{"id":23296,"date":"2017-07-01T06:29:11","date_gmt":"2017-07-01T04:29:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23296"},"modified":"2017-07-01T06:35:41","modified_gmt":"2017-07-01T04:35:41","slug":"sorpasso-fantastico-locomotiva-vapore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23296","title":{"rendered":"Il sorpasso fantastico di una locomotiva a vapore"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/xp-b4Ce4Mf4\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23298 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-23298\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Santa-Fe-3751-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Santa-Fe-3751-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Santa-Fe-3751-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Santa-Fe-3751.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come la balena bianca emerge oltre gli scogli, sorgendo immensa contro l&#8217;azzurro cielo. Ma il suo colore \u00e8 quello della notte. Muovendosi a 90-100 Km\/h, emette il suo richiamo. Quindi s&#8217;immerge di nuovo, lasciando visibile soltanto il fumo bianco del suo respiro. \u00c8 un titano su rotaie. \u00c8 la locomotiva pi\u00f9 grande, e al tempo stesso antica, che abbiate mai visto: Santa Fe 3751, costruita nel 1927 presso le ottime acciaierie di Baldwin, nella popolosa capitale dello stato\u00a0della Pennsylvania, Filadelfia. Per partire, il giorno stesso della sua prima accensione, all&#8217;altro capo estremo degli Stati Uniti, dove avrebbe servito per esattamente 30 anni una delle pi\u00f9 importanti compagnie del Sud nella prima parte dello scorso secolo: la\u00a0Atchison, Topeka and Santa Fe, o come usavano abbreviarla fino alla fusione con la Burlington Northern, semplicemente &#8220;Santa Fe&#8221;. &#8220;Laggi\u00f9 nell&#8217;Ohio \/ dove sono nata \/ ho avuto molti sogni e fatto qualche viaggio \/ ma mai ho pensato di vedere il giorno \/ in cui avrei fatto un viaggio sul Santa Fe&#8221; cantava niente meno che Judy Garland, nel suo film commedia musicale del 1946, Le ragazze di Harvey. Con un brano, in parte poetico, in parte pubblicitario, che sarebbe stato in grado di vincere addirittura l&#8217;Oscar in qualit\u00e0 di migliore canzone originale. Erano altri tempi, chiaramente, in cui i canoni estetici e auditivi risultavano molto diversi. E il passaggio di un treno come questo, paradossalmente, sarebbe ancora apparso come un qualcosa di relativamente normale. Gi\u00e0, non c&#8217;\u00e8 proprio niente di strano, in 400 tonnellate d&#8217;acciaio brunito che corrono lungo una strada statale, mentre gli automobilisti procedono ordinatamente a fianco, tentando per quanto possibile di mantenere l&#8217;attenzione davanti. Tranne, guarda caso, l&#8217;anacronismo di fondo.<br \/>\nLa\u00a0AT&amp;SF era nata nel 1859, con l&#8217;esplicito obiettivo di dare un senso alla citt\u00e0 di Santa Fe, capitale del Nuovo Messico, un luogo situato nel pieno mezzo del nulla, dove nelle parole di un viaggiatore del 1849: &#8220;La gente [era] talmente povera, che un messicano avrebbe camminato avanti e indietro per un giorno intero, allo scopo di vendere un fascio d&#8217;erba dal valore di un nichelino.&#8221; L&#8217;espansione inizi\u00f2 a regime, con strade ferrate che si estendevano come tentacoli verso il verdeggiante Texas, da dove avrebbero condotto il bestiame a Nord. Ma tenete conto che a quel tempo, nell&#8217;America rurale, ancora sussisteva la dura legge del Far West, dove per farsi valere occorrevano pistole fumanti, ed altre parti del corpo ancor pi\u00f9 fumanti. Fu cos\u00ec che quando gli operai si recarono un bel giorno del 1878 per piantare i loro picchetti ferroviari lungo il passo strategicamente fondamentale di Raton, del quale avevano regolarmente acquistato i diritti, l\u00ec trovarono il personale di un&#8217;altra compagnia, la\u00a0Denver and Rio Grande Western Railroad (D&amp;RG) ed inizi\u00f2 un qualche tipo di conflitto armato. Si dice che partirono dei colpi, e diverse persone finirono all&#8217;altro mondo. Trasferita quindi la questione in tribunale, le due ferrovie stipularono un patto, secondo cui la via per Santa Fe sarebbe andata ai rivali di Denver. Si trattava, del resto, di una tratta difficile, piena di gradienti e svolte in mezzo ad angusti canyon. E fu cos\u00ec che a partire dal 1880, questo nome svan\u00ec letteralmente