{"id":23185,"date":"2017-06-17T06:30:01","date_gmt":"2017-06-17T04:30:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23185"},"modified":"2017-06-17T06:30:01","modified_gmt":"2017-06-17T04:30:01","slug":"pescatore-assiste-allecatombe-dei-pesci-texani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=23185","title":{"rendered":"Pescatore assiste all&#8217;ecatombe dei pesci texani"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/t0hsWSYnDPw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23187 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-23187\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Matagorda-Fish-Kill-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Matagorda-Fish-Kill-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Matagorda-Fish-Kill-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Matagorda-Fish-Kill.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle immagini pi\u00f9 shockanti e terribili del mare, spesso condannata anche dai non ecologisti, \u00e8 il periodico ripetersi di un&#8217;usanza, comune alle isole Faroe tra Inghilterra e Norvegia ed al Giappone della citt\u00e0 di Taiji. Quel momento in cui il mare si tinge di rosso, mentre le rispettive popolazioni si radunano sulla spiaggia, facendo strage di grandi quantit\u00e0 di balene pilota, nel primo caso, e per lo pi\u00f9 delfini nel secondo. Animali particolarmente in grado di suscitare lo sdegno del grande pubblico, perch\u00e9 considerati simili a noi, intelligenti, dalla vita relativamente lunga e con la capacit\u00e0 di comprendere a pieno la loro triste condizione. Nonch\u00e9 soprattutto, si presume, in grado di soffrire in maniera piuttosto intensa. \u00c8 il realizzarsi di una visione tanto truculenta da essere oggettivamente difficile da razionalizzare, anche volendo accettare l&#8217;importanza delle tradizioni marittime e l&#8217;effettiva sostenibilit\u00e0 di simili iniziative. Mentre il resto nel mondo globalizzato, dal canto suo, non trovando simili orpelli abbinati al proprio concetto di civilizzazione, guarda in entrambe direzioni con sdegno e non senza una certa dose di auto-compiacimento, nella presa di coscienza dell propria maggiore attenzione alla cosa naturale. Il che appare del tutto vero, finch\u00e9 non si assiste a fenomeni come questo: un uomo, noto come The Fish Whisperer (Colui che sussurra ai pesci) impugna la telecamera presso la foce del Colorado River, nell&#8217;estremo meridione del Texas, dove una sottile striscia di terra separa un braccio di mare dal resto del golfo del Messico, creando una sorta di vasta piscina, nota col nome di baia di Matagorda. In cui alcuni canali costruiti e gestiti dall&#8217;uomo permettono alle imbarcazioni di navigare verso l&#8217;entroterra. Le quali talvolta, \u00e8 inevitabile, vengono seguite da una certa quantit\u00e0 di pesci, che ormai da tempo hanno qui ricreato il proprio habitat ideale. Menhaden del Golfo per essere pi\u00f9 precisi (<em>Brevoortia patronus<\/em>) animali non particolarmente rari, speciali o preziosi da un punto di vista dell&#8217;economia, appartenenti alla stessa famiglia delle aringhe. Ma semplicemente fondamentali per la catena alimentare oceanica, poich\u00e9 costituiscono uno dei pochi anelli tra il plankton e molte forme di vita pi\u00f9 sofisticate, come pesci persici, squali, balene ed uccelli pescatori. Tanto pi\u00f9 grave appare dunque questo improvviso evento, in cui migliaia, per non dire milioni di questi esseri, tutto d&#8217;un tratto, si sono ritrovati a morire accumulandosi ai lati del canale, lasciando il nostro autore del video letteralmente senza parole. E cosa potrebbe mai dire, dinnanzi ad uno degli episodi di annientamento collettivo pi\u00f9 totali ed imprevedibili del pianeta? Non \u00e8 la prima volta che questo succede: ci sono almeno altri due casi registrati, nel 1995 e nel 2005. Ogni 10 anni, all&#8217;incirca, ogni singolo nuotatore del canale sembra passare istantaneamente a miglior vita, senza ragioni palesi ed evidenti. Non si tratta per niente, ad esempio, del rilascio improvviso di sostanze velenifere ad opera di qualche impianto industriale. Ma di un qualcosa di molto pi\u00f9 indiretto&#8230;<br \/>\n\u00c8 un fatto largamente noto, ma poco regolarmente approfondito, che i pesci abbiano effettivamente bisogno di respirare ossigeno, proprio come noi esseri di superficie. Le branchie non li esonerano da tale necessit\u00e0, permettendogli piuttosto di effettuare la separazione delle molecole ad un livello