{"id":22602,"date":"2017-03-26T06:30:26","date_gmt":"2017-03-26T04:30:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22602"},"modified":"2017-03-26T06:37:26","modified_gmt":"2017-03-26T04:37:26","slug":"il-gatto-scoiattolo-che-vive-tra-le-scimmie-del-brasile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22602","title":{"rendered":"Il gatto scoiattolo che vive tra le scimmie del Brasile"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=okEDDlnwQgI\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22603\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-22605\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/03\/Margay-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/03\/Margay-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/03\/Margay-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/03\/Margay.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riportate alla vostra mente, per qualche secondo, la tipica scena del gatto che si arrampica su un albero e non riesce pi\u00f9 a tornare gi\u00f9. Gli spettatori preoccupati, cellulari alla mano, gi\u00e0 pronti a far venire sulla concitata scena il camion dei pompieri. Che poi A &#8211; Non \u00e8 la pi\u00f9 grave emergenza a cui costoro potrebbero dover rispondere nella prossima ora, e poi B &#8211; Niente ci garantisce che il micio in questione, in effetti, sia pi\u00f9 che in grado di discendere per conto suo, una volta spinto a farlo dall&#8217;aumento della fame. Del resto, non \u00e8 soltanto uno stereotipo: i gatti si arrampicano facilmente verso l&#8217;alto, grazie all&#8217;impiego dei loro artigli retrattili ed acuminati. I quali, tuttavia, possono far presa solamente in un senso, il che significa che percorrere la via a ritroso comporter\u00e0 necessariamente la complicata manovra di girarsi di schiena e calarsi all&#8217;indietro, senza poter guardare a fondo l&#8217;unico percorso prefissato. Non esattamente una manovra semplice, specie per un animale. Ma adesso immaginate che il felino, nel momento della verit\u00e0, faccia l&#8217;impossibile, ovvero ruoti le sue zampe di 180 gradi, pi\u00f9 o meno come gli occhi del camaleonte, oppure il collo della bambina posseduta nel film l&#8217;Esorcista. E che a quel punto, risolto il sempiterno paradigma, inizi a percorrere il tronco dell&#8217;arbusto con la testa in avanti, correndo letteralmente verso il suolo, alla maniera sono soliti fare i ben pi\u00f9 piccoli, e leggeri, sciuridi arboricoli dalla coda vaporosa. Ecco, potr\u00e0 esservi sembrato un puro sogno della pipa. Mentre in effetti, sappiate questo: stavate pensando al margay.<br \/>\nO <em>Leopardus wiedii<\/em>, dal nome del suo scopritore il principe Maximilian di Wied-Neuwied, che nel\u00a01815 si rec\u00f2 con le sue guide e un gruppo di naturalisti nel profondo delle foreste pluviali brasiliane, alla\u00a0ricerca dei misteri dei suoi ancestrali abitanti umani, i cosiddetti indios sudamericani. Per trovarsi anche di fronte a questo agile arrampicatore, definito all&#8217;epoca &#8220;gatto tigre dalla coda lunga&#8221; bench\u00e9 le macchie del suo mantello, con un punto pi\u00f9 chiaro al centro, ricordino piuttosto da vicino il tipico leopardo. Ma uno ben pi\u00f9 piccolo dell&#8217;alternativa di terra, con un peso complessivo medio di non pi\u00f9 di 4 Kg, per una lunghezza del corpo tra i 33 ed i 55 cm esclusa la coda in questione, che pu\u00f2 facilmente raggiungere i tre quarti del resto dell&#8217;animale. Il che dimostr\u00f2, se non altro, l&#8217;acuto spirito d&#8217;osservazione\u00a0del principe, vista l&#8217;estrema somiglianza del margay al tipico ocelotto di queste terre (<em>Leopardus pardalis<\/em>, il leopardo nano) dal quale si differenzia nell&#8217;aspetto primariamente nelle dimensioni leggermente inferiori e nei grandi occhi sporgenti simili a quelli di un cane pechinese, che sul suo muso stretto e affusolato donano all&#8217;insieme un&#8217;aspetto quasi rettiliano. Per non dire, semplicemente, alieno. Questo perch\u00e9 il margay, come sua massima prerogativa, \u00e8 un animale per lo pi\u00f9 notturno, che si sposta nell&#8217;oscurit\u00e0 o al tramonto da un ramo all&#8217;altro, alla ricerca delle sue prede preferite: uccelli, lucertole ed in particolare i piccoli di alcune specie di scimmie, tra cui il tamarino calvo (<em>Saguinus bicolor<\/em>). Che cattura con una tecnica molto particolare: imitare il loro verso. Si tratta di un atteggiamento, di nuovo, talvolta accennato in linea di principio dal gatto domestico, che perso