{"id":22832,"date":"2017-04-28T06:44:58","date_gmt":"2017-04-28T04:44:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22832"},"modified":"2017-04-28T06:47:49","modified_gmt":"2017-04-28T04:47:49","slug":"leffetto-piu-nocivo-dello-zucchero-sullorganismo-umano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22832","title":{"rendered":"L&#8217;effetto pi\u00f9 nocivo dello zucchero sull&#8217;organismo umano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Jg7mLSG-Yws\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22836 noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-22836\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Imperial-Sugar-Disaster-1-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Imperial-Sugar-Disaster-1-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Imperial-Sugar-Disaster-1-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Imperial-Sugar-Disaster-1.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Polvere bianca che galleggia nell&#8217;aria. Ovunque. Come la nebbia di Avalon, che oscura la cornice delle porte. Con ampie volute innanzi ai raggi che rimbalzano sulle pareti. Che avvolge le figure umane, come un manto surreale, persistente. E si deposita sul pavimento, in uno strato simile alla prima neve d&#8217;ottobre o novembre. Senza il bench\u00e9 minimo preambolo, l&#8217;operaio addetto al nastro trasportatore spinge da una parte un cumulo della sostanza, che minacciava di bloccare\u00a0il meccanismo semovente. Un suo collega, con un tubo d&#8217;aria compressa, nebulizza il contenuto di un mulino meccanico semi-cristallizato. Altre nubi, sbuffi, candide folate. Certo, non \u00e8 un&#8217;acciaieria. Una segheria. O un&#8217;impianto per polimeri. Qui non vige alcuno standard di sicurezza relativo ai margini d&#8217;errore, semplicemente perch\u00e9 nessuno PENSAVA che potesse risultare necessario. Dopotutto chi \u00e8 mai morto, per un po&#8217; di zucchero che fluttua in aria&#8230;.<br \/>\nCostituisce\u00a0uno degli aspetti pi\u00f9 crudeli e inappropriati dell&#8217;odierna societ\u00e0 industriale, il fatto che timbrare, giorno dopo giorno, la stessa scheda recante il proprio nome\u00a0in fabbrica possa costituire a conti fatti una delle attivit\u00e0 pi\u00f9 rischiose del vivere moderno: perch\u00e9 il brutto&#8230; \u00c8 ci\u00f2 che viene dopo. Le 8-9 ore di lavoro, dinnanzi ad una macchina, per l&#8217;esecuzione ripetuta degli stessi gesti e movimenti. La mente umana non \u00e8 fatta per cessare il suo funzionamento. Ma pu\u00f2 trasformarsi, molto facilmente, nell&#8217;orologio che ripete il ciclico momento, mentre l&#8217;immaginazione tenta lievemente di fluttuare altrove. Ed\u00a0\u00e8 allora che purtroppo, si verifica l&#8217;errore. Ce ne sono di immediati, con effetti gravi sulla singola persona. Mentre altri, addirittura pi\u00f9 pericolosi, costituiscono l&#8217;accumulo di un potenziale, che progressivamente s&#8217;ingrandisce, fino a diventare enorme. Finch\u00e9 un giorno, l&#8217;intero edificio esplode. Secondo le approfondite indagini portate avanti a partire dal febbraio del 2008 in Georgia, dall&#8217;organo preposto per la sicurezza sul lavoro (OSHA) e la commissione dei rischi collegati alle sostanze chimiche (CSB) il direttore e i soprintendenti della fabbrica Imperial Sugar di\u00a0Port Wentworth erano pienamente al corrente del pericolo costituito da alte concentrazioni di polvere in ambienti chiusi, come dimostrato anche da un memorandum del 1961, in cui si parlava di un incendio sopraggiunto nella stanza di macinazione, in merito al quale si ordin\u00f2 al personale di &#8220;prestare pi\u00f9 attenzione.&#8221; Ci\u00f2 che non era stato considerato, tuttavia, era il pericolo costituito dal dopo. E il fatto che se una volta ti \u00e8 andata ragionevolmente bene, questo non significa che il risultato sia al sicuro per domani, dopodomani e l&#8217;altro giorno ancora. L&#8217;inizio della fine si ebbe qualche mese prima del disastro, quando il management decise, con intento assai probabile di conformarsi a nuove norme sull&#8217;igiene, di migliorare il nastro di trasporto dello zucchero fino all&#8217;antistante impianto d&#8217;impacchettamento. Venne decretato, dunque, che questo fosse ricoperto da una serie di pannelli metallici,\u00a0diventando sostanzialmente un grosso tubo. Ci\u00f2 sarebbe stato strumentale, secondo l&#8217;idea di partenza, nell&#8217;evitare che insetti di vario tipo potessero avvicinarsi in modo inappropriato al cibo. Ma non era stato calcolato come si stesse inserendo la sostanziale miccia in una delle pi\u00f9 grandi bombe termobariche scoppiate nella storia degli interi Stati Uniti. Che avrebbe tolto la vita a 14 persone, ed ustionato in modo grave 36 dei loro colleghi.