{"id":22360,"date":"2017-02-19T06:39:36","date_gmt":"2017-02-19T05:39:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22360"},"modified":"2017-02-19T06:39:36","modified_gmt":"2017-02-19T05:39:36","slug":"il-verme-che-minaccia-lafrica-con-la-sua-fame","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22360","title":{"rendered":"Il verme che minaccia l&#8217;Africa con la sua fame"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=HE7l8gVjcJE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22361\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-22362\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Armyworm-metamorphosis-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Armyworm-metamorphosis-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Armyworm-metamorphosis-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Armyworm-metamorphosis.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo pensiero corre ai corvi divoratori di semi, per poi passare ai conigli, i cinghiali, le talpe, i castori. Anche le volpi e le anatre possono creare dei seri problemi in campo agricolo, specie quando tale attivit\u00e0 occupa lo spazio che un tempo era appartenuto loro, prima dell&#8217;espansione degli spazi urbani e il conseguente spostamento delle fattorie in periferia. E poi, naturalmente, tutti quei terribili insetti che si riproducono velocemente per far scempio di ogni tipo di materia vegetale: afidi, tisanotteri,\u00a0tetranichidi. Per non parlare, perch\u00e9 \u00e8 quasi troppo orribile nominarla, della terribile locusta, assurta al rango di piaga biblica fin dall&#8217;epoca di alcuni dei pi\u00f9 antichi\u00a0testi scritti dall&#8217;umanit\u00e0. Che una volta calata in formazione sopra i campi coltivati, sosta solamente il tempo necessario a farne scempio, prima di spiccare il volo nuovamente verso nuovi e orribili obiettivi. Per\u00f2 vedete, c&#8217;\u00e8 almeno un lato positivo in tutto questo: nelle loro migrazioni, tali insetti raramente tornano da dove sono provenuti. Il loro terribile potenziale distruttivo, dunque, non ha metodo ed appare immediatamente per ci\u00f2 che in effetti \u00e8: un disastro imprevedibile, che percorre le pianure per sparire e forse, non tornare a palesarsi mai pi\u00f9. Ci sono cose anche peggiori a questo mondo. C&#8217;\u00e8 la puntuale e deleteria intenzione di rovina palesata da creature come l&#8217;armyworm (G.\u00a0<em>Spodoptera<\/em>) che almeno dal 1957 prospera e tormenta ampie regioni dell&#8217;Africa meridionale, incluse l&#8217;Etiopia, la Somalia, la Zambia, lo Zimbabwe, la Nigeria ed il Sud Africa, principale produttore di grano e cereali dell&#8217;intera regione. Le conseguenze sono generalmente nefaste, ed in particolare il raccolto del 2017 si prospetta come anche peggiore dei precedenti, soprattutto in funzione dell&#8217;arrivo improvviso ed inspiegabile di una nuova specie, proveniente dal continente Americano: lo\u00a0<em>Spodoptera frugiperda<\/em> (armyworm autunnale) che risulta ancora pi\u00f9 difficile da individuare per tempo, soprattutto perch\u00e9 poco conosciuto dai nativi. Il che \u00e8 assolutamente deleterio, perch\u00e9 in genere dai primi segni dell&#8217;infestazione ci sono circa due giorni e mai pi\u00f9 di tre, perch\u00e9 la situazione diventi irrecuperabile ed un buon 70% del raccolto venga trasformato nella poltiglia mezzo-masticata che produce questo insetto durante la sua progressiva crescita, che pu\u00f2 durare fino a tre settimane. Gi\u00e0, proprio cos\u00ec: insetto. Nonostante il suo nome infatti, e come potrete certamente notare dal video soprastante, questo terribile animale non \u00e8 un verme, bens\u00ec il piccolo bruco di una particolarissima falena, estremamente odiata in almeno due continenti, proprio perch\u00e9 fa un qualcosa di letteralmente inaudito per la sua gen\u00eca: migra in vaste formazioni, prima di sganciare le sue uova a mo&#8217; di bombe a grappolo sopra i campi sottostanti, confidando nella capacit\u00e0 di sopravvivere della sua prole. La quale, una volta consumato tutto il cibo prontamente disponibile, si organizza in lunghe file indiane, marciando come l&#8217;organizzazione militare da cui prende il nome. Motivo per cui in Africa questi bruchi vengono chiamati anche\u00a0kommandowurm.