{"id":23223,"date":"2017-06-23T06:38:33","date_gmt":"2017-06-23T04:38:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23223"},"modified":"2017-06-23T06:50:08","modified_gmt":"2017-06-23T04:50:08","slug":"la-frenetica-battaglia-dei-micro-sumo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23223","title":{"rendered":"La frenetica battaglia dei micro-sumo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/QCqxOzKNFks\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23226 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-23226\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Sumo-Robot-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Sumo-Robot-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Sumo-Robot-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Sumo-Robot.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il celebre Yokozuna noto come Kitanosato, ormai prossimo alla fine della carriera, valut\u00f2 la sua collocazione nel centro del dohyo, il sacro cerchio entro cui si sarebbe svolto il combattimento. Dinnanzi a lui, il massiccio Takanozan, pesante il doppio di lui, dai lineamenti marcatamente est europei. Dietro il suo nome di battaglia dal suono tradizionale, l&#8217;inaspettata verit\u00e0: questo guerriero \u00e8 un polacco. &#8220;Proprio cos\u00ec&#8221; pens\u00f2 Kitanosato con un vago senso di nostalgia: &#8220;Finiti sono i tempi in cui raggiungere lo status di pi\u00f9 grande lottatore del Giappone, ti rendeva automaticamente il pi\u00f9 forte del mondo.&#8221; Anche questo \u00e8 il progresso, e lo accoglieremo con gioia. Se significa che lo sport supremo non dovr\u00e0 perire. L&#8217;arbitro, vestito in giacca e cravatta invece che con la divisa da\u00a0gy\u014dji\u00a0risalente all&#8217;epoca del medioevo Ashikaga scrutava impettito la scena, quando d&#8217;un tratto invi\u00f2 il segnale d&#8217;inizio, attraverso uno speciale telecomando a raggi infrarossi. Takanozan, senza esitare neppure un attimo, spalanc\u00f2 le braccia nodose aprendo le sue &#8220;mani&#8221; a m\u00f2 di bandiere samurai, sperando cos\u00ec d&#8217;ingannare, quindi spingere l&#8217;avversario. Nelle prime fasi del torneo questa tattica l&#8217;aveva reso imbattuto, eliminando molti fieri guerrieri provenienti dai cinque continenti. Ma Kitanosato, in quel momento, ebbe un&#8217;ispirazione: i lunghi anni di pratica gli avevano infatti insegnato che i lottatori pi\u00f9 massicci avevano la tendenza a caricare immediatamente con la furia del Drago, senza impiegare la scaltrezza e l&#8217;agilit\u00e0 della Fenice. Quindi, il veterano di 1.000 battaglie fece un rapido passo di lato, mentre il treno in corsa del suo nemico sbuffava e gridava la furia disarticolata. Portato spietatamente innanzi dal principio fisico dell&#8217;inerzia, il lottatore polacco fren\u00f2 le sue membra gommate nel tentativo di fermarsi, Ma talmente ingente era la forza infusa nella sua carica, e cos\u00ec massiccia la forma della sua scocca, che non riusc\u00ec in alcun modo a farlo. Inciampando nel bordo del dohyo,\u00a0Takanozan \u00a0sub\u00ec un cappottamento, mentre lo sportello delle batterie si apriva e quest&#8217;ultime rotolavano via, lontano. Una vittoria su tutta la linea. In quel preciso istante, Kitanosato si rese conto di aver difeso il titolo con successo, nell&#8217;anno del suo ultimo exploit. A quel punto per festeggiare, inizi\u00f2 la sua danza di guerra a 5 metri al secondo, rimbalzando come la pallina di un flipper fuori misura tutto attorno al tondo biancastro che definiva il momento pi\u00f9 importante della sua vita. Forse, dopo tutto, l&#8217;unico che contasse qualcosa tra un&#8217;accensione e l&#8217;altra. &#8220;Winner: Japan&#8221; dichiar\u00f2 l&#8217;altoparlante. Il pubblico della prestigiosa arena del Ry\u014dgoku Kokugikan, per una volta, gridava la sua esultanza come fosse indemoniato dallo spirito del Dio Hachiman-jin\/Yahata no kami&#8230;<br \/>\nCi sono molti motivi per cui i robot rivestono un ruolo di primo piano nella cultura del Giappone: perch\u00e9 