<br \/>\nAlle ore 19:00 di febbraio 2008 dunque, poco dopo l&#8217;inizio del turno serale, si verifica un nuovo intasamento del nastro, nel tratto sita nel seminterrato dell&#8217;edificio principale. Lo zucchero sminuzzato in polvere, formando un bolo inamovibile, genera un tappo in grado di fermare in larga parte l&#8217;avanzata dell&#8217;intero ammasso susseguente. Con la differenza che stavolta, a causa delle modifiche al meccanismo, l&#8217;evento passa inosservato per qualche lungo momento. La polvere generata supera la soglia di sicurezza, e quel che \u00e8 peggio, riesce a farlo in un ambiente totalmente chiuso di alcun impianto aspiratore, giudicato inutile data la natura chiusa del pertugio di smaltimento. Gradualmente, un ingranaggio inizia surriscaldarsi per lo sforzo. Fino a generare una singola scintilla dalla temperatura superiore ai 480 gradi, che per la cronaca, \u00e8 il minimo necessario affinch\u00e9 si verifichi la combustione di questa sostanza. Ma il termine &#8220;incendio&#8221;\u00a0\u00e8 largamente riduttivo, rispetto a ci\u00f2 che stava per verificarsi qui, ed ora. Una vera e propria tempesta, che nella terminologia insegnata ai vigili del fuoco, viene definito &#8220;il pentagono dell&#8217;esplosione di polvere&#8221;. Provate a raffigurarvi nella mente figura con cinque lati: dispersione, confinamento, carburante, comburente (l&#8217;ossigeno) ed accensione. Con al centro l&#8217;occhio stesso dell&#8217;inferno, che si spalanca per vendicarsi dell&#8217;impreparazione umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_22835\" aria-describedby=\"caption-attachment-22835\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/4hS6IGO2tdA\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22835 noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22835 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Sawdust-Explosion-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Sawdust-Explosion-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Sawdust-Explosion-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Sawdust-Explosion.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22835\" class=\"wp-caption-text\">I pompieri di Abbotsford, nella Columbia Britannica (Canada) si avvicinano ad un silo per spegnere un incendio in una segheria. Ma nel momento cruciale, si verifica un&#8217;esplosione di polvere, fortunatamente in questo caso priva di conseguenze gravi.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia dell&#8217;industria alimentare \u00e8 costellata di eventi simili, principalmente dovuti al grano. \u00c8 l&#8217;effetto tipico degli ascensori di sollevamento, in cui il cereale lavorato viene stipato prima di essere immagazzinato nei silos per l&#8217;impiego successivo, generando una concentrazione di polvere incendiabile al bench\u00e9 minimo imprevisto. Ma anche il pericolo di qualsiasi impianto lavori il\u00a0malto, il riso, il legno&#8230; Per non parlare delle miniere di carbone, dove la polvere che satura l&#8217;aria risulta persino pi\u00f9 vulnerabile all&#8217;aumento improvviso della pressione ambientale. Particolarmente grave fu il caso, largamente sconosciuto in Occidente, della miniera di Benxihu in Cina, \u00a0la cui improvvisa esplosione nel 1942, si ritiene, potrebbe essere costata la vita a 1.549 persone. Che cambi\u00f2, letteralmente, il rapporto dell&#8217;industria mineraria con la ventilazione. L&#8217;evento della Imperial di\u00a0Wentworth, tuttavia, fu uno dei pi\u00f9 gravi incidenti in termini di perdite di vite umane da molti anni. Le ragioni sono molteplici: tanto per cominciare\u00a0si trattava di un impianto piuttosto vecchio, costruito inizialmente nel 1916 e poi progressivamente ampliato, fino a diventare uno dei principali fornitori di zucchero dello stato. Ci\u00f2 rendeva la struttura inerentemente pi\u00f9 fragile, e priva di ausili alla sicurezza che oggi tendiamo a dare per scontati. Mancava, ad esempio, un sistema di interfono per chiedere i soccorsi in diversi reparti, bench\u00e9 fosse previsto dal protocollo. Successivamente all&#8217;esplosione, inoltre, i superstiti dovettero evacuare la fabbrica al buio, per la totale assenza di luci d&#8217;emergenza. Interrogati ai commissari governativi quindi, soltanto 5 membri del personale affermarono di aver effettuato un&#8217;esercitazione antincendio. Non che fuggire rapidamente, in questo particolare caso, avrebbe potuto salvare i pi\u00f9 vicini alla terribile deflagrazione&#8230;<br \/>\nL&#8217;aspetto pi\u00f9 grave dell&#8217;esplosione di polvere, in effetti, \u00e8 il suo propagarsi in una pluralit\u00e0 ondate, successivamente pi\u00f9 distruttive. Dopo la prima onda