{"id":22230,"date":"2017-02-04T06:51:31","date_gmt":"2017-02-04T05:51:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22230"},"modified":"2017-02-04T06:52:17","modified_gmt":"2017-02-04T05:52:17","slug":"22230","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22230","title":{"rendered":"Boeing inaugura una nuova generazione di tute spaziali"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/l7tyJGC0n4M\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22231\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-22231\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Boeing-Suit-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Boeing-Suit-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Boeing-Suit-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Boeing-Suit.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 una foto particolarmente impressionante dei membri dell&#8217;equipaggio dello Shuttle Challenger, deceduti nel fatale secondo in cui la loro nave spaziale si disintegr\u00f2 durante il decollo il 28 gennaio 1986, a causa del guasto di una guarnizione di uno dei razzi a propellente solido facenti parte della missione: i cinque uomini e le due donne, tutti sorridenti, sono in posa per la telecamera. Indossano una tuta di volo azzurra, senza guanti, e ciascuno tiene in mano un\u00a0semplice casco dai colori americani, non dissimile da quello che potrebbe indossare qualsiasi pilota di aereo militare. In un primo momento, ci\u00f2 che colpisce nella scena \u00e8 la loro spontaneit\u00e0 ed esplicita naturalezza: non c&#8217;\u00e8 nulla della rigidit\u00e0 tipica degli astronauti, incapsulati nelle pesanti protezioni con visiere cupe e i grossi zaini del supporto vitale. Quindi, lentamente, si arriva a comprendere la verit\u00e0: queste persone furono effettivamente lanciate verso lo spazio, a bordo di un velivolo destinato a sorpassare abbondantemente i 7.000 metri al secondo, con soltanto un tale grado di protezione personale. Ovvero sostanzialmente, nessuna. Ora, nessuno di loro avrebbe potuto fare nulla nella specifica configurazione di quel disastro, troppo improvviso e devastante, ma \u00e8 chiaro che sarebbe bastata anche la bench\u00e9 minima decompressione in cabina, per mettere a rischio la loro immediata sopravvivenza. Del resto, a quell&#8217;epoca si faceva cos\u00ec: per tutte e 28 le missioni del primo orbiter Columbia (1981-2003, vittima del secondo ed ultimo disastro del programma) e le prime 10 del Challenger fatta eccezione per alcuni test di volo, a nessuno era venuto in mente d&#8217;impiegare una tuta concepita per proteggere gli astronauti durante il decollo ed il rientro. A tal punto, il concetto di un&#8217;astronave riutilizzabile pi\u00f9 volte aveva reso consueti e banali i viaggi al di fuori dall&#8217;atmosfera terrestre.<br \/>\nQuindi, dopo la morte improvvisa ed inevitabile di quelli che sarebbero diventati dei veri e propri eroi americani, tutto cambi\u00f2. Entro il 1988, la Nasa si era rivolta alla David Clark Company del\u00a0Massachusetts, compagnia famosa per le sue cuffie ad impiego aeronautico, affinch\u00e9 realizzasse una\u00a0tenuta in grado di mantenere l&#8217;atmosfera indipendentemente dall&#8217;ambiente, bench\u00e9 non potesse nei fatti essere completamente pressurizzata. Il suo nome era\u00a0LES (Launch Entry Suit) e sarebbe rimasta in uso fino al 1994, quando finalmente gli Stati Uniti guardarono indietro a quanto avevano fatto di buono in passato, decidendo di dotare\u00a0l&#8217;equipaggio dello Shuttle di una versione riveduta e corretta della tuta usata per l&#8217;aereo spia\u00a0SR-71 Blackbird e gli astronauti del programma spaziale Gemini, poco prima dell&#8217;invio della capsula Apollo verso la Luna. L&#8217;immancabile acronimo era ACES (Advanced Crew Escape Suit) ed essa ha costituito, fino ad oggi, quanto di meglio abbiamo avuto nel settore, fatta eccezione potenzialmente per l&#8217;ottima tuta Sokol dei cosmonauti russi. Ora, tuttavia, le cose stanno per cambiare. Del resto, i margini di miglioramento non mancavano di certo: questa intera classe di tenute spaziali presenta un elevato grado di complessit\u00e0, con molti componenti il cui malfunzionamento potrebbe causare grossi problemi ai membri dell&#8217;equipaggio in volo. Dissipare il calore generato dall&#8217;occupante, ad esempio, richiede un sistema di raffreddamento liquido e la goffagine imposta dal doppio strato di protezione, per ciascuna parte del corpo inclusi i guanti, richiede un lungo periodo di addestramento per imparare ad usare i controlli dell&#8217;astronave. Prendete in analisi, per comparazione, quanto abbiamo visto attraverso generazioni di film di fantascienza. La differenza tra quanto \u00e8 considerato desiderabile, e quello che si \u00e8 riusciti effettivamente ad ottenere, apparir\u00e0 lampante dinnanzi agli occhi di tutti noi.