<br \/>\nTutto pu\u00f2 iniziare all&#8217;improvviso, nel corso di una sera indistinguibile da tutte le altre. Alcune timidi lepidotteri in avanscoperta, dalla banale colorazione marrone-foglia con\u00a0un punto bianco verso il centro delle ali, si affollerebbero in prossimit\u00e0 delle luci della fattoria, cercando freneticamente la luce rassicurante del Sole. \u00c8 molto difficile, in questa fase, che il contadino riesca a riconoscere il pericolo, semplicemente per l&#8217;aspetto\u00a0estremamente semplice delle falene, quasi letteralmente indistinguibili da schiere di loro cugine totalmente inoffensive. Quindi, nel silenzio della notte, giungono le formazioni principali dello sciame, che adotta un comportamento gregario simile, bench\u00e9 non uguale, a quello delle cavallette verdi o marroni. A quel punto, le falene sono stanche per il lungo volo, che pu\u00f2 aver coperto decine, se non centinaia di chilometri, ed hanno la forza appena sufficiente per deporre all&#8217;incirca un migliaio di uova ciascuna, che attaccano con cautela sotto le foglie delle piante bersaglio. Esse sanno bene che la loro vita \u00e8 pressoch\u00e9 finita, ma non lasciano che questo le scoraggi dal compiere il destino per cui sono venute al mondo. In breve, il piano \u00e8 pronto ad essere eseguito e le madri si disperdono, sparendo nel nulla senza lasciare alcun tipo di segnale. Nel giro di un tempo variabile tra 2 e 5 giorni, a seconda della temperatura, i piccoli fanno quindi il loro primo ingresso nel mondo. In questo stadio, i bruchi sono minuscoli e di colorazione verde, risultando sostanzialmente invisibili durante un&#8217;ispezione sommaria dei campi. Le loro mandibole risultano tanto minute da non riuscire neppure a staccare interi pezzi della pianta ospite, sulla quale inizialmente compaiono soltanto delle macchie marroni, il primo segno di qualcosa che non va. Se ancora, tuttavia, il padrone umano di casa non dovesse notarle, a questo punto gli insetti si fanno pi\u00f9 audaci, incrementando progressivamente la quantit\u00e0 di materiale consumato, finch\u00e9 non diventano, letteralmente, troppo grandi per l&#8217;involucro della loro pelle. Ci\u00f2 avverr\u00e0 pi\u00f9 volte nel periodo di crescita di fino a tre settimane, che li porter\u00e0 a raggiungere la dimensione di circa 2-3 centimetri e una colorazione tendente al marrone. A quel punto, gli <em>Spodoptera\u00a0<\/em>abbandonano ogni prudenza e iniziano a masticare le foglie con una tale enfasi da non lasciare letteralmente pi\u00f9 nulla, tranne lo stelo centrale, producendo un suono appena udibile che viene paragonato talvolta a quello dei tarli. Una volta satolli, quindi, si lasciano cadere a terra e scavano una buca, all&#8217;interno della quale formeranno il bozzolo necessario per spiccare il volo, al termine della metamorfosi dalla durata di altre quattro\/cinque settimane. Quindi, inevitabilmente, il ciclo ricomincia. Volete conoscere qual&#8217;\u00e8 l&#8217;impatto economico di una simile minuscola, apparentemente insignificante creatura? Voi non avete idea&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_22363\" aria-describedby=\"caption-attachment-22363\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=8YjFh8k7eBk\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22363 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Armyworm-moth-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Armyworm-moth-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Armyworm-moth-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Armyworm-moth.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22363\" class=\"wp-caption-text\">Imparare a riconoscere i primi segni dell&#8217;infestazione \u00e8 assolutamente vitale per garantire la sopravvivenza di una coltivazione. Mancato l&#8217;avvistamento della falena, l&#8217;unica speranza \u00e8 cogliere un bruco neonato di sorpresa sotto una foglia, facilmente identificabile dalle strisce gialle sul corpo nero.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema principale dell&#8217;armyworm \u00e8 che pu\u00f2 mangiare, letteralmente, qualsiasi tipo di pianta. La maggior parte dei\u00a0suoi attacchi si verificano su coltivazioni di mais ed altri cereali, ma non sono inaudite anche distruzioni sistematiche di campi di soia, cotone, tabacco e patate. Gli appartenenti al genus degli\u00a0<em>Spodoptera\u00a0<\/em>hanno inoltre la pessima abitudine di riprodursi in modo pi\u00f9 efficace immediatamente dopo il termine di un lungo periodo di siccit\u00e0, andando a colpire con la loro voracit\u00e0 popolazioni che si trovano gi\u00e0 in pesante stato di disagio. In modo particolare, annate particolarmente prospere per l&#8217;insetto sono quelle successive al passaggio del Ni\u00f1o, che gi\u00e0 minaccia in Africa il sostegno alimentare di una cifra stimabile sui 90 milioni di persone. Proprio quando sembra che le cose inizino ad andare per il meglio, quindi, cala sui campi questo flagello inconsapevole ed apocalittico, peggiorando ulteriormente lo stato delle cose. Nel\u00a0dicembre del 2009 l&#8217;infestazione dei vermi si diffuse rapidamente in 10 regioni della Tanzania, dove gli agricoltori erano stati precedentemente addestrati a reagire rapidamente con i giusti mezzi, che prevedono prevalentemente l&#8217;impiego di pesticidi. Nonostante questo, entro la fine del mese andarono distrutti 1.400 acri di coltivazione di grano. Entro gennaio del 2015, occorrenze simili si erano verificate in Zimbabwe ed in Botswana, dove fu coinvolto anche l&#8217;esercito nel tentativo di contrastare il nemico subdolo e persistente. Sostanze chimiche furono gettate dagli aerei. Trincee scavate per impedire lo spostamento dello stadio larvale dell&#8217;insetto. Interi campi bruciati, nel tentativo di contenere la diffusione del verme. Schiere di galline liberate nei campi, pi\u00f9 che mai felici di fagocitare voracemente ogni cosa strisciante che gli capitasse a tiro. Ma ogni volta, immancabilmente, esso riusciva a sopravvivere e faceva il suo ritorno. Finch\u00e9, quest&#8217;anno, la catastrofe ulteriore: il governo dello Zambia segnala infatti la presenza sul suo territorio di una nuova specie, apparentemente del tutto conforme allo <em>S.