nell&#8217;osservazione degli uccelli alla finestra, pu\u00f2 talvolta produrre dei brevi ed acuti miagolii, vagamente simili ad un pigolio. Ma non c&#8217;\u00e8 niente di accidentale, ed impreciso, nelle imitazioni di questo predatore delle occulte e remote profondit\u00e0 forestali. Il cui richiamo, distraendo e rendendo vulnerabile il piccolo primate, pu\u00f2 bastare a farne il bersaglio del suo balzo repentino ed impossibile da evitare. L&#8217;agilit\u00e0 nel muoversi tra gli alberi del margay \u00e8 tale, in effetti, da far pensare\u00a0per lungo tempo che il felino vivesse unicamente sopra questi rami, scendendo a terra solamente in rari casi, e per periodi estremamente brevi. Quando in effetti lo studio approfondito ha dimostrato come esso preferisca percorrere le medie distanze correndo al livello del suolo, bench\u00e9 si rifiuti categoricamente di fuoriuscire dalla copertura degli alberi della foresta, rendendolo particolarmente vulnerabile allo sfruttamento umano del suo ambiente di provenienza. Come del resto, ogni altro animale proveniente dall&#8217;insostituibile ambiente della foresta sudamericana.<br \/>\nSilenzioso, agile e letale, il margay rappresenta tutte quelle qualit\u00e0 che vengono attribuite convenzionalmente al gatto, potenziate molte volte, dalla necessit\u00e0 di sopravvivere in un ambiente ricco di prede, ma tutt&#8217;altro che accogliente per chi non sia in grado di trovare la sua nicchia evolutiva. Il che costituisce una problematica altamente specifica, nei frequenti casi in cui una regione sia condivisa da costui con l&#8217;ocelotto, o anche\u00a0l&#8217;oncilla o tigrillo (<i>Leopardus tigrinus<\/i>) che pure lo ricorda da vicino, sebbene presenti una stazza ancora inferiore, di appena 3 Kg. Il fatto \u00e8 che simili creature sono cacciatori forse anche troppo efficienti, e in una particolare zona possono esserci soltanto un certo numero di potenziali prede, limitando necessariamente il numero massimo di carnivori simili tra loro in grado di dividersi il bottino. Ma saltando agilmente nella notte, il margay continua la strenua lotta per il suo diritto all&#8217;esistenza&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_22604\" aria-describedby=\"caption-attachment-22604\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ef129AsFfMA\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22604\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22604 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/03\/Margay-in-the-hunt-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/03\/Margay-in-the-hunt-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/03\/Margay-in-the-hunt-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/03\/Margay-in-the-hunt.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22604\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;osservazione degli animali durante le ore notturne fornir\u00e0 un&#8217;immagine inerentemente meno chiara. Ma costituisce, molto spesso, l&#8217;unico modo per prendere atto dei loro comportamenti pi\u00f9 specifici ed interessanti.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">E va pur detto che per una volta, almeno al momento, non gli va per niente male. Considerato ben distante dall&#8217;estinzione, per l&#8217;ampia diffusione del proprio areale, il\u00a0<em>Leopardus wiedii\u00a0<\/em>presenta ben 10 sottospecie distinte tra loro, attestate tra il Messico e la Colombia, il Nicaragua e Panama, il Per\u00f9 e lo Yucatan. Luoghi in cui conosce molti nomi, tra cui\u00a0gato <em>pintado<\/em>,\u00a0<em>tigrillito<\/em>,\u00a0<em>caucel<\/em>,\u00a0<em>burric\u00f3n<\/em>&#8230; L&#8217;attuale nome comune internazionale, invece, proviene dal francese ed ha un&#8217;etimologia incerta, non presentando alcuna altra definizione sul dizionario. Per lungo tempo non si \u00e8 saputo praticamente nulla di questa specie animale, spesso confusa coi suoi simili e naturalmente schiva, facilmente in grado di eludere un osservatore umano tramite i suoi sfoggi d&#8217;estrema agilit\u00e0. Cos\u00ec che, per lungo tempo, tutto quello che veniva riportato in merito al <em>margay<\/em> era l&#8217;incredibile visione di uno dei suoi leggendari balzi, in grado di raggiungere i 6 metri di altezza da fermo e i 9 in senso orizzontale (<a href=\"http:\/\/wildcatconservation.org\/wild-cats\/south-america\/margay\/\" target=\"_blank\">cit. Wild Cats Conservation.org<\/a>) bench\u00e9 non tutte le fonti concordino su tali cifre assolutamente fuori dagli schemi. Ci\u00f2 che \u00e8 certo, invece, \u00e8 l&#8217;abilit\u00e0 con cui il gatto riesce ad impiegare le sue grosse zampe anteriori, attaccandosi al volo anche con una sola, per tirarsi su in un attimo e continuare la sua corsa verso il centro della grande foresta, che sembra quasi spalancarsi per\u00a0accoglierlo, orgogliosa di potersi definire casa sua.