{"id":22274,"date":"2017-02-09T06:46:08","date_gmt":"2017-02-09T05:46:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22274"},"modified":"2017-02-09T06:56:05","modified_gmt":"2017-02-09T05:56:05","slug":"lepico-ritorno-dei-bisonti-canadesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22274","title":{"rendered":"L&#8217;epico ritorno dei bisonti canadesi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/GNxmkf7Uz3w\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22275\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-22275\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Banff-Bison-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Banff-Bison-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Banff-Bison-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Banff-Bison.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potrebbe sembrare assurdo\u00a0affermare che un parco nazionale come quello di Banff nell&#8217;Alberta, in grado di superare i 6400 Km d&#8217;estensione, possa dirsi privo di un qualcosa di fondamentale per la sua stessa esistenza, il simbolo di un luogo e un tempo ormai spariti dalla mente dei molti visitatori. Credete si tratti\u00a0delle montagne, ricoperte dai molti metri di neve e presso cui si trovano alcuni dei ghiacciai permanenti pi\u00f9 famosi del paese? Oppure delle foreste di conifere, che si estendono a partire dal lago Louise per raggiungere i confini del territorio, in corrispondenza al contiguo Jasper National Park? Semplicemente impossibile, come testimoniato dalle cartoline acquistabili presso la principale citt\u00e0 e centro commerciale della regione, l&#8217;omonima cittadina di 7.000 abitanti, Banff. Quel qualcosa d&#8217;importante ma lontano \u00e8 un essere vivente, tutt&#8217;altro che estinto alla stato attuale dei fatti, ma che questi luoghi li aveva lasciati totalmente quasi un secolo e mezzo fa. Con la tendenza molto chiara, e all&#8217;apparenza incancellabile, di non farvi ritorno mai pi\u00f9. Finch\u00e9 qualcuno, dagli uffici direttivi dell&#8217;associazione Parks Canada, non si \u00e8 resa conto che il pi\u00f9 antico parco del paese (1885 per essere precisi, soltanto 13 anni dopo quello di Yellowstone) stava scomparendo dalle liste globali delle istituzioni in grado di offrire spazi di recupero e riserve dedicate ai mammiferi di grandi dimensioni. Ed \u00e8 proprio a partire da quel momento, che la situazione prese a farsi molto interessante. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che un tempo qui viveva un esempio lampante di megafauna americana, forse il pi\u00f9 famoso in assoluto, allora perch\u00e9 non dovrebbe essere possibile tornare a un tale stato di armonia tra l&#8217;uomo, gli spazi e la natura&#8230; Grazia, eleganza, silenzio e delicatezza. Di uno sciame d&#8217;elicotteri a piena potenza, che per qualche ragione appaiono nel cielo sopra Calgary. Diretti a un punto d&#8217;incontro niente meno che fondamentale. Perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec, lo scorso primo febbraio 2017, che doveva essere trasferito tramite dei camion un piccolo, fondamentale branco di 17 bisonti in perfetta salute, prelevati dai migliori ranch e centri di conservazione del paese. Ciascuno dei quali, accompagnato da una bolla di spedizione recante la dicitura: Panther Valley, Montagne Rocciose Canadesi. Ora, come potrete facilmente immaginare, stiamo parlando di un luogo particolarmente remoto, e non propriamente facile da raggiungere con il carico di tali e tanti animali, dal peso unitario di fino a 8-9 quintali ciascuno. Il che, nei fatti, lasciava una sola possibilit\u00e0: creare la prima brigata aerotrasportata di bovidi con finalit\u00e0 di conservazione ecologica, senza neppure fargli la carta d&#8217;imbarco. Perch\u00e9 mai complicarsi la vita&#8230; Quando gli stessi container usati fino a quel punto del viaggio via terra, mediante l&#8217;applicazione di sistemi d&#8217;aggancio dall&#8217;alto grado di sicurezza, potevano essere del tutto sollevati da terra, con una media di tre esemplari ciascuno all&#8217;interno, e trasportati come dei pacchi di Amazon fino a destinazione&#8230; E poi sai che soddisfazione, fare il video dell&#8217;<em>unboxing<\/em> di una simile consegna lungamente attesa!