d&#8217;urto, proveniente dal seminterrato, il calore raggiunse dunque la stanza principale di lavorazione. Decadi di zucchero accumulato sul pavimento, e la conseguente nebulizzazione della sua parte volatile, avevano dunque generato una cappa, invisibile ma sempre presente. Che ora, s&#8217;incendi\u00f2. In pochi attimi, l&#8217;intero stabilimento venne scosso dalle sue stesse fondamenta, gridando vendetta da ogni apertura disponibile, ed altre immediatamente create per l&#8217;occasione. Il cielo stesso divent\u00f2 di fuoco, mentre le imbarcazioni della guardia costiera, sopraggiunte sull&#8217;antistante fiume Savannah, facevano il possibile per assistere nello spegnimento. E tutto questo, soltanto per un po&#8217; di\u00a0granuli bloccati nel meccanismo!<\/p>\n<figure id=\"attachment_22833\" aria-describedby=\"caption-attachment-22833\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/9Ut4hpHxagk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22833 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Alluminium-Dust-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Alluminium-Dust-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Alluminium-Dust-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Alluminium-Dust.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22833\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;utente GunToatin dimostra la volatilit\u00e0 della polvere fine di alluminio al contatto con una fiamma viva. In questo stato, persino sostanze normalmente non incendiabili possono trasformarsi in carburante per bombe una volta raggiunta la loro temperatura d&#8217;accensione (in questo caso, 560 gradi.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;evento di\u00a0Port Wentworth, ma sopratutto l&#8217;opportunit\u00e0 di dimostrare negligenza da parte della direzione della raffineria, avrebbe permesso all&#8217;OSHA ed alla CSB di collaborare nella creazione di un nuovo prontuario normativo di appropriata gestione e manutenzione, che venne immediatamente imposto a tutte le fabbriche potenzialmente soggette all&#8217;accumulo di polveri sottili. La compagnia fu multata per 8,8 milioni di dollari, poi patteggiati a 6 senza nessuna ammissione di colpa, bench\u00e9 il disastro fosse stato classificato, ufficialmente, come &#8220;del tutto evitabile&#8221;. Un&#8217;altra fabbrica della Imperial, in Louisiana venne fatta chiudere per una settimana e multata di 35.000 dollari per\u00a0la mancata osservazione delle norme di sicurezza. A questo punto alcuni sopravvissuti dell&#8217;incidente, alla ricerca di una compensazione adeguata per coprire le ingenti spese mediche, non ebbero altra scelta che fare causa al consorzio della Savannah Foods, proprietario della Imperial, ed alla\u00a0Stokes Contracting, l&#8217;impresa che aveva ricevuto l&#8217;incarico\u00a0di ripulire la fabbrica nel quotidiano. Entro settembre del 2010, il tribunale di Chatam County si ritrov\u00f2 a gestire 44 cause civili relative al terribile incidente. Ma ciascuno di loro avrebbe per sempre portato i drammatici segni, e le gravi conseguenze sulla salute, di quel disastro che nessuno, in ultima analisi, aveva mai pensato di prevenire. Altri, purtroppo, non avrebbero avuto neppure questa dolorosa possibilit\u00e0.<br \/>\nSarebbe bello, e giusto, affermare che in quell&#8217;occasione, l&#8217;umanit\u00e0 avesse finalmente appreso il rischio dovuto ad alte concentrazioni di polvere nell&#8217;aria. Mentre gli eventi, purtroppo, dimostrano esattamente il contrario. Forse ricorderete il disastro verificatosi a giugno del 2015, durante un concerto al Formosa Fun Coast di Taiwan, causato dalle polveri colorate che gli organizzatori avevano sparso sul pubblico, sul modello della festivit\u00e0 religiosa indiana\u00a0Holi, dedicata all&#8217;arrivo della primavera. Occasione in cui perirono 15 persone, mentre la cifra spropositata di 497 riport\u00f2 ferite ed ustioni di varia entit\u00e0. Ma il motivo per cui ci\u00f2 si era verificato, contrariamente a quanto molti pensarono in un primo momento, non fu la composizione chimica del colorante. Che era semplicemente dell&#8217;amido di mais. Bens\u00ec la pi\u00f9 pura e tutt&#8217;ora inconcepibile, pericolosit\u00e0 della polvere. Che ben pochi ricordano, nonostante i drammatici precedenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Polvere bianca che galleggia nell&#8217;aria. Ovunque. Come la nebbia di Avalon, che oscura la cornice delle porte. Con ampie volute innanzi ai raggi che rimbalzano sulle pareti. Che avvolge le figure umane, come un manto surreale, persistente. E si deposita sul pavimento, in uno strato simile alla prima neve d&#8217;ottobre o novembre. 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