{"id":22733,"date":"2017-04-13T06:43:27","date_gmt":"2017-04-13T04:43:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22733"},"modified":"2017-04-13T06:43:27","modified_gmt":"2017-04-13T04:43:27","slug":"le-prime-tre-motociclette-al-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22733","title":{"rendered":"Le prime tre motociclette al mondo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/vyw_smJ8VcE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22734\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-22736\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Roper-Motorcycle-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Roper-Motorcycle-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Roper-Motorcycle-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Roper-Motorcycle.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Definita dagli uomini di scienza &#8220;La pi\u00f9 incredibile invenzione dei tempi moderni.&#8221; Pu\u00f2 essere guidata per 7 miglia, ad un ritmo maggiore di qualsiasi cavallo lanciato al trotto. O ciclista umano. Anche in salita. Pu\u00f2 raggiungere velocit\u00e0 pi\u00f9 elevate di quelle a cui\u00a0chiunque possa\u00a0osare guidarla. \u00c8 affidabile, semplice, risolutiva. \u00c8 la moto, anzi il velocipede a vapore, dell&#8217;inventore\u00a0Sylvester H. Roper di Boston,\u00a0Massachusetts.\u00a0Quel maledetto primo giugno del 1896, giorno pi\u00f9 rilevante della sua storia, si trattava ormai di un vista assai nota, presso il quartiere di Roxbury con la sua residenza e fino a Harvard Bridge, dove egli era solito recarsi ogni giorno per testarla in collaborazione con un gruppo di ciclisti locali. Si trattava del miglioramento ingegneristico di un progetto costruito per la prima volta tra il 1867 e il 1869 (l&#8217;anno esatto resta incerto) a partire da una scuotiossa dei fratelli Hanlon, ovvero uno di quei mezzi a pedali, antecedenti all&#8217;invenzione degli pneumatici ad aria, le cui ruote metalliche facevano letteralmente battere i denti sopra qualsiasi strada che non fosse perfettamente uniforme. Ma avveniristica, sotto molti altri punti di vista, quali la particolare configurazione definita della &#8220;bicicletta di sicurezza&#8221; che per la prima volta permetteva di avere ruote della stessa dimensione, un&#8217;altezza tale da poter mettere i piedi a terra e una maggiore stabilit\u00e0 in curva, grazie alla geometria fuori asse della forcella. Esattamente come qualsiasi due-ruote moderna.\u00a0Fu per lui, molto probabilmente, amore a prima vista. E l&#8217;elaborazione fantastica di un idea.<br \/>\nPer Roper, che era un inventore rinomato, con numerosi brevetti nel campo delle armi da fuoco, delle macchine da cucire, dei sistemi antincendio&#8230; La recente rivoluzione dell&#8217;automobile a vapore (di cui pure, produsse alcuni pregevoli esemplari) non sembrava\u00a0essere abbastanza. Cos\u00ec elabor\u00f2 il pi\u00f9 piccolo motore della storia, lo piazz\u00f2 sulla bici\u00a0e cre\u00f2 la moto. C&#8217;\u00e8 un&#8217;annosa diatriba in merito alla questione, che vorrebbe attribuire lo stesso identico merito al fabbro francese Pierre Michaux, operativo nello stesso triennio della seconda met\u00e0 del XIX secolo, come piuttosto ai tedeschi\u00a0Gottlieb Daimler e Wilhelm Maybach, che esattamente un anno prima\u00a0del sopracitato secondo modello del\u00a0collega americano (1896) misero in pista\u00a0una motocicletta con motore a combustione interna, ovvero a benzina. Secondo alcuni, in effetti, tutto quello venuto prima avrebbe rappresentato un &#8220;binario morto&#8221; non pi\u00f9 rilevante per l&#8217;evoluzione umana dell&#8217;intera gen\u00eca neanderthaliana. Tutto ci\u00f2 \u00e8 opinabile ed ogni modo, non del tutto rilevante. Ipotizziamo, in questa fase, che la Roper sia stata l&#8217;antesignana. Nella versione guidata quel fatidico giorno, che il suo costruttore aveva intenzione di vendere in serie nell&#8217;ambiente dei ciclisti sportivi, come strumento per mantenere il ritmo durante gli allenamenti, erano stati apportati diversi miglioramenti rispetto al prototipo (di cui qui sopra, potete osservare una riproduzione) quali una riduzione del peso a &#8220;soli&#8221; 68 Kg, l&#8217;inserimento del bollitore all&#8217;interno di un cassone per proteggerlo e migliorare l&#8217;aerodinamica ed un incremento significativo di prestazioni. Tanto da poter raggiungere, in condizioni ideali, una velocit\u00e0 di 64 Km\/h. Come innumerevoli volte prima di allora, dunque, Roper in persona fece diversi giri del tracciato, dimostrando la straordinaria efficienza del suo prodotto. Con una significativa differenza: quella volta, aveva compiuto i 72 anni di et\u00e0.