<br \/>\nGli studi sull&#8217;entit\u00e0 del territorio coperto da un singolo esemplare sono, di nuovo, discordanti, con una rassegna condotta in Belize tramite l&#8217;impiego delle telecamere automatiche che ha riportato luoghi di riposo siti ad almeno 7 metri dal suolo, con i gatti maschio in grado di difendere ed occupare fino a 11 Km quadrati di territorio di caccia. Mentre uno studio in Brasile, fondato sullo strumento dei collari con segnalatori radio, ha confermato una cifra ancora superiore, di ben 16 Km quadrati. Nelle zone a bassa presenza del competitivo ocelot, tali cifre apparentemente basse sono ad ogni modo mantenute costanti, garantendo una popolazione di gatti tutt&#8217;altro che trascurabile, come dimostrato dai riusciti tentativi di catturare fino a 9 esemplari a scopo d&#8217;osservazione, condotti nel nord-est del Messico, per rilasciarli ovviamente subito dopo, una volta registrate le dovute osservazioni. L&#8217;unico problema nell&#8217;adeguata conservazione del felino, dunque, resta la sua relativamente limitata capacit\u00e0 di riprodursi. Le femmine di margay possono allattare un massimo di due cuccioli alla volta, caratteristica molto atipica nell&#8217;ambito dei felini, e nel corso di un anno raramente ne partoriscono pi\u00f9 di uno. La gestazione dura 76-85 giorni ed alla nascita i gattini pesano attorno agli 84-170 grammi. La maturit\u00e0 riproduttiva viene raggiunta attorno ai due anni, Tutto considerato meno tardi di quanto si potrebbe pensare, una volta preso atto di come esistano casi di esemplari sopravvissuti in cattivit\u00e0 fino alla veneranda et\u00e0 di vent&#8217;anni.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22603\" aria-describedby=\"caption-attachment-22603\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4nKzUpSlukE\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22603 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/03\/Baby-Margay-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/03\/Baby-Margay-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/03\/Baby-Margay-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/03\/Baby-Margay.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22603\" class=\"wp-caption-text\">Il cucciolo del margay \u00e8 una delle creature pi\u00f9 graziose dell&#8217;intero Sud America. Che ne dite, \u00e8 possibile che questi occhioni sovradimensionati abbiano ispirato il Gatto con gli Stivali della serie di film Shrek?<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;osservazione dei gatti selvatici \u00e8 sempre un&#8217;attivit\u00e0 meritevole d&#8217;attenzione, in quanto\u00a0schiarisce un nostro preconcetto di fondo. Perch\u00e9 se da una parte il cane domestico, con le sue infinite variet\u00e0 e razze, dimostra una complessit\u00e0 biologica decisamente superiore a quella della sua controparte mai addomesticata, il tipico lupo, con i felini accade esattamente l&#8217;opposto. Davvero! Provate voi a comparare la relativa uniformit\u00e0 delle principali razze casalinghe, tutte caratterizzate grosso modo dallo stesso aspetto, forma e dimensioni, fatta eccezione essenzialmente per la lunghezza ed il colore del pelo, con il tripudio di simil-gatti predatori, perfettamente adattati ai pi\u00f9 diversi ambienti abitativi di provenienza. Se un alieno dovesse giungere, domani stesso, sul nostro pianeta, faticherebbe non poco a considerare il leone o la tigre come appartenenti alla stessa famiglia di questo sinuoso arrampicatore\u00a0in grado d&#8217;infiggere i suoi artigli nella corteccia pluri-secolare. Ma sono pronto a scommettere che riconoscerebbe subito il margay, con i suoi occhi giganteschi e tondeggianti, la testa aerodinamica e la splendida livrea, come suo animale totemico per eccellenza. Degno di essere venerato, come per i suoi simili al remoto tempo degli egizi, in qualit\u00e0 di personificazione divina tra gli inconsapevoli umani. Ma questa, come si dice, \u00e8 TUTTA un&#8217;altra storia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportate alla vostra mente, per qualche secondo, la tipica scena del gatto che si arrampica su un albero e non riesce pi\u00f9 a tornare gi\u00f9. 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