<br \/>\nPosta di fronte alla sfida di creare un nuovo sistema per il trasporto di personale fino alla Stazione Spaziale Internazionale, per un finanziamento totale giunto fino ad ora attorno ai 4.800 milioni di dollari, la grande compagnia aeronautica Boeing ha quindi ricominciato dal principio stesso, assolutamente fondamentale, di cosa far indossare agli occupanti del suo modulo orbitale. Il risultato \u00e8 questa Starliner Spacesuit (dal nome della nave spaziale stessa,\u00a0CST-100 Starliner) che sembra una copia pi\u00f9 o meno diretta della stessa identica tenuta dei protagonisti di Odissea nello Spazio, fatta eccezione per il colore di un azzurro intenso (il &#8220;blu Boeing&#8221;) invece che rosso vermiglio. Le innovazioni sono numerose e tutte quasi altrettanto significative&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_22232\" aria-describedby=\"caption-attachment-22232\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/etOABxGbCMY\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22232\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22232 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Nasa-CST-100-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Nasa-CST-100-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Nasa-CST-100-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Nasa-CST-100.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22232\" class=\"wp-caption-text\">Il CST-100 Starliner, con i suoi 4,65 metri di diametro, si pone a met\u00e0 nelle dimensioni tra la capsula del progetto Apollo e quella del futuro Orion, l&#8217;astronave destinata forse a trasportare gli esseri umani fino alla cintura degli asteroidi ed il pianeta Marte.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima cosa che colpisce, nella tenuta dell&#8217;ex-capitano dell&#8217;aeronautica statunitense ed oggi modello dinnanzi ai media della nuova tuta Christopher Ferguson, che ha passato oltre 40 giorni complessivi nello spazio prima di passare al settore privato, ed occupare la qualifica di direttore delle operazioni dell&#8217;equipaggio e la missione presso la compagnia privata Boeing, \u00e8 l&#8217;assenza di un vero caposaldo fino alla data odierna: il tipico casco sottobraccio. Questo perch\u00e9, nel progetto delle tute usate sullo Starliner, non \u00e8 pi\u00f9 presente alcun anello di giunzione con il corpo principale, da avvitare con uno scomodo gesto che abbiamo sempre considerato indissolubile dal concetto stesso di astronauta, bens\u00ec una semplice chiusura lampo in grado di mantenere l&#8217;aria all&#8217;interno. Ci\u00f2 significa che, superato il momento critico del lancio o del rientro, tutto ci\u00f2 che l&#8217;astronauta dovr\u00e0 fare \u00e8 aprire il casco come se si trattasse del cappuccio di una tuta da ginnastica, lasciando che questo ricada libero sulla sua schiena. Ci vorr\u00e0 ben altro, dopo tutto, per rigare il resistente visore in policarbonato! L&#8217;analogia sportiva, dunque, non finisce qui: in particolare le scarpe, create con la collaborazione di niente meno che il marchio Reebok e la David Clark delle tute ACES, non sono pi\u00f9 dei grandi e inutili stivali, bens\u00ec calzature integrate non dissimili da quelle usate quotidianamente da molte migliaia di noi, suola di gomma inclusa. Ci\u00f2 dovrebbe permettere, sulla base di quanto \u00e8 stato determinato, di mantenere un maggior grado di mobilit\u00e0 in qualsiasi situazione possa presentarsi durante la missione. La tuta, che \u00e8 stata testata a fondo in una versione a scala reale della capsula Starliner, \u00e8 stata quindi alterata sulla base delle effettive esperienze vissute da Ferguson, includendo una serie di chiusure lampo mirate a modellarne le forme nelle due configurazioni, seduto oppure in piedi. Materiali e soluzioni particolari sono state utilizzate per le spalle, i gomiti e le altre giunture, onde favorire al massimo la libert\u00e0 di movimento. Un particolare sistema gli permette inoltre di dissipare naturalmente parte del calore, trattenendo all&#8217;interno tutta l&#8217;aria del sistema di pressurizzazione, mentre il vapore e l&#8217;umidit\u00e0 vengono lasciati passare attraverso gli strati interni, favorendo il comfort dell&#8217;astronauta. Una cura particolare \u00e8 stata rivolta ai suoi guanti, anch&#8217;essi pressurizzabili e realizzati in pelle, sui cui polpastrelli \u00e8 stato applicato del materiale in grado di attivare i touch screen capacitivi, nuovo standard dei sistemi di controllo informatizzati, anche nello spazio. La tenuta completa di tutti gli accessori, con un peso di circa 10 Kg, risulta pi\u00f9 leggera di 5 rispetto alle ACES impiegate fino ad oggi. Queste tute, naturalmente, sono concepite soltanto per il decollo ed il rientro, risultando quindi prive degli strati ulteriori di protezione contro le radiazioni che imperversano al di fuori dell&#8217;atmosfera terrestre. Per quanto concerne l&#8217;attivit\u00e0 veicolare, quindi, gli astronauti dovranno fare affidamento sulle tute spaziali propriamente dette, molto pi\u00f9 grosse e meno manovrabili, gi\u00e0 presenti all&#8217;interno dell&#8217;ISS. Non esiste ancora nei fatti, come invece vorrebbero farci pensare determinati film e serie televisive, un sistema che sia al tempo stesso sufficientemente leggero per essere usato nell&#8217;astronave, ed abbastanza resistente per uscire al suo esterno. In un prossimo futuro, forse, chiss\u00e0&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_22233\" aria-describedby=\"caption-attachment-22233\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/P32j17Fl5L0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22233\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22233 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Nasa-Future-Suit-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Nasa-Future-Suit-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Nasa-Future-Suit-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/02\/Nasa-Future-Suit.