<br \/>\nLa moto sbuff\u00f2 vistosamente, rilasciando copiose quantit\u00e0 di fumo bianco. Il pilota veterano, grazie all&#8217;esperienza acquisita, tagliava le curve ed effettuava pieghe pressoch\u00e9 perfette, limando ulteriori secondi dal suo record sul tempo del tutto inimmaginabile senza l&#8217;impiego di un motore. Il controllo dell&#8217;accelerazione era determinato dalla rotazione di entrambe le manopole unite in un&#8217;unica sbarra, la cui rotazione in senso contrario, invece, avrebbe attivato il singolo freno. Il cui limitato meccanismo\u00a0a cucchiaio, appoggiato semplicemente sulla ruota posteriore, iniziava a scaldarsi ma teneva ancora. Se non che verso la fine della sessione di prove, gli venne chiesto di dimostrare, ancora una volta,\u00a0quale fosse il massimo che poteva dare il suo velocipede. Cos\u00ec acceler\u00f2 e acceler\u00f2, fino al completamento di un giro del tracciato di Harvard Bridge in soli due minuti ed 1,4 secondi. Ma a un certo punto, subito\u00a0dopo una curva, cadde all&#8217;improvviso dalla sella e mor\u00ec. Secondo gli accertamenti effettuati successivamente, la causa era stato il sopraggiungere di un attacco di cuore. L&#8217;inventore della moto, cos\u00ec come il Dr. Frankestein in alcuni seguiti del romanzo, era stato ucciso dalla sua pi\u00f9 amata creatura. Cos\u00ec, ebbe inizio la storia&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_22735\" aria-describedby=\"caption-attachment-22735\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ZBA1DEvT4LE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22735\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22735 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Michaux-Perreaux-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Michaux-Perreaux-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Michaux-Perreaux-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Michaux-Perreaux.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22735\" class=\"wp-caption-text\">Il velociclo Michaux-Perreaux durante una mostra presso il Guggenheim di Las Vegas. Da una ricerca su Internet, non sembrano emergere video con repliche funzionanti di questo antenato della moderna motocletta.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">O almeno, come dicevamo poco pi\u00f9 sopra, questa \u00e8 una dei possibili modi di vedere la questione. In una trasposizione quasi esatta della problematica attribuzione dell&#8217;analisi matematica, inventata contemporaneamente da Isaac Newton e\u00a0Gottfried Leibniz per vie differenti, proprio mentre\u00a0Sylvester H. Roper poneva le prima basi della sua moto\u00a0nei remoti territori Stati Uniti,\u00a0il fabbro di Parigi\u00a0Pierre Michaux, originario di\u00a0Bar le Duc, si mise in societ\u00e0 con l&#8217;inventore\u00a0Louis-Guillaume Perreaux, proveniente dal piccolo villaggio della Normandia di\u00a0Almen\u00eaches. Assieme, i due coniugarono le rispettive invenzioni, di un solido velocipede a pedali con struttura metallica ed un piccolo motore a vapore, per creare quella che sarebbe diventata, nell&#8217;opinione di molti, la sola ed unica prima motocicletta. Perch\u00e9 caso vuole che siamo esattamente tra il 1869 ed il 1869,\u00a0gli stessi anni determinanti per la controparte americana. La bici\u00a0Michaudine, tuttavia, aveva un design meno moderno della spaccaossa usata da Roper, con ruote ancora non del tutto equivalenti nelle dimensioni. Bench\u00e9 fossimo gi\u00e0 ben lontani, va detto, dai folli bicicli &#8220;<em>penny farthing<\/em>&#8221; con ruota davanti ipertrofica,\u00a0considerati ideali appena una decade prima. La\u00a0Michaux-Perreaux, come sarebbe passata alla storia, presentava diversi aspetti interessanti, quali un peso di soli 87-88 Kg e l&#8217;impiego di una struttura ad arco per permettere il posizionamento del motore con un singolo cilindro ed un bollitore ad alcol, capace di garantire prestazioni pressoch\u00e9 equivalenti a quelle della prima Roper d&#8217;Oltreoceano: un massimo di 15-20 Km\/h, al costo di una notevole instabilit\u00e0 e potenziale pericolo per l&#8217;utilizzatore. Questi veicoli, basati sull&#8217;attivit\u00e0 sempre pi\u00f9 popolare del ciclismo, non ebbero mai un significativo successo commerciale, principalmente in funzione del costo e della difficolt\u00e0 di utilizzo, tanto da indurre i rispettivi inventori a dedicarsi, in parallelo, alla produzione di mezzi a tre o quattro ruote, nella speranza che prendessero piede in un tempo sufficientemente breve da fare la differenza. Negli anni successivi, tuttavia, sia in America che in tutta l&#8217;Europa Occidentale, i rispettivi governi approvarono una vasta serie di leggi per limitare e regolamentare l&#8217;utilizzo di veicoli a vapore, visti come un rischio considerevole per la popolazione.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22734\" aria-describedby=\"caption-attachment-22734\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/M1_1GHFxdBo\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22734 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Daimler-Reitwagen-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Daimler-Reitwagen-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Daimler-Reitwagen-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Daimler-Reitwagen.