{"id":22134,"date":"2017-01-22T06:59:47","date_gmt":"2017-01-22T05:59:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22134"},"modified":"2017-01-22T07:04:29","modified_gmt":"2017-01-22T06:04:29","slug":"le-tre-rocce-da-un-milionesimo-di-quadrilione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22134","title":{"rendered":"Le tre rocce da un milionesimo di quadrilione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=22135#main\" rel=\"attachment wp-att-22135\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-22135\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Balancing-Rocks-Zimbabwe-500x375.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Balancing-Rocks-Zimbabwe-500x375.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Balancing-Rocks-Zimbabwe-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Balancing-Rocks-Zimbabwe.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi ricorda nulla? Non sarebbe sorprendente se in effetti, a seguito delle pregresse peregrinazioni online, questa immagine si fosse impressa indelebilmente nei luoghi pi\u00f9 reconditi della vostra corteccia cerebrale: tre sassi in equilibrio, come quelli di Wile E. Coyote ma con qualche accenno di vegetazione attorno, tanto per far capire che non siamo pi\u00f9 nel mezzo del deserto della California. E grandi, enormi, come gentilmente dimostrato in questa foto dal <a href=\"http:\/\/africatrip.net\/april-2010\/\" target=\"_blank\">viaggiatore polacco autore del blog Africa Trip<\/a>, l&#8217;unica rappresentazione che mi sia riuscito di trovare\u00a0funzionale a dimostrare efficacemente la scala della situazione. Ovvero della particolare formazione geomorfologica, tipica dell&#8217;Africa meridionale e sita presso Epworth, in Harare, che l&#8217;intero mondo ha conosciuto a partire dal 2006, quando inizi\u00f2 a fare la sua comparsa sulle banconote stampate dall&#8217;azienda tedesca\u00a0Giesecke &amp; Devrient per Gideon Gono, direttore della\u00a0Reserve Bank of Zimbabwe: cento (100) triloni di dollari. Una denominazione veramente niente male, del resto, eravamo ormai alla terza versione della valuta, ricreata per tentare di arginare una svalutazione del tutto priva di precedenti nella storia dell&#8217;economia. Il fatto \u00e8 che in questo\u00a0paese, nel momento della crisi delle risorse finanziarie e per un&#8217;iniziativa fortemente voluta dall&#8217;ormai eterno presidente Mugabe, era stata dichiarata illegale l&#8217;inflazione. Che \u00e8 un po&#8217; come dire che si vieta all&#8217;acqua di scorrere, o alla pioggia di cadere. Inoltre lo stato, per poter saldare i molti debiti, aveva iniziato a stampare quantit\u00e0 spropositate di denaro, privandolo completamente di valore. Quindi sui pezzi di carta condannati fu deciso di raffigurare uno dei monumenti naturali pi\u00f9 famosi del paese, con un voluto riferimento all&#8217;importanza del progresso, in parallelo alla conservazione dell&#8217;ambiente. Ed uno pi\u00f9 indiretto al simbolismo della religione, degli ancestrali culti della preistoria per cui simili edifici costituivano una prova netta della divinit\u00e0. Tali banconote quindi, inevitabilmente uscite di circolazione solamente tre anni dopo a seguito del comprensibile rifiuto da parte della popolazione ad acquistarle e farne uso nuovamente, dopo le truffe gi\u00e0 sub\u00ecte con il primo e secondo dollaro nazionale, sono progressivamente diventate una sorta di souvenir, offerto ai turisti per un prezzo ragionevole e che spesso vengono poi scansionate, finendo per ricomparire online. Ora, vedere un qualcosa di simile fuori dal contesto suscita in effetti una certa comicit\u00e0: il singolo pezzo di carta dal valore apparente pi\u00f9 alto del mondo, completo di filigrana e tutto il resto (\u00e8 indubbio che la penultima versione del dollaro dello Zimbabwe resti la migliore) ponendo le basi del tipico meme visuale del web. Ma la vera storia che c&#8217;\u00e8 dietro tutto questo, se vogliamo usare l&#8217;occhio della scienza, risulta essere primariamente di tipo geologico. Cosa sono, esattamente, le rocce in equilibrio dello Zimbabwe? Chi \u00e8 stato, se qualcuno \u00e8 stato, a porle in tale posizione all&#8217;apparenza carica d&#8217;intenzionali sottintesi?<br \/>\nTutto ebbe inizio, come potrete facilmente immaginare, molti milioni di anni fa. Quando al volgere delle ere, nelle profondit\u00e0 del continente dove ebbe origine la razza umana, un enorme conglomerato di roccia ignea intrusiva, fortemente compattata dalle incalcolabili pressioni delle viscere del mondo, inizi\u00f2 a venire spinta verso l&#8217;alto, per l&#8217;effetto del magma pi\u00f9 giovane, e caldo, che causava il rimescolamento della zuppa plutoniana. Un fenomeno che prende il nome di diapiro. Come una mensola, o un ascensore industriale, tale coperchio sotterraneo e indivisibile prese a spostarsi verso la superficie, portando con se gli strati sotterranei\u00a0soprastanti. In determinati punti delle vaste pianure africane, dunque, nel giro di appena qualche millennio sorsero delle alte rocce solitarie, ovvero le verticali figure degli inselberg, o rocce solitarie, chiamate in questi luoghi <em>koppie<\/em>, dalla parola olandese che