cellulare, metabolizzando l&#8217;acqua invece di limitarsi a berla. Il che significa, incidentalmente, che il contenuto di quest&#8217;ultima deve essere sufficientemente adatto ad una simile operazione. E non \u00e8 sempre, ne automaticamente cos\u00ec, come ampiamente esemplificato dall&#8217;esistenza dell&#8217;apparato di aerazione (o bubbler) per gli acquari, che si occupa di pompare in esso una quantit\u00e0 adeguata d&#8217;aria. Ora quando l&#8217;acqua \u00e8 stagnante, o eccessivamente piena di pinnuti abitanti, pu\u00f2 succedere che l&#8217;ossigeno finisca per esaurirsi. E che tutti i pesci, nessuno escluso, muoiano soffocato. Bench\u00e9 a dire il vero, questo non \u00e8 l&#8217;unico fattore a pesare sul disastro di Matagorda Bay. Poich\u00e9 a dare il colpo di grazia ci ha pensato, in effetti, un&#8217;improvvisa e incontrollabile fioritura di alghe, come i cianobatteri, i dinoflagellati, i coccolitofori e le diatomee. E sebbene possa sembrare strano che organismi in grado di produrre e riciclare l&#8217;aria respirabile, in ultima analisi, siano proprio la causa dell&#8217;evento, occorre anche considerare con il loro arrivo la formazione conseguente di substrato, privo di luce e quindi fotosintesi, in cui l&#8217;ossigeno semplicemente cessa di arrivare. E volete sapere la causa di tutto questo? Praticamente ovvio: l&#8217;uomo.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_23186\" aria-describedby=\"caption-attachment-23186\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/9q9UDBwaTyk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23186 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23186 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Colorado-rivermouth-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Colorado-rivermouth-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Colorado-rivermouth-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/Colorado-rivermouth.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23186\" class=\"wp-caption-text\">La baia di Matagorda \u00e8 un luogo piuttosto brullo e privo di particolari attrattive naturali, se si esclude la vista priva di ostacoli in qualsivoglia direzione. Oltre quei vasti orizzonti, tuttavia, si trova l&#8217;oceano aperto, dove ha avuto origine la maggior parte della vita terrestre.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esistenza della cosiddette zone morte, ovvero regioni soggette ad improvvisi cali d&#8217;ossigeno esiziali, \u00e8 un problema che sta preoccupando gli ecologi ormai da generazioni. Ve ne sono in diversi continenti, con alcuni dei casi pi\u00f9 celebri spesso citati qui, nel Golfo del Messico, in Virginia, nell&#8217;Oregon e presso ampie regioni del Mar Baltico, al confine col Mare del Nord. L&#8217;origine del disastro va ricercata, generalmente, in un&#8217;intensa attivit\u00e0 agricola nelle regioni costiere antistanti, che porta alla liberazione di fertilizzanti ricchi di nitrogeno nel corso dei fiumi. I quali, una volta giunti alla foce, diventano la fortuna delle alghe e conseguentemente, la sfortuna dei pesci e gli altri esseri del mare. All&#8217;origine di ogni episodio di ipossia ittica di massa, generalmente, c&#8217;\u00e8 un periodo di grande fioritura e prosperit\u00e0, fino al formarsi della stratificazione sopra citata e quindi, al conseguente consumo dell&#8217;ossigeno presente nell&#8217;acqua. Ed a quel punto, generalmente, \u00e8 gi\u00e0 troppo tardi: i pesci perdono le forze gradualmente e restano storditi, diventando incapaci di fuggire in acque pi\u00f9 salubri. Mentre tutte le creature del fondale, come gamberi ed aragoste, non possono semplicemente fuggire via abbastanza rapide da evitare il soffocamento. Una volta che una zona morta si palesa in una regione marittima, dunque, essa tender\u00e0 a ripresentarsi a distanza di tempo, causando l&#8217;annientamento reiterato delle eventuali nuove generazioni. Non si tratta, tuttavia, di un fenomeno irreversibile, come esemplificato dal caso del Mar Nero, presso cui la dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica, ed il successivo periodo di povert\u00e0, hanno ridotto drasticamente l&#8217;impiego di fertilizzanti, causando la progressiva riduzione ed infine, la completa scomparsa della zona morta. L&#8217;inarrestabile marcia del progresso tuttavia, e paradossalmente anche lo sforzo collettivo a vantaggio percepito dell&#8217;ecologia, tendono a dirigersi nella direzione opposta. Come nel caso dell&#8217;Atto sull&#8217;Indipendenza e la Sicurezza Ecologica del 2007, che aveva decretato che negli Stati Uniti si giungessero a produrre 15 milioni di galloni di bioetanolo a partire dal mais, riducendo cos\u00ec il consumo dei carburanti fossili. \u00c8 stato tuttavia successivamente stimato come una riuscita applicazione della direttiva avrebbe portato ad un aumento drastico del nitrogeno da fertilizzanti liberato nel Golfo del Messico e altrove, con un conseguente espandersi delle zone morte di uno stimato 10-18%. Il che avrebbe portato, incidentalmente, alla drastica riduzione delle locali popolazioni dei manhaden.