<br \/>\nCrudele e scioccante: due cose che questa esperienza, nei fatti, non \u00e8 stata. In quanto un <em>bovidae<\/em> di qualsivoglia tipo, una volta incapsulato in uno spazio stretto, riceve immediatamente un effetto calmante, che gli impedisce a tutti gli effetti di farsi domande sulla sua condizione e l&#8217;immediato futuro. Finch\u00e9 raggiunta l&#8217;ultima destinazione, con una lieve scossa data dal contatto col terreno, gli animali non hanno iniziato a percepire qualche cosa di diverso: un odore, una sensazione e una temperatura di un luogo nuovo,\u00a0iscritto a lettere infuocate nello spazio genetico della memoria. Ed \u00e8 allora che gli addetti hanno sbloccato i fermi, spalancando il valico verso l&#8217;apparente, lungamente attesa libert\u00e0. Una mera illusione, come stavo dando ad intendere, per lo meno fino a giungo dell&#8217;anno prossimo. Questo \u00e8 infatti il periodo calcolato dagli esperti etologi dell&#8217;iniziativa, come tempo minimo necessario per l&#8217;acclimatamento degli animali al loro nuovo stato di grazia. Un bisonte allo stato brado, persino adesso, dovr\u00e0 in effetti affrontare svariati pericoli, tra cui la predazione da parte di animali come il lupo organizzato in branchi e l&#8217;<em>Ursus Arctos<\/em>, che talvolta non si formalizza nel ghermire un qualche cucciolo isolato. Passati sono i tempi in cui l&#8217;antesignano preistorico della mucca era l&#8217;essere pi\u00f9 temuto dell&#8217;intero territorio nordamericano, per la sua capacit\u00e0 di lanciarsi in corsa ad oltre 45 Km\/h, annientando con la sua massa qualsiasi ostacolo potesse frapporsi sul suo cammino. Oggi il bisonte \u00e8 un bene da proteggere e trattare con i guanti. Bench\u00e9\u00a0si calcoli che al momento in cui scrivo, il semplice allevamento sistematico ne abbia ripristinato la popolazione al numero considerevole di circa 150.000 esemplari. Di cui almeno 4.900 totalmente liberi, nel solo parco di Yellowstone. E il Canada non poteva che seguire un simile esempio, facendo anch&#8217;esso la sua parte fondamentale&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_22277\" aria-describedby=\"caption-attachment-22277\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/OtF9QBQGMt4\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22277 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Bison-History-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Bison-History-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Bison-History-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Bison-History.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22277\" class=\"wp-caption-text\">Una delle pi\u00f9 famose foto relative allo stermino dei bisonti portato quasi a termine nel XIX secolo \u00e8 questa con un cumulo di crani, destinati all&#8217;impiego come fertilizzante. Nella cultura occidentale, rispetto a quella dei Nativi, parti considerevoli dell&#8217;animale cacciato andavano sprecate.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tende a considerare superficialmente la celebre ecatombe degli appartenenti al genere <em>Bison<\/em> come un classico esempio dello sterminio scriteriato praticato dall&#8217;uomo, che una volta individuata una ricchezza, fa tutto il possibile per sfruttarla a fondo, senza considerare in alcun modo le conseguenze. Ma la realt\u00e0 dei fatti \u00e8 piuttosto diversa e forse ancor pi\u00f9 inquietante: l&#8217;uccisione sistematica di questi splendidi animali ebbe una motivazione politica, riassumibile con il concetto di destino manifesto. Forse non ne avete mai sentito parlare, bench\u00e9 sia uno dei fondamenti stessi del concetto degli Stati Uniti: un dovere collettivo, sanzionato dai fondatori della nazione e Dio stesso, ad occupare tutti i territori inesplorati del Nuovo Mondo, affinch\u00e9 in essi potesse essere praticato cristianesimo coi suoi preziosi valori, e la vita dei nativi migliorata tramite