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22233\" class=\"wp-caption-text\">Questo affascinante video trasporta gli spettatori nel reparto di progettazione tute della Nasa stessa, alle prese con i progetti per la nuova Z-2 per l&#8217;attivit\u00e0 extraveicolare e la futura PXS (Prototype Exploration Suit) che dovrebbe trovare un giorno l&#8217;impiego su Marte.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tute della Boeing, per quanto pratiche ed innovative nell&#8217;ambiente orbitale, non sono tuttavia ancora state prese in considerazione per le missioni mirate ad esplorare le profondit\u00e0 pi\u00f9 remote del cosmo. La Nasa, per il suo prossimo\u00a0progetto di esplorazione Orion, ha posto attualmente al vaglio una nuova tuta per l&#8217;attivit\u00e0 intraveicolare definita M-ACES (dove la M sta per &#8220;modificata&#8221;) inclusiva di sistemi per il riciclo a medio termine delle risorse. Attorno alla fine degli anni 2000, invece, si era parlato per lungo tempo di un singolo apparato modulare, la tuta Constellation, che sarebbe stata adattabile ad ogni tipo di impiego, in base all&#8217;aggiunta o la rimozione di componenti trasportati sull&#8217;astronave stessa. Ma tale sistema fu considerato, ben presto, troppo complesso ed inaffidabile.<br \/>\nNel concetto stesso di un programma per il volo spaziale curato da aziende private, finanziate soltanto in parte coi soldi dei contribuenti americani, le relazioni pubbliche e l&#8217;immagine sono molto importanti. Come probabilmente saprete infatti, in funzione del rilievo mediatico anche maggiore ottenuto fin&#8217;ora, il grande concorrente di Boeing nella corsa spaziale \u00e8 attualmente la SpaceX del magnate Elon Musk, con la sua capsula Dragon ed il razzo Falcon 9, che notoriamente presenta un primo stadio in grado di atterrare in posizione verticale dopo ogni utilizzo, potendo essere riutilizzato, al contrario del vecchio Atlas V ancora utilizzato dallo Starliner. Ci\u00f2 che la compagnia concorrente non ha ancora offerto al pubblico, tuttavia, \u00e8 questa immagine estremamente intrigante di un &#8220;nuovo astronauta&#8221; in grado di sovvertire le aspettative popolari sull&#8217;aspetto che debba avere, nel mondo reale, una vera tuta spaziale. E questo vale, assai probabilmente, pi\u00f9 di mille discorsi enfatici al cospetto della\u00a0stampa.<br \/>\nEntro la fine del 2018, tuttavia, una cosa \u00e8 certa: come afferma fieramente lo stesso\u00a0Ferguson alla fine del video di Boeing, dall&#8217;interno del modello dello Starliner: &#8220;L&#8217;America torner\u00e0 nello spazio&#8221; non dovendo pi\u00f9 affidarsi, come ha fatto fin dal 2011\u00a0con il ritiro degli Space Shuttle, affidandosi alla capsula di produzione russa Soyuz. Che almeno per il momento, resta l&#8217;unico velivolo in grado di raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale. La fine di un&#8217;era, l&#8217;inizio di una nuova generazione. Per quanto concerne i viaggi nello spazio, finalmente, sembra che il ritmo stia nuovamente accelerando. E chiss\u00e0 cosa vedremo, nei prossimi vent&#8217;anni a partire da\u00a0questo giorno!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una foto particolarmente impressionante dei membri dell&#8217;equipaggio dello Shuttle Challenger, deceduti nel fatale secondo in cui la loro nave spaziale si disintegr\u00f2 durante il decollo il 28 gennaio 1986, a causa del guasto di una guarnizione di uno dei razzi a propellente solido facenti parte della missione: i cinque uomini e le due donne, &#8230; <a title=\"Boeing inaugura una nuova generazione di tute spaziali\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22230\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Boeing inaugura una nuova generazione di tute spaziali\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[2265,1415,766,167,2268,961,2266,78,138,147,2267,71,97,2179,333],"class_list":["post-22230","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-astronavi","tag-boeing","tag-futuro","tag-ingegneria","tag-innovazioni","tag-piloti","tag-protezioni","tag-scienza","tag-spazio","tag-stati-uniti","tag-stazione-spaziale-internazionale","tag-storia","tag-tecnologia","tag-tute","tag-volo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22230","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=22230"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22230\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22236,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22230\/revisions\/22236"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=22230"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=22230"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=22230"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}