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22734\" class=\"wp-caption-text\">La motocicletta Daimler Reitwagen utilizzava un sistema di controllo del tutto simile a quello della Roper, con singola manopola per controllare accelerazione e freno.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il che ci porta, senza ulteriori esitazioni, a quella che sarebbe stata la prima motocicletta con motore a combustione interna della Germania, l&#8217;Europa ed il mondo intero, ovvero la bizzarra <em>contraption\u00a0<\/em>definita\u00a0Daimler Reitwagen (&#8220;auto cavalcabile&#8221;) creata presso la compagnia\u00a0Otto &amp; Cie di Colonia. Nata, sostanzialmente, non come un prodotto commercializzabile bens\u00ec con l&#8217;intento specifico di testare, nel 1885, l&#8217;innovatore motore a sviluppo verticale definito dai suoi creatori &#8220;orologio a pendola&#8221; (<em>standuhr<\/em>). Creata, dai suoi due costruttori\u00a0Daimler e\u00a0Maybach con apparenti poche ricerche precedenti nel campo del ciclismo, tanto da assomigliare, nelle parole di alcuni storici di settore, pi\u00f9 che altro a una sorta di strumento di tortura. La Reitwagen era priva di ammortizzatori, pneumatici ed altre amenit\u00e0. Ma anche di una comprensione adeguata del concetto di geometria della forcella, il che la rendeva stabile solamente in presenza di due grosse rotelline laterali, non dissimile da quelle della bicicletta di un bambino. Lo scopo, ovviamente, era solamente di vedere quello che il motore riuscisse a fare, limitando l&#8217;importanza del comfort di utilizzo nell&#8217;idea dei due costruttori. Nonostante questo, il figlio diciassettenne di Daimler, Paul, la guid\u00f2 per un&#8217;escursione da Cannstatt ad Untert\u00fcrkheim nel 1885, al ritmo sostenuto di 5-12 Km\/h. Gradualmente, il sistema d&#8217;avviamento del motore situato sotto la sella continu\u00f2 a surriscaldarsi, fino a prendere improvvisamente fuoco e costringere ad un abbandono immediato del mezzo. Il che, direi, dimostra immediatamente quale fosse la misura della sua effettiva utilizzabilit\u00e0.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22737\" aria-describedby=\"caption-attachment-22737\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/d1qhZ7jp71Y\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22737\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22737 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Roper-Ver.2-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Roper-Ver.2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Roper-Ver.2-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/04\/Roper-Ver.2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22737\" class=\"wp-caption-text\">Appassionato collezionista guida una riproduzione della Roper del 1884. Gli originali di questi mezzi esistono in appena un paio d&#8217;esemplari ciascuno in alcuni prestigiosi musei, risultando valutati al di sopra del mezzo milione di dollari ed oltre.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 andava a benzina! E dico, vuoi mettere? Certo, la definizione del &#8220;primo esempio&#8221; di un qualcosa \u00e8 sempre inerentemente problematica. Perch\u00e9 occorre definire, in primo luogo, cosa costituisca un appropriato esempio. Secondo il sempre citato dizionario di Oxford, il termine <em>motorcycle<\/em> dovrebbe riferirsi unicamente ad un &#8220;veicolo a due ruote dotato di motore a combustione interna.&#8221; Il che, ovviamente, lascerebbe fuori la Roper e la Michaux-Perreaux, affidandosi queste ultime alla tecnologia ormai desueta del motore a vapore. Tuttavia, chi potrebbe mai affermare che la prima vittima di un biciclo a motore, mentre correva quel giorno fatale sulla pista di Boston, non fosse a tutti gli effetti un vero e proprio motociclista? L&#8217;estasi della guida, trasformarsi in una cosa soltanto col proprio mezzo&#8230; Chi abitualmente siede dietro un volante, un simile sentimento pu\u00f2 soltanto sognarlo. E uno sbuffo di fumo e vapore acqueo, gettato dietro da un&#8217;improbabile ciminiera dallo stile marcatamente nautico posta poco dietro la sella, dovrebbe soltanto incrementare l&#8217;assurdit\u00e0 e l&#8217;ebrezza dell&#8217;intero processo. Non certo privarla del suo pi\u00f9 ultimo, e prezioso significato ulteriore. Altrimenti, perch\u00e9 diremmo centauri, piuttosto che cavalieri?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Definita dagli uomini di scienza &#8220;La pi\u00f9 incredibile invenzione dei tempi moderni.&#8221; Pu\u00f2 essere guidata per 7 miglia, ad un ritmo maggiore di qualsiasi cavallo lanciato al trotto. O ciclista umano. Anche in salita. 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