l&#8217;applicazione della scienza e della tecnologia. Naturalmente, e questo \u00e8 un fatto storico largamente noto, le cose andarono nella direzione diametralmente opposta. Poich\u00e9 le trib\u00f9 dei cosiddetti indiani, sia a settentrione che a meridione del confine col Canada, erano tutto fuorch\u00e9 incivili, e di certo non avevano di certo alcun bisogno del cosiddetto &#8220;aiuto&#8221; di coloro che venivano da fuori. Muovergli direttamente guerra tuttavia, ben presto, si rivel\u00f2 un&#8217;impresa antieconomica, sgradevole e per giunta molto inopportuna dal punto di vista delle relazioni internazionali. Cos\u00ec fu elaborato un piano dall&#8217;efficacia semplicemente straordinaria, a partire da una semplice domanda: di cosa si nutre un buon 70-80% delle trib\u00f9 nomadi dei vasti territori? Carne di bisonte, ovviamente. La cosa migliore da fare, a quel punto, sembr\u00f2 togliergli del tutto la risorsa di questi grandi animali. E non credo sia facile sopravvalutare la potenza di un messaggio rivolto alla gente di frontiera che recitava pressapoco cos\u00ec:\u00a0&#8220;Andate e fate fuori questo enorme ricettacolo di carne, grasso, pelli e conseguentemente ricchezza, con tutte le armi a vostra disposizione. Lo Zio Sam ve ne sar\u00e0 riconoscente.&#8221; In breve tempo, era come se in tutto questo mondo antecendente e co\u00e9vo al celebre Far West fossero stati affissi una quantit\u00e0 spropositata di cartelli immateriali con la netta dicitura WANTED e sotto il ritratto di un muso dai folti peli con due piccole corna ricurve. La caccia era aperta, ed il bisonte il pezzo principale del men\u00f9.<br \/>\nParadossalmente, a quel punto, fu proprio l&#8217;esercito statunitense, pur mentre partecipava con trasporto all&#8217;eccidio ormai privo di confini\u00a0confini, a rendersi conto dell&#8217;importanza di preservare almeno in parte questo simbolo dei vasti territori americani. Attorno al 1872 quindi, con poco pi\u00f9 di un migliaio di esemplari ancora liberi e un bersaglio collocato proprio al centro della loro fronte, un branco di un paio di dozzine di bisonti delle pianure (<em>Bison bison bison<\/em>) fu trasportato, proprio come quello canadese di inizio articolo all&#8217;interno dei confini protetti dello Yellowstone National Park. Meno l&#8217;impiego degli elicotteri, ovviamente. I loro discendenti\u00a0costituiscono, ancora oggi, la base solida dell&#8217;intera popolazione rediviva di questo splendido ed enorme animale. Pi\u00f9 complessa risulta essere invece la conservazione del bisonte delle foreste (<em>Bison bison athabascae<\/em>) la cui maggiore popolazione allo stato brado si trova oggi anch&#8217;essa\u00a0nella regione dell&#8217;Alberta ma al di fuori del Banff, ammontando a soli 2.500 esemplari.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22276\" aria-describedby=\"caption-attachment-22276\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/85JhGNtOBwU\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22276\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22276 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Bison-Charge-Yellowstone-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Bison-Charge-Yellowstone-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Bison-Charge-Yellowstone-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Bison-Charge-Yellowstone.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22276\" class=\"wp-caption-text\">Il problema della sovrappopolazione dei bisonti condiziona non poco il parco di Yellowstone, che deve ogni anno chiudere un occhio sugli svariati esemplari uccisi abusivamente poco al di fuori dei suoi confini. Questi animali, del resto, sono molto pericolosi per gli allevatori di bestiame convenzionale, in quanto possono portare il virus della brucellosi.