\u00a0frugiperda\u00a0<\/em>nordamericano, probabilmente importato con provviste di cibo o attraverso il volo degli aerei. Una creatura dalle abitudini alimentari simili, ma che presenta un problema ulteriore e precedentemente sconosciuto sul territorio africano: la capacit\u00e0 di scavarsi un rifugio direttamente nello stelo principale della pianta di mais, diventando completamente impossibile da individuare. La necessit\u00e0 di trovare una soluzione a lungo termine diventa, dunque, ancor pi\u00f9 pressante.<br \/>\nC\u00e0pita quindi che una speranza potenziale potrebbe essere stata individuata nell&#8217;opera dell&#8217;entomologo dell&#8217;Universit\u00e0 di Lancaster Kenneth Wilson, che da oltre trent&#8217;anni studia questi insetti ed in particolare la loro vulnerabilit\u00e0 al virus dall&#8217;occorrenza naturale dello\u00a0SpexNPV, che riesce talvolta ad impedirgli di raggiungere l&#8217;et\u00e0 adulta, bloccando il ciclo distruttivo della loro inarrestabile riproduzione. Tentativi di veicolarne l&#8217;impiego in un nuovo tipo di pesticida sono purtroppo per ora falliti, a causa della rapida capacit\u00e0 di adattamento ed immunizzazione del verme, bench\u00e9 l&#8217;impegno e la fiducia dello scienziato non siano in alcun modo diminuiti. I suoi studi sui campioni che annualmente raccoglie durante i lunghi viaggi in Africa meridionale, dunque, continuano febbrilmente, nella speranza futura di trovare un modo sufficientemente efficiente per ucciderli, salvando cos\u00ec la vita di milioni di persone.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22361\" aria-describedby=\"caption-attachment-22361\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=6P7QKWOoVck\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22361\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22361 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Armyworm-Africa-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Armyworm-Africa-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Armyworm-Africa-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Armyworm-Africa.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22361\" class=\"wp-caption-text\">La scena in cui Kenneth Wilson visita questi campi dello Zambia risulta piuttosto impressionante, con l&#8217;unico metodo rimasto a disposizione di molti agricoltori per eliminarli di rimuoverli uno ad uno e metterli in ciotole da svuotare presumibilmente sul fuoco, nella speranza di riuscire a salvare almeno una minima parte del raccolto.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso si parla dell&#8217;orribile dono portato dagli esploratori europei alle popolazioni del Nuovo Mondo, i microrganismi portatori d&#8217;innumerevoli malattie, che nel giro di una singola generazione sterminarono gli imperi degli Incas e dei Maya. Quello a cui non pensiamo sufficientemente spesso, \u00e8 che un simile interscambio deleterio \u00e8 continuato a sussistere per quanto concerne le creature naturali, arrivando a svolgersi in entrambi i sensi con fludit\u00e0 e continuit\u00e0 veicolate dai potenti mezzi della globalizzazione. Sarebbe cos\u00ec assurdo, dunque, affermare che le nuove ondate invasive dell&#8217;armyworm siano la risposta\u00a0del continente americano all&#8217;antico scempio arrecatogli dall&#8217;intento di conquista nostrano? Dopo tutto, la natura \u00e8 una macchina che riesce a correggere se stessa. E noi esseri umani, nonostante quello che vorremmo pensare, non siamo che un singolo, ingombrante organismo di quel tutto indistinguibile ed unito.<br \/>\nPrima delle coltivazioni altamente organizzate di piante domestiche in grado di sostenere la moderna tentacolare, multiforme societ\u00e0, il verme gi\u00e0 esisteva. Anche molto tempo dopo la nostra estinzione, esso vivr\u00e0 ancora. Divorando allegramente le foglie concimate con le ossa di quei grandi ed insensati esseri, che un tempo tormentavano se stessi (e lui medesimo)\u00a0coi pesticidi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo pensiero corre ai corvi divoratori di semi, per poi passare ai conigli, i cinghiali, le talpe, i castori. 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