significa &#8220;piccola testa&#8221;. Ma in determinati e rari casi, il pi\u00f9 grande mutamento non aveva ancora avuto modo di realizzarsi. Perch\u00e9 in svariate decine di queste strutture, la pietra costituente non era niente affatto tutta dello stesso tipo. Bens\u00ec presentava un involucro esterno maggiormente malleabile, che per l&#8217;effetto del vento e delle intemperie venne gradualmente eroso, fino a lasciare esposto il nucleo solido di vero e proprio granito. O per meglio dire, i sassi l&#8217;uno sopra l&#8217;altro, tanto peculiari a vedersi, e simili ai menhir di altri luoghi e culture, da far pensare che la loro esistenza sia in effetti dovuta alla mano dell&#8217;uomo. Quando in realt\u00e0, l&#8217;unica cosa artificiale e la seguente raffigurazione&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_22137\" aria-describedby=\"caption-attachment-22137\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22137 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Zimbabwe-Trillion-500x248.jpg\" width=\"500\" height=\"248\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Zimbabwe-Trillion-500x248.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Zimbabwe-Trillion-768x381.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Zimbabwe-Trillion.jpg 1764w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-22137\" class=\"wp-caption-text\">Se un&#8217;immagine vale mille parole, e una banconota solamente quello che arbitrariamente si decide a tavolino, allora non \u00e8 facile determinare la ricchezza di un meme. Personalmente, offro quattrocento milioni di trilioni. Qualcuno rilancia (la pietra)?<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia della valuta dell&#8217;odierno Zimbabwe, un tempo principale colonia inglese dell&#8217;Africa Meridionale, nota con il nome di Rhodesia, \u00e8 stata fatta oggetto di numerosi studi di settore, per le dinamiche improbabili e la vera e propria tempesta a cui \u00e8 andata incontro, a causa di svariati errori di tipo logistico e organizzativo. Governato a partire dal 1923 dal controverso colonialista britannico Cecil John Rhodes (&#8220;Tutte queste stelle disperse nell&#8217;Universo&#8230;Se potessi, annetterei anche i pianeti pi\u00f9 lontani&#8221;) il paese delle pietre equilibriste utilizz\u00f2 serenamente la sterlina, fino all&#8217;ottenimento dell&#8217;indipendenza nel\u00a01970, quando il nuovo premier Charles Coghlan, rigorosamente bianco e rappresentativo di un potere anch&#8217;esso fortemente incline all&#8217;apartheid, fece adottare il dollaro rhodesiano, valuta il cui potere d&#8217;acquisto corrispondeva grossomodo alla met\u00e0 di quello di una sterlina, dovendo eguagliare i soldi degli americani. Che tuttavia, nel giro di poco tempo si apprezz\u00f2 considerevolmente, costringendo il nuovo governo a fissare un rateo di cambio artificiale di 1:1 con le banconote locali, il che essenzialmente, cancello in un singolo istante ogni potenziale di essere presa sul serio sul mercato internazionale. Nel 1980, quindi, con il cambio di nome del paese all&#8217;odierno Zimbabwe, e \u00a0l&#8217;inizio della lunga epoca del presidente Mugabe, accusato in determinati circoli di aver istituito un regime dittatoriale che dura ancora oggi, la moneta venne sostituita con il nuovo dollaro, concepito nuovamente per seguire il dollaro americano. Operazione che si rivel\u00f2, ben presto, insostenibile, mentre le banconote continuavano ad aumentare febbrilmente di numero e denominazione. Si narra che con l&#8217;aumentare della quantit\u00e0 di denaro in circolazione, negli anni attorno al 2000, fosse diventato normale nel paese effettuare i pagamenti con assegni che valevano il doppio della cifra effettivamente dovuta, poich\u00e9 nel tempo che questi fossero stati incassati si sarebbero deprezzati approssimativamente di\u00a0tale entit\u00e0. Pi\u00f9 volte quindi, nel 2006, 2008 e 2009, il direttore della banca nazionale Gideon Gono, che era solito iniziare le sue orazioni in parlamento con la dicitura &#8220;Mettendomi in mano a\u00a0Dio, concedo questa Politica Monetaria alla nostra rinascita economica futura&#8221; ottenne che si reiniziasse formalmente da capo, cambiando tutte le banconote in circolazione con altre del tutto nuove, dal valore economico radicalmente inferiore. Cos\u00ec gli zeri aumentavano in maniera vertiginosa, mentre un singolo uovo di gallina inizi\u00f2 a costare miliardi, biliardi, quindi addirittura triliardi di dollari, mentre la povera gente ritornava necessariamente alla soluzione elementare del baratto. L&#8217;iperinflazione risultante da una simile prassi, in breve tempo, rese questi dollari niente pi\u00f9 che mera carta straccia, priva di qualsiasi valore che non fosse puramente sentimentale. Le aziende che stampavano materialmente i soldi su commissione per lo Zimbabwe, tutte con sede nella Comunit\u00e0 Europea, cancellarono le loro commesse su precise direttive della Banca Mondiale. \u00a0Ma ogni presupposto di struttura economica funzionale e moderna di quel paese, oramai, era diventato\u00a0polvere nel vento e il sole della savana.