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come dicevamo, attualmente a Yellowstone\u00a0vivono svariate migliaia di bisonti divisi in due branchi, con base rispettivamente nella Lamar e nell&#8217;Haiden Valley, bench\u00e9 si tratti per loro natura di animali con forti tendenze migratorie, e per questo si spostino di frequente. Ora soffermiamoci per un attimo a considerare questo dato. Trascorso il tempo di appena un paio di generazioni umane, quasi 5.000 bisonti a partire da un gruppo di due dozzine&#8230;Con un aumento futuro calcolato sul 10-17% annuo. Vi rendete conto di cosa significa tutto questo? Una moltiplicazione niente meno che miracolosa. Se il bisonte ha rischiato l&#8217;estinzione quindi, ci\u00f2 pu\u00f2 essersi verificato unicamente per l&#8217;attiva e deleteria intenzione dell&#8217;uomo. Poich\u00e9 esso \u00e8 non solo straordinariamente prolifico, ma perfettamente adattato al suo ambiente, nonch\u00e9 molto resistente al freddo e alla conseguente carenza di cibo. Quando innervosito, pu\u00f2 dimostrarsi irruento ed inarrestabile. C&#8217;\u00e8 stata un&#8217;epoca in cui esso veniva considerato il secondo animale pi\u00f9 pericoloso del continente americano, dietro al solo orso Kodiak delle regioni pi\u00f9 remote dell&#8217;Alaska. Peggio, persino, del gigantesco, possente ma comparabilmente\u00a0timido\u00a0<em>Ursus arctos horribilis<\/em>, comunemente detto grizzly o orso grigio. Il bisonte possiede un fascio di muscoli impressionante in corrispondenza della sua gobba, che gli permette di usare in inverno la grossa testa come fosse la pala di una spazzaneve, per raggiungere l&#8217;erba e le piante di cui si nutre. Caratteristica che unita alle sue piccole, ma acuminate corna, lo\u00a0fortifica al punto da spaventare chiunque, tranne i predatori pi\u00f9 organizzati e tenaci. Ma anche un intero branco di lupi, prima di attaccare un bisonte, attende che esso sia isolato dai suoi simili, e sceglie soltanto vittime dall&#8217;aspetto anziano o affetti da chiara debolezza dovuta alle malattie.<br \/>\nEcco, dunque, un caso particolarmente originale nel panorama della conservazione ecologica: un animale cos\u00ec riuscito dal punto di vista evolutivo, ed adattabile ai mutamenti dell&#8217;ambiente, che non fu mai soggetto ad alcun pericolo, tranne quello attivamente causato da noi esseri umani. Il che \u00e8 al tempo stesso, una situazione spiacevole, ma dagli ottimi presupposti di rivalsa futura. Nei secoli, siamo diventati estremamente bravi a far prosperare le mucche e tutti i loro consimili, con chiare ragioni economiche e di sopravvivenza. Altrettanto proficuo, nei fatti, si sta rivelando imparare ad ignorarle. Fatta eccezione per qualche viaggio in elicottero che comunque, non fa mai male.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Potrebbe sembrare assurdo\u00a0affermare che un parco nazionale come quello di Banff nell&#8217;Alberta, in grado di superare i 6400 Km d&#8217;estensione, possa dirsi privo di un qualcosa di fondamentale per la sua stessa esistenza, il simbolo di un luogo e un tempo ormai spariti dalla mente dei molti visitatori. Credete si tratti\u00a0delle montagne, ricoperte dai molti &#8230; <a title=\"L&#8217;epico ritorno dei bisonti canadesi\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22274\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su L&#8217;epico ritorno dei bisonti canadesi\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[228,444,125,2286,818,886,2110,219,1281,187,369,109,2285,78,2287],"class_list":["post-22274","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-ambiente","tag-america","tag-animali","tag-banff-national-park","tag-biologia","tag-bisonti","tag-bovini","tag-canada","tag-conservazione","tag-ecologia","tag-mammiferi","tag-natura","tag-parchi-naturali","tag-scienza","tag-yellowstone"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22274","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=22274"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22274\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22283,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22274\/revisions\/22283"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=22274"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=22274"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=22274"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}