei grandi, anche se talvolta l&#8217;opinione pubblica commette errori nell&#8217;attribuire i meriti alle persone. Prima che venisse lui, le cose venivano fatte in un determinato modo. E dopo, tutto continu\u00f2 in maniera perfettamente uguale, per ancora diversi secoli di conflitti e fino alla nascita di un ulteriore tipo di legioni. Tranne per il fatto che l&#8217;esercito che aveva creato, senza ombra di dubbio, era diventato il pi\u00f9 forte e incontrastato dell&#8217;intero mondo conosciuto. Ed anche una significativa parte di quello ancora da scoprire. Biondo, bello, acculturato, saggio, forte, un eterno vincitore: c&#8217;era niente che Alessandro non potesse riuscire a fare? Una cosa, sopra ogni altra: creare dal nulla una simile armata. Per la semplice ragione che a farlo, ci aveva gi\u00e0 pensato suo padre.<br \/>\nOh, ovviamente lui c&#8217;era, in quel giorno del 338 a.C a Cheronea, quando un regno ancora considerato semi-barbarico avrebbe scardinato ogni sicurezza delle maggiori p\u00f2leis dell&#8217;antica Grecia, grazie al suo impiego inaspettato di un diverso tipo di soldati, professionisti dediti all&#8217;addestramento come gli spartani, ma anche portatori di un qualcosa di talmente furbo e anti-convenzionale, che lo stesso re Leonida di Sparta alle Termopili 142 anni prima non avrebbe esitato a definirli dei codardi. E proprio da questa rigidit\u00e0 d&#8217;intenti, in ultima analisi, sarebbe derivata l&#8217;incapacit\u00e0 dei suoi eredi di soverchiare gli eserciti di Atene e di Tebe. Generali veterani, convinti sostenitori degli antichi metodi guerrieri&#8230; Mentre il suo futuro pari o addirittura superiore, nuovo prototipo del semi-dio guerriero con il destino di salvare l&#8217;Occidente, a quell&#8217;epoca aveva appena 18 anni. Eppure gi\u00e0 comandava lo schieramento della fanteria pesante, che in qualsiasi altra armata avrebbe sostenuto il ruolo pi\u00f9 importante dell&#8217;intera battaglia. Ovunque tranne che in Macedonia, dove la tradizione voleva che il re galoppasse piuttosto alla testa degli <em>Hetairoi<\/em>, una formidabile unit\u00e0 di cavalleria costituita dai baroni e gli altri nobili delle montagne, l&#8217;unica della sua epoca che fosse in grado di irrompere attraverso le fila dei nemici, come tanto spesso abbiamo visto accadere nei film. Armato di <em>xiston<\/em>, leggera lancia in legno di corniolo con la punta a entrambe le estremit\u00e0, e la <em>makhaira\u00a0<\/em>da un solo filo, corta spada simile a una mannaia, Filippo si trovava al vertice del triangolo formato dai sui compagni (questo il significato della parola <em>hetairoi<\/em>) da dove avrebbe condotto dando l&#8217;esempio, permettendo all&#8217;intera unit\u00e0 di seguirlo spontaneamente in battaglia, senza dover ricorrere alla parola. E quel giorno fatidico segu\u00ecto al fallimento diplomatico del progetto della Lega di Corinto, che avrebbe un giorno unificato tutte le p\u00f2leis sotto l&#8217;egemonia del regno di Macedonia, ce ne sarebbe stato certamente bisogno. All&#8217;altra estremit\u00e0 della pianura antistante alla maggiore acropoli della Beozia, infatti, ci\u00f2 che trovava posto non era una falange oplitica come tutte le altre, bens\u00ec lo stesso gruppo di soldati imbattibili che aveva ispirato e mostrato la via a Filippo 30 anni prima, dopo essere stato preso da loro in ostaggio durante la guerra contro gli Illiri: il battaglione sacro tebano, composto unicamente da 500 coppie di guerrieri resi affiatati da stretti legami d&#8217;amicizia o vero e proprio amore. Oltre a questo corpo d&#8217;elite seguito dai restanti 11.000 uomini di Tebe, lo schieramento alleato poteva contare sui 9.000 di Atene ed altri 9.000 appartenenti alle p\u00f2leis minori di\u00a0Ebea, Corinto, Leuca, Megara e Corcira. 5.000 mercenari coprivano i fianchi dello schieramento. \u00a0Al confronto, l&#8217;esercito macedone poteva contare su 32.000 effettivi, con una lieve inferiorit\u00e0 numerica di circa 3.000 elementi. Ma niente che il comando di un esperto generale non avesse gi\u00e0 ampiamente colmato nella storia dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_23346\" aria-describedby=\"caption-attachment-23346\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/4vnerYzDVow\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23346 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23346 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Phalanx-Reenactement-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Phalanx-Reenactement-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Phalanx-Reenactement-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Phalanx-Reenactement.