sono moderni, complessi, ingegneristicamente rilevanti. Perch\u00e9 richiedono abilit\u00e0 nella costruzione, ed ancor pi\u00f9 cognizioni per raggiungere lo stato di grazia di un impiego ideale. Ma il loro significato pi\u00f9 profondo, a mio parere, va rintracciato nella religione. Quella tradizionale di un popolo, secondo cui gli oggetti e i luoghi possono essere infusi di spiriti (o kami) la cui natura elude la mera esistenza umana. Secondo la religione dello shintoismo, in cui non esiste altro aldil\u00e0 che questo stesso mondo, sperimentato attraverso il residuo postumo del reikon, la nostra anima immortale. E il folklore di questo paese \u00e8 pieno di miti in cui una statua o un pupazzo prendono vita, per correggere un torto o compiere il volere postumo di colui che li aveva un tempo posseduto. Occasionalmente, lo stesso succede con gli animali (vedi le derivazioni mostruose di cani e gatti, che tanto spesso diventano protagonisti dei moderni cartoni per la Tv). La questione del robo-sumo, tuttavia, trova una collocazione altamente specifica e piuttosto diversa dall&#8217;usuale. Niente, in questi design, risulta effettivamente essere concepito per suscitare un senso di grazia e simpatia. Troppo importante, e impossibile da ignorare, \u00e8 il richiamo possente della vittoria. Ci sono molte variazioni progettuali, ma tutte basate sullo stessa filosofia di fondo: essere il pi\u00f9 rapidi, piccoli e forti possibili, con un&#8217;altezza dal suolo tale da impedire il passaggio di un singolo foglio di carta. Un po&#8217; come nel celebre e mai dimenticato programma British degli anni &#8217;90, Robot Wars. La quale tecnica non esclude, naturalmente, una certa quantit\u00e0 di fantastiche trasformazioni al momento in cui si riceve il segnale del Via.<br \/>\nDi tali impreviste meraviglie se ne possono osservare diverse, insieme alle alternative pi\u00f9 tradizionali, in questo formidabile montaggio di molti video reperiti online, messo insieme dall&#8217;utente\u00a0Robert McGregor\u00a0(Twitter: @id_r_mcgregor) con il titolo di\u00a0\u30ed\u30dc\u30c3\u30c8\u76f8\u64b2 (Robotto Sum\u014d) in cui la rapidit\u00e0 quasi frenetica del montaggio si specchia nello stile del combattimento tra i piccoli protagonisti della scena, per lo pi\u00f9 appartenenti alla categoria internazionale robotica del cosiddetto Mega Sumo, dalla misura massima di 20&#215;20 cm complessivi. Mentre le alternative ancor pi\u00f9 piccole possono ridurre la questione fino ai 2,5 cm di lato, passando per diversi scalini intermedi. Sar\u00e0 dunque evidente come la versione robotica di questo sport abbia poco o niente ha da spartire con la sua controparte umanoide, non basandosi neppure in parte sulla preparazione fisica e dietistica che consente di aumentare a dismisura la resistenza del proprio baricentro innato. Soltanto l&#8217;obiettivo, resta lo stesso&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_23225\" aria-describedby=\"caption-attachment-23225\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/orVAhhQAJ_c\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23225 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23225 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Sumo-Robot-2016-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Sumo-Robot-2016-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Sumo-Robot-2016-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Sumo-Robot-2016.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23225\" class=\"wp-caption-text\">Scene dalla scorsa edizione 2016, tenutasi come di consueto nello stadio tokyoita del Ry\u014dgoku Kokugikan: il torneo \u00e8 stato vinto, per la seconda volta di seguito, dal team dell&#8217;universit\u00e0 turca di Karab\u00fck con il suo formidabile robot Quiet. Esiste anche una categoria di robot telecomandati invece che automatici, come in Robot Wars, ma viene considerata subordinata al main event.