<\/p>\n<figure id=\"attachment_23188\" aria-describedby=\"caption-attachment-23188\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/YUdiOeDdz8Q\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-23188 noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23188 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/The-important-menhaden-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/The-important-menhaden-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/The-important-menhaden-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/06\/The-important-menhaden.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-23188\" class=\"wp-caption-text\">Il <em>Brevoortia patronus<\/em> viene talvolta chiamato anche pesce-insetto, per la presenza di un parassita che abita nella sua bocca, quasi costantemente tenuta aperta durante il nuoto per facilitare la cattura dello zooplankton di cui si nutre.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla domanda del cosa effettivamente sia stato fatto, tuttavia, per agevolare la ripresa di questo ecosistema in difficolt\u00e0, non c&#8217;\u00e8 una singola risposta risolutiva. A partire dal 2012, la Commissione di Stato della Pesca Atlantica ha determinato che il pesce stava venendo pescato in maniera superiore al normale, bench\u00e9 non fosse a rischio d&#8217;estinzione a causa della sua notevole capacit\u00e0 riproduttiva. La sua cattura ad opera della Omega Protein Inc, principale compagnia di pesca texana, \u00e8 stata quindi limitata a &#8220;sole&#8221; 170.800 tonnellate annue, bench\u00e9 nulla sia stato fatto per limitare l&#8217;inquinamento dell&#8217;acqua con il nitrogeno derivante dall&#8217;agricoltura. Anche perch\u00e9 una simile iniziativa, probabilmente, sarebbe stata complessa dal punto di vista giurisdizionale. Si ritiene, tuttavia, che la situazione potrebbe ben presto cambiare. Anche perch\u00e9 il Manhaden, pur essendo appena commestibile, ha un&#8217;importanza fondamentale come fonte di mangime, fertilizzanti di origine animale (lo stesso nome del pesce allude, in lingua algonquina, a questa specifica funzione) olio ricco di omega-3 usato come integratore per determinate condizioni cliniche e per la produzione di cosmetici. Eventi drammatici come quello registrato dal Fish Whisperer, dunque, costituiscono una vertiginosa finestra su un possibile futuro privo di questa risorsa per la serenit\u00e0 finanziaria di molte realt\u00e0 industrializzate locali. E non c&#8217;\u00e8 niente, in effetti, che possa attivare altrettanto la coscienza pubblica verso la presa di misure in qualche modo risolutive. Ma il tempo a disposizione corre rapidamente verso l&#8217;esaurimento&#8230;<br \/>\nCerto, l&#8217;eccidio di un&#8217;ammasso di aringhe non colpir\u00e0 la fantasia quanto l&#8217;annientamento truce di intere famigliole di grandi cetacei, in quel di Danimarca e Giappone. Si tratta, del resto, di animali ben pi\u00f9 diversi da noi. Eppure ci\u00f2 non ci rende, in alcun modo, meno responsabili della loro sopravvivenza. Bench\u00e9 molto, molto meno coscienti di essa. Il manhaden pu\u00f2 essere classificato come una sorta di pilastro che sorregge l&#8217;intero ecosistema dell&#8217;Atlantico: finch\u00e9 resiste, ci saranno anche gli altri. E noi. Ma nel momento in cui, inevitabilmente, anch&#8217;egli verr\u00e0 a mancare, allora sar\u00e0 seriamente necessario fare un&#8217;analisi di coscienza. Tornando alla saggezza inutile del coccodrillo, con le sue lacrime simili a cristalli congelati, di epoche ormai trascorse ed ahim\u00e9, dimenticate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle immagini pi\u00f9 shockanti e terribili del mare, spesso condannata anche dai non ecologisti, \u00e8 il periodico ripetersi di un&#8217;usanza, comune alle isole Faroe tra Inghilterra e Norvegia ed al Giappone della citt\u00e0 di Taiji. 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