dalle mappe. Rimanendo, tuttavia, al centro della comunicazione aziendale. Un altra decade trascorse priva d&#8217;incidenti. Finch\u00e9 qualche tempo dopo, la crisi finanziaria degli investimenti argentini nota come Panico del 1893 caus\u00f2 un mutamento strategico nei propositi finanziari e commerciali della compagnia, con molti <em>assets<\/em> venduti a favore di una specializzazione considerata, per l&#8217;epoca, decisamente non troppo redditizia: il trasporto di passeggeri. Ma in questo settore la\u00a0AT&amp;SF avrebbe fatto passi da gigante, con la larga adozione delle prime motrici diesel a partire dal 1909, precedentemente note per la loro presunta poca affidabilit\u00e0. Eppure cos\u00ec relativamente leggere, e dall&#8217;economia del consumo decisamente superiore. Cosa dire, dunque, del vapore? Esso continu\u00f2 ad esistere in parallelo, ancora per molti anni. Del resto, chi ha detto che il progetto originario di una teiera su ruote non potesse trovare dei margini di potenziamento?<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_23299\" aria-describedby=\"caption-attachment-23299\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/oSszCWF8PDk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23299 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23299 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Santa-Fe-3751-2-Station-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Santa-Fe-3751-2-Station-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Santa-Fe-3751-2-Station-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/Santa-Fe-3751-2-Station.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23299\" class=\"wp-caption-text\">Vista in posizione statica, con una persona davanti, la locomotiva 3751 dimostra tutta la sua massa spropositata. Essa non era infatti soltanto grande e pesante, ma anche concepita per sfruttare al massimo la sagoma limite statunitense da 6,858 metri, la maggiore al mondo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">California Limited, Chief, Super Chief, Southwest Chief&#8230; Il nome dei treni della Santa Fe era sinonimo di un lusso estremo e viaggi meravigliosamente rapidi, pienamente conformi alle pi\u00f9 alte aspettative del secolo delle due guerre. Tanto che nel Sud degli USA, la cosiddetta &#8220;Compagnia del Capo&#8221; venne associata al mito dei treni che percorrevano l&#8217;Eurasia, come il leggendario Orient Express. L&#8217;estetica relativa ai nativi americani, presente nel nome delle linee, venne quindi ulteriormente rafforzata con una livrea destinata a rimanere nella storia: il <em>warbonnet<\/em> (copricapo da guerra) con colorazione frontale rossa che si estendeva ai lati del corpo frontale, delimitata da una fascia d&#8217;oro che lasciava il posto ad un retro argentato. Il logo posto trasversalmente sul davanti assumeva quindi un&#8217;aspetto vagamente cruciforme, come l&#8217;emblema sullo scudo di un cavaliere crociato. All&#8217;epoca della Santa Fe 3751, tuttavia, tale soluzione non era ancora lo standard. E cos\u00ec la locomotiva mantenne la sua sobria colorazione nera. L&#8217;idea alla base, presentata all&#8217;epoca del suo progetto presso i cantieri di Filadelfia, era di creare un dispositivo a vapore che fosse il miglioramento tecnico della Santa Fe 3700, allora il principale mezzo della sua classe impiegato dalla compagnia. Per questo, si era passati da una configurazione 4-8-2 (4 ruote stabilizzanti davanti, 16 ruote motrici, 4 posteriori) alla pi\u00f9 moderna ed innovativa 4-8-4, che permetteva di avere una camera di combustione molto pi\u00f9 ampia e una stabilit\u00e0 superiore in curva. Il peso incrementato, inoltre, garantiva un&#8217;aderenza ai binari tale da poter affrontare con fiducia alcuni dei pi\u00f9 inaccessibili gradienti del Sud.<br \/>\nIl nuovo standard fu ben presto giudicato come molto affidabile e i consumi si rivelarono, alquanto sorprendentemente, inferiori alle alternative precedentemente in uso, di un rispettabilissimo 20%. Inoltre il 3751 poteva, in caso di necessit\u00e0, affrettarsi raggiungendo la feroce velocit\u00e0 di 165 Km\/h, praticamente l&#8217;equivalente di uno Shinkansen moderno, una volta scalato in proporzione a quegli anni remoti. Fino al 1936, quindi, la locomotiva rimasse strettamente legata alla tratta Los Angeles-San Bernardino, che percorse una quantit\u00e0 incalcolabile di volte. \u00a0A partire da quel momento, quindi, ricevette un aggiornamento funzionale allo standard pi\u00f9 moderno delle caldaie a vapore basate sul petrolio, a seguito del quale venne spostata tra\u00a0Winslow e Los Angeles, con l&#8217;obiettivo di sfruttarla come sostituto nel caso in cui la nuova motrice diesel usata per la linea Super Chief dovesse subire un&#8217;improvvido guasto, ritenuto pur sempre probabile. Mentre il gigante a vapore, senza sentire neppure uno dei suoi molti anni, continuava a sbuffare felice. Ancora&#8230;Per lunghi anni?