<br \/>\nDi formazioni rocciose come quella del terzo e graficamente pi\u00f9 curato dollaro, destinata a ricomparire anche nella quarta ed ultima iterazione, in Zimbabwe ve ne sono in realt\u00e0 diverse. Oltre a quella di Epworth, che resta quella pi\u00f9 famosa dal punto di vista individuale, ce n&#8217;\u00e8 una vasta profusione nel parco nazionale di Matobo, 35 Km a sud di Bulawayo. Dove sorgono le colline di Matopos, iscritte dal 2003 all&#8217;indice dei beni tangibili dell&#8217;UNESCO, per la loro rilevanza storica, paesaggistica e naturale. In particolare, oltre a una vasta selezione di <em>koppie <\/em>ed altre\u00a0rocce in equilibrio, qui si trovano infatti antichi luoghi di culto, tra cui caverne con pitture parietali preistoriche dall&#8217;ottimo stato di conservazione. Tra le ampie valli, inoltre, risiedono anche le tombe di\u00a0Rhodes e\u00a0Coghlan, governanti di una nazione che ancora non aveva elaborato il piano deleterio del dollaro &#8220;non svalutabile&#8221; ma che comunque risentiva di notevoli ingiustizie e disuguaglianze, sopratutto tra le diverse etnie.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22136\" aria-describedby=\"caption-attachment-22136\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/QX4UQbqIc50\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22136\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22136 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Matopos-Park-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Matopos-Park-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Matopos-Park-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Matopos-Park.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22136\" class=\"wp-caption-text\">Questo giro dimostrativo delle colline di Matopos ci viene offerto dal canale di Abendsonne Afrika, un tour operator tedesco per l&#8217;Africa meridionale ed orientale. Gli scenari mostrati, per quanto brulli e decisamente scarni, non sono privi di un certo fascino formale che trascende il semplice momento.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre pietre per un trilione, dunque, o come direbbe Bozo il clown, tre palle un soldo. Se potessi avere un trilione di dollari dello Zimbabwe per ogni volta in cui la loro immagine \u00e8 comparsa su un forum o una Bulletin Board, per scherzare sulla maniera in cui certi paesi di aree geografiche distanti conducono le loro alterne finanze&#8230;Probabilmente ormai potrei permettermi un&#8217;INTERA\u00a0scatola di <em>chewing gum<\/em>. Del resto queste banconote sono spesso custodite gelosamente nel portafoglio degli economisti o sedicenti tali, che amano tirarle fuori durante le feste o le cene in famiglia, per iniziare una lunga lezione sulla natura fluida di quell&#8217;energia che &#8220;dirige e sostiene il mondo&#8221;, il gretto, filosoficamente sterile ma pur sempre fondamentale\u00a0dio Denaro.<br \/>\nLa cui storia, in ultima analisi, non \u00e8 poi cos\u00ec diversa da quella delle pietre in equilibrio di\u00a0Epworth, in Harare. Perch\u00e9 quando ancora non c&#8217;era, gi\u00e0 covava l&#8217;esistenza nelle occulte profondit\u00e0 del pensiero. Quindi, una volta emerso in superficie, \u00e8 diventato la calam\u00ecta degli sguardi per l&#8217;intera popolazione del villaggio (globale). Ed in seguito, una volta decimato per l&#8217;effetto del vento e della pioggia, si \u00e8 trasformato in qualcosa di radicalmente Diverso. Un peso? Un&#8217;ombra? Una presenza sconveniente? La risposta probabilmente esiste, per\u00f2 alberga nel cuore pi\u00f9 segreto dei nostri borsellini\u00a0ricoperti da un centimetro di polvere per il disuso. Fra un vecchio biglietto dell&#8217;autobus e lo scontrino dell&#8217;ultimo bar.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi ricorda nulla? Non sarebbe sorprendente se in effetti, a seguito delle pregresse peregrinazioni online, questa immagine si fosse impressa indelebilmente nei luoghi pi\u00f9 reconditi della vostra corteccia cerebrale: tre sassi in equilibrio, come quelli di Wile E. Coyote ma con qualche accenno di vegetazione attorno, tanto per far capire che non siamo pi\u00f9 nel &#8230; <a title=\"Le tre rocce da un milionesimo di quadrilione\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22134\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Le tre rocce da un milionesimo di quadrilione\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[246,1784,2231,272,2232,194,109,1480,2160,768,1782,71,1522],"class_list":["post-22134","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-africa","tag-banconote","tag-denaro","tag-economia","tag-finanza","tag-geologia","tag-natura","tag-rocce","tag-scienze-della-terra","tag-societa","tag-soldi","tag-storia","tag-zimbabwe"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22134","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=22134"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22134\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22139,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22134\/revisions\/22139"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=22134"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=22134"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=22134"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}