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;International Robot Sumo Tournament \u00e8 un prestigioso evento annuale organizzato nel mese di dicembre dalla Fujisoft di Yokohama, nella prefettura di Kanazawa, azienda specializzata nella produzione di sistemi tecnologici e in particolare robotizzati, celebre negli ultimi anni per i suoi dispositivi autonomi di assistenza agli anziani, un tema molto sentito in un paese in cui l&#8217;et\u00e0 media \u00e8 tra le pi\u00f9 alte al mondo. Ma il cui contributo all&#8217;educazione dei giovani appare pi\u00f9 che mai evidente, visto lo spazio dato nel suo torneo alle pi\u00f9 svariate scuole specialistiche, licei e universit\u00e0, chiamate a sfidarsi nella creazione del pi\u00f9 efficiente piccolo distruttore d&#8217;ipotetiche caviglie umane. Non a caso, la presenza di un killswitch (interruttore di sicurezza) \u00e8 obbligatoria nella categoria mega sumo, che da regolamento ne prevede uno in dotazione al caposquadra ed un secondo nelle mani del giudice di gara. Gi\u00e0 perch\u00e9 questi fulminei karakuri (creazioni meccaniche) qualora non fosse gi\u00e0 pi\u00f9 che mai evidente dai loro tempi di reazione, combattono spesso in maniera del tutto automatica, grazie all&#8217;esperta programmazione infusa in processori informatici di produttori come\u00a0Microchip, Atmel, STM32 o perch\u00e9 no, il rinomato standard Arduino. Bench\u00e9 l&#8217;Italia purtroppo, allo stato dei fatti attuali, non abbia ancora inviato dei suoi rappresentanti all&#8217;evento. Altre caratteristiche dei robot includono dei potenti motorini elettrici, in grado di sviluppare una spinta di diverse decine di Kg. Tra le prove tecniche reperibili su YouTube, in effetti, ve n&#8217;\u00e8 una in cui il proprietario seduto su uno sgabello si fa spingere fuori dal dohyo dal suo metallico beniamino. Rigorosamente vietate le ruote in grado di aderire artificialmente alla superficie piatta del campo di battaglia, considerate quelle si, antisportive. Altro elemento importante \u00e8 il sensore di luce, simile a una telecamera, che il robot dovr\u00e0 impiegare per rilevare il bordo bianco del suddetto cerchio, per evitare di finire accidentalmente fuori. Tra le caratteristiche consentite dal regolamento, bench\u00e9 malviste da una certa percentuale dei fan, figura in effetti quella di bandierine pi\u00f9 o meno mobili di colore bianco, che un concorrente robotico pu\u00f2 utilizzare sperando di trarre in inganno il nemico. Ma simili artifici, il pi\u00f9 delle volte, aumentano il peso e quindi, inevitabilmente, riducono l&#8217;agilit\u00e0. Un problema che, su scale tanto ridotte in cui la capacit\u00e0 di manovrare attorno all&#8217;avversario \u00e8 assoutamente fondamentale, bilancia in modo ragionevole l&#8217;intera faccenda.<br \/>\nNon sono invece previste, come in alcune competizioni di altre regioni del mondo, le telecamere o i sensori remoti, posti da ciascuna squadra attorno all&#8217;arena, con lo scopo di rilevare in maniera maggiormente precisa la posizione dei due contendenti ed implementare cos\u00ec manovre dalla maggiore precisione procedurale. Probabilmente perch\u00e9 i costi necessari avrebbero messo fuori dalla competizione le squadre con meno sponsor e finanziamenti, tra cui quel modello giudicato irrinunciabile dal mondo degli hobby e delle arti contemporanee giapponesi: il club scolastico del pomeriggio, costante protagonista d&#8217;innumerevoli racconti animati, fumetti e romanzi di vario tipo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_23224\" aria-describedby=\"caption-attachment-23224\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/O5KaBtWwu7I\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23224 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23224 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Sumo-Football-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Sumo-Football-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Sumo-Football-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Sumo-Football.