<\/p>\n<figure id=\"attachment_23297\" aria-describedby=\"caption-attachment-23297\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/xRKyUm5qdug\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23297 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23297 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/520-Adelaide-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/520-Adelaide-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/520-Adelaide-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/07\/520-Adelaide.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23297\" class=\"wp-caption-text\">La disposizione delle ruote 4-8-4 fu per lunghi anni sinonimo di un certo tipo di estetica progettuale, che rest\u00f2 in uso in numerosi paesi al mondo. Chiaramente osservabile anche in questa locomotiva 520 &#8216;Sir Malcolm Barclay Harvey&#8217; della citt\u00e0 di Adelaide, nel sud dell&#8217;Australia, costruita nel 1943.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Santa Fe rest\u00f2 in servizio fino al 1957, quando finalmente fu giudicato, sulla base della semplice evidenza, che gli ultimi problemi residui della tecnologia diesel non bastavano pi\u00f9 a subordinarla al ben pi\u00f9 costoso, rumoroso ed inquinante vapore. A quel punto la magnifica locomotiva venne posta a riposo, si riteneva permanente, presso un&#8217;area espositiva nella citt\u00e0 di San Bernardino. E questo avrebbe potuto essere l&#8217;epilogo nostalgico del nostro racconto. Se non che nel 1986, un&#8217;associazione composta da diversi industriali e mecenati della citt\u00e0, tra cui i proprietari dell&#8217;acciaieria California Steel Industries, riuscirono ad acquistarla dalla\u00a0Atchison, Topeka and Santa Fe per la cifra simbolica di un singolo dollaro americano. In cambio della promessa, scritta col sangue nell&#8217;entusiasmo, di ripristinarla allo stato del pieno funzionamento, ed assicurarsi che corresse di nuovo libera sulle vaste distese ferrate. L&#8217;operazione cost\u00f2 all&#8217;incirca un milione e mezzo di dollari. Nacque anche un&#8217;intera associazione, la\u00a0San Bernardino Railroad Historical Society, completa di museo in prossimit\u00e0 della stazione, dedita alla divulgazione di questo fondamentale pezzo di storia statunitense, ma che soprattutto organizza la sua agenda di viaggi escursionistici, in occasione di eventi e fiere di vario tipo. I biglietti per salire a bordo in queste occasioni, generalmente, costano tra i 70 e i 100 dollari, cifre che non prevengono in alcun modo il tutto esaurito degli appena cinque o sei vagoni che vengono allacciati alla vecchia balena, generalmente assistita da una o due locomotive moderne, pi\u00f9 che altro per venire incontro agli standard ambientalisti contemporanei (non c&#8217;\u00e8 niente di meno efficiente, e quindi inquinante, che bruciare a pieno regime il petrolio per fare il vapore.)<br \/>\nMa forse il modo migliore di vivere una simile esperienza \u00e8 proprio questo: incontrarla per strada, mentre si guida serenamente lungo la via di casa. Come una bestia mitologica, il residuo pietroso di un altro tempo. La creatura animata dai sogni che fuoriesce dalle nebbie del suo stesso respiro. O per usare le stesse parole cantate da Judy Garland, nel buio dei cinema co\u00e9vi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 60px;\">I would lean across my windowsill<br \/>\nAnd hear the whistle echoing across the hill<br \/>\nThen I&#8217;d watch the lights till they fade away<br \/>\nOn the Atchison, Topeka and the Santa Fe<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come la balena bianca emerge oltre gli scogli, sorgendo immensa contro l&#8217;azzurro cielo. Ma il suo colore \u00e8 quello della notte. Muovendosi a 90-100 Km\/h, emette il suo richiamo. 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