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23346\" class=\"wp-caption-text\">Gli studenti di un corso di storia ricostruiscono il funzionamento della falange macedone in cortile. Certo, le sarisse di gommapiuma non saranno esattamente la stessa cosa, ma \u00e8 pur sempre meglio delle due righe scarse che i libri di scuola dedicano normalmente all&#8217;intera faccenda.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse colui che sarebbe rimasto pi\u00f9 colpito in maniera pubblica da questa intera faccenda, sarebbe stato un semplice oplita dello schieramento ateniese, quel Demostene che in seguito avrebbe composto una serie di orazioni particolarmente enfatiche contro il pericolo della sua nemesi Filippo, passate alla storia appunto con il nome, ormai un&#8217;antonomasia, di Filippiche (accuse particolarmente elaborate esposte all&#8217;indirizzo di qualcuno). Immaginando noi stessi all&#8217;interno del suo pesante elmo, dietro il grande scudo e con la lancia in mano, avremmo visto il dipanarsi di una strategia vincente: i tebani che assumevano lo schieramento obliquo, che li aveva contraddistinti fin dall&#8217;epoca di Epaminonda, consistente nel posizionarsi dal lato pi\u00f9 debole dell&#8217;armata nemica, per annientarlo immediatamente e passare ad assistere immediatamente il resto della battaglia. Mentre il gruppo della sua unit\u00e0, saldo e temprato dalle frequenti guerricciole di quegli anni, appariva pi\u00f9 che mai fiducioso di poter resistere, grazie ai fianchi protetti da un lato dall&#8217;acropoli di Cheronea, e dall&#8217;altro da un acquitrino, in grado di ostacolare il passaggio di qualsivoglia cavallo, non importa quanto ben addestrato. Al primo grido del falco, quindi, Filippo caric\u00f2. Il grande re era perfettamente riconoscibile, grazie al mantello e all&#8217;elmo piumato, concepito appositamente per essere scorto da lontano in battaglia. I suoi cavalieri in formazione a cuneo giunsero fino di fronte alla falange, sferrando qualche colpo preciso con le loro lance <em>xiston\u00a0<\/em>quindi, alquanto sorprendentemente, presero a ritirarsi. I comandanti dei ranghi, a quel punto, gridarono l&#8217;ordine di caricare. Ora Demostene correva in avanti. Una falange oplitica era essenzialmente l&#8217;equivalente di un moderno carro armato: lenta e pesante, relativamente incapace di reagire agli imprevisti che potevano provenire dai fianchi. Ma quando avanzava, letteralmente inarrestabile. Il re macedone non avrebbe mai potuto resistergli e infatti gi\u00e0 la sua retroguardia, raggiunta dalle punte delle lance ateniesi, vacillava e riportava le prime vittime. Il confronto in su quel fianco, pareva gi\u00e0 vinto.<br \/>\nNel frattempo il figlio Alessandro, avanzando in maniera pi\u00f9 cadenzata, stava per ingaggiare il possente battaglione tebano. Ma prima di farlo, grid\u00f2 un ordine. I suoi seguaci a quel punto, come un sol uomo, impugnarono le aste di quelle che sembravano semplici lance a due mani. Appoggiata a terra un&#8217;estremit\u00e0, tuttavia, si rivelarono per ci\u00f2 che erano realmente: un fascio di due aste, di 3,5 metri ciascuna, che potevano essere unite grazie all&#8217;impiego di una fascia metallica nel punto di raccordo. Con una rapidit\u00e0 provenuta dall&#8217;esperienza, i guerrieri portarono a compimento quel gesto, trovandosi quindi in mano delle picche che nessuno, mai prima d&#8217;ora, aveva neppure immaginato. Erano le sarisse, un&#8217;invenzione il cui impatto in battaglia, in quel particolare contesto storico, poteva essere paragonato a quello della futura polvere da sparo. Ora una comune lancia oplitica, come quella che indubbiamente impugnavano i membri del battaglione sacro tebano, raramente superava i tre metri di lunghezza. Il confronto tra due unit\u00e0 di fanteria pesante secondo il concetto greco, dunque, consisteva non tanto in una mischia, quanto piuttosto in un vero e proprio scontro frontale, in cui soltanto le prime due linee, in effetti, combattevano in senso letterale, mentre i rimanenti membri spingevano con tutta la loro forza sui propri scudi, cercando di scaraventare a terra i nemici. A patto che nessuna delle due parti avesse ricevuto i rinforzi, dunque, l&#8217;esito sarebbe stato determinato dalla sola forza dei componenti di un&#8217;armata, proprio come piaceva a Leonida lo Spartano. Proprio lui che per primo, tanti anni prima, aveva sperimentato la potenza di un simile assalto contro uno schieramento convenzionale. Ma i macedoni non usavano tattiche convenzionali. Le loro picche, chiamate sarisse, erano infatti uno strumento terrificante, poich\u00e9 permettevano non pi\u00f9 soltanto alle prime file, ma anche ai soldati posizionati sul retro di partecipare attivamente alla battaglia, infilzando tutti coloro che si frapponevano dinnanzi all&#8217;obiettivo. Mentre Filippo si ritirava dinnanzi agli ateniesi, dunque, Alessandro avanzava. In breve tempo, degli amanti di Tebe non rest\u00f2 che la soave memoria.