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23224\" class=\"wp-caption-text\">Uno scenario in cui la presenza di sensori esterni diventa essenziale \u00e8 la classica &#8220;partita di calcio&#8221; o &#8220;partita di football&#8221; che dir si voglia, in cui gli automi devono sempre avere un modo per rilevare la posizione del pallone. La Fujisoft organizza un torneo anche di questa specialit\u00e0, talvolta abbinato al pi\u00f9 popolare confronto dei sumo-robot.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il che non esclude, naturalmente, la presenza di specialit\u00e0 richiedenti un maggiore investimento di risorse e <em>know-how<\/em> tecnico, tra cui quella del sumo bipede, in cui robot in grado di autobilanciarsi vengono chiamati a fare il possibile per soverchiare la concorrenza. Ma non \u00e8 forse vero che un simile proposito, da un punto di vista meramente pratico, risulti inerentemente meno significativo? Se uno di questi bolidi metallici ultra-compatti dovesse incontrare in battaglia la nostra migliore imitazione del sistema di deambulazione umana, non ci metterebbe molto a tagliarlo letteralmente a met\u00e0. Come del resto, lo stesso potrebbe succedere all&#8217;equivalente in scala contro un ipotetico soldato umano di un distopico futuro. Forse ricorderete il romanzo, e relativo film &#8220;Screamers&#8221; tratto dall&#8217;opera dello scrittore Philip Dick &#8220;Second Variety&#8221; (1953) in cui un&#8217;esercito di macchine auto-replicanti ribelli avevano decimato la popolazione del remoto pianeta Sirus 6B. Ebbene nessuna di esse, nella loro forma pi\u00f9 pura e per certi versi primordiale, aveva scelto di assomigliare ai loro precedenti signori e padroni. Finch\u00e9 a un certo punto&#8230;<br \/>\nNella costruzione del perfetto guerriero meccanico, non c&#8217;\u00e8 alcuna valida ragione di tentare la strada dell&#8217;androide, essere indistinguibile da noi e inerentemente in grado di impiegare le stesse tecniche e strumenti di battaglia. Quando un \u30e1\u30ab-<em>mecha<\/em>, come amano incidentalmente chiamarlo i suoi pi\u00f9 devoti sostenitori in Giappone, pu\u00f2 effettivamente costituire esso stesso un&#8217;arma, in grado di muoversi pi\u00f9 veloce ed in maniera ancor pi\u00f9 letale di qualsiasi proiettile concepibile dalle nostre labili, ed imperfette menti intracraniche fatte di carne e sangue. Qualunque sia il futuro della guerra, dunque, \u00e8 indubbio che sia destinato a rivelarsi piuttosto interessante. E lo stesso, non \u00e8 un caso, vale anche per l&#8217;antico sport del sumo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il celebre Yokozuna noto come Kitanosato, ormai prossimo alla fine della carriera, valut\u00f2 la sua collocazione nel centro del dohyo, il sacro cerchio entro cui si sarebbe svolto il combattimento. Dinnanzi a lui, il massiccio Takanozan, pesante il doppio di lui, dai lineamenti marcatamente est europei. Dietro il suo nome di battaglia dal suono tradizionale, &#8230; <a title=\"La frenetica battaglia dei micro-sumo\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23223\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su La frenetica battaglia dei micro-sumo\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[1742,2593,845,705,46,167,136,802,137,80,2592,471,151,585,97,354,1394],"class_list":["post-23223","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-arduino","tag-arena","tag-battaglie","tag-batterie","tag-giappone","tag-ingegneria","tag-invenzioni","tag-lotta","tag-motori","tag-robot","tag-robot-wars","tag-ruote","tag-sport","tag-sumo","tag-tecnologia","tag-telecomandi","tag-tornei"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23223","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=23223"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23223\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":23231,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23223\/revisions\/23231"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=23223"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=23223"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=23223"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}