<\/p>\n<figure id=\"attachment_23344\" aria-describedby=\"caption-attachment-23344\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/8O1aDr8dlpI\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23344 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23344 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Alexander-Gaugamela-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Alexander-Gaugamela-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Alexander-Gaugamela-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Alexander-Gaugamela.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23344\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;evoluzione strategica della tecnica delle armi combinate macedoni trov\u00f2 applicazione in molte delle battaglie successive di Alessandro Magno, come quella di Gaugamela (331 a.C.) Questa ricostruzione del film Alexander di Oliver Stone (2004) \u00e8 notevolmente accurata: notare ad esempio gli elmi frigi indossati dai membri della falange, ispirati agli stessi cappelli portati dai puffi del fumettista belga Peyo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quel punto, le forze si trovavano in posizione. Come tracciata a lettere di fuoco sulla pergamena della Storia, il campo di Cheronea si trovava ad ospitare una figura destinata a diventare ricorrente nei libri di strategia: l&#8217;incudine e il martello. L&#8217;armata superstite degli ateniesi e le altre p\u00f2leis, imbaldanzita dalle perdite inflitte ai leggendari\u00a0<em>hetairoi,\u00a0<\/em>era avanzata oltre la palude, fino a lasciare scoperti i fianchi. Mentre il re si voltava per un&#8217;ultima, esuberante carica, quindi, Demostene sollev\u00f2 lo scudo, indurendo la sua espressione mentre lo appoggiava contro le spalle di un commilitone. &#8220;Ho vissuto l&#8217;intera mia vita senza alcun rimpianto fino ad ora&#8230;&#8221; Era pronto. Non avrebbe arretrato. Proprio nell&#8217;attimo della verit\u00e0, tuttavia, ud\u00ec un grido disarticolato. Sul fianco destro, attraverso la polvere della battaglia, stava emergendo qualcosa di terrificante. Un letterale porcospino umano, con punte orientate frontalmente, ed altre sollevate a 45 gradi, che sembravano puntare verso gli stessi dei dell&#8217;Olimpo. Ogni singolo soldato era coperto da capo a piedi in un&#8217;armatura a piastre mentre i dardi e le frecce che li raggiungevano dalla seconda linea, quasi immancabilmente, venivano respinti dalla letterale foresta di aste a raggiera. Con incedere maestoso e preciso, la falange macedone raggiunse il fianco dello schieramento greco, gi\u00e0 impegnato a combattere con la cavalleria. Ma una falange non pu\u00f2 ruotare e disimpegnarsi. In quel preciso momento, nel sangue, nella brutalit\u00e0 e nella sofferenza, la Grecia fu unificata.<br \/>\nNessuno potrebbe mai mettere in dubbio che Alessandro, con la sua visione, le sagge scelte di governo, l&#8217;abilit\u00e0 strategica e la capacit\u00e0 nello scegliere uomini degni di fiducia (per lo meno fino agli ultimi, tragici errori) sia stato in grado di plasmare la creta delle nazioni. La figura dominante di un&#8217;intera epoca storica, che avrebbe aperto attraverso le armi la via ad un sincretismo tra Oriente e Occidente su cui fondare il futuro della nostra stessa cultura. Lo strumento dominante della sua intera marcia d&#8217;inarrivabile conquista, tuttavia, lo ricevette semplicemente in eredit\u00e0. Era il concetto creato dall&#8217;ingegno e la capacit\u00e0 rinnovatrice di suo padre, che dopo aver visto la forza di un battaglione tenuto saldamente insieme dall&#8217;amore, si era chiesto in che modo, realmente, potesse sperare di superarlo. &#8220;Se non con la spietatezza d&#8217;intenti, vera e propria, inusitata malvagit\u00e0&#8230;&#8221; Questo avrebbe gridato a gran voce Demostene, sopravvissuto nonostante tutto al massacro. Ma nessuno, a quel punto, l&#8217;avrebbe mai pi\u00f9 ascoltato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia ricorda i nomi dei grandi, anche se talvolta l&#8217;opinione pubblica commette errori nell&#8217;attribuire i meriti alle persone. Prima che venisse lui, le cose venivano fatte in un determinato modo. 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